La Cerimonia di Fabio Calabrese è, come succede da un po’, un racconto originale. Fabio ultimamente ha sfornato un gran numero di racconti, tutti nuovi e per il momento la nostra rivista ne ha tratto un bel giovamento. Questo, se non sbagliamo, è il quarto racconto suo che pubblichiamo: diciamo il quarto e mezzo, se volessimo contare anche Il funerale del grand’uomo, scritto originalmente dal fratello Massimo Calabrese, e poi riscritto da Fabio per la pubblicazione su Nuove Vie.

 

Se, oltre che il veterinario di famiglia, non fossi amico di vecchissima data di Buck e Bibi, non avrei accettato l’invito. Certe cose mi disturbano. Vedete, io penso che gli umani sono “solo umani”, ma proprio in quanto umani, hanno una loro dignità che noi non rispettiamo di certo quando li trasformiamo in caricature di noi stessi.

Quando sono arrivato a casa di Buck e Bibi, Paolo e Chiara mi sono subito corsi incontro facendomi festa alla maniera degli umani, buttandomi le braccia al collo e cercando di baciarmi. Sono creature molto affettuose, e io sono il loro medico da anni.

Solo dopo che Buck è intervenuto con energia per riportare l’ordine, ho cominciato a focalizzare meglio la situazione.

Chiara era stata vestita con una tutina bianca, i capelli lunghi le erano stati accuratamente pettinati, e sulla testa le era stato fissato un velo con dei fermagli. La tutina che era stata messa a Paolo, invece, era nera e sul davanti aveva una pettorina che simulava lo sparato di uno smoking col disegno di una cravatta.

I capelli di Paolo erano stati tagliati corti, e la barba, sapete che di solito i maschi umani hanno questa pelosità che esce dalle guance e dal mento e forma come un cespuglio o una spazzola; bene, era stata ridotta a un filo sottile che gli incorniciava la parte inferiore della faccia, era una cosa strana ma in un certo senso elegante.

La tutina bianca aderente di Chiara lasciava vedere perfettamente la rotondità dell’addome. Sapevo che sarebbe toccato a me occuparmene. Nelle femmine umane, il canale del parto è molto stretto rispetto alla testa del nascituro, a paragone delle femmine di altre specie, e i parti sono difficili e dolorosi. Per fortuna, le gravidanze umane sono anche lunghe, mancavano ancora diversi mesi e avevo tutto il tempo per preparare l’occorrente.

Ora che mi guardavo in giro, vedevo che la casa era affollata: c’erano tre o quattro ospiti che non conoscevo, amici di Buck e Bibi, e un paio di umani evidentemente di proprietà di questi ultimi.

I padroni di casa ci fecero accomodare nel salotto buono, la stanza più ampia della casa che per l’occasione era stata attrezzata a locale per la cerimonia. In fondo alla stanza era stato piazzato un tavolo ricoperto da una lunga tovaglia bianca che ricadeva fino a terra.

Al centro del tavolo era stato collocato un grosso libro su di un leggio, e ai lati due candelieri con le candele accese, era insomma la passabile imitazione di un altare.

Paolo e Chiara furono fatti sedere davanti all’altare improvvisato, dietro il quale Buck prese posto come officiante. Bibi si posizionò alle spalle dei due “sposi”.

Si, lo so, l’idea di un matrimonio fra umani è ridicola, ma i miei ospiti prendevano la cosa molto sul serio.

Buck si mise a leggere la formula, sempre quella che si tramanda da tempo immemorabile, e nonostante il grottesco della circostanza, non potei fare a meno di ammirarne una volta di più la bellezza suggestiva, la forza poetica.

“Vuoi tu, Paolo, prendere in moglie la qui presente Chiara nel bene e nel male, in ricchezza e povertà, in salute e malattia, nella buona e nella cattiva sorte, finché morte non vi separi?”

Bibi rispose di si per Paolo, poi fece la stessa cosa per Chiara quando la formula fu ripetuta per lei.

Buck concluse la cerimonia dichiarando Paolo e Chiara marito e moglie.

Devo dire che i due umani se ne stettero buoni e tranquilli per tutta la cerimonia. Naturalmente, essa per loro non aveva nessun significato, ma erano contenti della soddisfazione dei loro padroni. Gli umani sono creature molto sensibili.

Fu portata la torta: era su tre piani, quello superiore, più piccolo, era dolce per gli umani, gli altri due, di pasticcio di carne, per noi.

Buck mise il coltello in mano a Paolo – naturalmente si trattava di un coltello-spatola non affilato – e lo guidò a tagliare la torta. Dovette guidare la sua mano verso il piano più alto; gli umani, non bisogna dimenticarlo, hanno un olfatto pessimo, ma poi se l’è cavata egregiamente a tagliare le fette. Gli umani sono creature intelligenti e con una notevole manualità, se ben addestrati, possono fare cose incredibili.

A questo punto, sono intervenuto e ho raccomandato a Buck e Bibi di evitare che Paolo e Chiara si abbuffassero.

Questa è una cosa che sto ripetendo da anni a tutti i miei clienti. Il fatto è che molti di loro hanno idee vaghe sulle necessità alimentari degli umani. Gli umani sono golosi di dolci e molti tendono a rimpinzarli, ma questa è una cosa pessima. Sebbene gli umani riescano a metabolizzare gli zuccheri, in quantità eccessive sono molto dannosi, specialmente se si tratta di umani di casa che fanno una vita sedentaria.

Molti hanno l’abitudine di dare agli umani le stesse cose che mangiano loro, o magari i loro avanzi.

Di per sé il nostro cibo non fa male agli umani, ma non bisogna esagerare e occorre prudenza, non dimentichiamo che gli umani hanno un olfatto poco efficiente, e fanno fatica a capire se la carne è avariata.

Soprattutto, molti dimenticano che gli umani sono onnivori e hanno bisogno di una dieta variata. Occorre dare loro anche cereali, legumi, frutta, verdure.

Quando me ne sono andato, ero in preda a sentimenti contrastanti. In un certo senso si può dire che era stata una bella festa, ma mi aveva messo in imbarazzo.

Credo che sia naturale in tutti i proprietari di umani una certa tendenza a caninizzarli, ma insomma si dovrebbe quanto meno cercare di evitare le esagerazioni.

© 2020 Fabio Calabrese

 

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