Copertina: Mur Lafferty fotografata da JR Blackwell

Mur Lafferty non è ancora molto nota in Italia, eppure arriva al notevole risultato di imporre il suo ultimo romanzo “Six Wakes” tra i finalisti ai Premi Hugo del 2018.

La storia si svolge su una astronave lanciata verso una non troppo lontana stella per raggiungere un pianeta che dovrebbe essere abitabile. Nella stiva migliaia di esseri umani congelati e in animazione sospesa, alla guida solo sei persone. Il viaggio dovrà durare 400 anni e l’equipaggio è formato da cloni: a ogni loro morte verranno automaticamente clonati e potranno così sopravvivere tranquillamente fino alla fine del viaggio. 

l’inizio del romanzo sembrerebbe ipotizzare una specie di “poliziesco” spaziale: i sei cloni si scoprono tutti morti contemporaneamente e tutti sono in rinascita nella vasca di clonaggio: chi li ha uccisi? Uno dei sei, di sicuro, Ma perché?

Il libro è suddiviso in sei parti, dette in prima Wake, seconda Wake e così via fino alla sesta Wake. Mur, che cosa intendi con Wake? Un risveglio? Una veglia funebre? Argomento che credo potrebbe interessare anche un prossimo, prevedibile traduttore.

La parola “wake” significa parecchie cose in inglese: uno è il risveglio del mattino, poi “waking up” è anche un modo di dire per indicare una improvvisa epifania, poi c’è appunto la veglia funebre, gente che veglia il morto, seguendo i riti di alcune religioni. In principio il mio concetto era di piangere ogni personaggio, perché tutti erano arrivati alla loro ultima vita, infatti, se ricordi, il computer aveva smesso di clonarli e quindi non sarebbero sopravvissuti molto a lungo. Ma poi la storia si è evoluta e allora ci può benissimo stare anche il “risveglio”, cioè il risveglio del mattino, ma anche il risvegliarsi metaforico.

Il modo in cui si sviluppa il racconto è abbastanza diverso dalle premesse. La storia diventa più uno studio psicologico dei personaggi e il mistero di questo improvviso Risveglio diventa in qualche modo secondario. Il racconto è alternato tra tempo presente in cui si seguono gli avvenimenti sull’astronave e tempo passato in cui si esplora il carattere e la storia dei personaggi, le loro vite su Luna, su Terra, con la partecipazione di straordinari manigoldi e geni irraggiungibili.

Quasi subito si scopre che la parte più complessa e sensibile di queste clonazioni è il trasferimento dei ricordi, cioè della personalità precedente fino al momento della morte. E si capisce che questa sincronizzazione non è sempre perfetta. Anzi!

Qui, a mio avviso, il libro cambia in qualche modo stile: diventa quasi un racconto in stile Cyberpunk.

Io vedo il Cyberpunk come una storia che parli di enormi modifiche del corpo e di considerevoli decisioni che coinvolgono delle nazioni, per cui non penso che questo faccia parte del mio romanzo.

La scrittura  tende a essere decisamente letteraria, in qualche modo più ricercata dei normali libri di questo genere, con uno studio più psicologico che “avventuroso.” Anche se le parti di thriller non sono poche: inseguimenti, pazzie, assassinii e tentati assassinii.

Per i miei personalissimi gusti letterari, avrei gradito più descrizioni ambientali, che non mancano, ma mi hanno sempre dato la sensazione di muovermi in ambienti asettici. Non so descrivere bene questa sensazione che è l’unico lato non completamente positivo nella lettura del romanzo: la parte centrale dell’astronave è un grande lago, ma lo vediamo troppo poco; i passeggeri non li vediamo mai.

Be’, chiunque può esprimere una sua opinione, anche se mi faccio un punto personale di non rispondere mai alle critiche.

Per concludere direi che il romanzo si legge davvero bene. L’idea è sviluppata al meglio  e molti personaggi potrebbero essere ripresi per una storia futura. In questo periodo pullulano le trilogie, anche se questo romanzo nasce per essere da solo. Tuttavia alcuni degli hacker, il personaggio giapponese, l’ex prete, hanno una bella struttura e una importante storia da sviluppare. Mur, prevedi di proseguire prima o poi questa storia?

Ho qualche spunto su come avrebbe potuto andare avanti questa storia, ma per il momento la decisione è nelle mani degli Editori… che hanno deciso di non pubblicare altri libri sull’Universo dei Sei Risvegli.

A proposito della struttura chiaramente “letteraria,” faccio volentieri riferimento a una tua risposta  che leggo alla fine del libro, in una tua intervista. Là dove ti chiedono: “Da dove nasce l’idea di Six Wakes?” tu dici: “Mia intenzione era quella di fare un’opera letteraria, ma ti dico invece la verità. Giocavo sull’iPad a una battaglia spaziale chiamata FTL (Faster Then Light), dove c’era una nave con tanto di infermeria con creazione dei cloni […]”

È davvero così?

L’ispirazione per scrivere arriva da un numero infinito di posti. Era un bel po’ che volevo scrivere una storia su una nave generazionale, in cui l’equipaggio rimanesse vivo e attivo per tutto il percorso e questo per esplorare i possibili conflitti che ne potevano derivare. Quando mi sono messa a giocare a quel gioco e ho visto il concetto di usare la clonazione non per fare più copie della stessa persona tutte assieme, ma piuttosto per poter prolungare la vita, ho capito di avere la risposta che stavo cercando, influenzata anche dai lavori di Elizabeth Bear, Charlie Stross e Agatha Christie.

Grazie Mur per la tua disponibilità: spero che i lettori ti premino agli Hugo!

Grazie, Franco! È stato un piacere.

© 2018 Franco Giambalvo & Mur Lafferty