Questa mia elucubrazione nasce dal momento in cui mi è capitato di acquistare le Cronache di Cadwal, trilogia di Jack Vance da me già letta, ma in tempi talmente remoti da non ricordarmela affatto. È evidente che ho già letto quasi tutti i libri di Vance, essendo uno dei miei autori preferiti, ma recentemente mi ha molto colpito questa iniziativa intitolata The Vance Integral Edition, in cui tutti i romanzi e le raccolte di racconti sono stati stampati e firmati, come se fossero un’opera d’arte. Questa iniziativa da collezionisti in 47 volumi è curata da Camelot Books ed è giustamente considerata la versione più attendibile dell’opera di Vance, con una revisione completa degli originali.

Più recentemente un altro editore, Spatterlight Press, ha presentato la cosiddetta Signature Series (Serie firmata), che è anch’essa un’edizione integrale dell’opera di Jack Vance in 62 volumi in brossura di qualità. La serie è stata stampata in occasione del centenario dalla nascita dell’autore e questa nuova collezione è comunque basata sula prestigiosa Vance Integral Edition

I volumi di questa serie sono davvero economici e sono sempre piacevoli da rileggere.

La copertina della trilogia da “Spatterlight Press

Il Ciclo di Cadwal comprende dunque tre romanzi. Pubblicati in Italia dalla Editrice Nord, con i titoli: Stazione Araminta (Araminta Station, 1988), I segreti di Cadwal (Ecce and Old Earth, 1991), Throy: Il terzo continente (Throy, 1992). Le date di pubblicazione riportate sono quelle degli Stati Uniti, da noi rispettivamente 1988, 1992, 1995.

Questo grande creatore di mondi e di civiltà che è stato Jack Vance, già lo avevamo conosciuto nel 1957 con L’odissea di Glystra, pubblicato da Mondadori su Urania (Big Planet), che un po’ ricorda il Ciclo di Tschai (Planet of Adventure) più recente (1968/70). Anche queste Cronache di Cadwal ripercorrono lo stesso tipo di meraviglioso per cui Vance è giustamente famoso.

La vicenda è tale per cui solo leggendo sarà possibile comprendere gli avvenimenti: è una vicenda molto complessa, che si svolge su mondi diversi, in una umanità che ha conquistato tutto, o quasi tutto l’universo: la cosiddetta Estensione Geana (come Gea, antico nome della Terra). I viaggi ultra luce sembrano facili, anche se non si parla mai di tecnica in queste pagine e ogni pianeta ha le sue caratteristiche e diversità, il che permette al nostro Cantore di svariare tra mille stranezze e abitudini del tutto esotiche.

Il protagonista principale è Glawen Clattuc, un giovane di Stazione Araminta, insediamento nel continente di Deucas sul pianeta Cadwal, pianeta altrimenti abbastanza ostile: qui sono sistemati i centri direzionali. Il mondo presenta tre continenti tutti molto diversi tra loro: Deucas, Ecce e Throy e nei tre libri li visiteremo tutti.

La tecnica narrativa di Vance è molto diversa da quella della maggioranza degli scrittori: appare quasi come certi giochi di computer in prima persona. Si parte con un personaggio e i capitoli, uno dopo l’altro continuano a seguire sempre quel personaggio, senza deviare mai dalle sue azioni e dalle sue avventure, dai suoi pensieri. Leggendo mi sono spesso chiesto come faccia Jack Vance a rinnovare di continuo l’interesse del lettore, senza usare mai flash back, cambi di ambiente, senza entrare mai nei pensieri di altri personaggi: credo che questa sia una prerogativa praticamente unica di questo scrittore.

Ma qui vorrei soffermarmi su parte della storia che viene svolta nel secondo libro, quello che in italiano si intitola I segreti di Cadwal. Il libro è suddiviso in due fasi ben distinte: di fatto due romanzi,  anche se con gli stessi personaggi del ciclo. La prima parte che non vorrò trattare, almeno in questi articolo, descrive un’avventura nel continente Ecce, selvaggio e mortale per la gran parte del suo territorio. Invece trovo particolarmente interessante la seconda parte, in cui (credo caso unico in Vance) quasi tutta la vicenda si svolge sulla Terra.

Qui il protagonista non è più è Glawen Clattuc, ma la sua innamorata, Wayness. Il motivo per cui la ragazza viaggerà fin sulla Terra è perché suo padre, che ora abita ad Araminta, è il Conservatore di Cladwel: al tempo della scoperta il pianeta è stato dichiarato da preservare senza alcuna ingerenza umana. Tutto questo è riportato su un Certificato di Registrazione che è legge per tutta l’Estensione Geana e dovrebbe essere archiviato negli uffici Naturalistici sulla Terra, diretti peraltro da uno zio della ragazza. Ma in quegli uffici non c’è alcun Certificato: è quasi sicuro che qualcuno lo stia cercando per distruggerlo, perché in mancanza del documento si potrà trattare Cadwel secondo gli interessi di molti approfittatori bramosi di ricchezze e nulla più vieterà l’uso indiscriminato di ogni ricchezza naturale sul pianeta.

Durante i molti viaggi e i tanti pericoli a cui Wayness va incontro, finalmente scopre che il documento potrebbe essere stato portato a Trieste!

Il conte Raul aveva preso il suo materiale da un mercante di nome Xantief nella vecchia città di Trieste […] Alcide Xantief’: si chiama così. Qui trovo solo l’indirizzo del suo negozio, niente altro: Via Malthus 26, Trieste Vecchio Porto. Dice che commercia in  ‘Enigmi,’ il che può significare qualsiasi cosa.”

No, l’indirizzo non esiste! La descrizione di Trieste futura è però straordinaria. Una specie di storia disegnata e notturna, piena di sicari nascosti e negozi straordinari. Vance ci riporta la descrizione della città secondo un certo A. Bellors Foxtehude,viaggiatore di quel tempo.

Volendo scoprire I segreti della Vecchia Trieste che sono molti, ci si dovrebbe avvicinare in maniere riverente e molto gradualmente, non come farebbe un grasso turista che si getta correndo dentro a una piscina, ma come un accolito devoto che si avvicina all’altare.

Ritengo che questa, tutto sommato, piccola parte del romanzo varrebbe da sola una estrazione e la pubblicazione sia come racconto, sia come fumetto gotico. Wayness è dunque alla ricerca di Xantief e del suo piccolo negozio.

Erano più o meno le tre di un pomeriggio cupo e nebbioso. Wayness uscì dall’albergo avviandosi per la Via dei Dieci Pantaloghi dove si libravano sottili strati di nebbia in direzione delle colline e giù per la discesa. Riccioli di nebbia e odori pesanti giungevano dal Canale Bartolo Seppi. Era un paesaggio composto da un college di ritagli astratti, neri, marroni e grigi [… ] dopo circa duecento metri, la Via giungeva alla confluenza tra il Canale Bartolo Seppi e il Canale Daciano. Un ponte, il Ponte Orsini, attraversava il Canale Daciano, dove infine la strada diventava Via Malthus. Wayness camminò piano verso destra. Quaranta metri più in là arrivò a un negozio piccolo e buio, con sulla porta una modestissima insegna. Una scritta dorata su fondo nero, in stinte lettere corsive:

Xantief
ENIGMI

La porta era chiusa e nel negozio non c’era nessuno.

[Wayness] curvò le spalle per contrastare la pioggia leggera e guardò il negozio vicino, a destra, che vendeva diffusori aromatici di erbe profumate provenienti da altri mondi. Il negozio a sinistra pareva specializzato in medaglioni di giada di circa otto centimetri di diametro, anche se forse erano delle fibbie da cintura. […] Alla porta il cartello diceva:

C’È ALVINA!
Entrate

Vance è un assoluto maestro delle atmosfere e dei dialoghi: il breve esempio che abbiamo qui tradotto per i nostri lettori già ci permette di entrare in questa atmosfera che vuol essere esotica e piacevolmente misteriosa. La scena prosegue sviluppando parecchi elementi che serviranno poi in seguito e questo è un altro ineguagliabile esempio della bravura di Jack Vance: nulla di ciò che descrive è del tutto indipendente dalla storia e per ogni stranezza ci sarà prima o poi uno sviluppo.

La donna indossava un pesante maglione grigio lavorato a maglia e una gonna di spigato; volse di traverso gli occhi verdi e grigi su Wayness. “Vedo che lei è nuova di Triste e non si sarebbe aspettata la pioggia.” Wayness rise piano. “Mi ha colto di sorpresa. Ma sarei qui per vedere il negozio qui accanto, che è chiuso. Lei conosce il signor Xantief e sa quando aprirà?”

“Sì, certo. Lui apre il negozio tre volte alla settimana a mezzanotte e per tre ore soltanto. Stanotte sarà aperto, nel caso le interessi.”

Wayness la fissò a bocca spalancata. “Un orario davvero assurdo!” […]

Un altro dei particolari di questo lungo episodio, così vivido e misterioso nel cuore di una ignota (per noi) Trieste è la spiegazione (qui solo parziale, perché bisognerà leggere molto oltre per sapere tutto) di quel che siano i medaglioni, o le fibbie di Alvina.

La donna spiega con ricchezza di particolari quella che è la vita e quali le origini del signor Xantief, il che stupisce non poco Wayness:

“Hm. Pare proprio che lei lo conosca molto bene.”

“Discretamente. A volte passa durante il giorno e spesso entra in negozio per guardare i labirintidi. Lo affascinano decisamente ed è un esperto, per cui spesso mi permetto di chiedergli dei consigli.” Alvina ridacchiò. “Sono degli oggetti molto strani. Xantief riesce a toccare I labirintidi e sentirne il potere, mentre io non potrei farlo, e nemmeno lei.”

Wayness si voltò per guardare gli oggetti sistemati in bella vista nella vetrina, fibbie verdi brillanti, o fermagli… o quel che erano… Ognuna su un piccolo piedistallo rivestito di velluto nero. Ognuna di esse era simile all’altra, ma tutte erano piuttosto diverse tra loro. “Sono piccolo oggetti davvero molto belli; giada, immagino?”

“Nefrite, per l’esattezza. La giadeite fornisce una diversa sensazione: è un po’ più ruvida. Questi oggetti invece sono freddi e oleosi, come del burro verde.”

“E a cosa servono?”

“Io li vendo ai collezionisti,” disse Alvina. “Tutti i veri labirintidi sono antichi e molto preziosi, infatti i labirintidi nuovi sono tutti falsi.”

“Ma cosa erano in origine?”

“In origine erano mollette per i capelli di guerrieri di un mondo lontano. Se un guerriero uccideva un nemico gli prendeva la molletta e la agganciava alla sua treccia. Sicché i labirintidi diventavano dei trofei. Ma i labirintidi appartenuti a un eroe sono molto più importanti: diventano dei talismani. Sono riconosciute centinaia di differenze, di qualità e di appropriate espressioni che rendono l’argomento molto affascinante, se si riesce ad acquistare una parte della loro magia. Pochi sono dei labirintidi autentici, anche se i falsari si impegnano molto: ogni labirintide è registrato con un suo nome e un suo attributo. […]”

Pare proprio di vedere un romanzo illustrato, notturno, volti segnati da ombre pesanti, occhi scintillanti, in una Trieste umida di nebbia, attraversata da vicoli pericolosi, mercanti di oggetti proibiti, una città che non avremmo mai conosciuto, se Jack Vance non ce l’avesse descritta.