Adamentes Trix adorava essere un pioniere.
Quindici anni terrestri prima aveva deciso di essere il primo a scendere dalla sfera astrale, nella quale si erano trasferite tutte le civiltà altamente evolute del cosmo, e tornare nella sfera materiale.
La sfera astrale offriva agli esseri che la abitavano un lusso impossibile da sperimentare nel mondo della materia: ad esempio lì, tutti erano immortali. Eppure, alla lunga l’immortalità aveva stancato Trix, come pure la capacità di creare qualsiasi oggetto con la sola forza del pensiero: forza che in quel luogo era la più potente di tutte.
Più il tempo passava, e ne era passato davvero tanto, più Trix si sentiva annoiato di quella esistenza in forma energetico-informativa. Sebbene con la forza del pensiero potesse simulare un’illusione del mondo materiale e popolarla a suo piacimento, restava pur sempre una simulazione e, nel profondo del suo essere, egli provava nostalgia per la barbarie del mondo materiale.
Nostalgia per il dolore, la sofferenza, la tristezza: non ricordava nemmeno quando fosse l’ultima volta che li aveva sperimentati. Anche se rabbrividiva al solo pensiero e provava una grande compassione per l’ultima civiltà ancora intrappolata in quell’universo troppo denso.
Trix desiderava sperimentare nuovamente il dolore e la tristezza perché, tornato alla sua beata bassa densità, gli riuscisse ancora di ammirare la spensieratezza tipica della sfera astrale, dove simili cose semplicemente non esistevano. Inoltre, ci teneva a essere colui che avrebbe guidato una tormentata umanità verso un domani nuovo e migliore.
Il compito gli sembrava semplice. Doveva soltanto convincere gli esseri umani a compiere un suicidio collettivo e a ribellarsi ai guardiani dell’astrale, che mandavano sulla Terra gli inconsapevoli costretti a reincarnarsi in corpi nuovi.
Ad ogni modo, egli credeva fermamente che gli uomini lo avrebbero capito e lo avrebbero seguito perfino tra le fiamme, ma anche il più semplice dei compiti incomincia con un piccolo passo.
Il primo passo consisteva nel materializzare un’astronave e poi materializzare se stesso all’interno del veicolo, nella forma corporea prescelta. Successivamente il veicolo doveva atterrare sulla Terra. L’impresa era costellata di ostacoli, perché gli esseri umani si rivelarono una specie più stupida di quel che sembrasse: solo per riuscire a posarsi, dovette neutralizzare una enorme quantità di armi, missili, laser e perfino diaboliche armi ad antiparticelle.
Alla fine, gli uomini decisero di lasciarlo atterrare e si scoprì che adesso le cose potevano essere addirittura piacevoli. Bastava mostrare un po’ di buona volontà.
A quel punto dovette affrontare una lunghissima serie di incontri con personaggi che loro chiamavano presidenti ed erano davvero noiosi. In realtà non erano persone eccezionali come credevano di essere. Anzi, dopo averli esaminati ben bene, si rivelarono molto più stupidi della gran parte di chi essi rappresentavano.
E comunque, ogni mondo ha le proprie usanze e bisognava adattarsi ai loro costumi selvaggi.
Quando gli chiesero perché fosse venuto, decise di non scoprire subito le sue carte e dichiarò che l’unica cosa che desiderava era vivere sulla Terra tra gli uomini.
Subito lo dichiararono cittadino onorario. Andò ad abitare in una villa sontuosa ma la piscina era piena di una sostanza velenosa chiamata acqua, alla quale occorreva fare molta attenzione. Poteva perfino caderti all’improvviso in testa dal cielo e, orrore degli orrori, sgorgava dai rubinetti di casa.
Tuttavia, i problemi di Trix non finirono lì. Molte persone volevano cacciarlo dalla Terra.
Scrivevano cose sgradevoli sui muri della sua villa o gli lanciavano bottiglie piene d’acqua con dentro uno straccio infuocato. E l’acqua contenuta in quelle bottiglie era più terribile di quella velenosa, perché esplodeva!
Ma vivere sulla Terra aveva anche degli aspetti positivi.
Si ricordò subito molto bene di cosa fossero tristezza, dolore e sofferenza. Ne fu immensamente felice, perché sperimentare per quei pochi istanti le cose della vita nel mondo materiale lo avrebbe reso ben più felice quando fosse tornato alla sua immortalità, nella sfera astrale.
E poi, lo invitavano regolarmente in televisione, per le cosiddette interviste. Era così che poteva gradualmente instillare nelle menti dei terrestri le conoscenze che desiderava trasmettere e prepararli al previsto suicidio collettivo.
Per ottenere ancora maggiore ascolto e conquistare ancora più la simpatia, decise di fare ciò che fa la maggior parte degli esseri umani…
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Le auto della polizia circondarono la chiesa. All’interno erano ammessi soltanto i potenti del mondo e i giornalisti delle più importanti emittenti televisive, che trasmettevano l’evento in tutto il pianeta.
Di lì a poco si sarebbe celebrato il matrimonio di Adamentes Trix.
Qualcuno protestò. Com’è possibile? Una donna umana con quell’essere mostruoso? Uno scandalo! Le creature arrivano sulla Terra e le donne terrestri cadono ai loro piedi! Le nostre donne… appartenenti a noi, noi terrestri… con un alieno!
Per calmare la folla, durante un’intervista Trix rivelò che non si sarebbe affatto trattato di una donna.
Quelli che avevano protestato più rumorosamente tacquero. Ma cominciarono a brontolare altri di parte avversa.
«Trix è un frocio!» gridavano costoro.
Trix consultò immediatamente i propri archivi linguistici. L’etimologia del termine risultava controversa. Una delle ipotesi più accreditate lo faceva derivare da un’antica deformazione del francese français, usata un tempo come insulto rivolto agli invasori stranieri.
Rimase molto deluso dal razzismo dei terrestri.
Ma poi, arrivò il grande giorno e tutti poterono vedere sugli schermi televisivi Adamentes Trix in attesa del proprio partner. Ciò che inquietava tutti era che il partner tardava parecchio ad arrivare…
Alla fine, un sacerdote si avvicinò all’alieno e iniziò la cerimonia:
— Tu, Adamentes Trix, prendi qui presente Adamentes Trix come marito e, oppure, moglie, e prometti a lui, o a lei, amore, fedeltà e…
— Sì.
— Tu, Adamentes Trix… — ripeté rivolgendosi sempre ad Adamentes Trix.
— Sì.
— Pertanto, vi dichiaro marito e… ehm… marito oppure moglie, eventualmente moglie e… ehm… moglie.
Adamentes Trix infilò l’anello sul proprio tentacolo rosa e il matrimonio fu celebrato!
L’alieno versò una lacrima viola e lanciò un piccolo stridio commosso.
«Bene, ora andrò in luna di miele. Alle Hawaii con me stesso. E là, durante una delle tante notti di passione che trascorrerò con me stesso, procederò all’auto-fecondazione» pensò tra sé Trix. «Com’è bello che i terrestri mi abbiano permesso di sposare me stesso.»
Adamentes Trix salutò allegramente i giornalisti agitando un tentacolo e si teletrasportò alle Hawaii per trascorre la luna di miele. Aveva già preparato tutto molto accuratamente, ordinando una scorta piuttosto abbondante di miele.
Sapeva che ora doveva davvero riposarsi molto. Dopotutto lo attendeva un compito ben difficile…
Titolo originale Ach, cóż to był za ślub!, © 2026 by Krzysztof T. Dąbrowski
Supporto alla traduzione by Julia Mraczny © 2026
Adattamento in italiano Firanco Giambalvo © 2026
L’immagine di copertina è una interpretazione grafica di ChatGPT
è uno scrittore e sceneggiatore polacco. I suoi libri sono stati pubblicati in Polonia, Stati Uniti, Spagna e Germania. Le sue storie sono state pubblicate in molti paesi. Gli piace collaborare con registi e fumettisti - è specializzato in Drabble scritti in polacco, ma facilmente adattabili a qualsiasi lingua.
