Mi sono spesso chiesto se esistesse la possibilità, oggi, di raggiungere un grande successo scrivendo romanzi di fantascienza.

La risposta, ahimè, è sempre stata: no, non è possibile!

Poi però, pensandoci meglio, mi sono detto che esistono parecchi autori americani che vantano di poter vivere bene scrivendo fantascienza. Alcuni addirittura parrebbero essere ‘ricchi’.

Ma quanti sono? Si possono contare su due mani?

In realtà non sono pochissimi.

Esiste uno stuolo di onesti artigiani della scrittura che vende davvero molti libri. Uno di questi, ritengo, è un autore che è morto da poco e che ha davvero allietato molte ore della mia lettura: si tratta di Clive Cussler.

I suoi romanzi non vinceranno mai il premio Nobel, né tantomeno lo Hugo, o il Nebula, eppure tutte le sue storie sono avventure quanto meno fantastiche, più o meno sullo stile di Jules Verne, pur in ottica molto ammodernata.

Da quello che dirò qui, è facile capire come io sia personalmente molto critico su certe scelte operate da scrittori ed Editori sui libri di fantascienza pubblicati oggi. Questo in tutto il mondo, ma soprattutto nel nostro Paese.

Credo che la fantascienza debba essere una letteratura di avventura e il fatto che i premi letterari di cui sopra scelgano ultimamente romanzi involuti, con echi distopici, panorami di incomunicabilità, ha contribuito parecchio a una affossamento delle vendite.

Sia chiaro: è una mia impressione. Non sto accusando nessuno! Probabilmente qualcuno potrà ben contraddirmi con cifre che io non possiedo.

Ma tornando a bomba, ho osservato come tutti i libri di Clive Cussler seguano una specie di ‘schema’ studiato apposta per costruire un blockbuster.

Solo per riferimento, prendiamo l’ultimo suo romanzo uscito poco prima della morte: Il destino del faraone.

Anche questo ‘successo’ segue il solito schema collaudato:

  1. Si parte sempre da un fatto del passato: qualcosa di noto, di cui si vive all’inizio qualche scena in diretta. Nell’ultimo romanzo si tratta di una delle piaghe dell’Egitto: la morte dei primogeniti.
  2. Ai giorni nostri, cominciano a rimanere coinvolti i personaggi di Clive, in genere membri di una organizzazione marittima detta NUMA (National Underwater and Marine Agency). Inizialmente erano in pratica solo due, Dirk Pitt e Al Giordino, poi col tempo si sono aggiunti altri interpreti e comprimari. Costoro piombano più o meno casualmente nel cuore del problema, la cui origine risale sempre a ciò che è successo al punto 1. Come la mitica Signora in Giallo sono sempre puntuali in mezzo ai guai!
  3. Ora, esiste la necessità di presentare i personaggi senza troppa enfasi: molti lettori li conoscono già, quindi occorre trovare un modo per ri-presentarli. Chissà come si organizzava il nostro Clive: certamente questa parte la commissionava al gruppo dei migliori descrittori di ambienti nella sua equipe. Non sono mai molte pagine, ma sono peraltro importantissime per l’ambientazione. Solo dopo la scrittura e il completamento del punto 3, l’equipe poteva proseguire col lavoro.
  4. Esiste una regola tecnica molto semplice nell’opera di Clive Cussler: il romanzo deve necessariamente essere diviso in capitoli. Ogni capitolo deve essere breve (una lettura che non dovrà mai superare i 5 minuti). Ogni capitolo successivo alla parte relativa al punto 3, deve finire con qualcosa di terribile, misterioso, o letale per i personaggi principali. Dirk Pitt sentì la canna di una pistola contro la nuca. (fine capitolo) “…sappiamo dove sono! Li raggiungeremo e li uccideremo.” (fine capitolo) L’acqua della cisterna saliva sempre più e ormai arrivava all’altezza del torace, ma le corde non cedevano. (fine capitolo).
  5. I capitoli debbono essere almeno una settantina.
  6. I guai di ogni fine capitolo debbono essere sempre un po’ diversi, sempre apparentemente insuperabili, ma seguendo una trama certamente dettata da Clive in persona. Almeno per tutti i libri fino a qui.

È facile immaginare un gruppo di soggettisti che tracci un elenco di problemi in cui gli interpreti dovranno essere coinvolti, naturalmente con descrizione della possibile soluzione. Più sarà impossibile immaginare una salvezza per i personaggi, più articolata dovrà essere la salvezza.

In realtà questo semplice, ma articolato schema non è stato sempre utilizzato da Cussler. Per esempio non era proprio così nei primi due romanzi  passati praticamente inosservati nel mondo e in Italia: Enigma e Vortice. Intendiamoci, lo spunto vincente c’era già, ma il passato era nei due casi l’ultima guerra mondiale. Cussler non aveva ancora avuto modo di lanciare la propria fantasia verso altre epoche e altri lidi.

Il grande successo inizia con l’utilizzo dello schema sopra indicato nel romanzo “Recuperate il Titanic!” che segue in tutto e per tutto i passaggi indicati qui sopra. Anche in questo libro si parte da un passato relativamente recente, in cui già si descrive un’operazione che a quel momento era pura fantasia: il ritrovamento del Titanic.

Man mano che il successo di Clive Cussler procede, il passato si fa più remoto e i misteri meno immaginabili: cosa ci fa una corazzata della rivoluzione americana in mezzo al deserto del Sahara? Lo sapevate che una nave di Sir Francis Drake aveva recuperato un enorme tesoro Inca, oggi non solo scomparso, ma di cui mai si era saputo? Sapevate che Nel 7120 a.C. una cometa ha colpito la Terra eliminando quasi tutta la vita terrestre, compresa Atlantide?

Ma soprattutto, sapevate che Dirk Pitt e compagni sono perfettamente in grado di recuperare tutte le informazioni necessarie per spiegare questi e mille altri misteri? Naturalmente affrontando costantemente una ben armata schiera di nemici i quali non vorrebbero che tali misteri siano spiegati.

Quindi è certamente possibile vendere molte copie di romanzi, utilizzando la tecnica necessaria.

Anche, o forse soprattutto, se questi romanzi richiamassero in qualche modo l’avventura e la fantascienza.

 

Copertina tratta da Nicola Romani / Ansa
© Franco Giambalvo 2020