Ancora una doverosa citazione per Kim Stanley Robinson il più visionario degli autori di fantascienza.

Trilogia Marziana è il titolo dell’opera che ho già citato in altre occasioni.    Nel caso specifico mi riferisco a un episodio riportato nel terzo libro, Blue Mars (pubblicato in italia da Fanucci) intitolato Il Blu di Marte.

Le poche citazioni che troverete, non fanno mai riferimento alla versione italiana, perché preferisco leggere e tradurre direttamente dal romanzo originale.

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I miei lettori sanno quanto quest’opera sia colma di molte intuizioni scientifiche e di straordinarie e stupefacenti invenzioni,  non così frequenti nei romanzi di fantascienza attuali.

Purtroppo, un buon numero di essi mi ha confessato che la lettura della Trilogia è stata per loro faticosa, lunga e in parte noiosa: questo significa solo che Robinson non è un Autore facile.

autore

Kim Stanley Robinson

Il suo lavoro è un complicato affresco di scienza, pseudo scienza, sociologia e pseudo sociologia. La cura nella descrizione degli ambienti e dei personaggi è fantastica. È un peccato non avere la pazienza di soffermarsi sui diversi aspetti di questa saga.

Come si evince dalla nostra intervista, Robinson è uno scrittore estremamente modesto per ciò che riguarda le ricerche da lui effettuate per i suoi romanzi. Un lavoro così accurato, merita a suo avviso, questa semplice definizione:

…”A me piace la ricerca, che significa in definitiva leggere qualcosa su un certo argomento. Non ho alcuna metodica particolare per questa attività, che poi non ha mai fine. Tutti noi studiamo il mondo in un modo o nell’altro e i miei romanzi sono il mio mezzo per concentrare i miei interessi del periodo, per poi utilizzare in qualche modo ciò che ho imparato. Insomma la ricerca fa parte del divertimento”.

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Di quest’ultimo romanzo della serie mi ha entusiasmato la grande trovata, ormai portata a termine, della terraformazione di Marte, anche se restano da decidere e migliorare molti aspetti sociali.

La tecnologia è talmente avanzata che l’umanità può benissimo vivere all’interno di asteroidi a cui viene fornita una rotazione precisa in modo che al suo interno si possa percepire una pseudo gravità, dopo che robot specializzati lo hanno opportunamente svuotato.

Ma pare possa esistere anche uno straordinario metodo per sopravvivere sul pianeta Mercurio, anche se questo apparirebbe troppo prossimo al Sole.

copertinaQui è stata costruita una città e, ci spiega Robinson, che un giorno di Mercurio dura 88 giorni terrestri, per cui tre suoi giorni equivalgono a due anni terrestri. In più Mercurio segue un’orbita molto simile a quella della Luna attorno alla Terra. Però la combinazione dei due moti [attorno al sole e attorno all’asse di rotazione], lascia spazio a un lentissimo movimento [relativo] della superficie durante la rotazione, in cui l’emisfero illuminato diventa esageratamente caldo, mentre quello notturno diventa estremamente gelido.

Per questo motivo è stata costruita una sola città sul pianeta: di fatto una specie di enorme treno che si muove attorno al pianeta su binari tracciati alla latitudine di 45 gradi nord.

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[…] i binari sono fatti di una lega metalloceramica, il primo miracolo studiato dagli alchimisti mercuriani: una matrice che sopporta gli 800° Kelvin [(527° celsius)] della zona calda. La città si chiama Terminator e si muove su binari alla velocità di tre chilometri all’ora, per far sì che rimanga in linea nella zona terminale della pre-alba, la quale si estende su una sottile fascia media di circa venti chilometri.

Inutile dire che la città è costruita sotto una cupola enorme, e lo spazio semisferico è talmente ampio che permetterebbe il volo di aeroplani al suo interno, ma purtroppo le autorità locali lo hanno vietato, perché considerano questa attività troppo pericolosa.

Una delegazione di Marte si reca su Terminator per una conferenza economica: Mercurio con una circonferenza di poco superiore a quella della Luna è tuttavia estremamente denso, perché ricco di minerali preziosi. Il che lo rende molto corteggiato dalle potenze economiche.

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Quella di Robinson è una meravigliosa pagina di letteratura, che descrive un ambiente assolutamente indimenticabile:

I tetti e i balconi si annidano sotto la cupola verde semi trasparente. Le pareti e i pavimenti sono decorati di mosaici. In basso, sulla piana ovale in cui si stende la maggior parte della città, i tetti appaiono più ampi e più ravvicinati, le piante verdi si raccolgono in oasi che brillano sotto le luci diffuse dagli specchi filtranti sistemati sulla cupola; si ha la sensazione di stare dentro un grandissimo Uovo di Fabergé.

Il capitolo cerca di descrivere al meglio questa meraviglia mobile e a un certo punto la protagonista decide di uscire con una tuta spaziale. Il che fornisce a Robinson lo spunto per descrivere la città vista dall’esterno:

I binari di Terminator sono dei cilindri lisci e grigi, sollevati da terra di parecchi metri, in una fila interminabile di piloni. La città scivola maestosa verso ovest e supera ogni tanto delle piattaforme che conducono a bunker sotterranei di trasferimento, piste di aeroporti ballardiani bruciati dal sole e rifugi sull’orlo dei crateri.

Da solo, questo capitolo fa venire voglia di scrivere un libro sulla città mobile. Kim Stanley Robinson non smette mai di stupirci!

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