Mary Robinette Kowal è la degna vincitrice del  Premio Nebula di quest’anno. Tra i libri in gara era il mio secondo romanzo preferito, ma ad essere sincero, questo si presenta decisamente meglio di quello che avevo segnalato la settimana scorsa: Witchmark.

Il romanzo Witchmark di C.L. Polk presentava una bella ambientazione, ma a mio avviso risultava un po’ scontato nel finale.

The Calculating Stars viceversa è forse un po’ meno originale come linguaggio, ma certamente più insolito nella trama. Ora, chi mi conosce, sa che sono sempre affascinato da un libro in cui ci sia originalità di scrittura, ma la storia di questo romanzo è decisamente ricca e coinvolgente. Anche se la scrittura non è così innovativa!

La Kowal ha organizzato una saga potente che comincia da qui.

The Calculating Stars parte dall’anno 1952, ma non è il nostro 1952. In questo universo alternativo, una meteora collide con la Terra, devastando tutta la parte orientale degli Stati Uniti e dando inizio a un lungo periodo di cambiamenti climatici. Proprio per questo inatteso e terrificante episodio, gli scienziati della Terra decidono di dare il via a un esperimento troppo a lungo rimandato: colonizzare più in fretta possibile la Luna, con l’intenzione di arrivare al più presto su Marte. Insomma, portare via dalla Terra non più sicura, la maggior parte di persone. Protagonista di questo esperimento è Elma con suo marito Nathaniel, due sopravvissuti che già lavoravano nell’ambiente spaziale.

Il romanzo esplora con buona qualità la situazione attorno agli eventi puri e semplici: cambiamento climatico, reazione delle altre nazioni non direttamente coinvolte, ecc.

Un po’ brusco il cambiamento di registro tra la prima parte imperniata sui problemi di sopravvivenza dopo la catastrofe, e la seconda parte, con un salto di quattro anni, in cui si programma la conquista della Luna. Tuttavia l’interesse del lettore è tenuto sempre vivo per tutto il romanzo.

Mary Robinette Kowal così commenta la sua vittoria sul suo blog personale:

Chissà se è vero? Ogni monolite, simbolo dei Nebula, contiene una selezione unica di pietre, che rappresentano i pianeti. Sono felice che il mio sia pieno di Pianeti Marte!

Non ce la faccio a scrivere un conciso articolo che sappia esprimere la meravigliosa sensazione che mi gira anche adesso in testa, e non mi rendo nemmeno conto di aver proprio vinto il Nebula. Ecco perché mi limiterò a ricopiare le annotazioni che ho sul telefono: messaggi da parte della gente che si congratulavano durante il mio breve discorso, che quasi non riuscivo a leggere.

Per concludere direi che il premio di quest’anno è decisamente più meritato di quello dell’anno passato, mentre trovo deludenti e poco incisive le selezioni.

Risulta evidente che la fantascienza, come letteratura di genere, pare sempre più scomparire, per trasformarsi in ‘letteratura’ tout court, a carattere vagamente fantastico. Comparabile a questo punto a certe opere di Edgard Allan Poe, oppure a  romanzi  horror o favolisti. Quasi del tutto scomparso il collegamento ai classici Verne, o H. G. Wells.

Tuttavia bisogna dire che, The Calculating Stars, è il romanzo a carattere più fantascientifico di tutta la sestina.