Un’Ambigua Utopia è stata una delle pubblicazioni più famose tra le cosiddette fanzine.

In una nostra precedente presentazione, Giuliano Spagnul, uno degli storici fondatori, ha voluto precisare che “è stata una rivista di movimento, una tra le tante pubblicazioni dell’estrema sinistra di quegli anni […] la sua ambizione e collocazione, [è stata] quella di essere una rivista di politica e cultura.”

Tutto nasce negli anni d’oro della fantascienza italiana, quando Vittorio Curtoni è apparso con impeto sulla scena culturale, permettendo e alimentando dialoghi di natura molto complessa.

Come succede spesso con le riviste orientate socialmente e politicamente, esisteva anche un capo carismatico, che individuiamo in Antonio Caronìa, professore e intellettuale, che purtroppo ci ha lasciati il 30 gennaio del 2013.

Un'ambigua utopia: Antonio CaroniaCaronia (accento sulla ì) aveva aderito a questo collettivo politico-letterario, come si legge sull’articolo di Wikipedia che abbiamo linkato qui sopra: “Nel 1978 nasce in lui l’interesse per la fantascienza, aderendo al collettivo milanese Un’ambigua utopia ispirato fin dal nome al romanzo di Ursula K. Le Guin ‘I reietti dell’altro pianeta’, di cui un’ambigua utopia è il sottotitolo. Nel collettivo partecipa oltre che alla rivista omonima, anche alle numerose attività che il gruppo organizza.”

I nove numeri originali, di cui l’ultimo pubblicato nel 1982, sono tutti reperibili nei due volumi Nei Labirinti della fantascienza per i tipi di Mimesis editore.

Adesso, quasi quarant’anni dopo la fine apparente dell’avventura, il rinnovato collettivo di Un’Ambigua Utopia può pubblicare tutti e nove i vecchi numeri con riproduzioni fotostatiche PDF di ottima qualità e gratuiti per tutti.

Ma la notizia più nuova  è che l’altro giorno, mi telefona Marco Dubini, anche lui tra i fondatori di UAU come la chiamano i creatori, dicendomi che se i primi nove numeri della rivista si erano fermati negli anni ottanta, adesso era stato pubblicato un numero 10. Ma soprattutto mi dice che già si sta pensando a un numero 11.

Mi spiega Marco:

Il n. 10 è stato realizzato da Giuliano Spagnul e da giovani allievi di Antonio Caronia (Antonio insegnava all’Accademia di Brera), ai quali Antonio aveva donato, prima di lasciarci, la sua biblioteca e archivio che ora sta alla Cascina Torchiera a Milano (Piazzale Cimitero Maggiore, 18), a disposizione di chi lo vuole consultare. Della vecchia redazione solo Giuliano ha partecipato al n. 10.

Noi siamo gli altri della vecchia redazione, siamo rimasti per creare il n. 11 e cioè io (Marco Dubini), Roberto Del Piano, Michelangelo Miani, Danilo Marzorati, Gerardo Frizzati, Patrizia Brambilla, Domenico Gallo. Giuliano Spagnul non fa parte della redazione del n. 11 anche se, credo collaborerà con uno scritto su Antonio Caronia.

Un'ambigua utopia: la Cascina Torchiera

la Cascina Torchiera

Per ciò che ho capito, il numero 10 è disponibile anche in forma stampata e quindi può essere acquistato.

In attesa del numero 11, diamo quindi un’occhiata a questo numero 10.

Ogni rivista dell’Ambigua Utopia aveva un titolo, che ne caratterizzava il contenuto. Erano più o meno delle monografie.

Quando Piero Fiorili ha lasciato l’Ambigua per unirsi al progetto La Bottega del Fantastico, di cui abbiamo parlato a lungo, è stato probabilmente lui che ha suggerito di produrre una rivista monografica, come infatti furono i primi quattro numeri de La Bottega.

Seguendo la stessa traccia logica, il numero 10 dell’Ambigua si intitola La Fine dell’Uomo.

Come sempre si tratta di un prodotto molto curato: bella grafica in bianco e nero, con alcune pagine a colori.

A lato è stato anche costruito un blog firmato da Giuliano Spagnul con tantissimi articoli scritti da Antonio Caronia.

Il numero 10 continua il suo linguaggio da Collettivi anni ’80 e del resto non poteva essere diversamente.

La progressiva messa a valore di ogni tipo di tempo, non più distinguibile tra lavorativo e dopo lavorativo, feriale e festivo, sacro e profano, fino all’ultima distinzione tra veglia e sonno, rende ancora possibile una qualche esperienza individuale o collettiva che possa collocarsi all’interno di una propria specifica modalità del tempo? Un tempo alternativo al tempo dominante, istituzionalizzato?

Devo confessare che simili frasi, mi generano nostalgia.

Questa, credo significhi semplicemente: “Esiste ancora un tempo privato, o è tutto già predisposto [dallo stato]?

Ma era caratteristica propria dei Collettivi usare questi pomposi giri di parole. E apparentemente lo è ancora oggi.

L’analisi sulla Fine dell’Uomo è svolta interpellando molti personaggi che rispondono a una serie di domande sul genere di quella di cui sopra: Roberto Paura (scrittore), Domenico Gallo (scrittore), Emanuele Leonardi, Salvo Torre, Alice Dal Gobbo, Maura Benegiamo (della Community Ecologia-Mondo), l’Editore di Mimesis Giorgio Griziotti.

Seguono articoli su argomenti adatti al tema, tra cui vorrei segnalare “Una ‘nuova’ fantascienza,” articolo del 13 Dicembre 1979, tratto da Lotta Continua e firmato da Patrizia Brambilla e dal compianto Antonio Caronia.

Sono contento di questa rinascita.

Mi piace l’idea di Spagnul di coinvolgere giovani allievi dell’amico Caronia.

Anche se sembrerebbe (ahimè) che sia invece sempre la vecchia redazione a interessarsi del proseguimento della nuova pubblicazione e, immagino, del finanziamento.

 

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