All’inizio di quest’anno ci eravamo interessati a un autore che personalmente non avevo mai frequentato, Iain M. Banks, scozzese e purtroppo non più fra noi fin dal 2013, stroncato da una malattia incurabile a soli 59 anni.
Avevamo imparato a conoscere Banks in quel periodo per la pubblicazione di Matter su Urania, romanzo poliedrico e complicato, ma imperdibile. Su un social l’amico Roberto Kriscac per primo aveva già colto l’occasione, presentando Iain M. Banks come uno dei più importanti scrittori che la fantascienza mondiale avesse mai espresso. Ed è stato questo che ci ha fatto immediatamente interessare anche alla trilogia che Franco Forte aveva prodotto per Mondadori nel 2022, intitolata Il ciclo della Cultura. Prima trilogia, cioè i primi tre romanzi di Iain M. Banks basati sul cosiddetto Ciclo della Cultura.
Per sgombrare subito il campo dirò quel che io penso sia la Cultura di Banks, cioè, niente più che un appoggio narrativo, volutamente mai sviluppato dall’Autore in maniera completa. La Cultura di Banks è l’insieme dell’umanità di un periodo molto remoto nel futuro, quando si sono raggiunte le stelle e questa Super Umanità vive ormai in una sorta di indifferenza verso le invidie, le guerre e gli sgarbi che esistono per tutti, ma non per la Cultura! Non esiste un imperatore e non ha senso che possa esistere. L’umanità è diventata talmente vasta, potente e inattaccabile da essere considerata solo con il nome generico La Cultura.
Leggendo Matter non si era ben notato questa indifferenza della Cultura verso tutti, che meglio si disegna in questi tre romanzi del primissimo periodo: Pensa a Fleba del 1987, L’Impero di Azad del 1988 e La guerra di Zakalwe, 1990.
In tre settimane, vorremmo discutere coi lettori dei tre romanzi. So che discutere è un termine grosso, se non addirittura esagerato, in questo ambiente di blogs, ma siamo comunque contenti di dare a tutti l’opportunità di farlo.
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Pensa a Fleba è il romanzo che presentiamo per primo: primo scritto anche da Banks. Il termine fa riferimento a una strofa di Eliot all’interno del suo poema La terra desolata
IV – Morte per acqua
Fleba il Fenicio, [è] da quindici giorni morto,
[…]
O tu che giri la ruota e guardi sopravvento,
Pensa a Fleba, che un tempo fu bello, e alto come te.
Il motivo di questo titolo è perché secondo Eliot dalla distruzione può rinascere una vita. Interpretazione non mia, ma diffusissima.
Tra i protagonisti di Pensa a Fleba, in primo luogo troviamo il metamorfo Bora Horza Gobuchul, uno degli ultimi rappresentanti di una razza in estinzione. Nella storia si inserisce come essere umano, normalmente chiamato Horza, capace di cambiare il suo aspetto a volontà anche se non in un tempo brevissimo. Si tratta di un Mutex, indistinguibile da un umano normale, ma in grado in pochi giorni di cambiare il suo aspetto fisico, imitando altre persone.
Pensa a Fleba è senza dubbio il romanzo più tormentato tra i tre messi assieme da Franco Forte. E Horza è davvero una sorta di Ulisse che affronterà battaglie giganti, visiterà astronavi così immense da poter contenere centinaia di altre astronavi in attesa di riparazioni nei suoi cantieri navali, orbitali in pericolo di scomparire per una minaccia remota, ma certa da parte della Cultura. Gli orbitali sono una trovata di Banks. Quello incontrato da Horza è una sorta di pianeta artificiale piatto, abitato da miliardi di esseri viventi e riempito con grandissimi oceani solcati da navi estese come città che a volte sbattono sui bordi del grande piatto. In ognuna delle sue avventure Horza è sempre al limite delle proprie possibilità e attorno a lui tutto minaccia di crollare e soccombere.
Il libro è il primo della Cultura, eppure nessun personaggio fa direttamente parte della Cultura. tranne Balveda, una giovane donna che è semplicemente definita come agente della Cultura. Il suo compito del racconto è solo di esserci, a indicare come la Cultura sia dappertutto. In genere osserva e non fa molto altro, se non pronunciare il peana finale sul marinaio fenicio Fleba. Ma come abbiamo visto la Cultura in Banks è sempre piuttosto laterale alle storie. Non cerchiamola, basta sapere che c’è e sorveglia l’Universo.
Se vogliamo però guardare più direttamente il racconto, scopriamo che in questa avventura c’è qualcos’altro che fa parte della Cultura: una Mente. E di cosa si tratta?
Noi potremmo pensare che le Menti siano macchine simili a dei computer, ma in realtà si tratta di entità molto più complicate. Una mente è un essere artificiale, non necessariamente con un corpo fisico, complessa e può diventare ogni volta più complessa, in origine inventata e costruita da esseri umani, ma poi organizzata in modo da poter essere del tutto indipendente. Il che significa costruibile, realizzabile e mantenibile da se stessa e da altre Menti artificiali.
Umani, umanoidi e robot che aderiscono alla Cultura sanno che tra loro ci sono le Menti. Se è vero che il loro compito principale è quello di guidare astronavi, animare robot, controllare i treni, possiedono tuttavia una intelligenza complessa al punto da ottenere un riconoscimento come esseri politici capaci di intendere e di volere.
Quello che il romanzo descrive è un episodio del tutto secondario della storia della Cultura, durante la guerra con gli Idirani, umanoidi a tre zampe e tre braccia, barbari insignificanti e molto marginali.
All’inizio, succede qualcosa che innescherà tutto il lungo e complicato episodio: una Mente, inserita in una astronave costruita probabilmente a scopo di test, è attaccata dagli Idirani e, nel tentativo di mettersi in salvo, l’entità distrugge l’astronave e si rifugia su un inospitale pianeta chiamato Schar, uno dei Pianeti della Morte appartenente ai potentissimi Dra’Azon.
Horza viene a sapere a seguito di avventure infinite, di questa Mente fuggiasca e la vuole catturare! Con una sua piccola squadra volerà dunque su Schar per recuperare la Mente, ma lì troverà, già presente, una squadra di Idirani. In teoria sarebbero alleati, ma come san tutti, gli Idirani hanno un pessimo carattere.
Viste le sue peculiari caratteristiche fisiche è evidente come quelle di Horza siano tutte missioni speciali. Visto il carattere simile agli Idirani con cui ha a lungo simpatizzato, le sue avventure saranno sempre una battaglia dietro l’altra.
Nelle viscere del pianeta Schar sono stati scavati tunnel giganteschi e profondissimi in cui sono stati abbandonati treni capaci di viaggiare ad altissima velocità e la Mente si è nascosta proprio lì.
Questo è un romanzo che può ricordare i non-A di Van Vogt, o se volete John Carter di Marte: guerra e azione. Ma l’originalità della trama di questo Fleba non dipende dalle scelte stilistiche, piuttosto dal fatto che ogni azione lascia senza fiato. Come già detto, una specie di Odissea senza dèi, ma con moltissimi mostri.
Man mano ci si avvicina alla fine, sempre più si ha la sensazione che sia tutta una trappola senza uscita e Horza e compagnia dovranno cercare di uscirne.
Ma le possibilità quante sono? Quanti uomini ha salvato Ulisse? E lui si è davvero salvato? E se pensi a Fleba, che era bello, cosa ne è di lui adesso?
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Ecco, abbiamo pensato a Fleba e quindi siamo pronti a mettere in campo anche le altre due storie, L’Impero di Azad e La guerra di Zakalwe.
Aspetto assolutamente commenti, qui o sui nostri due Facebook, Libri di Fantascienza e Libri di Fantascienza1. Mi raccomando.
Alle prossime puntate!
L’immagine di copertina è una interpretazione dell’AI Designer di Microsoft.
nato nel 1944, non ha tempo di sentire i brividi degli ultimi fuochi della grande guerra. Ma di lì a poco, all'età di otto anni sarà "La Guerra dei Mondi" di Byron Haskin che nel 1953 lo conquisterà per sempre alla fantascienza. Subito dopo e fino a oggi, ha scritto il romanzo "Nuove Vie per le Indie" e moltissimi racconti.
Appassionato di fantascienza credo da sempre, ma scoperto di esserlo in quarta elementare quando mi hanno portato a vedere "