Copertina di Michael Whelan, tratta dal romanzo Elric de Melniboné pubblicato da Edizioni Nord.

Dopo tantissimo tempo e infinite insistenze, ecco che un importante partecipante al primo esperimento de La Bottega del Fantastico ha finalmente accettato di uscire alla luce e farsi vedere sulla scena che fino a oggi non ha mai voluto calpestare. Si tratta di Riccardo Fabiani, entrato alla Bottega per curare la sezione Fantasy, a quel tempo praticamente una zona ignota per tutti noi altri. Sapevo che Riccardo aveva scritto (ma non pubblicato) un romanzo. Che lo aveva curato con amore. Che utilizzava i nomi dei suoi personaggi come avatar per entrare nei siti fantasy. Allora ho deciso di affrontarlo ancora una volta. “Basta! Adesso parliamo del tuo romanzo.”

Questa è la storia, o parte di essa. Dico che prossimamente pubblicheremo un paio di frammenti di quel romanzo e mi aspetto dei ricchi commenti a proposito!

F.G.

Intorno al 2009 con una amica, alla quale ero legato da una profonda e affettuosa amicizia, decidemmo di scrivere un romanzo di sword & sorcery a 4 mani.

Premetto che la co-autrice, che per comodità chiamerò Roxa come il suo personaggio nel romanzo, era totalmente digiuna di letteratura fantasy e incominciai ad avvinarla al genere facendole leggere saghe tipo Elric di Melniboné o Il principe Corum (M.Moorcok), il cicli dei Principi in Ambra (R.Zelazny), Tre cuori e tre leoni (P.Anderson) e così via.

Divenuta una divoratrice di opere fantasy acconsentì di buon grado di cimentarsi con me nell’impresa. Fino a qui tutto bene ad accezione del fatto che Roxa abitava a più di 400 km da Milano.

Quindi lunghe telefonate, stesura di uno schema di massima della storia, creazione dei personaggi confrontandoci frequentemente sul cosa e come fare..

L’ambientazione del romanzo può in un primo momento sembrare derivante dai meccanismi Dungeons and Dragons (famosissimo gioco da tavolo creato da Gary Gygax e Dave Arneson nel 1974 da cui sono stati tratti innumerevoli spin-off letterari ed altrettanti videogames di successo) ma in realtà abbraccia anche una trama più cosmica, dimensioni forse parallele o forse interiori ai personaggi.

Si trattava di trovare una collocazione geografica in un modo di fantasia e così creamo il mondo di Ownworld (per l’appunto il nostro mondo) suddiviso in varie terre per lo più ancora inesplorate.

La provincia città di Askalon è quella dove si svolge la maggior parte del romanzo ma i territori che i nostri protagonisti dovranno attraversare sono numerosi e molto diversi tra loro. Come escamotage narrativo abbiamo collocato questa “provincia” in un’area che avesse vaste pianure, impervie vette innevate ed uno sbocco sul mare. Insomma, alla mal parata, avevamo una ampia libertà di luoghi per lo snodarsi della trama.

Decidemmo anche che gli “eroi” non dovevano essere personaggi da hack and slash, ma esseri con le loro debolezze, spesso introspettivi e alla ricerca di sconfiggere le loro paure interiori.

Infatti i protagonisti insieme o separati avrebbero dovuto far fronte alle forze dell’oscurità incombente sul mondo di Ownworld.

Serie di personaggi per giocare a Dungeons and Dragons

Come in ogni saga fantasy (e traendo spunto da D&D citato prima) i protagonosti agiranno il più delle volte con un loro party molto eterogeneo; nani, maghi; monaci, gladiatori solo per citarne alcuni.

La loro missione sarà quella di ristabilire l’equilibrio della bilancia cosmica che contrappone il bene al male, la luce alle tenebre.

Abbiamo, inevitabilmente rubacchiato qualche spunto da libri letti, ma in modo molto “elegante” senza plagiare nessuno. Più che piccoli furti mi piace chiamarli citazioni che ogni appassionato di fantasy non potrebbe non cogliere.

Nella stesura del romanzo ci eravamo però accorti di aver creato la “parte oscura” troppo potente per i nostri eroi ed il loro gruppo. Introducemmo delle figure mistiche (come il Bardo e Pilgrim tra gi altri), esseri a cavallo del tempo e delle dimensioni ed atte a fornire l’aiuto necessario ai protagonisti.

Protagonisti che a poco a poco si rendono conto essere diventati strumento di un grande disegno non conoscendo però chi tiri le fila del tutto.

Torniamo alla stesura del romanzo che ho ripreso in mano grazie anche alle insistenze di Franco Giambalvo, vecchio e valoroso compagno d’armi nella purtroppo breve vita di La Bottega del Fantastico.

Dopo tanto tempo mi sono saltate all’occhio immediatamente le differenze stilistiche nella scrittura, più morbida, descrittiva, intimistica, tipicamente femminile quella di Roxa e più asciutta, volta all’azione e al supernaturale quella scritta da me. Mi sono anche chiesto se in realtà non stessimo scrivendo uno psicodramma su noi stessi, forse.

Ma nell’insieme il tutto sembra ancora funzionare, nella lettura riemerge ancora quel “sense of wonder” che ci aveva ispirato e ci aveva stimolato per lungo tempo.

Non so se il romanzo arriverà mai alla conclusione, fare tutto da me mi sebrerebbe appropriarmi di una parte non mia, vedremo; magari mi tornerà il desiderio di portare, in qualche modo,a termine il romanzo:

Qualche dardo magico di fiamma, qualche fendente con una spada incantata o un incantesimo di ispirazione potrebbero forse darmi la spinta necessaria.

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