— Ma io sono un essere umano.

— No, non lo sei. E la questione è chiusa.

Il CX-850 aveva una coscienza di sé incorporata: grazie a essa, i programmatori erano riusciti a ottenere un effetto di spontaneità. Aveva però anche informazioni preimpostate, come quella secondo cui era una creatura realizzata dall’uomo. Disponeva inoltre di blocchi di sicurezza che gli impedivano di usare l’aggressività contro il proprietario e contro altre persone.

Dopo alcuni incidenti, in cui l’androide aveva visto una minaccia in un cane o in un gatto, tali blocchi furono estesi a tutti gli animali, ad eccezione di quelli che aggredivano gli esseri umani. Anche questa, però, si rivelò una decisione sbagliata: capitò infatti che un cane, desideroso soltanto di giocare, saltasse addosso al padrone e che, pochi istanti dopo, di quel cane non rimanesse più nulla.

Ed ecco, che vennero introdotte ulteriori correzioni finché, finalmente, parve fossero stati risolti tutti i problemi.

Ma si scoprì invece che non era così! Benché i nuovi inconvenienti non fossero spiacevoli quanto quelli di prima.

Adesso, accadeva sempre più spesso che gli androidi avessero delle fantasie, convinti d’essere veri esseri umani.

A Bartek la cosa non dava nemmeno troppo fastidio, almeno finchéCX-850 pretendeva solo di essere suo amico. Ciononostante, ogni volta che sentiva un’affermazione tanto audace, gli veniva spontaneo ricordare a Paul — perché era questo il nome che aveva dato al CX-850 — cosa lui fosse davvero. E Paul, naturalmente, non gli credeva affatto.

E poi, ci furono cose che cominciarono, poco per volta, a dare veramente fastidio a Bartek.

Qualche ora prima erano stati al cinema.

Sullo schermo si susseguivano scene drammatiche. Il protagonista soffriva terribilmente. Poi, quando calò un silenzio carico di tensione, Bartek sentì accanto a sé un piagnucolio sempre più intenso.

— E piantala, è solo un film — sibilò rivolto a Paul, infastidito.

— Ma lui lo ha picchiato! Non posso guardare! È così triste — si lamentò CX-850.

— È tutto finto e non succede per davvero!

— Ma io… per me in qualche modo, è tutto vero. Andiamo via, non ce la faccio più.

— Zitti, davanti! — ringhiò qualcuno.

— Ascolta — Bartek abbassò la voce fino a ridurla a un sussurro. — Se non ti va bene, esci e aspettami fuori. Io non ci penso proprio di uscire a metà film, perché mi piace parecchio e i biglietti non sono un costo da poco.

— M… ma io mi annoierò — l’androide cominciò a parlare non facendogli capire i dialoghi del film, cosa che Bartek detestava, perché questo gli poteva far perdere passaggi importanti, nel qual caso si doveva poi immaginare che diavolo fosse successo.

— Sssst! — sibilò.

— La smettete o no? — ringhiò il solito spettatore dietro a loro.

— Mi scusi — disse Bartek.

— E va bene! Vedrò di resistere — borbottò Paul, imbronciato.

E non sarebbe stato un problema, se, pochi minuti dopo, la situazione non si fosse ripetuta. Digrignando i denti, Bartek fu costretto a uscire dalla sala insieme all’androide, anche perché lo spettatore dietro li minacciò che, se andavano avanti così, non avrebbero più speso soldi al cinema, ma parecchi di più dal dentista.

— 0 —

Camminavano in silenzio per la strada. Il sole picchiava senza pietà e del piacevole fresco della sala cinematografica era rimasto solo più un vago ricordo, come pure del popcorn e della Coca-Cola lasciati a metà.

Irritato, Bartek prendeva a calci i sassi. Paul, invece, aveva capito che non serviva a nulla chiedere scusa per l’ennesima volta, né serviva provare a giustificarsi: meglio se a Bartek passava da solo. E visto che era già successo altre volte, niente lasciava pensare che questa sarebbe stata diversa.

A un certo punto passarono vicino a un vecchio buttato giù sul marciapiede. Era vestito trasandato, aveva la barba lunga e puzzava di alcol.

Dopo qualche passo, CX-850 tornò indietro e si diresse verso l’uomo per terra.

— Lascia stare, è solo un barbone!

— E come fai a saperlo? — ribatté l’androide, che subito cominciò a controllare come stava il vecchio.

Però, Bartek aveva avuto ragione a dire così. Non poteva essere altrimenti, visto che, passando accanto all’uomo gli era sembrato di trovarsi in una distilleria. Peggio ancora, l’uomo puzzava anche di sudore, di sporcizia e di piscio: il che gli aveva provocato un micidiale fuori combattimento dell’olfatto.

— Mi ha vomitato sulla mano — si lamentò l’androide, tendendo verso Bartek la mano imbrattata di una melma brunastra e fangosa, con dentro pezzetti bianchi dei quali non voleva nemmeno immaginare cosa potessero essere.

— E quindi? Vuoi battermi il cinque con quella mano?

— E dai, piantala… — borbottò Paul, imbronciato.

— Ti è servito? Dovevi farlo?

— Ma se avesse avuto un problema? Se fosse stato malato e avesse avuto bisogno di aiuto? Almeno così non dovrò tormentarmi con questi dubbi.

— Ok, d’accordo! Ma il fatto è che se fosse stato un tizio ben vestito, pulito, ben messo, allora sì, che si poteva sospettare quel che dici. Ma lui? Bastava guardarlo e sentire l’odore per capire che era un barbone.

— Ah, ecco, là me la posso lavare — disse Paul, indicando la mano e la fontana della piazza.

Bartek annuì e gli fece capire che lo avrebbe aspettato all’ombra.

— 0 —

Sera. Finalmente l’agognato fresco. Birra fredda e ragazze calde.

Insomma, la classica festa del venerdì sera da Tomek. La compagnia era già per metà ubriaca e per metà fatta e si poteva forse rimediare anche qualche piccola scopata clandestina.

Bartek stava cercando di attaccare discorso con una biondina minuta che aveva attirato la sua attenzione, quando all’improvviso l’atmosfera si dissolse in un attimo: accanto a loro risuonò la fragorosa risata di Paul.

Nessun altro rise, tranne Mark, il quale era convinto di aver appena raccontato una barzelletta fantastica e, assieme a lui, CX-850 che evidentemente aveva qualche errore di programmazione nella sezione responsabile del senso dell’umorismo.

Il resto della compagnia annuiva distrattamente, perché nessuno voleva far dispiacere a Mark, ma fu proprio la risata di Paul a rovinare i vari tentativi di Bartek di far colpo su Paulina.

Quando Bartek guardava quegli occhi verdi, delicatamente socchiusi. Quando vedeva le sue labbra piene, appena dischiuse, che lei aveva appena inumidito con la piccola lingua rosa. Quando Bartek ormai sapeva che tra un istante avrebbe baciato una ragazza bellissima, ecco quella risata dell’androide, improvvisa e selvaggia.

La ragazza sussultò e, a quel punto, riprese il controllo di sé. Il che significava una sola cosa: sarebbe tornata a fare la difficile, pur di apparire agli occhi di tutti una ragazza perbene, una di quelle che non vanno con il primo venuto.

Bartek memorizzò nel videofonino il codice di contatto della bella e si salutarono.

E questo fu tutto ciò che rimase di quell’impetuoso slancio verso la bionda mozzafiato.

Furioso, Bartek afferrò Paul e uscì in strada.

— 0 —

Erano su un Taxolot. Dagli altoparlanti provenivano dolci gorgheggi elettronici. Curiosamente, quando erano saliti, il mezzo stava suonando musica rock scatenata, ma evidentemente la macchina, dotata di un rilevatore di emozioni, aveva messo subito una musichetta rilassante e aveva deciso che era meglio non intrattenere i clienti con delle conversazioni.

E così, in silenzio, arrivarono sotto casa. Bartek pagò e scesero. Poco dopo erano nel loro appartamento.

— Ti ha fatto così ridere? — ringhiò Bartek, furibondo.

— No, ma si sarebbe molto dispiaciuto.

— Ne ho abbastanza! Quando Paul stava morendo e ho trasferito la sua personalità dentro di te…

— Le persone cambiano.

— Tu non sei un essere umano, sei solo una macchina saputella che cerca maldestramente di imitarlo.

— Io, almeno, provo qualcosa, vivo le emozioni. Tu non ne sei più capace!

Sopraffatto, Bartek sferrò un pugno con tutta la sua forza contro la testa di Paul.

— Perch…? Perch…? Perch…? — la testa dell’androide oscillò leggermente di lato e le pupille si rivolsero verso l’alto, finendo dentro la testa.

— Oddio, che cosa ho fatto! Paul? Paul, che ti succede, Paul?!

Ma Paul non rispondeva: aveva solo quel tic meccanico e non era più in grado di portare a termine la sua domanda…

Bartek si avvicinò immediatamente alla parte posteriore della testa elettronica, premette una protuberanza sotto la pelle, dietro l’orecchio, e contò fino a cinque.

Paul si afflosciò immobile, la testa reclinata di lato e le braccia abbandonate lungo il corpo. Le pupille tornarono al loro posto, ma nei suoi occhi non c’era più vita.

Mio Dio, fa’ che funzioni — pensò Bartek, premendo di nuovo per alcuni secondi il pulsante nascosto.

Paul si raddrizzò e lo fissò con sguardo impassibile.

Tacque.

— Paul?

— La personalità di Paul è andata perduta a causa di un danno meccanico — rispose l’androide con tono impassibile.

Gli occhi di Bartek si riempirono di lacrime.

Non aveva pensato di fare una copia in più durante il trasferimento della mente di suo fratello. Copiata negli ultimi minuti della sua vita.

— Paul, è uno scherzo, vero? È una delle tue stupide battute, eh, Paul?!

— La personalità di Paul è andata perduta a causa di un danno meccanico.

— Che cosa ho fatto… — singhiozzando, Bartek abbracciò l’androide, completamente indifferente a tutto. — Perdonami per tutto. Perdonami… Se sei ancora lì da qualche parte, torna da me, ti prego. Paul?

— La personalità di Paul è andata perduta a causa di un danno meccanico.

— Cambierò, te lo prometto!

— La personalità di Paul è andata perduta a causa di un danno meccanico.

Bartek spense l’androide. Avrebbe potuto installargli un’altra personalità fornita dal produttore, il che non vedeva il minimo senso. Non restava che mettere l’apparecchio in cantina e piangere la perdita definitiva di suo fratello.

Sapeva che Paul era morto da tanto tempo, ma si sentiva comunque come se lo avesse ucciso proprio allora.

 

Titolo originale Człowieczeństwo, © 2026 by Krzysztof T. Dąbrowski
Supporto alla traduzione by Julia Mraczny © 2026
Adattamento italiano di Franco Giambalvo © 2026
L’immagine di copertina è una interpretazione grafica di ChatGPT

Christopher T. Dabrowski
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è uno scrittore e sceneggiatore polacco. I suoi libri sono stati pubblicati in Polonia, Stati Uniti, Spagna e Germania. Le sue storie sono state pubblicate in molti paesi. Gli piace collaborare con registi e fumettisti - è specializzato in Drabble scritti in polacco, ma facilmente adattabili a qualsiasi lingua.