Lunedì 21 maggio a Pittsburgh verranno assegnati I Premi Nebula di cui ci siamo già interessati: il prossimo giovedì pubblicheremo un commento sui risultati e sui vincitori. Detto questo, voglio solo aggiungere che i titoli di quest’anno non mi hanno entusiasmato, ma ne parleremo, appunto, giovedì.

Invece oggi voglio parlarvi dei romanzi selezionati per il Premio Hugo 2018, la cui assegnazione avverrà a San José in California. Anche qui, come al solito, ignoreremo pressoché del tutto le altre selezioni, concentrandoci sui romanzi. Continuo con perseveranza in questa operazione, sperando che qualche operatore legga i miei commenti e possa così decidere cosa pubblicare in Italia. Per il momento non ho nozione che gli Editori mi seguano in questo sforzo!

Ad ogni modo, ecco i sei romanzi selezionati per vincere il Premio Hugo:

  1. The Collapsing Empire, di John Scalzi (Tor)
  2. New York 2140, di Kim Stanley Robinson (Orbit)
  3. Provenance, di Ann Leckie (Orbit)
  4. Raven Stratagem, di Yoon Ha Lee (Solaris)
  5. Six Wakes, di Mur Lafferty (Orbit)
  6. The Stone Sky, di N.K. Jemisin (Orbit)

John Scalzi


The Collapsing Empire, di John Scalzi

Non ho letto tutti i romanzi, nel qual caso lo dichiarerò chiaramente ogni volta. Questo è uno dei libri che ho letto. Storia interessante, ma non eccezionale: in questo universo di John Scalzi gli ammutinamenti sono regolati per legge. È possibile farli, ma se non riescono gli ammutinati possono essere fatti fuori senza preavviso: nessuna pena prevista né per una parte, né per l’altra. All’inizio del libro assistiamo proprio a uno dei questo ammutinamenti, interrotto bruscamente perché la nave spaziale è uscita dal Flusso! Dovete sapere che non esiste modo per superare la velocità della luce, tuttavia nell’universo esistono questi Flussi, che ti portano come binari da un punto all’altro. Uscirne in mezzo al nulla è un suicidio, perché è difficilissimo ritornarci dentro. Bisogna trovare una Secca, che però pare essere rara e il loro comportamento è  capriccioso: si aprono e si chiudono abbastanza casualmente.

Tutto questo lo trovate in un lunghissimo prologo, mentre la storia (ormai ci stiamo abituando) non esiste; ci sono tre diverse linee di racconto. In più tutto finisce nel bel mezzo dell’azione e quindi il povero lettore si troverà dentro a una ennesima saga spaziale.

Kim Stanley Robinson

New York 2140, di Kim Stanley Robinson

Il libro esiste già nella traduzione italiana, come spesso succede, per merito di Fanucci. Le calotte polari si sono parzialmente sciolte in due successivi episodi, chiamati prima e seconda ondata. Questo disastro ho provocato l’innalzamento del livello del mare non di molto, ma quei 15 metri che sono stati sufficienti ad allagare Lower Manhattan, vale a dire il tratto di New York che arriva più o meno fino all’Empire State Building. I cittadini si sono adeguati alla situazione e le strade, diventate canali, sono percorse da vaporetti, o da racer veloci a seconda dell’agiatezza degli abitanti. Poi ci sono i ponti e le passerelle che collegano un edificio all’altro, se vicino all’acqua sono di legno, se all’altezza dei trentesimi piani sono grandi tubi di plastica. Ma ci sono anche quelli che abitano sotto il livello dell’acqua. I gestori dei garage di motoscafi stanno in basso, i gestori degli hangar per dirigibili abitano sui tetti.

Anche questo romanzo non è affatto un romanzo nel senso più tradizionale: si tratta di una sequenza, piacevole, di racconti. È vero che tutto si svolge nel ristretto ambiente della Bassa Manhattan e la descrizione degli ambienti e dei personaggi è decisamente pittoresca e molto ben fatta. I “racconti,” chiamiamoli così, assomigliano in qualche modo a dei capitoli, quando lo stesso personaggio ricompare di volta in volta.

Ritengo che questo sia il migliore tra i libri selezionati e io voterei per lui.

Ann Leckie

Provenance, di Ann Leckie

Di questa autrice ho fatto il pieno nei tre anni precedenti, in cui mi sono letto tutta la trilogia Ancillary. Pesante e poco interessante (sia chiaro è il mio parere). Questo libro al momento non l’ho ancora affrontato ed è per ciò che riporto la recensione di Adam Roberts:

Il romanzo è ambientato nello stesso universo Radchaai della trilogia con cui Leckie ha debuttato, ma abbandona la storia di Breq. Qui Ann Leckie introduce Ingray, una giovane aristocratica del sistema Hwae, che usa tutto il denaro di una sua futura eredità per pagare a un certo Pahlad Budrakim, l’organizzazione della fuga da un orribile pianeta prigione chiamato eufemisticamente “Trasloco Compassionevole.” Il crimine di Pahlad è il furto, presunto, di alcuni venerabili manufatti storici, il cui recupero, secondo Ingray, potrebbe garantirle un accrescimento sociale. Ma le cose vanno subito male. Ingray ha speso tutti i soldi per l’evasione ed è povera: la sua educazione d’alto bordo non l’ha preparata a questa situazione. In più, un intrigante fratello è pronto a sfruttare la sua disgrazia e la ragazza si ritrova coinvolta nei giochi di potere familiari, ma anche nelle ben più pericolose trattative galattiche tra specie aliene potenzialmente feroci.

Provenance è un romanzo costruito in modo piuttosto superficiale, anche se intricato. Fa soprattutto conto sul personaggio principale, trascinando il lettore tra i pro e i contro di arcani protocolli sociali, termini costituzionali e trucchi legali. Ingray è un’eroina simpatica, ma non così interessante. Molta SF attuale è orientata su questi paradigmi: vengono subito in mente Lois McMaster Bujold e John Scalzi, ma  Provenance è un romanzo meno interessante dei suoi antesignani.

Yoon Ha Lee

Raven Stratagem, di Yoon Ha Lee

Non ho mai apprezzato Ninefox Gambit  il primo libro di questa serie, ma fortunatamente ho scoperto in rete qualcuno che invece lo ha apprezzato e apprezza abbastanza anche questo Raven Stratagem: si tratta di Alessandra (Fragments) Cristallini. Lascio a lei il (per me) difficile compito di raccontare questo romanzo:

Ninefox Gambit mi era piaciuto parecchio, così mi sono buttata sul sequel appena possibile. Devo ammettere però che non è stato come me lo aspettavo. Certo, verso la fine ho capito il perché delle scelte dell’autore, ma non sono sicura che mi piaccia comunque il sistema che ha adottato. […] Per quasi tutto Raven Stratagem seguiamo il punto di vista di personaggi secondari. […] A questo punto avrei preferito dei personaggi secondari più interessanti. […] Le battaglie spaziali dovute alla tecnologia basata sul calendario sono sempre un piacere da leggere, anche perché a questa fase ci si abitua al fatto che funzionano più o meno come la magia. Non posso dire che si tratta di un romanzo noioso, non sarebbe la verità. Anzi, per essere il secondo di una trilogia ha un finale a dir poco spettacolare, del tipo che fa venir voglia di prendere in mano subito il terzo e ultimo romanzo.

Ok; aspetto altri commenti.

Mur Lafferty

Six Wakes, di Mur Lafferty

Un romanzo un po’ claustrofobico, ma brillante, almeno nelle premesse: un’astronave, si scoprirà ben presto che ha un equipaggio di ex delinquenti che hanno scelto di essere inviati lontano utilizzando un sistema di clonazioni. Il sistema consiste in questo, man mano che la vita di un viaggiatore arriva al termine, l’individuo sarà sostituito da un suo clone perfetto molto più giovane, in cui viene automaticamente riversata tutta la memoria fino al momento della morte. La storia inizia con il risveglio di uno dei cloni nella vasca di generazione, una donna, la quale scopre che tutti e sei i passeggeri della nave debbono essere morti in contemporanea. Infatti nelle altre cinque vasche si stanno risvegliando tutti i cloni. Per farla breve, qualcuno ha probabilmente ucciso tutto l’equipaggio. È un attentato, chiaro, ma chi è stato? E poi, perché gli ultimi ricordi di tutti risalgono a molti decenni prima?

I primi capitoli hanno troppi tecnicismi, ma poi la storia prende il via. La scrittura è brillante, anche se la trovata finale potrebbe essere più brillante.

N. K. Jemisin

The Stone Sky, di N.K. Jemisin

Questo è il terzo (e ultimo?) volume della serie Broken Earth. A mio modo di vedere esageratamente incensata: basti dire che i primi due volumi hanno vinto entrambi i premi Hugo 2016 e 2017. Ma allora perché a me non piace? Semplicemente perché lo stile usato non mi è consono e perché dopo un primo volume molto interessante gli altri due non lo sono allo stesso livello.

I recensori stranieri commentano come se fosse una “trovata” l’utilizzo del “tu” narrante. Sarebbe un “io” narrante che però utilizza il “tu”. Qualcosa del tipo: “Ti svegli e ti ricordi un mondo ricco e verde, con dirigibili colorati che attraversano il cielo e invece senti subito freddo. Sai che anche la spaccatura equatoriale non dà più il caldo che ci si sarebbe aspettati. In più la spalla destra ti fa un male terribile. La tocchi e senti una concrezione orribile, che vorresti scalpellarti via…”

Sì, infatti l’orogene Nassun si risveglia con una spalla che si sta trasformando in roccia: è una malattia che colpisce gli orogeni più in gamba, vale a dire quelle persone capaci di sollevare, scardinare, muovere le zolle più profonde del pianeta col solo pensiero. L’autrice usa questo strano linguaggio con frequenti accenni a cose “schifose:” croste che crescono sul corpo, chelomi, arti pietrificati divorati dai mangia pietre…

Sapete una cosa? La Jemisin vincerà anche questo Hugo! Probabile. Ci sono già schiere di entusiasti supporter, ma ciò non toglie che questo modo di scrivere a me non piaccia.