L’infante si issò per aria con la gambetta destra diritta e quella sinistra piegata, la testa leggermente all’insù. Il pollice destro era in bocca e l’indice sinistro indicava il soffitto. Il piccolo si tolse il pollice di bocca per emettere un deciso: «Eehee»<fn>Mi devo concentrare un po’, ma l’esercizio mi viene bene!» (N.d.T.)</fn>

«Ha visto, dottor Natti, ha visto?» cantilenò ansiosa la madre del bambino, la signora Sharkisa Derannunzi.

«Certo che ho visto, ho visto,» salmodiò il dottor Carlyle Natti, pediatra dell’autore del volo in perpendicolare appena eseguito, il piccolo Nathaniel. «E mi sembra del tutto normale per un bambino di 13 mesi. Sono pochi i bambini che fanno evoluzioni migliori a quell’età.»

«Appunto, dottore, appunto. Perché ci sono bambini che sanno volare meglio del mio Nathaniel? Come mai questa disparità? La scienza ha fallito o il mio Nathaniel ha qualcosa?»

Nathaniel per tutta risposta si lanciò in una serie di piroette a mezz’aria che alla fine lo lasciarono disteso sulla schiena, a 2 metri sopra il pavimento e commentò con un secco: «Gu!»<fn>Ce ne andiamo da un’altra parte? Mi annoio! (N.d.T.)</fn>

«Ha visto?” riprese la preoccupata signora. “Cougar, la figlia della mia amica Hyena, riesce a fare non solo le capriole ma anche gli avvitamenti per aria. E ha solo 12 mesi!» Sul viso della donna apparve un’ombra di terrore. «Che ci sia stata qualche infiltrazione

Dal canto suo il dr. Carlyle non aveva più neanche la forza di scuotere la testa. Ogni giorno gliene capitava almeno una il ambulatorio. Ogni giorno almeno una mamma lo assillava con finti problemi di salute del figlioletto, di solito spiegando le sue preoccupazioni con il fatto che qualche altro bambino era capace di fare meglio. Come spiegare che la biogenetica, applicata sui nascituri, era comunque genetica? Certo, a metà del XXII secolo si era ormai perfettamente in grado di instillare negli embrioni quasi (quasi…) qualunque carattere i genitori volessero, dotarli di qualunque capacità fisica o mentale a loro aggradasse, compresa la levitazione… ma diamine, pur sempre di geni, molecole e DNA si trattava! Un certo margine di casualità restava. L’ereditarietà faceva capolino fra le operazioni di laboratorio, dando una precocità qua, un talento imprevisto là.

E le madri dei bambini sprovvisti di queste precocità? Apriti Cupola! Di corsa dal povero pediatra per chiedergli conto di questa grave “biodiversità”. Per giunta negli ultimi tempi s’era sparsa la leggenda che nella cupola protettiva si fossero verificate infiltrazioni di atmosfera esterna. Che assurdità! Quando, un centinaio di anni prima, c’era stata la fuga di materiale tossico da una ditta chimica negli Urali che aveva causato la cosiddetta GRC, la Grande Reazione a Catena, gli ingegneri avevano fatto un ottimo lavoro, costruendo una cupola sulle Alpi Orobiche che preservò l’élite più ricca d’Italia dalle intossicazioni che sterminarono il resto dell’umanità. Si diceva che ce ne fossero altre in giro per il mondo, ma le reti di comunicazioni erano andate distrutte nella GRC, quindi era impossibile verificarlo.

“Signora Derannunzi,” sentenziò Natti, “se ci fosse davvero un’infiltrazione, gli abitanti della cupola morirebbero come mosche. Invece stanno tutti bene. E Nathaniel non ha nessun problema di sviluppo. Le garantisco che il suo cucciolo cresce sano, forte e ben sviluppato. Se altri bambini sono più precoci di lui in alcune attività, lui è senz’altro più predisposto di loro in altre.” Era un concetto standard: a volte funzionava, a volte no.

“Ah sì, e quali?” chiese Sharkisa, stavolta con aria speranzosa.

Ecco, mi sono incastrato da solo, pensò Carlyle. Adesso che precocità le racconto?

Ci pensò Nathaniel a venire in soccorso al medico. Il rumore di uno schianto attirò di colpo l’attenzione dei due adulti. Volando in surplace, il piccolo aveva sfondato un muro di plastostruttura infilandoci il tallone sinistro. Il bimbo allargò le braccia ed esclamò: «Mehe!»<fn>Non è colpa mia! È colpa del muro che stava davanti al mio passaggio! (N.d.T.)</fn>

«Ha visto signora Natti, nessun bambino di 13 mesi è capace di sfondare un muro con una pedata. Nathaniel è precoce nella forza fisica.”

Nathaniel decise che aveva dato sufficiente mostra di sé. Si disincagliò dal muro e, col pollice destro di nuovo in bocca, volò da sua madre, che lo prese in braccio soddisfatta delle sue prodezze. Per il momento…

«Grazie, dottore, lei riesce sempre a rincuorarmi. Non so cosa farei senza di lei.»

Io un paio di idee su cosa farei senza madri come lei ce le ho, pensò Carlyle senza dirlo.

Congedata Sharkisa, Carlyle andò alla scrivania multifunzioni, azionò il tritarifiuti per distruggere i resti del muro sfondato e subito dopo la stampante 3D perché li riciclasse in un nuovo muro. E rifletté sulla sua condizione di pediatra.

Certo la pediatria era una disciplina molto più facile nella sua epoca che nel XX o nel primo XXI secolo, quando era poco più che una superstizione balbettante. Al giorno d’oggi sembra inconcepibile, ma una volta le gravidanze seguivano il corso della natura. Da lì probabilmente era nata l’espressione “Come mamma lo ha fatto”! Ci credo che avevano le cosiddette “malattie infantili!” considerò fra sé il dottore. E infatti il suo compito non era tanto guarire bambini da malanni sempre più blandi e sempre più rari, quanto convincere le madri che i loro pargoli erano sani e non potevano non esserlo. Ma questa situazione di consulente psicologico diventava ogni giorno più pesante. Carlyle a volte si chiedeva quale fosse il suo scopo, in un ambiente così ristretto e chiuso (anzi sigillato), dove ormai i bambini erano molto più sani e dotati degli stessi adulti. I bioingegneri li avevano persino resi capaci di levitare come fachiri!

Scacciò quei pensieri come inconcludenti e si sedette. Aprì l’agenda olografica e scorse gli appuntamenti. Il prossimo era… Carlyle ebbe un mancamento. Era Siddharta Carlucci, con il suo figlioletto di due anni, Castaneda. Nooo… quello era un archivista. Faceva parte del gruppo che sosteneva di aver scovato, negli archivi digitali preservati un secolo prima, dei file segreti secondo i quali la GRC non ci sarebbe mai stata e tutti facevano parte di un esperimento segreto. Ogni volta che suo figlio aveva un raffreddore o una sudorazione un po’ più forte lo portava da Natti sostenendo che era il governo della Cupola ad averlo contaminato per dare un monito a tutti gli Archivisti.

Carlyle sospirò e si fece forza. Era un professionista e doveva comportarsi come tale. Disse alla sua segretaria che era pronto a riceverlo.

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