La violoncellista scalza

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Quella mattina il giovane ingegnere del sesto piano dell’interno 1 entrò nella guardiola di Leandro con aria stravolta.

Il portinaio alieno, al quale non sfuggiva mai nulla, s’informò con tatto e discrezione: «Problemi con la sua splendida fidanzata violoncellista, ingegnere?».

«Si è già saputo?», domandò lui con una smorfia di dolore.

«Saputo cosa?», cascò dalle nuvole Leandro.

«Che mi tradisce».

«Ma no, dai, impossibile, non ci credo! Ma se fate l’amore in continuazione!».

«E lei come lo sa?».

«Ingegnere caro, le pareti sono sottili, e nonna Ada, del quinto piano, ha ancora un ottimo udito».

«E condivide volentieri le informazioni giunte alle sue orecchie, a quanto pare! Eppure, Leandro, io ne sono certo: la mia ragazza va in camporella con un altro».

«Perché sospetta questa camporella, che non so cosa sia, ingegnere?».

«So che va in camporella, cioè amoreggia clandestinamente sotto a un ponte di campagna, perché giorni fa le è caduto dalla borsa un foglietto. L’ho trovato sotto al letto in camera mia. Era una lettera d’amore scritta per un altro uomo. Ecco, guardi, ce l’ho qui. Legga, Leandro, legga».

Leandro inforcò gli occhiali e cominciò a recitare sottovoce: «Amo quando ti abbraccio sul prato, mentre i miei polpastrelli scorrono sul manico, e diventiamo un solo corpo. La tua anima sotto al ponticello, insieme al tuo respiro regolare, fa vibrare il mio torace con il tuo caldo legno».

«Il legno! Leandro, si rende conto? Lo chiama legno!», lo interruppe l’ingegnere fuori di sé.

Leandro proseguì imperterrito: «Voglio sempre sentire l’emozione nella tua voce…».

«Basta! Leandro, non posso sentire altro».

L’ingegnere strappò dalle mani di Leandro il foglio incriminato, salutò affranto e se ne andò.

Leandro si voltò verso il suo gatto nero, che in realtà era un alieno dalle sembianze feline: «Hai sentito, Gedeone?», gli chiese, ma il micione gli rispose con una gragnola di domande:

«Ma cos’è ‘sto manico che la ragazza accarezza coi polpastrelli? E il legno caldo? Lo tradisce con Pinocchio?».


La sera dopo, il gatto alieno rientrò dalla missione che Leandro gli aveva affidato, pronto a riferire ogni particolare.

«Allora, Gedeone, sei riuscito a seguirla?».

«Certo, come mi avevi chiesto! Avevi dubbi? Io non fallisco mai – rispose con felina modestia -. Mi sono nascosto nella sua auto, proprio sotto al sedile del passeggero».

«E allora, dov’è che va ogni pomeriggio la violoncellista?».

«In un certo senso l’ingegnere aveva ragione: va in campagna».

«Allora è vero che lo tradisce, la svergognata!».

«Non direi, no, almeno non con un altro uomo».

«Con una donna?», si sbalordì Leandro con un sussulto di onde di capelli riportati dalla nuca verso la fronte.

«Ma no. Ti spiego: si è tolta le scarpe ha camminato fino al centro di un prato, ha aperto una sedia pieghevole, si è accomodata con lui fra le gambe…».

«Cosa? Allora c’era un lui! Ed era fra le sue gambe! Ma hai assistito a una scena porno! Sarai rimasto scioccato, povero Gedeone!».

«Leandro, che noioso! Non interrompermi: si è accomodata con lui, cioè con il violoncello, fra le gambe. Poi ha cominciato a suonarlo, improvvisando una musica inedita, perché non riusciva a leggere le note dello spartito sul cavalletto davanti a lei. Il vento le portava i capelli davanti agli occhi, e lei sembrava non voler interrompere la musica nemmeno per un istante per scostare dal viso la chioma ribelle. Ho fame. Li hai comprati i croccantini?».

«Ma pensi sempre al cibo? Lasciami pensare: il violoncello è di legno, il manico è la parte su cui si appoggiano i polpastrelli della mano sinistra, premendo sulle corde, l’anima è quel pezzetto che sta dentro lo strumento, proprio sotto al ponticello. Gedeone, ma torna tutto!».

Il volto di Leandro si distese per il sollievo e poi scoppiò a ridere per l’equivoco!

«C’è poco da ridere: io ho fame!», protestò acido Gedeone.


Il giorno dopo, vedendo l’ingegnere transitare con aria cupa davanti alla sua guardiola, lo invitò ad avvicinarsi:

«Buongiorno, ingegnere, ho una buona notizia per lei».

«Salve, Leandro. Nessuna notizia sarà mai abbastanza buona da farmi dimenticare il tradimento della mia fidanzata».

«Oh, questa sì! Fonti certe mi informano che le parole su quel foglio erano pensieri dedicati al violoncello. Ci pensi, il manico, il ponticello, il legno…».

L’ingegnere era diffidente: «E il prato, Leandro? Non mi vorrà mica dire che con tutto lo spazio che ha in casa, se ne sia andata a suonar per prati!».

E fu qui che Leandro diede libero sfogo al suo intuito da profondo conoscitore dell’animo dei terrestri: «Ma certo! A lei piace suonare sotto al cielo, far volare le sue note verso orizzonti che immagina al di là di ciò che può vedere!».

Il portinaio si beò dell’immagine prodotta dalla sua intuizione di fine psicologo e fu soddisfatto nel vedere il volto dell’ingegnere che si distendeva, lo sguardo uggioso che si illuminava nuovamente di speranza.

«Che pazza!», bisbigliò con amore.

«Se gli altri pensano che sia pazza – intervenne saggiamente Leandro peggio per loro che non vogliono capire. Non comprendono che diffondere la musica sotto al sole o ad altre stelle con i capelli scompigliati è semplicemente libertà. E lei fa bene a non curarsi di chi non saprà mai cosa si prova a interpretare musiche inedite con i piedi nudi sull’erba umida», Leandro aveva le lacrime agli occhi per auto-commozione. Aveva superato se stesso!

L’ingegnere, felice, lo abbracciò.


La violoncellista, mentre guidava verso la città, dopo aver suonato per due ore al centro del prato, si sorprese a parlare da sola:

«Ma quanto ci mettono? Quanto ci mette il disco volante ad arrivare? Eppure sono già due settimane che trasmetto dal punto stabilito il codice melodico concordato per dare il segnale!».

Grazie alla sua natura aliena era abituata ad essere realista, ma aveva imparato l’ottimismo da uno strano umano che faceva il portinaio nel condominio del suo fidanzato. Il signor Leandro le raccomandava sempre di trovare il lato positivo di ogni avvenimento. Lei amava produrre suoni sublimi abbracciando il violoncello, ma cosa c’era di positivo nel dover stare da sola in mezzo a un prato isolato con il pericolo che arrivasse qualche animale selvatico feroce o qualche maniaco stupratore seriale?

Improvvisamente sorrise: di positivo c’era che, siccome lì non c’era nessuno a osservarla, poteva suonare a piedi nudi, finalmente liberi.


Leandro entrò in casa dopo una giornata densa di scoperte, come, ad esempio, il gusto prettamente umano di mescolare l’arte della musica all’amore per la natura. Appena chiuse la posta d’ingresso dietro di sé, si sfilò le scarpe, sospirando: «Ma perché i terrestri hanno inventato questi strumenti di tortura?». E i suoi piedi erano finalmente liberi.

Competenze

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Postato il

24 Marzo 2016

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