scrivere fantascienza 1

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scrivere fantascienza parte due

Seconda Parte

Scrivere fantascienza: Eroic Fantasy

Terza parte

Scrivere Fantascienza quarta parte

Quarta parte

quinta parte

Quinta parte

Ritorno a parlarvi di cosa significhi, almeno per me, scrivere fantascienza, un argomento che obiettivamente mi sembra difficile da esaurire. Chissà, questa potrebbe anche diventare una rubrica, e non sarebbe una cattiva idea e mi affretto a girarla alla redazione, invitare anche altri autori a dire la loro.

Rileggendo i tre pezzi che hanno preceduto quest’ultimo articolo, mi viene il sospetto che essi possano aver deluso alcuni lettori, infatti una domanda a cui probabilmente non ho dato una risposta sufficientemente chiara, e che è possibile che molti si pongano, è come nasce un racconto di fantascienza? Quali meccanismi mentali e quali tecniche sono sottintesi alla nascita di un lavoro letterario a cui la realtà che sperimentiamo quotidianamente offre così pochi spunti?

In qualunque attività, anche dilettantistica, ci si impegni avendo in vista qualcosa di più di una pura gratificazione personale, è necessario sviluppare un minimo di tecnica: uno scrittore dovrà imparare a esprimersi in buona lingua, rendere bene e con chiarezza quel che intende dire, evitare strafalcioni di ortografia e grammatica. È utile leggere molto, e non solo opere del genere cui ci si intende dedicare, e fare parecchio esercizio di scrittura. In più, se ci si vuole dedicare alla fantascienza, è utile avere una cultura scientifica non rudimentale.

Premesso questo, però siamo solo alla superficie della questione: queste sono pre-condizioni dell’attività di autore, ma da sole assolutamente non bastano. Da dove nasce l’idea per un racconto (o un romanzo)?

Io non so se la risposta che posso dare valga per la narrativa in generale, ma di certo vale per quella fantascientifica: essa viene da una violazione delle aspettative del lettore.

L’esempio più classico, che ho più volte richiamato, è Sentinella di Frederic Brown. Noi ci aspetteremmo che la sentinella, la “persona” di cui assistiamo al soliloquio sia un essere umano e che i mostri alieni siano effettivamente tali, invece è il contrario.

Per andare oltre, il discorso deve diventare di necessità soggettivo.

Ciascuno di noi è nel campo della scrittura un autodidatta, e io personalmente non conosco altri metodi all’infuori di quello della violazione delle aspettative che credo di aver ampliato, stiracchiato ai limiti del possibile, condito in tutte le salse.

Scrivere fantascienza quattro: Strani GiorniIo sono consapevole del fatto che questo comporta spesso un modo di procedere che non è quello che solitamente ci si aspetta da uno scrittore. Prendiamo ad esempio Starlight, racconto che ho pubblicato su Urania nell’antologia Strani giorni del 2008.

La storia in sostanza è questa: uno scienziato, dopo aver scoperto che la fine del mondo è imminente, molla tutto, se ne va a godersi la vita ai tropici, e poco prima della fine torna sulla scena per vendicarsi di un collega che gli aveva rovinato la carriera.

Suppongo che uno scrittore “serio” avrebbe potuto concepire questo racconto in modo del tutto diverso da come ho fatto io: immagino che sarebbe partito dal carattere del protagonista e dell’antagonista, studiato la maniera in cui essi potevano interagire, e per ultimo trovare un’idea o un’apparenza di idea scientifica per giustificare la faccenda della fine del mondo.

Io non lavoro in questo modo, semplicemente non ho mai imparato a farlo.

Per scrivere questa storia, ho seguito un procedimento esattamente inverso.

Adesso che è tornato di moda, a molti sarà capitato di osservare la rotazione di un disco di vinile, uno grande come un 33 giri: la grana delle parti più esterne non è distinguibile perché ruotano più velocemente di quelle più vicine al centro per il semplice fatto che devono percorrere un diametro maggiore nello stesso tempo.

Immaginiamo che l’universo ruoti su se stesso allo stesso modo e contemporaneamente si espanda. Questo porrebbe un limite alla sua espansione che cesserebbe nel momento stesso in cui un punto posto sulla sua circonferenza più esterna raggiungesse la velocità della luce, che non può essere oltrepassata. L’espansione dell’universo è il tempo stesso, e un astronomo scopre che sta per finire…

Un esempio analogo è rappresentato dal racconto Un giorno da leoni pubblicato su “Delos” n. 141.

Noi sappiamo come muoiono le stelle: quando il loro “carburante” di idrogeno si esaurisce, collassano su se stesse diventando “novae” o “supernovae” a seconda della massa e, sempre secondo la massa, lasciano come residuo una stella di neutroni o un buco nero.

Bene, immaginiamo che questo stia per capitare al nostro sole. Prima che l’idrogeno sia del tutto consumato, ci sarebbe un periodo di brusca riduzione della radiazione termica e luminosa: la Terra diverrebbe una tomba gelata, mentre Venere che attualmente ha temperature dell’ordine dei 5/600 gradi, diventerebbe abitabile.

Come si vede da questi due esempi, le variazioni sul tema delle nostre conoscenze scientifiche devono essere attentamente ponderate in modo da non uscire dal campo del plausibile.

Le scienze “soft”, quelle che noi chiamiamo “scienze umane” – biologia, genetica, psicologia, sociologia, possono essere l’oggetto di una fantascienza “hard” cioè basata rigorosamente sulle premesse scientifiche, quanto le “hard sciences” – fisica, chimica, cosmologia, informatica.

Scrivere Fantascienza James Tiptree Jr.Non è una cosa che scopro io né una novità. Un’eccellente autrice di ottimi racconti basati su paradossi biologici, è stata Alice Sheldon che firmava con lo pseudonimo maschile di James Tiptree jr.

Talvolta si tratta semplicemente di spingersi un po’ oltre i limiti di ciò che conosciamo: ad esempio ancora oggi non si conosce quali possano essere gli effetti sulla psiche umana di una deprivazione (cioè dell’assenza di stimolazione) sensoriale prolungata. Da qui è nato il mio racconto Esperimenti di deprivazione sensoriale che trovate nell’antologia Occhi d’argento.

A volte, dopo aver scritto un racconto si ha la sensazione di non aver detto tutto quel che c’era da dire, magari con un po’ di fortuna da un racconto ne germogliano altri.

Dopo aver scritto Esperimenti mi sono chiesto: e se un uomo uscisse dalla deprivazione sensoriale mutato non solo psichicamente ma anche fisicamente, magari posseduto da “qualcosa”?

Qui la tematica andava virata sull’horror. Ne è uscito il racconto Red Dugpa che trovate nell’antologia della Dagon Press Nel tempio di Bokrug e altre storie lovecraftiane.

La biologia offre una serie di spunti praticamente inesauribile: ad esempio i vertebrati, a differenza degli insetti, per adattarsi al volo hanno trasformato in ali gli arti anteriori (uccelli, pterosauri, pipistrelli) ma si sono anche trovati i resti di un piccolo sauro che pare avesse adattati al volo gli arti posteriori: un esperimento a cui la natura non ha dato seguito.

Che razza di creature si sarebbero potute sviluppare se questa linea evolutiva fosse proseguita? La risposta ho cercato di darla nel racconto Ali membranose nell’antologia Occhi d’argento.

La genetica e l’ingegneria genetica sono scienze non solo all’avanguardia ma di gran moda.

Racconti ispirati a queste tematiche sono Clone in Occhi d’argento e Geneticamente modificato nell’antologia Incubi e prodigi delle Edizioni Scudo (una versione leggermente modificata di quest’ultimo racconto si trova anche in “Pegasus SF con il titolo A pranzo dagli zii), ma soprattutto Il nuovo amico, racconto che conclude l’antologia Occhi d’argento.

La mappatura del DNA umano portata a termine nel 2001 ha rivelato una grande quantità di DNA ridondante, che non sembra svolgere nessuna funzione. Potrebbe trovarsi lì il segreto del futuro della nostra specie?

Non era possibile, naturalmente, non occuparsi dell’informatica, e Darwiener in Occhi d’argento è un esempio di avventura che si svolge in un ambiente virtuale, anche se non risente per nulla dello stile cyberpunk così diffuso fra chi si occupa di queste tematiche.

Scrivere fantascienza quattroUn concetto molto importante quando ci si occupa di informazione, è quello di entropia, passato dalla fisica all’informatica; per essa si intende tanto la degradazione dell’energia (passaggio da una forma utilizzabile a una non utilizzabile) quanto la perdita dell’informazione. Un concetto troppo astratto per fornire lo spunto di una narrazione? Leggete il racconto Il concetto di entropia su “Futuro Europa” n. 38, 2004, poi ne riparliamo.

Qualche volta si è fortunati: le riviste di divulgazione scientifica, a saperle leggere, ti offrono degli spunti che sono quasi delle trame già pronte. Ad esempio, parecchi anni fa lessi un articolo su “Le scienze” che parlava di viaggi nel tempo, dove c’era l’osservazione che un ipotetico viaggiatore nel tempo diretto nel passato, tra il momento della partenza e quello dell’arrivo si sarebbe trovato a vivere un’esperienza di tempo invertito. Detto fatto, scrissi il racconto Festa di compleanno che trovate in Occhi d’argento.

Io credo che potrei ancora moltiplicare gli esempi, ma probabilmente finirei per annoiarvi.

Il mio consiglio è di leggere molti libri e riviste di divulgazione scientifica: se li sapete cogliere, sono una miniera di spunti narrativi.

Leggere narrativa di fantascienza e anche non di fantascienza è utile per migliorare lo stile, ma state attenti: nel momento in cui trovate un’idea bella, originale, interessante, sapete anche che è già stata utilizzata da qualcun altro, l’autore che state leggendo, e non ve ne potete appropriare, a meno di non essere in grado di rielaborarla completamente e farne qualcosa di diverso e originale.

Io non vorrei avervi dato un’idea troppo semplice di qualcosa che semplice non è affatto: l’elemento di interesse di una narrazione è sempre dato da vicende, caratteri e sentimenti umani, e questo vale per la fantascienza come per qualsiasi altro genere di narrativa, un’arida descrizione di congegni ed esperimenti, per quanto mirabolanti siano, è noiosa e basta.

Tuttavia, nel momento in cui decidete di dedicarvi alla fantascienza, una cultura scientifica non rudimentale è un ferro del mestiere che dovete avere, esattamente come se voleste scrivere un romanzo storico, lo sarebbe conoscere almeno un poco o informarvi sul periodo nel quale decidete di ambientare la vostra narrazione.

L’assenza di una cultura scientifica adeguata taglia implacabilmente le gambe. Un esempio in questo senso è probabilmente l’antologia Le strade che non esistono di Alessandro Fambrini pubblicata dalla Perseo Libri. Il clou dell’antologia è costituito da due racconti lunghi, quello che dà il titolo alla raccolta, una suggestiva vicenda ambientata in un nord “magico” dove (forse) compaiono le stesse divinità scandinave, e Perimeni, un’allucinante narrazione di sapore lovecraftiano ambientata nelle isole greche. Due racconti di potente suggestività che però con la fantascienza non hanno nulla a che fare.

Il resto dell’antologia è però composto prevalentemente da racconti che danno l’impressione di essere dei riempitivi, oltre a essere stati scritti apposta per giustificare l’inclusione del libro in una collana di fantascienza.

Si vede molto bene che l’autore, che è un docente di filologia (e a cultura scientifica, zero) si muove a disagio su di un terreno non suo, producendo una serie di racconti insignificanti o decisamente brutti, oltre a mancare del tutto di plausibilità. Preoccupante per esempio la tendenza dei suoi protagonisti a finire in un universo parallelo tutte le volte che sbagliano strada a un incrocio.

Più brutti di tutti, a mio parere, i racconti della serie dell’Ispettore Jorgensen. Riuscite a immaginare la scopiazzatura di X-Files più brutta e scopiazzata che mente umana possa concepire?

L’avventura dello scrivere fantascienza, e probabilmente dello scrivere anche in altri campi, è una delle più belle avventure dello spirito, ma nessuno dice che sia una cosa facilissima, anche perché, appunto, occorrono attitudini: una capacità di pensare in termini “scientifici”, e un interesse “umanistico” per i membri della nostra specie e i loro stati d’animo che sono ciò di cui si nutre la narrativa, che è difficile trovare nella stessa persona. Ma pensate che solo le imprese facili vadano tentate?

Io dovrei ancora raccontarvi come nascono le storie di heroic fantasy e di horror, almeno le mie. Ma questo è un argomento che ci riserviamo per un’altra volta.

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