I Premi Nebula 2026 sono stati consegnati nella nostra notte del 6 giugno e il risultato per quel che riguarda i romanzi, è per lo meno insolito. Stiamo parlando di The Buffalo Hunter Hunter di Stephen Graham Jones.
Durante il periodo precedente alla consegna del premio, moltissimi critici (mi domando perché?) avevano ipotizzato la possibile vittoria di due romanzi apparentemente molto simili e basati sui maghi e sulla magia, cioè The Incandescent, di Emily Tesh e soprattutto, Katabasis, di R.F. Kuang. Quest’ultimo, opera dell’autrice che ha vinto il Nebula del 2022 con il bellissimo Babel.
Ho provato a leggere entrambi i romanzi, ma sono stato abbastanza deluso da tutti e due, sicché la vittoria di Stephen Graham Jones mi sembra invece perfettamente logica.
Si tratta di un romanzo che non è di fantascienza, ma è piuttosto un bel romanzo storico con una piacevole vena Horror:

Stephen Graham Jones
La storia si ambienta nel West americano nell’anno 1912, ma l’inizio di tutto è ai giorni nostri.
Etsy Beaucarne, ricercatrice universitaria con un assoluto bisogno di pubblicare, fa fare dei lavori in casa e, all’interno di una parete, viene ritrovato un diario del 1912 scritto da un certo Arthur Beaucarne pastore luterano, nonché suo nonno. Etsy intuisce di avere tra le mani un pezzo storico di assoluto valore, con cui potrà svelare i segreti perduti della sua famiglia e ottenere anche una cattedra di ruolo.
Il pastore trascrive in bella calligrafia la storia di un indiano Piedi Neri che di nome fa Colpo Sicuro, il quale gli si è avvicinato per liberarsi di un terribile rimorso che lo ha tormentato per tutta la vita. L’uomo dimostra una quarantina d’anni, parla alla maniera dei nativi dell’epoca che poco o nulla sapevano della lingua inglese dei bianchi. Capiremo subito che, malgrado l’aspetto, di anni ne ha più di ottanta.
Ma uno dei capi di guerra dei napikwan capì che i loro soldati erano fatti così: facevano troppo rumore e non potevano avvicinarsi a noi di nascosto.
Così, quando il grande gruppo di soldati rumorosi, puzzolenti e ubriachi andò verso il Bear, sapevano che Pulcino di Gufo aveva già lasciato l’accampamento di Capo della Montagna e si era portato avanti.
E quando un Pikuni deve sfuggire ai Lunghi Coltelli, che è come mio padre chiamava i vostri soldati, dove corre?
Alla Spina Dorsale, quella che oggi chiamate Ghiacciaio, per via dei fiumi di ghiaccio che scorrono lassù in alto.
È il luogo sacro dei Pikuni.
È lì che si trova Montagna del Capo, più alta di Montagna dell’Orecchio, di Scudo Pesante e di Montagna della Piuma.
Più alta di tutte.
Un giorno il Grande Dio Bianco apparirà sulla cima della Montagna del Grande Capo, e allora essa crollerà.
Così si racconta.
In questa situazione i soldati bianchi, i napikwan, avevano organizzato una trappola per i Piedi Neri (i Pikuni) facendo travestire alcuni soldati con pelli di bisonte e inscenando un attacco a dei carri per dare la colpa agli indiani. Ma qualcosa è andato storto.
Cane Alto mi passò le redini e scese tra la neve, tra i carri e i morti, muovendosi lentamente come un cervo di terra, che per voi è un molte-zampe che tesse le sue tele negli angoli e tra gli steli dell’erba.
Fra noi quattro, Cane Alto era il più bravo a ricostruire ciò che era accaduto soltanto osservando le tracce. Se io non ero mai stato altrettanto capace, era perché tenevo sempre gli occhi rivolti al cielo, a cercare gli uccelli e le nuvole quando Capo Sole era nella sua dimora, oppure le Sette Persone e i Ragazzi Poveri quando era già notte.
Mio padre mi diceva sempre che dovevo prestare attenzione a dove mi trovavo invece di guardare più lontano di quanto potessi vedere, e so che aveva ragione. Ma sapere una cosa e farla non sono la stessa cosa. […]
Quando Cane Alto tornò, con il viso imperlato di sudore per tutto il pensare che aveva fatto e per quanto si era spinto indietro nei giorni passati, con gli occhi che guizzavano da una parte all’altra per lo sforzo di aver ricomposto nella sua mente l’intera storia, risalì a cavallo, si avvolse di nuovo nel suo mantello di pelle e ci disse che i carri stavano andando verso est quando gli altri napikwan, quelli che non erano davvero Pikuni, avevano cominciato a scagliare frecce contro di loro dagli alberi, dove i loro cavalli erano ancora legati.
Caccia-di-Fianco fece lo stesso verso che aveva fatto quando avevo interrotto il discorso sui solchi lasciati dai carri. Aveva ragione. Era scortese da parte mia interrompere.
Ma Cane Alto stava saltando la parte più importante.
«Portano tutti dei mocassini», disse Cane Alto con una scrollata di spalle. «Ma non sono Pikuni. Credo che siano mocassini napikwan. Adesso li usano anche loro?»
«Doveva sembrare che fossimo stati noi ad attaccare i carri», disse Peasy, il primo a capirlo.
«Ecco perché i cavalli…»
«Ecco perché i loro ferri», disse Cane Alto, cercando di seguire il ragionamento di Peasy, «sono tutti appesi a un albero vicino al posto dove li hanno legati.»
È proprio qui che scopriranno qualcosa di ancora più imbarazzante e impressionante all’interno dell’unico carro non completamente bruciato: qualcosa di davvero straordinario e mai visto prima.
Da qui inizierà a una catena di eventi che si svolgeranno tutti nel Montana, in un’epoca storica che parte dalla fondazione dello stato. Un ciclo di violenza che riconduce ai duecentodiciassette Piedi Neri assassinati in quell’inverno nevoso.
Un grandissimo romanzo, non facile, non di fantascienza classica, ma certamente molto valido come storia e come reperto storico.
La copertina è una interpretazione di ChatGPT
nato nel 1944, non ha tempo di sentire i brividi degli ultimi fuochi della grande guerra. Ma di lì a poco, all'età di otto anni sarà "La Guerra dei Mondi" di Byron Haskin che nel 1953 lo conquisterà per sempre alla fantascienza. Subito dopo e fino a oggi, ha scritto il romanzo "Nuove Vie per le Indie" e moltissimi racconti.