In copertina Kim Stanley Robinson come lo vede Stephan Martiniere.

I premi Hugo 2018. saranno decisi il 19 agosto 2018, a San Jose, California, Stati Uniti.

Mi sono rifiutato di leggere Raven Stratagem e di commentare The Stone Sky e di certo ho sbagliato. Ho sbagliato perché, se non credo possa vincere Raven, ho invece la forte sensazione che il pubblico abbia tutte le intenzioni di premiare N. K. Jemisin, la quale a mio avviso non se lo merita più!

Oggi parlerò di un altro romanzo che partecipa agli Hugo 2018, cioè New York 2140 addirittura disponibile nella traduzione Italiana. Per l’Editore Fanucci.

Ho intenzione, di pubblicare prima della premiazione prevista il 19 agosto, una breve recensione di Six Wakes, romanzo di Mur Lafferty, autrice che abbiamo contattato e che ci ha promesso di intervenire direttamente.

Questo è l’elenco dei sei romanzi selezionati per i premi finali in un ordine qualsiasi. Dopo la premiazione saremo in grado di stilare anche una classifica completa.

Per questa breve recensione avremmo voluto far intervenire Kim Stanley Robinson, autore di New York 2140, ma non siamo riusciti a contattarlo: ci riserviamo di averlo con noi in seguito.

Questo New York 2140 non è un vero e proprio romanzo, piuttosto una interessante serie di racconti, più o meno collegati tra loro.

La città di New York è stata in parte allagata in seguito al parziale scioglimento delle calotte polari: tutta la zona sud di Manhattan, fino più o meno a Harlem. Quindi dal Village a Central Park. I racconti seguono due o tre filoni, alcuni entusiasmanti. altri decisamente noiosi.

Met Life Tower

Ci sono due o tre punti di collegamento. Per esempio l’edificio della Met Life Tower, su Madison Square, dove inizialmente sono scomparsi due programmatori che abitavano sul tetto. Di quando in quando la storia torna a interessarsi di loro, ma non esistono filoni davvero principali. Seguiremo qui un vero e proprio comitato condominiale, con tanto di regole quasi statali.

La città vive nell’acqua. I grandi grattacieli sono enormi condomini con addetti alla gestione, con mense disponibili per gli abitanti, scantinati in cui si controlla che l’acqua non rechi danni alle strutture, sottili passerelle all’altezza dei quarantesimi piani per collegare un edificio con l’altro.

I più ricchi possiedono veloci motoscafi che vengono appesi ai soffitti dei garage un tempo a livello del suolo, ora grandi capannoni inondati. Ma il traffico nei canali è molto spesso terribile e non è forse il modo migliore di viaggiare.

Poi ci sono avvenimenti imprevedibili: due ragazzi che sembra possano aver trovato un tesoro sotto le acque del Bronx, un edificio che alla fine crolla travolgendo non si sa quanti disperati, una giornalista che trasmette da un dirigibile mentre trasporta degli orsi polari…

Uno dei problemi di questo libro è la lunghezza esagerata: in definitiva si tratta di una semplice raccolta di racconti! Se l’Autore avesse emendato il tutto lasciando solo le parti entusiasmanti (che sono molte) saremmo di fronte a un capolavoro.

Invece ci troviamo davanti a lunghissimi capitoli in cui, per esempio, un broker cerca di spiegarci la bellezza del suo lavoro in una Wall Street inondata e debbo dire che in questo caso l’autore si è perso la mia attenzione. Il tentativo di aggiungere una nota sexy al povero bastardo, temo sia miseramente naufragato!

Eppure ci risulta che Kim Stanley Robinson abbia voluto proprio sottolineare questa parte finanziaria della storia. Da alcune sue interviste si ricava piuttosto chiaramente:

Ecco, volevo scrivere un libro sulla finanza globale, così come è adesso e come la possiamo capire, andare oltre e fare in modo che funzioni per tutti quanti. […] Nel libro si parla del cambiamento climatico, che in pratica è un disastro finanziario, causato o dall’economia, o dalla cattiva tecnologia, o anche solo dal fatto che siamo in troppi sulla Terra […] Noi ci muoviamo in un contesto economico, barra politico che ci crea dei problemi attuali ed è parecchio difficile entrare dentro e inventarci delle soluzioni. Questa è la storia che io volevo raccontare.

La mia sensazione è che Robinson sia caduto in quella che io chiamo la “Sindrome di Moby Dick.” Si dice che a suo tempo, Herman Melville si fosse impegnato a scrivere un testo di divulgazione scientifica sulle balene. Infatti nell’originale di Moby Dick troviamo interi capitoli dedicati alla descrizione fisica dei capodogli e alle loro abitudini, all’ambra grigia e così via. Quando poi, nel tempo, quel libro è stato opportunamente apprezzato, in pratica si sono cancellati, o esclusi tutti i capitoli para scientifici ed è il rimasto un capolavoro!


N.B.: Dopo la prima pubblicazione (2 agosto 2018) alcuni qualificati amici hanno voluto esprimere delle opinioni e aggiungere i loro commenti sul gruppo Facebook Romanzi di Fantascienza e ho chiesto loro se potevo riportare qui alcune delle loro espressioni. Ecco quindi una interessante appendice a quanto detto nell’articolo.

Harvey Gigante: Dalla recensione non è chiaro se tu abbia letto altre cose di KSR, come la trilogia di Marte. Dico questo perché quella di inserire dei mini-saggi di qualsiasi cosa nel racconto e di dedicare ogni capitolo a personaggi diversi è proprio la caratteristica di questo autore. Quelli che lo amano lo amano per questo. Detto ciò, sto leggendo proprio in questi giorni questo libro e finora mi sta appassionando meno dei tre di Marte, quindi aspetterò di averlo finito per confermare le mie sensazioni.

Sandro Pergameno: il libro è bellissimo, una miscela originale e divertente di ironia, personaggi intriganti e ben costruiti e sapiente estrapolazione sociale (c’è un po’ di retorica antifinanza cui siamo ormai abituati, ma non guasta l’effetto). e il ritratto dell NY sommersa dalle acque è spettacolare.

Michele Castellano: che si tratti “semplicemente” di una raccolta di racconti è secondo me una lettura davvero sbagliata, e di molto. Come tutte le opere di Robinson,si tratta di un romanzo corale, con diversi personaggi che interagiscono più o meno, ma che tutti insieme formano il “coro”. Non bisogna poi dimenticare il personaggio principale che è la base della vicenda, e cioè l’ambiente. Questo non è per me il miglior romanzo di Robinson, e avevo cercato di spiegarlo a suo tempo, specialmente per un finale iperottimista e semplicistico, ma tratteggia nel suo solito ottimo modo un possibile futuro prossimo…

Sandro Pergameno: come dice Michele Castellano, non è una raccolta di racconti ma un romanzo corale, cosa ben diversa. Il romanzo corale è una struttura narrativa assai complessa, in cui l’autore segue le vicende di vari protagonisti che vanno pian piano a coincidere in un finale in cui tutti sono coinvolti, in varia misura. molto più dunque che una serie di racconti. tra l’altro il romanzo corale è stato usato solo da pochi autori di grande spessore, a partire da John Dos Passos, e ripreso nella sf da Philip Dick in molti dei suoi capolavori (I simulacri e Le tre stimmate di PE, ad es.), e da John Brunner nei suoi tre grandi romanzi corali (Tutti a Zanzibar, Il gregge alza la testa e L’orbita spezzata). pochi altri autori come KSR si sono cimentati con questo tipo di opera. è molto più semplice seguire un solo protagonista.

Fabio Ghini: NY 2140 non sarà, forse, il migliore romanzo di KSR, ma stiamo parlando di uno scrittore che tra i contemporanei, secondo me, non ha eguali. Colto e mai banale, proietta argomenti di stringente attualità adoperando i protagonisti per veicolare il messaggio. NY 2140 appartiene senza dubbio al genere Cli-Fi (climate fiction) e riesce a mixare con equilibrio tematiche finanziarie con l’uso sovente (!) dell’ironia.