1

La mia vita stava andando in maniera davvero splendida. Davanti a me quella donna bellissima, era da otto anni mia moglie e accanto a lei c’era nostro figlio Mark.

Marlena gli mostrava un fumetto olografico sulle avventure di un supereroe non meglio identificato.

A guardarli, mi sentivo invadere da una beatitudine assai profonda.

Avevamo una vita splendida. Ci eravamo trasferiti in Martinica e in quel momento viaggiavamo sulla nostra limousine volante verso il nostro ristorante preferito. Ma sì, avremmo potuto cenare nella residenza acquistata da poco, perché avevamo un cuoco straordinario, ma oggi gli avevamo dato il giorno libero. Ogni tanto ci vuole un po’ di varietà; andare in un posto dove si respira un’atmosfera diversa da quella solita, scegliere un momento di realtà con una sfumatura diversa e arricchire così una tavolozza di esperienze che è già di per sé ricca di colori.

Ci eravamo trasferiti lì quando Marlena era al secondo mese. Avevamo deciso che un’isola esotica, ricca di panorami meravigliosi e una spiaggia dorata su cui si rompevano le onde dell’oceano azzurro, fosse il luogo ideale in cui vivere. Già! Di tanto in tanto, come era successo il giorno prima, dovevo volare negli Stati Uniti per sbrigare qualche faccenda d’affari o partecipare a una riunione importante, ma capitava davvero di rado. Forse una volta al mese. Per il resto, gli affari andavano avanti da soli.

La nostra era una famiglia che viveva di rendita, ed era bellissimo.

Avevo sempre sognato una vita simile: non essere costretto a fare nulla e dedicarmi soltanto a ciò che mi andava di fare. Gli altri dovevano andare in ufficio ogni giorno, curvi davanti ai loro oloputer, maledicendo un capo petulante e continuavano a dover fare qualcosa.

Io non dovevo far niente; tutt’al più potevo aver desideri. E così desideravo di andare in spiaggia, nuotare nell’oceano, allenarmi nella palestra che avevo allestito nel seminterrato della residenza, trascorrendo il tempo con la mia famiglia. Rendendo felice mia moglie e crescendo mio figlio.

Uno dei miei tanti desideri è poi quello di alzarmi presto a fare una bella corsa, godendomi il giorno che nasce. Leggere un’infinità di libri, guardare film e olofilm, visitare luoghi interessanti, viaggiare.

E, soprattutto, posso permettermi tutto questo.

Ma non sono un avaro. Cerco di condividere ciò che possiedo sostenendo varie iniziative benefiche. Sarei un egoista spregevole se non distribuissi almeno una parte dell’abbondanza di beni che non riuscirei comunque a utilizzare. Se Dio mi ha fatto il dono di un’attività tanto prospera, allora è giusto condividere questa fortuna. Naturalmente entro i limiti del buon senso e soltanto con chi soffre davvero. Molti hanno bisogno di aiuto e stanno affondando nella palude di un sistema avido, mentre io vivo nel lusso più totale.

— 0 —

Ieri ero a New York per un incontro con il presidente della neonata corporazione And-Tech e, cosa curiosa, proprio nello stesso momento…

«Ieri, dalla Banca della Riserva Federale» cinguettava la giovane giornalista di una delle emittenti olografiche, che seguivo con l’audio trasmesso direttamente alla mente per non disturbare Mark e Marlena, «sono scomparse in circostanze inspiegabili cinquantamila tonnellate d’oro. I rilevatori antintrusione non hanno registrato alcuna anomalia. Non è stato rinvenuto nessun segno di effrazione. Secondo la polizia, era come se tutti quei lingotti fossero letteralmente evaporati. Al momento il mistero non è stato ancora chiarito e le indagini sono in corso. Vi terremo costantemente aggiornati sugli sviluppi dell’inchiesta riguardante questa misteriosa questione.»

Curioso: mentre mi trovavo a quell’incontro, in un locale esclusivo, ero a meno di cento metri da quel posto.

«Si è inasprita la disputa territoriale tra Polonia e Ucraina…» Spensi l’olovisione. Ultimamente la vedevo sempre di meno. Non volevo avvelenarmi la mente: tutto mi sembrava provenire da un altro pianeta, non riguardava né me né la mia famiglia. Certo, è bene sapere che cosa capita al mondo, ma è meglio restare qui e ora, e assaporare l’idillio della propria famiglia.

All’improvviso fui trafitto da un’ondata di panico paralizzante.

In quel momento, il vetro oscurato che avrebbe dovuto separarci dal conducente si era abbassato. Vidi che accanto al guidatore si era materializzata una strana creatura. Mia moglie e mio figlio erano proprio di fronte a me, mi guardavano e lo avevano di spalle. Era un coso nero, simile a un fumo denso. La creatura si voltò verso di me fissandomi con occhi rossi, ardenti.

Il mio urlo squarciò in due la nostra idilliaca serenità, violandola e calpestandola.

Marlena e Mark mi guardarono sorpresi e spaventati. Si voltarono, vedendo che fissavo qualcosa alle loro spalle e le loro grida si unirono alle mie.

— 0 —

Ho visto qualcosa, ma non so che cosa.

Qualcosa che mi ha sconvolto.

Ma non ricordo cosa fosse.

Davanti a me ci sono Mark e Marlena, e sono anche loro disorientati. Forse hanno visto qualcosa… ma pare abbiano dimenticato che cosa fosse.

— 0 —

Aspetta… che stava succedendo?

Io… noi abbiamo visto qualcosa? Sicuri?

No… credo di no.

Deve essere stata chissà cosa.

Davanti a me ci sono mia moglie e mio figlio e vedo che anche la loro tranquillità è stata attraversata da un pensiero molesto. Come se ci fossimo trovati immersi in una sorta di trasmissione telepatica che aveva interrotto la piacevole routine. Noi, l’abbiamo percepita come un’interferenza della realtà, non come una cosa successa davvero.

Un momento…

Mi è sembrato oppure, per un istante, mi si è oscurata la vista?

È come se mi sia parso di essere svenuto per un attimo.

Davanti a me ci sono Mark e Marlena. Stanno sfogliando l’olofumetto. E da quel che fanno è come se non fosse successo nulla.

Quindi non sono nemmeno svenuto.

Dev’essere stato un lieve annebbiamento mentale.

Credo proprio di aver dormito troppo poco.

2

Era furioso.

Da parecchio tempo la mente di quell’uomo era aperta alla sua sfera. Eppure, ogni volta che cercava di collegarsi a lui o di prosciugare l’energia vitale della vittima, qualcosa glielo impediva. E la cosa più strana era che il suo mondo rimaneva stabile. Da tempo avrebbero dovuto manifestarsi anomalie narrativo-logiche, ma non accadeva nulla del genere…

Addirittura, non funzionava il suscitatore di emozioni negative con cui se ne sarebbe potuto nutrire. Sì, cominciava come doveva, ma qualcosa lo escludeva subito con implacabile efficacia.

Anche questa volta era successo lo stesso. Era comparso nella creazione di quell’uomo, penetrando nel suo sogno e materializzandosi nella limousine volante. Aveva cominciato ad attivare lo spavento, ma qualcosa lo aveva scacciato con tale forza da scaraventarlo fuori dalla mente della vittima.

Inoltre, la traccia della sua presenza era stata cancellata all’istante e i ricordi del sognatore erano stati ricreati da zero. E di lui non c’era più nessuna traccia.

3

«Il cervello umano, professor Hermann, possiede possibilità illimitate», disse Hank Dreamer, lo scienziato che stava conducendo Steven nella Zona dei Sognatori. «È per questo che i monaci che praticano la meditazione da molti anni sono capaci di levitare, materializzare oggetti o addirittura sperimentare la bilocazione.».

Si interruppe un attimo, mentre lo scanner gli esaminava le pupille.

«Perché il cervello umano, professore, è in realtà una sorta di computer quantistico biologico e la nostra fisica tradizionale non si applica al nostro cervello. Ed è proprio intervenendo sul cervello umano che, grazie ai processi che avvengono al suo interno, possiamo oltrepassare la nostra dimensione, interferire con realtà alternative o influenzare gli estremi del nostro universo.»

Qualcosa emise un secco rumore metallico. Si udì un ronzio e la massiccia porta blindata scorse silenziosamente, aprendosi con un lieve sibilo.

«Quando non è più limitato dai vincoli imposti dalla coscienza, il cervello è capace di compiere miracoli.»

Hank fece cenno al professore di entrare nel corridoio e, continuando a parlare, lo seguì.

«Sa, professore, che durante il sonno penetriamo in dimensioni superiori, dove ci è concesso il privilegio di partecipare alla creazione? Sognando possiamo creare mondi reali, anche se alternativi. Tuttavia, durante il normale sonno il cervello produce mondi instabili: ogni notte ne genera diversi, tanti quanti sono i nostri sogni. Il sogno finisce e il mondo scompare. E sono tutti mondi caotici.»

Percorsero un corridoio che ricordava quello di un ospedale. Ai lati si aprivano stanze dove giacevano pazienti collegati a macchine per il supporto vitale, a olocomputer e ad altri dispositivi di cui Hermann ignorava la funzione.

«Esiste però un’eccezione: le persone in coma. Se vengono stimolate nel modo giusto, producono sogni stabili, che durano quanto la vita della persona immersa nel coma.»

Hank aprì la porta di una delle stanze digitando un codice speciale e sottoponendosi ancora una volta alla scansione delle pupille, senza interrompere il discorso.

«Interveniamo su queste realtà stimolando specifiche aree del cervello e, così facendo, creiamo per chi sogna un paradiso sulla Terra.»

Una piccola compensazione per il fatto che li abbiamo sottratti a questo mondo, aggiunse tra sé.

Hank sapeva benissimo come gli venivano procurati quegli sventurati… o forse quei fortunati. Ma sapeva anche che questo non poteva raccontarlo al professore.

A soffrire di più erano le famiglie delle vittime dei cosiddetti “tragici incidenti”. A che serviva che i loro cari, usciti di scena in questo mondo, trovassero il paradiso in realtà alternative simulate? A che serviva che là fossero felici, se in realtà non erano più qui, con loro?

«Qui abbiamo individui eccezionalmente creativi. Sono quelli nei quali è più facile stimolare le aree cerebrali responsabili della visualizzazione e della creazione dei sogni.»

Il professore si chinò sull’olovisore e osservò con attenzione Paul Veermer, che viaggiava con la famiglia nella sua limousine volante. Proprio di fronte a lui c’era una donna graziosissima, insieme a un bimbetto di pochi anni, che sfogliava un fumetto olografico sulle avventure di un supereroe non meglio identificato.

«Nel caso di questo soggetto», proseguì Hank, gettando uno sguardo al magrissimo Paul Veermer disteso sul letto lì accanto, «abbiamo creato, all’interno del suo sogno, un portale interdimensionale. Un portale che collega la nostra realtà alla sua creazione. Ieri abbiamo inviato attraverso quel portale, uno speciale robot all’interno di una banca, il quale ha sottratto l’oro della Riserva Federale. Siamo riusciti a trasferire l’oro nel nostro mondo. E questa è la prova che le realtà sognate sono ben solide e possono essere esplorate.»

4

Hank si avvicinò al professore e, continuando a parlare, osservò insieme a lui quel mondo che sembrava uscito da una telenovela.

Nel profondo dell’anima provava un po’ d’invidia per quel poveretto in coma. Eh sì, Paul viveva infatti in un altro mondo, diverso ma autentico e possedeva tutto ciò che il suo cuore aveva sempre desiderato.

«Questo offre possibilità illimitate anche al nostro mondo. Da queste creazioni possiamo ricavare tutto ciò che ci serve e…»

Hank tacque per un istante, vedendo nell’olovisione del sognatore una forma nera che si materializzava.

«Che cos’è…?» gemette il professore, facendo un passo indietro.

«Un’anomalia temporanea,» lo rassicurò Dreamer. «Ecco, vede? È già tutto finito.»

E infatti l’apparizione scomparve. L’immagine ebbe alcuni brevi scatti e comparvero versioni leggermente modificate della stessa scena. La prima volta il sognatore e la sua famiglia erano terrorizzati; la seconda apparivano inquieti; la terza erano semplicemente disorientati.

Alla quarta, a Paul era solo sembrato di aver avuto un lieve mancamento.

«Succede qualche volta. Non ne conosciamo ancora le cause, ma siamo in grado di correggere immediatamente il fenomeno inviando onde opportune verso specifiche aree del cervello. Come vede, tutto dipende dalla corretta stimolazione della corteccia cerebrale.»

L’altoparlante in un angolo della stanza frusciò e una morbida voce femminile annunciò, «La famiglia del signor Denner verrà a trovarlo. Sarà qui tra pochi minuti.»

«Be’, dobbiamo cambiare sala» disse Hank. «Qui sta per arrivare la famiglia del signor Denner. Il resto glielo racconterò davanti a un altro soggetto.»

5

Era passato un mese dal terribile incidente. Lei non era presente quando era successo.

A quanto pare, Paul era caduto da un’impalcatura durante alcuni lavori di ristrutturazione. Aveva battuto la testa sul cemento e non si era più ripreso.

Ora le rimanevano soltanto Mark… e la speranza, anche se quella si consumava giorno dopo giorno.

Dall’elenco degli assicurati ogni tanto venivano estratti dei “fortunati” destinati a partecipare a terapie sperimentali di nuova generazione. Fu così che suo marito finì al CRC, il Centro di Ricerca sul Coma.

Lei e il bambino andavano a trovarlo una volta alla settimana. A ogni visita aveva sempre più voglia di piangere, e soltanto la presenza del piccolo le impediva di lasciarsi andare. Voleva che almeno lui non perdesse la speranza.

La sua sterilità aveva qualcosa di sinistro e terrificante al tempo stesso.

Ora capiva perché in Asia il bianco è il colore del lutto: in quel bianco sentiva la morte.

Una morte nella vita.

Una morte sterile…

Nei secoli passati, i mariti marinai prendevano il mare e, di tanto in tanto, arrivavano cartoline e lettere dalle varie parti del mondo. Le mogli nostalgiche potevano soltanto immaginare come vivessero quei mariti laggiù. Ma lei non aveva bisogno di immaginarlo, perché poteva infatti vedere delle cartoline in movimento, dentro l’olovisore che trasmetteva l’interminabile sogno di Paul.

Loro sapevano quando i loro mariti sarebbero tornati.

Lei no.

Un tempo era pieno di vita, di calore, di entusiasmo.

Adesso giaceva lì come un oggetto inutile, gettato dal destino nella discarica della vita.

— 0 —

All’inizio aveva sperato in un qualsiasi contatto, anche se inevitabilmente a senso unico, in una reazione alla sua voce. Gli parlava direttamente all’orecchio, sperando che ciò trovasse in qualche modo un riflesso nel mondo del suo sogno.

Osservava l’olovisore.

Ma non accadeva nulla.

Non c’era alcun contatto.

Se non ci fosse stata quella maledetta apparecchiatura, avrebbe potuto almeno illudersi che, vagando nel suo mondo onirico, lui sentisse la sua voce e semplicemente non fosse in grado di risponderle.

Ma purtroppo non la sentiva.

E io?

Alla fine, cominciò a porsi la domanda! Sapeva che un giorno sarebbe arrivata, ma non si aspettava così presto. E invece eccola lì.

Quel mese le era sembrato lungo come anni; il tempo trascorso senza di lui sembrava non finire mai.

Devo davvero trascorrere tutta la vita nel dolore e nella nostalgia? Restare sospesa in un’attesa senza speranza?

Gli stessi medici le avevano detto che le possibilità di risveglio erano più che minime.

Ma qualcuna forse c’era!

Un’altra cosa, però, l’aveva ferita profondamente…

Sì, laggiù era felice.

Straordinariamente felice.

Viveva nel mondo dei suoi sogni realizzati, esattamente come aveva sempre desiderato vivere.

Lei conosceva quella vita immaginifica per le storie che lui le inventava ogni sera, dicendo di voler provare a realizzarne almeno alcune. In quei momenti, gli occhi gli brillavano come un cercatore di tesori che scopriva uno scrigno prezioso. In quelle storie lui scivolava sempre in un’altra realtà. Lui, non esisteva più, pur essendoci. Ma rimaneva il suo contatto. E quel suo provvisorio allontanarsi, allora, la rendeva felice.

Ora invece poteva guardare quel suo mondo di sogni. E tutto combaciava. Tutto era meraviglioso e bello. Tranne una cosa: lei!

In quel concerto onirico di desideri, lei era davvero bella, bellissima, meravigliosa: era al tempo stesso lei e non lei. Era una donna che le somigliava, ma infinitamente più bella. Era l’ideale di donna che lui aveva sognato, mentre lei, nella realtà, era solo un pallido riflesso di quella donna nella sua testa.

La prima volta che vide quella donna comprese di aver vissuto accanto a un bugiardo.

Quando lui le diceva che era il suo ideale di donna, mentiva.

Lei le assomigliava soltanto…

Quando l’aveva contattata sul portale d’incontri, aveva creduto senza riserve ai suoi “oh” “ah, come sei bella”, senza rendersi conto di essere soltanto “una che somigliava”. Ora, accanto a quell’ideale che vedeva, si sentiva addirittura brutta.

Vedendo il suo abbattimento e conoscendone la causa, le infermiere si sentivano a disagio. E sì, facevano finta di niente, ma per lei era chiaro.

A volte pensava che se quella donna ideale fosse davvero comparsa nella vera vita, nel suo mondo, lei e il figlio sarebbero stati abbandonati. Lui sarebbe subito corso dietro a quella?

O magari sarebbe stato con loro, ma in cuor suo ben sapeva che il suo era un sogno irrealizzato!

Preferiva non pensarci, ma sapeva che, con ciò che aveva visto, Paul aveva distrutto qualcosa. E nel momento peggiore possibile. Quando ormai non era più in grado di rimediare…

A strapparla dai pensieri fu Mark, che osservava il mondo del sogno in cui si trovavano su quella spiaggia paradisiaca. Sabbia dorata, palme, l’azzurro dell’oceano…

«Mamma, mamma! Quando sarò grande, anch’io mi farò un incidente così! E starò bene come il papà!»

 

Titolo originale Wspaniałe życie Paula Veermera, © 2026 by Krzysztof T. Dąbrowski
Supporto alla traduzione by Julia Mraczny © 2026
Adattamento italiano di Franco Giambalvo © 2026
L’immagine di copertina è una interpretazione grafica di ChatGPT

Christopher T. Dabrowski
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è uno scrittore e sceneggiatore polacco. I suoi libri sono stati pubblicati in Polonia, Stati Uniti, Spagna e Germania. Le sue storie sono state pubblicate in molti paesi. Gli piace collaborare con registi e fumettisti - è specializzato in Drabble scritti in polacco, ma facilmente adattabili a qualsiasi lingua.