In copertina un’immagine di Carlo Jacono

Molti scrittori di fantascienza nel mondo, si sono prima o poi dedicati al romanzo, o per lo meno ai racconti polizieschi.

Ricordiamo Isaac Asimov, il cui ciclo dei Robot Positronici è molto spesso basato sul ‘giallo’. Ma anche l’importantissimo contributo al romanzo poliziesco di Jack Vance, che in realtà è stato un Autore sia di fantascienza, che di polizieschi.

Il nostro amico Antonio Bellomi ama la letteratura poliziesca, sia fantascientifica (I Vedovi Neri, Uriel Qeta…) che semplicemente il ‘giallo’.

Per festeggiare l’inizio di questo nuovo 2020, abbiamo pensato di offrire ai nostri lettori un breve esempio della sua abilità di ‘giallista’, con un racconto che ha da poco compiuto esattamente trent’anni. Buona lettura e buon anno!

 

«E adesso la smetterai di ricattarmi!» disse il ragionier D’Acquaro calando un fendente sulla testa della ragazza con un pesante attizzatoio. La ragazza, una splendida bionda di ventidue anni, si afflosciò nella vasca da bagno e l’acqua prese a tingersi di rosso per il sangue che le usciva da una lacerazione sulla nuca. D’Acquaro distolse lo sguardo, raccapricciato. Era la prima volta che uccideva qualcuno.

Gettò lontano l’attizzatoio che stringeva nella mano guantata e si diede da fare col suo piano. Non osò guardare in direzione della ragazza. Ma era sicuro che fosse morta: aveva scelto accuratamente il punto in cui colpire. Lo dicevano anche i libri di karatè che quello era un punto mortale.

Guardò l’orologio. Il suo alibi era cronometrato al secondo. Il villino era piuttosto isolato e nessuno l’avrebbe visto allontanarsi per raggiungere La Spezia, distante una decina di chilometri verso la costa.

Per prima cosa accese il radiatore elettrico per riscaldare bene la stanza da bagno. Ai fini del suo piano era essenziale che il medico legale fissasse il momento della morte qualche ora più tardi di quello effettivo. Poi uscì dal bagno, girò dietro l’angolo del corridoio ed entrò nell’altra stanza. Qui il filo d’alimentazione del radiatore elettrico correva dietro un mobile (aveva fatto lui stesso l’impianto in modo casalingo) e la settimana prima aveva inserito sulla linea un interruttore a tempo. Lo regolò in modo che si spegnesse da lì a quattro ore.

Perfetto. Si guardò attorno e riepilogò il piano. La domestica sarebbe arrivata fra cinque ore. Avrebbe scoperto il cadavere della ragazza e avrebbe telefonato a lui in ufficio. Lui avrebbe chiamato la polizia e questi avrebbero trovato un cadavere che, grazie al riscaldamento forzato delle ore precedenti e tenuto conto dell’azione del piccolo termosifone funzionante in bagno, sarebbe sembrato morto al massimo da tre ore. Ma lui per quell’intervallo di tempo avrebbe avuto un alibi di ferro. Si sarebbe trovato infatti nel suo ufficio con almeno cinque testimoni.

Era finita. Si mise il cappotto e per un attimo fu tentato di entrare nello stanzino da bagno, ma non ne ebbe il coraggio. Dopo tutto quello era il suo primo omicidio. Prima di uscire dal villino si guardò ancora un momento alle spalle come per salutare una cara amica. «Addio, Daniela,» mormorò. «Non avresti dovuto ricattarmi. Eravamo felici insieme, ma lo sapevi che non avrei mai lasciato la famiglia per te.»

Quando uscì fu investito da un vento gelido e violentissimo. Rabbrividendo, corse verso la BMW parcheggiata nel cortile. Mai visto un freddo così tagliente in Liguria. Il tepore dell’auto gli fu di conforto.

* * *

Tutto andò secondo i piani. Quando giunse al villino la polizia era già arrivata da un pezzo e aveva fatto i primi rilievi. Il responsabile delle indagini era il commissario Ferri. Un omino dall’apparenza innocua, ma che innocuo non lo era affatto. D’Acquaro se ne accorse immediatamente fin dalle prime domande.

«La ragazza si chiamava Daniela Fornari ed era la sua amante, vero?» gli chiese il commissario.

Il ragionier d’Acquaro si strinse la testa tra le mani simulando un dolore terribile. «Sì, da quattro anni,» disse singhiozzando. «Povera ragazza, dovevamo vederci stasera e invece…»

Il commissario non si lasciò molto commuovere. «E sua moglie? Era al corrente della relazione?»

D’Acquaro sussultò. «Oh, no! Se l’avesse saputo sarebbe stata una tragedia.»

«Ma sarà un po’ difficile tenerglielo nascosto adesso,» commentò acido il commissario, senza molta simpatia, mentre passeggiava avanti e indietro nel soggiorno del villino.

«Ha idea di chi possa essere stato?»

D’Acquaro scosse la testa.

«C’era qualche fidanzato abbandonato e geloso?»

«Non che io sappia.»

«Screzi fra voi?»

«Assolutamente nessuno,» rispose con enfasi D’Acquaro. Forse con troppa enfasi, si rese conto.

Le domande, botta e risposta, andarono avanti per un pezzo. Il commissario non gli dava tregua. Per fortuna, pensò D’Acquaro, che lui quelle domande le aveva previste e sapeva come rispondere. Tirò un sospiro di sollievo quando il commissario si lasciò sfuggire che il medico legale aveva fissato l’ora della morte in circa tre ore prima del momento del ritrovamento. Allora il trucco del timer aveva funzionato!

«Non ha mai fatto storie perché lei abbandonasse moglie e figli e la sposasse?» chiese a un tratto il commissario.

Dentro di sé D’Acquaro avvertì come un pugno nello stomaco. La domanda l’aveva prevista, ma sentirsela fare aveva tutto un altro effetto.

«No. Diceva sempre che… amava troppo la sua libertà.» Questa era una menzogna spudorata, ma il commissario non poteva saperlo. D’Acquaro sbirciò tra le dita delle mani e vide il commissario che guardava fuori dalla finestra il cielo livido e i rami spogli delle piante sferzati dal vento.

Poi il commissario si voltò e lo fissò duramente. «Sollevi la testa e la smetta di fare la commedia,» gli disse con voce dura e tagliente. «Perché ha ucciso la sua amante Daniela Fornari?»

D’Acquaro avvertì un secondo pugno nello stomaco. Ma questa volta assai più doloroso del primo. Dove, dove ho sbagliato? pensò freneticamente. «Io non capisco…» balbettò dopo un attimo. «Io non ho ucciso nessuno…»

«Oh, sì, invece,» gli disse il commissario con un sorriso sornione. «Lei ha ucciso Daniela Fornari e poi è corso in ufficio a crearsi un alibi.»

«Ma all’ora del delitto io ero davvero in ufficio!» gridò disperato D’Acquaro. «Mi ha detto lei stesso prima che il medico legale ha fissato l’ora del delitto in circa tre ore fa e tre ore fa io ero in ufficio con cinque persone!»

Il commissario scosse la testa. «Venga qui!» gli disse, indicando la finestra.

D’Acquaro si avvicinò e guardò fuori. Non vide niente di particolare. Gli alberi, il giardino, la vasca dei pesci con l’acqua gelata. «Non capisco…» disse di nuovo.

Il commissario gli puntò contro un dito accusatore. «Ha visto quell’acqua gelata? Ebbene, da quattro ore in questa zona della Liguria i villini sono tutti senz’acqua perché le tubature sono congelate. Come lei sa qui da noi le tubature spesso corrono sui muri esterni delle case perché non c’è mai stata la necessità di proteggerle dal gelo intenso. E questo è proprio il caso della sua villa.»

D’Acquaro lo guardò con espressione smarrita. Cominciava a comprendere.

«Tre ore fa Daniela Fornari non può essersi messa a fare il bagno per la semplice ragione che non c’era più rifornimento d’acqua nella villa,» continuò implacabile il commissario Ferri. «La scena del delitto, quindi, va spostata indietro di qualche ora, e guarda caso c’è un lasso di tempo di due ore in cui lei non ha alcun alibi.»

D’Acquaro fece per protestare, ma avvertì un nodo in gola. Il commissario spinse una poltrona verso di lui. «Si sieda,» gli disse in tono gentile, «e racconti la verità. Sono curioso di sapere come ha fatto ad alterare la rigidità cadaverica. Dev’essere stato un trucco ingegnoso, ma lei non ha tenuto conto degli strani scherzi del destino. Come poteva del resto prevedere che sarebbe arrivato in Liguria il freddo più intenso da cinquant’anni a questa parte?»

 

© Antonio Bellomi, tratto da Il Giornale del Termoidraulico, Tecniche Nuove  1989