Sono morto, è un fatto, ma ora me ne sto qui accanto a mia moglie e, per di più, sono vivo. Però non in senso spirituale, perché alcuni – giustamente, del resto – chiamano l’esistenza post mortem “vita dopo la vita”.
Io invece vivo eccome, anche se in un corpo morto.
Va bene, è morto, ma si muove, emette suoni e… no, non sono uno zombie. È un po’ più complicato.
Accanto a me ci sono mia moglie e i miei figli, vivi nel modo più naturale, mentre nella bara c’è il mio corpo defunto.
È stato un cancro, uno di quelli che, purtroppo, restano ancora incurabili.
Il prete, se sapesse che sono ancora vivo – e per giunta in un modo non del tutto legale – probabilmente si rifiuterebbe di celebrare il funerale. Così invece blatera le sue formule ecclesiastiche, e la famiglia finge disperazione, anche se i ragazzi hanno già detto che non sanno se riusciranno a trattenersi dal ridere, cosa che attribuiremmo allo shock per la perdita del padre.
E sotto shock lo sono davvero. Ma solo perché il loro padre ha un aspetto completamente diverso.
Sì, questo è uno degli svantaggi del reinserimento dell’anima nel corpo. Il “me” di prima era bello. Quello attuale… passa inosservato in mezzo alla folla. Una folla molto grande. Anzi, enorme… va bene, sono brutto. Però, a quanto pare, pagando un bel sovrapprezzo, possono restituirmi l’aspetto di prima: si chiama “modello su ordinazione”.
Tra gli altri problemi: non è affatto comodo, dopo che l’anima ha provato cosa significhi stare senza corpo. Tornarci dentro è come essere infilati in una tuta troppo stretta: tutto stringe, tutto dà fastidio.
Perfino adesso, in un momento solenne come il mio stesso funerale, continuo a sistemarmi, grattarmi, stiracchiarmi. Il che deve apparire piuttosto strano, perché il pretino mi lancia occhiate eloquenti e ha già tossicchiato più di una volta con aria di rimprovero.
Per fortuna, pare che dopo qualche settimana passi. Speriamo!
L’ultimo svantaggio è che… – anche se in parte è un vantaggio – vogliono legalizzare la cosa, e allora l’assicurazione ritirerà alla famiglia l’indennizzo per la mia morte.
Be’, quando succederà, farò causa. Perché formalmente io sono morto davvero. Eh, la vita sa essere ingiusta.
Quanto ai vantaggi: niente vecchiaia, niente malattie, nemmeno ingrassare. Una prospettiva splendida di lunga esistenza… e magari, se va bene, perfino eterna.
Solo… non si rischia di impazzire, col tempo?
Non lo nascondo: mi è difficile immaginare un’esistenza infinita…
E comunque spero, in segreto, che con il passare degli anni anche mia moglie e i miei figli decidano di seguire la stessa strada. Poi i nipoti, i pronipoti… finché alla fine ci saranno così tanti discendenti miei che non ricorderò più i nomi, né chi è chi.
Ma senza correre troppo avanti, prima devo convincere chi mi è più vicino a fare lo stesso, quando servirà. Non riesco a immaginare la vita senza di loro.
E io e mia moglie? Magari finiremo per stancarci l’uno dell’altra, in un’eternità del genere?
Già di solito, le persone fanno fatica a stare insieme per qualche decennio, figuriamoci per sempre.
— Papà, ma tu potrai dormire e mangiare?
— E bere? — i miei figli non riuscivano a capacitarsi di quel che ero diventato. Li incuriosiva ogni cosa.
Il pretino li fulminò con lo sguardo, ma loro niente, sicché dovetti intervenire.
— Sì, certo. Ma shhh… concentratevi sul mio funerale.
— Papà, ma tu non sei morto! — esclamò il più piccolo.
Il prete smise di blaterare e spalancò gli occhi.
— Gli manchi già. Non riescono ad accettarlo — l’amore della mia vita riportò rapidamente la calma.
Il prete, stranamente pallido, riprese le sue preghiere.
— Amore… non so se riuscirò ad abituarmi — mi sussurrò.
— Andrà tutto bene. La pelle sintetica è come quella vera.
— Ma tu… non sembri tu.
— Tranquilla, si può sistemare — le feci l’occhiolino.
Il prete tacque, cosa di cui mi accorsi solo in quel momento.
Ci lanciò uno sguardo severo e scosse la testa rassegnato.
Immagino quel che gli stesse passando per la testa: probabilmente pensava che il corpo del marito non si fosse ancora raffreddato e la vedova già si stesse consolando con un altro.
Non avevo alcuna intenzione di spiegarglielo. Devo ammettere che la situazione mi divertiva molto. E poi, se glielo spiegavo, potevo anche fargli perdere la fede.
All’improvviso sentii dentro di me una strana pressione… e la sensazione di non essere più solo nel mio corpo.
— Ehi, spostati un po’ — gracchiò qualcuno nella mia testa, dandomi una spinta dall’interno che mi fece barcollare.
Ora tutti mi osservavano con espressione preoccupata.
Decisi di combattere quell’intruso, il che si tradusse in una serie di smorfie idiote, accompagnate da suoni strani e contorsioni in tutte le direzioni.
Il prete si fece il segno della croce, convinto che fossi posseduto… e, accidenti, aveva ragione: stavo davvero per esserlo. Perfino la mia amata, stringendo i bambini, mi fissava a occhi sgranati.
No, così non andava. Quello è il mio androide: c’ero io dentro, e pago un abbonamento per niente economico per aver diritto alla possessione. Non permetterò che qualche scroccone si infiltri gratis nella mia vita.
Mi concentrai e colpii quel bastardo con tutta la mia energia spirituale, gridando, — Fuori dalle balle!
E lui sparì.
Tornai a essere di nuovo solo con me stesso.
— Una possessione passeggera, amore — spiegai sottovoce a mia moglie.
— Anche mio cugino ha la sindrome di Tourette, e ogni tanto ha tic e uscite incontrollate — mia moglie trovò al volo una spiegazione plausibile alla mia indisposizione.
Titolo originale Pogrzeb z rodziną, © 2026 by Krzysztof T. Dąbrowski
Supporto alla traduzione in inglese by Julia Mraczny © 2026
Adattamento in italiano Firanco Giambalvo © 2026
L’immagine di copertina è una interpretazione grafica di ChatGPT
è uno scrittore e sceneggiatore polacco. I suoi libri sono stati pubblicati in Polonia, Stati Uniti, Spagna e Germania. Le sue storie sono state pubblicate in molti paesi. Gli piace collaborare con registi e fumettisti - è specializzato in Drabble scritti in polacco, ma facilmente adattabili a qualsiasi lingua.
