La notte del 17 agosto 2019 saranno assegnati i Premi Hugo, l’eccellenza della fantascienza secondo il pubblico dei lettori.

Quest’anno ci si incontra a Dublino: una bella occasione per assistervi. Non potrò farlo e conto sulla collaborazione di alcuni amici per un rapporto personalizzato sull’evento.

Lo sapete, a me interessano i romanzi, per cui di questo parlerò nei miei articoli. Ecco la lista di quelli che si contenderanno il premio finale:

Tre di questi titoli li avevamo già visti nella selezione dei Premi Nebula: The Calculating Star, Spinning Silver e Trail of Lighting. Vincitrice, secondo me con merito, la fantastica Robinette Kowal.

Sulla nostra rivista web, nelle prossime settimane proveremo ad esaminare alcuni di questi romanzi.

Cominceremo sicuramente da The Calculating Stars, che avevamo iniziato a descrivere, ma ci sembra meriti un ulteriore approfondimento.

Prima di leggere questo romanzo non conoscevo l’Autrice, ma dai suoi numerosi Twitter e commenti in rete ho percepito le sue doti di grande umanità e considerevole cultura. Forse queste caratteristiche possono non sembrare indispensabili per scrivere un buon romanzo, ma credo davvero che lo siano.

Il romanzo in questione si svolge in un passato (sic) alternativo: gli anni cinquanta del secolo scorso. Un immane meteorite (come ci dice l’Autrice, non una meteora, per via delle dimensioni), si schianta proprio intorno alla città di Washington, capitale degli Stati Uniti provocando un danno immenso: buona parte della costa orientale sarà completamente cancellata dalla faccia della Terra.

La protagonista del romanzo è Anselma York, detta Elma, un’aviatrice con svariate ore di volo al suo attivo. Durante la seconda guerra mondiale aveva operato come WASP (Women Airforce Service Pilot).

Da questi pochi accenni il lettore smaliziato forse intuirà la direzione della storia: la nostra eroina è donna, per cui sottovalutata, se non addirittura disprezzata dai maschi rampanti che le stanno attorno.

Immagino che questa sia la vera ragione che ha influenzato la collocazione della storia negli anni cinquanta, in cui le spinte razziste e maschiliste (certo in America, ma non solo) erano decisamente molto forti.

Elma si definisce nel libro, “una computer”. Intraducibile se non perdendo il doppio senso: una addetta ai calcoli. Lei e altre sue colleghe lavoravano presso il nuovo ente spaziale, IAC (International Aerospace Coalition), nel quale il responsabile tecnico dei lanci è suo marito Nathaniel.

Elma York, abilissima nel calcoli, poteva eseguire a mente intere espressioni matematiche, qualità indispensabile perché i recenti calcolatori IBM, scaldavano troppo sbagliando enormemente e si rompevano con facilità. Praticamente inutili. Tutti i delicati calcoli orbitali, le velocità di fuga, le quantità di carburante e via dicendo erano dunque compito di una schiera di donne matematiche, dette appunto computer.

Ma perché questa impellente necessità di far funzionare un centro spaziale?

Molto semplice: Elma York aveva calcolato che dopo un periodo di alcuni anni in cui il pianeta Terra sarebbe stato freddissimo, uno spaventoso effetto serra subentrato per via delle particelle sollevate nell’atmosfera, avrebbe reso oceani surriscaldati e bollenti!

Soluzione indispensabile, prima di quell’evento, trovare un altro luogo dove trasferire la razza umana.

La tecnica usata da Robinette Kowal per costruire il romanzo è molto accattivante: la parte tecnica è ben curata, ma non mi sembra la cosa più importante. Elma York, uscita con coraggio da una guerra, è una donna ebrea. Nel nuovo ambiente che si viene a creare dopo l’impatto meteorico, viviamo tutti i soprusi di quella società, verso i neri, verso gli ebrei e verso le donne.

Una donna non può pensare di diventare astronauta: non si è mai visto! Se poi nera, ancor meno. Non so come avrebbero giudicato una donna così e magari gay! Qui non se ne parla.

Non avevo mai pensato che qualcuno potesse sentirsi a disagio di fronte ad un ebreo e pur non avendo mai vissuto situazioni simili, ma dichiarando di non avere problemi a riguardo, non capisco davvero come possa accadere.

Qui Robinette Kowal ci descrive con semplicità lo spaventoso mondo razzista, che probabilmente esiste, o è esistito. La sua descrizione, le paure del suo personaggio sono del tutto comprensibili, anche per un lettore che non abbia mai vissuto situazioni analoghe.

A prima vista il romanzo potrebbe sembrare un’idea fragile, invece la forza descrittiva dell’Autrice lo rende interessante in ogni istante. I personaggi sono a tutto tondo, non sono scontati, hanno una vivacità accattivante, con i loro caratteri e le loro debolezze, senza sbavature.

È un bell’esempio di fantascienza di grandissima classe: una società che assomiglia moltissimo alla nostra ma in una situazione assurda.  Uomini e donne a volte discutibili come persone, ma che non vogliono mollare: la speranza alla fine potrà superare tutte le differenze?

Aspettiamo con ansia i prossimi romanzi già annunciati, a cominciare da “The Fated Sky” in cui si parlerà della conquista di Marte.

Staremo a vedere.