Per una persona che ami scrivere, la cosa più difficile, penosa e spesso deludente è riuscire a trovare un Editore che lo pubblichi.

La prassi è sempre la stessa: lettura del suo libro da parte di un Editor, che è il selezionatore di testi, oltre che uomo di fiducia di qualsiasi editore.

Una volta non esistevano alternative: questo era il primo, fondamentale passo per la pubblicazione.

Il nostro Autore scriveva quello che ovviamente riteneva un buon libro, poi inviava il manoscritto (dattiloscritto) a un Editore specializzato.

Iniziava un’attesa spesso spasmodica, sempre snervante: chissà se questa volta ce la faccio?

L’Editore di solito inseriva un indirizzo nelle sue pubblicazioni aggiungendo l’annotazione: “I manoscritti non pubblicati non si restituiscono.”

Ho trovato qualcuno ancora più severo: “Non si restituiscono i manoscritti, neppure a spese dell’autore.”

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Ma ci sono speranze per te, giovane, o vecchio scrittore sconosciuto che non hai agganci nel campo editoriale, che da un bel po’ stai impegnandoti nella scrittura?

La risposta è desolante: scarsissime possibilità che Mondadori, Einaudi, Bompiani, ma anche Fanucci possano accettare il tuo lavoro.

lo scrittore Glenn Cooper, mi ha raccontato che dopo aver terminato La Biblioteca dei Morti, aveva inviato il manoscritto a 80 Editori americani ricevendo altrettanti rifiuti. Solo l’ottantunesimo aveva alla fine accettato l’opera divenuta poi un best seller da milioni di copie!

Sfortunatamente, non abbiamo così tanti Editori, quindi le nostre possibilità sono infinitamente minori.

Ma Umberto Eco, doveva fare la medesima trafila?

No, qui sta la differenza, lui come tanti, ormai famosi, conoscono direttamente gli Editori, li fanno guadagnare e quindi devono semplicemente scrivere.

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È rilevante affermare anche che noi parliamo di fantascienza: un campo ancora più ristretto con possibilità  molto più ridotte.

Esistono forse una decina di autori italiani del nostro genere che trovano subito un Editore.

Raggiungere le stampe (come si diceva una volta) dipende quindi da tantissima costanza, dalla fortuna e dal caso.

Stranamente, quest’ultimo rappresenta la più favorevole delle possibilità!

Il ‘caso’ in realtà vale per tutti: se si insiste abbastanza, una qualsiasi situazione casuale ‘favorevole’ prima o poi potrà capitare. Ovviamente supponendo che si sia scritto un buon testo!

Per esempio io ho pubblicato il mio primo racconto solo perché  Vittorio Curtoni in quel momento stava lanciando la rivista Robot e aveva necessità di pubblicare racconti di scrittori italiani.

Il caso. Essere lì al momento giusto.

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Ma in realtà, parlando di Editori, bisogna vedere ancora chi vogliamo, e anche se siamo disposti ad accontentarci.

Moltissimi autori si appoggiano a piccoli, o piccolissimi editori. o addirittura, si producono da soli, cosa che al giorno d’oggi è del tutto possibile.

Amazon, per esempio, accetta e pubblica un vostro romanzo, senza chiedere in realtà nulla. Voi stabilite il prezzo, Amazon si prende una fetta di quel prezzo, e vi offre la sua vetrina. Poi sarà vostra cura fare il marketing e quindi spingere il prodotto.

Volevo sottolineare che non esiste questa grossa differenza tra il piccolo Editore e l’auto pubblicazione: in entrambi i casi manca del tutto ciò che è più necessario a un Autore,  la spinta sul mercato, il marketing,

Questo tipo di esperienza di piccolo Editore, o auto pubblicazione, viene definita ‘indie’, nomignolo di derivazione inglese, che sta per ‘Independent’ originalmente usato per le produzioni musicali.

Indipendente dai grossi editori. Dalla necessità di fare lunghe file presso selezionatori non sempre illuminati. Indipendenti dal marketing, che, come abbiamo visto, si fa per conto proprio.

Sull’argomento ‘mercato’ siamo tutti più o meno plagiati dalla leggenda secondo cui entrando nei ‘social’ si moltiplica a dismisura l’informazione.

Ho sentito personalmente un personaggio, che aveva evidentemente pagato per un passaggio in radio, dire di aver messo in rete il suo capolavoro e aver venduto un milione di copie in mezza giornata!

Per contro esistono esempi mondiali di autori che affermano di aver davvero ottenuto ottimi risultati: per quel che so, nessuno in Italia, ma all’estero succede.

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In altro articolo avevamo accennato a una organizzazione detta 20BooksTo50K. La sigla ci spiega che, secondo i fondatori, se riesci a pubblicare 20 libri, puoi guadagnare fino a 50.000 dollari in un mese.

“Scrivere è un lavoro solitario. Sei solo tu e il tuo computer, scrivi le tue parole e poi le stampi, lanciandole quindi sulle onde dell’universo digitale. È un’attività solitaria, ma non devi essere solo. 20Booksto50k ti fa vedere che noi siamo un gruppo e il nostro obiettivo è di farti acquisire ciò che imparerai da noi per salire in alto, verso il prossimo livello del tuo viaggio autoriale.”

Questo è il proclama lanciato dal gruppo 20BooksTo50K nella conferenza di Las Vegas, nei giorni 8 e 9 novembre 2018.

La nostra amica Barbara G. Tarn si è convinta di tale possibilità, dopo aver seguito una conferenza analoga a Edimburgo.

Al giorno d’oggi anche in Italia non è proprio impossibile farsi pubblicare: esistono in commercio romanzi di fantascienza di ottima, mediocre e pessima qualità, pubblicati in proprio, o da piccoli Editori.

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Ci sono anche  ‘Premi’, in cui le giurie accolgono manoscritti e almeno uno di questi verrà premiato. Il che, di solito è un buonissimo viatico per la pubblicazione generalizzata e per farsi conoscere.

Ricordo i tre ‘Premi’ più importanti:

Il Premio Urania.

Il Premio Vegetti.

Il Premio Odissea.

A cui si aggiunge tutta una pletora di altri piccoli e grandi premi. Gli organizzatori accettano manoscritti, anche da sconosciuti, quindi tutti possono incontrare la loro ‘casualità’ favorevole.

Buona scrittura a tutti!