Twinworld è un  racconto, proposto da Fabio Calabrese, ed è una sfida per tutti i lettori/scrittori che seguono questa webzine! L’idea è quella di presentare l’inizio di un possibile romanzo, da scriversi a più mani.
Come si vede dalle note finali, l’Autore propone un ambiente, una serie di primi personaggi e delle continuazioni. È tuttavia completamente nelle mani di chi volesse scrivere un seguito sviluppare una soluzione o un’altra.
La nostra idea è di leggere tutte le proposte. Fabio Calabrese selezionerà le più consone a proseguire la sua storia. Inutile dire che potranno essere accettati anche episodi non necessariamente conseguenti all’azione descritta, purché possano rappresentare situazioni successive e congruenti. Se l’insieme delle proposte man mano ricevute dovesse avviare la trama in una direzione interessante, ovviamente faremo di tutto per completare l’intero romanzo, e per proporlo a un Editore importante.

Chi volesse inviare un proprio contributo può scrivere una mail alla Redazione di Nuove Vie, allegando il file elettronico in formato Word Compatibile.

 

Twinworld: uomini[nota] – Le creature del Mondo Noto sono umanoidi simili agli umani terrestri – convergenza evolutiva, come tra squali, delfini, ittiosauri. Parliamo di loro semplicemente come “uomini”. Tutti i termini, ove possibile, sono stati tradotti nei loro equivalenti terrestri.

 

L’elicottero sorvolava la vallata alla ricerca di uno spiazzo adatto all’atterraggio. Aris guardava lo spettacolo sotto di sé, e doveva ammettere quasi a malincuore che era stupendo. I cupi manti delle conifere che si abbarbicavano su per le pendici montane formavano grandi macchie che erano qua e là interrotte da vaste radure di verde tenero, prati di alta quota dove il verde era punteggiato da macchioline variopinte, fiori selvatici delle più diverse tonalità: bianchi, rossi, gialli, azzurri. A tratti l’odore resinoso delle conifere giungeva fin dentro la cabina, un sentore pulito, buono.

Più sopra, le montagne salivano. Oltre il limite della vegetazione, la roccia era nuda, di un uniforme grigio-azzurrino che saliva vertiginosamente verso l’alto cedendo gradualmente il posto al bianco abbagliante delle nevi perenni e dei ghiacciai. Incappucciate da quel manto cristallino, le montagne si innalzavano vertiginosamente, al punto che non era possibile scorgere le loro vette. Tutto ciò che Aris sapeva, era che si innalzavano per decine di chilometri, ben oltre il limite dell’atmosfera respirabile.

Quella, almeno attenendosi a criteri rigorosamente estetici, era la parte migliore del viaggio, del lungo viaggio che l’aveva portato da Denethrea, la capitale che sorgeva quasi al centro del Continente, fin là all’Orlo, a due passi dalle Montagne Corona, tuttavia Aris era ancora stupito della subitaneità con cui era cambiata la sua vita. Un viaggio lungo in termini di chilometri percorsi, quasi l’intero raggio dell’emisfero del Mondo Noto che aveva approssimativamente in Denethrea il suo centro, ma in termini di tempo, sorprendentemente rapido.

Lo ricordava bene, quel mattino di quasi un mese prima, quando si era svegliato con un feroce mal di testa, perché la sera prima aveva esagerato nella bisboccia con gli amici nella festa per il Conseguimento del Brevetto. Sapeva che dopo il Brevetto doveva attendere un’assegnazione, ma non avveniva mai così presto.

Un corriere era giunto a casa tre settimane dopo, recando una busta carica di sigilli che proveniva direttamente dal Ministero. Aris l’aveva aperta con mani tremanti, e non riusciva a credere ai suoi occhi.

“Prefetto”, gridò con voce strozzata, “Mi hanno nominato prefetto!”

Suo padre, lo stimato giudice Bokron gli rivolse uno sguardo scettico e allungò le mani a prendere il documento.

“Impossibile”, disse, “Va bene che i tuoi punteggi sono molto buoni, ma non si è mai sentito che qualcuno abbia ricevuto una prefettura come prima assegnazione”.

Non era quello che Aris si era aspettato: di solito si cominciava come funzionario di grado inferiore, poi col tempo, con saggezza, esperienza e quotidiana fatica, si saliva di livello.

“Prefettura di Shailane”, disse Aris, “Dov’è, non l’ho mai sentita nominare”.

“Dev’essere qualche sede piccola e periferica”, disse il padre, “Non assegnerebbero altro a un novellino”.

La cercarono sull’annuario e anche sul planisfero, dove non risultava, doveva essere davvero una prefettura molto piccola. Secondo quanto diceva l’annuario, Shailane si trovava praticamente all’estremità del Mondo Noto, sull’Orlo, a ridosso dei Monti Corona, l’enorme catena montuosa che cingeva il pianeta in un cerchio ininterrotto da un capo all’altro. Più che una prefettura, sembrava null’altro che il borgo omonimo circondato da un pezzo di campagna che nel suo insieme non era popolato da più di un migliaio di abitanti.

Il planisfero, Aris lo ricordava bene, era un regalo che aveva ricevuto anni prima per il suo diciottesimo compleanno. Aveva passato ore nella sua cameretta osservandolo e fantasticando. A volte, gli sembrava un grande occhio, con Denethrea, la capitale, come pupilla, il Continente come iride, l’Oceano che formava un’azzurra cornea, l’Orlo e la grande catena dei Monti Corona che ne costituivano le palpebre.

Questo era il Mondo Noto. Ruotando il planisfero, si vedeva che l’altra metà era costituita da un’uniforme superficie bianca.

“Papà”, aveva chiesto Aris varie volte, “Cosa c’è dall’altro lato, cosa c’è oltre il Mondo Noto?”

“Non lo sappiamo”, era stata invariabilmente la risposta del genitore, che si era affrettato a spiegargli che nessuno era mai riuscito a varcare la barriera dei Monti Corona alti decine di chilometri e che superavano il livello dell’atmosfera respirabile.

“Alcuni pensano”, gli aveva detto suo padre, “Che oltre i Monti Corona non vi sia nulla, che il mondo sia una specie di frittella emisferica, ma io non sono di questa opinione, la trovo ridicola”.

“E allora cosa pensi, papà?”, aveva chiesto Aris quasi sorprendendosi per la sua audacia.

Il padre gli aveva spiegato la teoria sostenuta da alcuni dei più reputati astronomi. Secondo essa, quando si era formato, il sistema solare delle origini, era molto più ricco di pianeti, planetesimi, asteroidi, comete, che impattando gli uni con gli altri, avevano dato luogo a corpi più grandi. Secondo gli astronomi, il loro mondo si era formato dalla collisione di due planetoidi di dimensioni all’incirca uguali. Gli aveva dato anche una specie di dimostrazione prendendo due palline di plastilina e schiacciandole l’una contro l’altra. Là dove le due sfere venivano a contatto, la superficie si deformava schiacciandosi e proiettandosi in fuori.

“È così che devono essersi formati i Monti Corona”, aveva detto il padre, “Una barriera insuperabile”.

Aris aveva passato ore a fantasticarci sopra: la vita è sostanzialmente una reazione chimica molto complessa. Dall’aggregazione casuale di molecole organiche nell’Oceano, dovevano essere nate le prime cellule semplici, poi la selezione naturale, la dura lotta per la sopravvivenza, aveva spinto gli organismi verso forme sempre più complesse. Piante e animali avevano conquistato la terraferma, e qui il processo evolutivo era proseguito fino a generare una forma intelligente. Un processo simile poteva essersi prodotto anche sull’altro emisfero oltre i Monti Corona? La risposta di suo padre e di tutti gli altri, era sempre la stessa: “Non lo sappiamo!”

Ora però la mente di Aris era occupata da problemi più immediati.

“Papà”, disse, “Tu conosci un sacco di gente al ministero, non potresti fare in modo da ottenermi un’assegnazione più vicina?”

Si pentì quasi subito di averlo detto, vedendo l’espressione contrariata del padre.

“Stammi a sentire, figliolo”, rispose lui, “Non so come sia successo, ma hai l’opportunità di iniziare la tua carriera da un grado alto, fra qualche anno potresti diventare consigliere, non buttarla via. Qualche tempo di soggiorno in campagna non ti rovinerà la salute”.

Aris in quel momento si vide passare davanti agli occhi tutta la sua vita, gli amici, le feste, gli spettacoli; sapeva di essere irrimediabilmente cittadino.

“Si”, rispose, “Ma con Elys….(Elys era la sua ragazza già da diverso tempo).

“Che problema c’è?”, rispose il padre, “Tua madre e io approviamo, e così pure i genitori di Elys. Appena ti sarai sistemato, la farai venire a Shailane. In campagna vi troverete bene, magari potrebbe essere il posto ideale per far crescere i vostri figli”.

Era trascorsa al massimo una decina di minuti da quella conversazione, quando arrivò la telefonata.

Non arrivò sul telefono di casa, ma sulla linea che il giudice Bokron aveva nello studio e usava per comunicazioni di lavoro, e questo era strano, perché era un numero riservato che conoscevano in pochi.

Suo padre venne ad annunciarla ad Aris.

“È per te”, disse, “Il consigliere Shuldon”.

Aris ebbe un sobbalzo: un funzionario di grado elevato come un consigliere che si scomodava per lui, era tutto meno che qualcosa di usuale.

“Aris Bokron?”, chiese la voce all’altro capo.

Aris rispose affermativamente.

“Ha ricevuto la lettera di assegnazione?”

“Si, consigliere”.

“Bene, la aspetto al Ministero entro due ore a partire da adesso. Appena arriva chieda di me. Si porti i suoi effetti personali, non rientrerà a casa, è prevista la sua partenza immediata per Shailane”.

“Ma…”.

“Nessun ma, prefetto Bokron. Lei ora è in forza all’Amministrazione e le sto dando un ordine”.

La cosa più scomoda era stata salire sul mezzo pubblico con il grosso zaino da cui emanava l’odore dei biscotti fatti in casa che la madre di Aris gli aveva preparato per il viaggio.

Arrivato al ministero, fu intercettato all’ingresso da un segretaria che gli lanciò un’occhiata molto più distratta di quella che Aris rivolse a lei: la ragazza era carina, e la camicetta che indossava sembrava voler scoppiare sotto la pressione del seno prosperoso.

“Sono atteso dal consigliere Shuldon”, disse lui.

“Ha un appuntamento?”

Aris le mise sotto il naso la lettera di assegnazione.

“Sono il prefetto Bokron”, disse.

L’espressione della ragazza cambiò di colpo, facendosi molto più rispettosa.

“Venga, la accompagno”.

Lo studio del consigliere Shuldon era ampio ed elegantemente arredato, si capiva che era fatto per impressionare e per rimarcare l’autorità del suo possessore.

La prima impressione che Aris ebbe del consigliere, fu che quest’ultimo fosse obeso, ma si corresse subito, quell’uomo non era grasso, non doveva avere un filo di grasso in eccesso, era grosso, molto robusto, un corpo gonfio di muscoli che in uno scontro fisico avrebbero fatto di lui un avversario eccezionale, sicuramente faceva molta attività sportiva.

“Si, Bokron”, disse, “Sappiamo che è alla sua prima assegnazione, ma l’abbiamo scelta dopo un esame scrupoloso dei fascicoli di molti candidati, abbiamo bisogno di un uomo giovane, fisicamente e mentalmente agile. Le chiarisco la questione: attualmente la prefettura di Shailane è scoperta perché il suo predecessore, il prefetto Dunton, è scomparso”.

“Deceduto?”, chiese Aris.

“Non intendevo dire questo”, rispose il consigliere, “Ma potrebbe essere, non sappiamo che fine abbia fatto. Il suo primo compito sarà precisamente quello di indagare sulla sua scomparsa”.

Gli eventi procedettero poi a ritmo sostenuto. Aris fu accompagnato in macchina all’aeroporto dove lo attendeva un velivolo militare, non un cargo, ma un rapido biposto dove gli fu fatto prendere posto alle spalle del pilota.

Lasciarono il Continente. Aris guardava sotto le ali dell’apparecchio scorrere la distesa grigio-azzurra dell’Oceano con un vago senso di stupore. Faceva un effetto molto diverso dalla corona circolare quasi perfetta di solito azzurra o di un celeste pallido che era rappresentata sulle mappe o sui planisferi, era di una monotona uniformità e non sembrava finire mai.

L’Orlo, quando finalmente lo raggiunsero, aveva un aspetto molto diverso: sotto l’apparecchio scorreva una sequela interminabile di pianure, prati, boschi, colline di diversa altitudine ed estensione, picchiettate qua e là da una manciata di insediamenti che si scorgevano microscopici nella distanza. Orlo, venne da pensare ad Aris, è una parola che dà l’idea di qualcosa di angusto, di terminale, ma quelli erano luoghi dove qualcuno poteva trascorrere tranquillamente tutta la vita.

In lontananza, avvolte dalla foschia, si potevano cominciare a scorgere le sagome imponenti dei Monti Corona, con le cime che si perdevano in alto nella distanza, ad altezze che l’occhio umano non riusciva a seguire.

L’aereo atterrò in una base militare, dove Aris non ebbe tempo di soffermarsi, fu subito trasbordato su un elicottero che spiccò il volo per la sua destinazione finale. Era chiaro che le cose erano state predisposte in modo da farlo arrivare a Shailane più in fretta possibile.

L’ambiente militare, notò fuggevolmente, non era cambiato da quando era toccato a lui fare il servizio di leva. Erano secoli, da quando Denethrea aveva unificato il Mondo Noto, che non c’erano guerre, e tuttavia un apparato militare era sempre stato mantenuto in piena efficienza. Il motivo che si adduceva era precisamente il fatto che non si sapeva quali minacce potessero celarsi al di là dei Monti Corona.

L’ultima tappa del viaggio parve ad Aris poco meno lunga del volo sull’Oceano, perché l’elicottero procedeva a una velocità di gran lunga meno sostenuta del jet. Entrambi i piloti si erano dimostrati assai poco loquaci, ma almeno il volo in elicottero permetteva di contemplare meglio il paesaggio che era incantevole, anche se avvicinandosi alle pendici dei Monti Corona tendeva a diventare più aspro e selvatico.

L’elicottero atterrò infine in un breve spiazzo nei pressi del villaggio. Aris vide quattro uomini che gli si facevano incontro: tre indossavano la divisa della Guardia Campestre, uno era un civile che pareva il più anziano dei quattro.

Il pilota scaricò il bagaglio di Aris dall’apparecchio e rimise in moto. Rispose con un breve cenno al saluto di Aris, sembrava avere una gran fretta di ripartire. Il giovane non se ne stupì, voleva rientrare alla base prima che facesse buio.

Appena l’elicottero si fu alzato in volo, i quattro si avvicinarono.

“Sono Aris Bokron, il nuovo prefetto”, disse Aris.

“Uluf Takran, sindaco di Shilane”, disse l’uomo in borghese, “Sinceramente, non mi aspettavo un prefetto così giovane”.

“La cosa le dispiace?”

Twinworld: Shailane“Tutt’altro. Vede, la nostra è una prefettura piccola e sperduta. Di solito ci mandano funzionari a fine carriera che la reggono per qualche mese in attesa di essere congedati con onore, ma qui il lavoro è da stivali nel fango piuttosto che da scrivania”.

Aris sapeva che i sindaci erano eletti e rappresentavano la vox populi, mentre il prefetto nominato incarnava l’autorità statale. Un buon prefetto doveva avere buoni rapporti coi sindaci.

“Mi dica”, chiese, “Da quanti comuni è composta la prefettura?”

“Uno solo, Shilane”. Rispose Takran.

“Quindi”, disse Aris, “Mi dovrò relazionare soprattutto con lei”.

“Così pare, ma vedrà che andremo d’accordo”.

Aris spostò la sua attenzione sui tre uomini in divisa, stando ai gradi, erano un maresciallo e due militi. Questi ultimi avevano all’incirca la sua età, uno dei due aveva già preso il bagaglio.

“Mi presento”, disse il graduato, “Maresciallo Kimtor, responsabile del Corpo di Guardia di Shilane”.

“Quanti uomini ha al suo comando?”, chiese Aris.

“Due, quelli che vede. Sa, Shilane è un posto di campagna tranquillo dove non succede mai niente”.

“Finora!”, pensò Aris, ma non lo disse.

***

La notte di sonno, anche se aveva dormito di un sonno pesante e di piombo, non era bastata ad Aris a togliere del tutto la stanchezza del viaggio, ma sapeva di doversi dar da fare. Quello dove aveva dormito, era un alloggio di servizio adiacente alla prefettura, Aris l’aveva trovato inaspettatamente spoglio. Il prefetto Dunton, gli aveva spiegato Takran, non l’aveva utilizzato se non molto raramente. Durante la stagione estiva soffriva molto il caldo, e si era trasferito in una baita ai margini del paese, alle pendici della montagna, la dove essa iniziava la sua salita verso l’impossibile vetta. Ora era proprio lì che si stava dirigendo in compagnia delle tre guardie.

Kimtor aveva un’espressione scettica.

“Ovviamente l’abbiamo già esaminata”, aveva detto, “E non abbiamo trovato niente”.

Aris entrò nella casa che era rimasta come il proprietario l’aveva lasciata. Era arredata in modo molto semplice, e consisteva di pochi vani: una cucina con focolare, una camera con una libreria e un letto, uno stanzino-studio con una scrivania su cui poggiava una pila di carte, e praticamente niente altro.

Osservò i libri nella libreria: erano gli stessi su cui lui aveva studiato: testi universitari, non c’erano approfondimenti giuridici o amministrativi. Il prefetto Dunton doveva essere o essere stato il tipo che preferiva le camminate nei boschi alla lettura. La casa era in perfetto ordine, non c’erano segni di effrazione o di lotta.

Aris uscì dalla baita piuttosto deluso.

“Cosa le dicevo?”, commentò Kintor che l’aveva atteso fuori assieme alle due guardie, “Niente!”

Aris si guardò attorno: una risposta doveva esserci.

Forse era l’effetto delle lunghe ore passate da ragazzo a osservare l’altro lato, la faccia bianca del planisfero, fantasticando su cosa potesse esserci, ma i suoi occhi si fissarono sulla scabra parete della montagna che saliva rapidamente fino a perdersi nell’immensità azzurra.

“Là”, disse. Più in alto, gli parve di scorgere il segno di una leggera cengia, quasi invisibile.

“Vado a vedere”, disse.

La montagna saliva rapidamente, gli ultimi metri furono quasi un esercizio di free climbing. Udì la voce di Kintor in basso:

“Ma cosa fa, è impazzito?”

Dal basso non lo si capiva, ma la cengia era piuttosto larga. Il terreno era roccioso, ma in un punto dove si era depositata un po’ di polvere, distinse un segno. Era un’impronta? Se lo era, era la più strana che avesse mai visto.

Fece qualche passo sulla cengia cercando, sapeva che doveva esserci, e dopo poco la trovò: una stretta fenditura nella roccia, nascosta dai cespugli e da materiale franato, del tutto invisibile dal basso.

Si rivolse a Kintor e ai due militi.

“Venite”, disse, “Ho trovato qualcosa”.

“Ci sono un paio di metri difficili”, aggiunse, “Ma poi si cammina bene”.

Si chinò tendendo le braccia e aiutando il primo dei due militi a salire, poi il secondo, quindi entrambe le guardie aiutarono il maresciallo che era il più anziano.

“Venite”, disse Aris, e li guidò verso la fenditura nella roccia. Colse un lampo di imbarazzo nello sguardo dei tre uomini, era chiaro che l’ispezione che avevano svolto in precedenza non era stata abbastanza accurata, ma non era colpa loro: in chissà quanti anni non gli era mai capitato nulla di più impegnativo che sedare qualche zuffa tra contadini. Preferì non dire nulla che potesse mortificarli.

Dentro, oltre la fenditura, lo spazio si allargava in una vasta caverna. Aris ebbe l’impressione che l’intera montagna fosse cava.

Qualcosa gli sgusciò fra le gambe. Aris poté vederlo solo per pochi secondi, mentre spariva rapidamente nelle tenebre, ma riuscì a distinguerlo chiaramente, illuminato dalla luce che filtrava dall’apertura: aveva l’aspetto di una grossa lucertola coperta di pelo brunastro, ma c’era un particolare che non quadrava: nessun vertebrato del Mondo Noto aveva più di quattro zampe, e quello ne aveva sei!

 

Questo sarebbe l’attacco di un romanzo. Ho forte incertezza riguardo al titolo, poi alla natura degli esseri del Mondo Ignoto, potrebbe trattarsi di insettoidi, ma sappiamo quanto è stata utilizzata e sfruttata questa tematica. Poi ci sono altri problemi da risolvere: gli esseri del Mondo Ignoto hanno scavato nella montagna un enorme termitaio che mette in contatto i due mondi. La creatura vista da Aris è del Mondo Ignoto ma non della specie dominante (credo dovremmo lasciarci aperte più possibilità).
Cosa faranno i quattro? Ci sono tre possibilità: 1. proseguire nell’esplorazione della caverna, 2. tornare con una spedizione meglio organizzata, 3. comunicare la scoperta alle autorità e 4. richiedere l’intervento dell’esercito.
Che fine ha fatto il prefetto Dunton? si è addentrato nell’esplorazione del mondo ignoto o è stato rapito, lo facciamo ricomparire sulla scena?
Occorre introdurre qualche personaggio femminile, io avrei pensato alla fidanzata di Aris, che potrebbe raggiungerlo e partecipare all’esplorazione se consideriamo le alternative 2 e 3.
Tuttavia qualsiasi altra idea è da valutare!

© 2021, Fabio Calabrese

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