Lightbringer - Filippo ZelliLightbringer è il nuovo libro di un nuovissimo Autore: Filippo Zelli.

Mi sono imbattuto in Filippo Zelli, come spesso succede, abbastanza casualmente sul nostro sito Facebook collegato a Nuove Vie: Libri di Fantascienza.

Come è abitudine del gruppo, Filippo ha parlato del suo libro. Un romanzo pubblicato col sistema Self Publishing, cioè pubblicato in proprio, senza passare da Editor e Editori.

Di solito passano da qui ogni sorta di Autori, compresi quelli illeggibili. Malgrado questo ho sentito il desiderio di seguirlo e non me ne sono affatto pentito.

Si tratta di un romanzo scritto in uno stile che oserei dire antico! Intendendo con questo un assoluto complimento. Non so se Filippo lo ha fatto apposta, ma sembra di leggere Verne, o H.G. Wells.

La storia si svolge (soprattutto, ma non solo) nel ventiseiesimo secolo dopo Cristo, quando si sta collaudando un nuovo veicolo, velocissimo e di manovrabilità estrema: il Lightbringer.

Siamo ancora lontani dalla possibilità di superare la velocità della luce, ma improvvisamente succede qualcosa di strano e di sconvolgente: il tutto preceduto da una suspense che l’Autore sviluppa accuratamente stile Poe dello Scarabeo d’Oro, con messaggi da decodificare, e scoperte misteriose.

Alla fine, la squadra di ricerca viene inviata a dissotterrare un oggetto di origine antica, in mezzo a migliaia di ruderi volanti, in zona Tucson – Arizona. I ruderi sono lì da un secolo e sono aerei distrutti durante le Guerre dei Diamanti, catastrofici scambi di odio, considerati ormai come qualcosa che non dovrà mai più ripetersi.

Ci si domanda cosa possa esserci di così interessante in un oggetto antico, fino a quando si scopre, sotterrata tra quelle carcasse, una capsula sferica molto, ma molto speciale.

Una sfera, nient’altro che una sfera perfetta, di colore scuro tendente al bronzo ma dai contorni non definiti, quasi sfocati, come se si trovasse all’interno di un involucro trasparente, si ergeva al di là del pannello. La platea raggelò. Quello che avevano di fronte, per quanto all’apparenza banale, emanava un’aura inquietante nella sua agghiacciante semplicità. Soprattutto, non era dato sapere cosa fosse, chi o cosa l’avesse ideata e per quale motivo avesse riposato per secoli lì sotto.”

Non andrò oltre. Non aspettatevelo! Da qui cambia tutta la storia dell’umanità, alla maniera di un romanzo come lo avrebbe scritto Verne, Wells, o appena più recentemente, Robert A. Heinlein.

Tutto il romanzo, tranne gli ultimissimi capitoli è una storia di avventure di Eroi assolutamente inossidabili, il che è decisamente raro ai giorni nostri, dove gli scrittori in genere, non si lasciano sfuggire un po’ di insana distopia.

Solo verso la fine della storia i nostri dovranno affrontare un minimo di problemi, ma si sa che nulla è mai del tutto privo di difficoltà.

Filippo, come mai hai scelto il Self Publishing, per un romanzo che senz’altro avrebbe riscosso l’attenzione di molti editori.

Ho deciso di pubblicare in Self Publishing perché per carattere sono molto restio ad accettare influenze esterne per quanto riguarda la scrittura della mia saga. Inoltre è anche una questione di organizzazione, appena pubblicato il libro i primi acquirenti hanno ricevuto le loro copie in tre giorni, posso spedire in poco tempo il mio libro ovunque, nelle librerie che accettano di metterlo sui loro scaffali.  In misura minore è anche un discorso economico, visto che con il Self Publishing le royalties sono ben maggiori e il rientro è mensile, per cui è possibile reinvestire subito le entrate per promuovere il prodotto, per esempio acquistando copie da inviare nelle librerie. Non è assolutamente facile rifiutare una proposta editoriale, devo ammetterlo, ho ricevuto un paio di proposte serie da piccole case editrici, che comunque ringrazio e delle quali sono onorato, senza contare poi le numerose proposte ricevute da case editrici a pagamento (che secondo me un autore dovrebbe scartare a priori). Certo, se avessi ricevuto un’offerta da Mondadori, Fanucci o la stessa Nord ovviamente il discorso sarebbe stato diverso, ma allo stato attuale credo che il Self Publishing (almeno per ciò che concerne la fantascienza) sia preferibile rispetto a un piccolo editore, a patto di investire tempo e non solo sull’attività di promozione del proprio lavoro.

Sinceramente voglio essere l’artefice del mio destino, se il libro funziona sono convinto che in qualche modo verrà apprezzato. Essere pubblicati da Mondadori (o da altri big) credo sia una conseguenza del fatto che il libro abbia già riscosso l’attenzione di una massa critica di pubblico, tutto il lavoro che viene prima però dipende da me.

Ok, ma tu hai provato a contattare Mondadori, Fanucci, eccetera?

Si, inviai a suo tempo delle bozze alla Mondadori, alla Nord e ad altri, mi sembra Rizzoli, non a Fanucci che voleva il manoscritto cartaceo e nel periodo che mi riguardava non accettava nuovi lavori da valutare, almeno così mi sembra di ricordare. Tuttavia non ho ricevuto alcuna risposta, quindi non saprei dire se il mio lavoro sia stato mai analizzato e valutato da loro.

Anche la copertina è auto-prodotta?

La copertina è stata realizzata dalla mia amica disegnatrice Maria Laura Fosso, la quale ha provveduto a realizzare anche le immagini contenute nella pagina Facebook “I cancelli di Hynterion” e che contengono delle schede relative a luoghi e personaggi, su fatti non contenuti nel libro, in un esperimento crossmediale che sto portando avanti e che a breve riguarderà anche la pagina YouTube “The Unbounds

In base alle mie sensazioni, come hai visto, credo che tu ti sia ispirato alla fantascienza di un ben preciso scrittore. O di un gruppo di scrittori: chi è? O chi sono?

Il lavoro che sto portando avanti non sarebbe mai esistito senza il ciclo delle Fondazioni di Asimov, senza Dune, senza la fantascienza granitica di Stanislaw Lem. Allo stesso modo ho tratto profonda ispirazione anche da universi non letterari (come ad esempio il cinema di Lucas oppure Star Trek, spingendomi finanche ai cartoni animati), oppure non fantascientifici (come l’universo di Arda di Tolkien, ma anche il cinema di Kurosawa e di Leone).

Spiegaci un po’ chi sei.

Ho 44 anni e vivo e Rieti con mia moglie e il mio gatto; come ti ho detto, questa è la mia prima esperienza letteraria. Ho iniziato a scrivere nel gennaio 2020, quasi per gioco, poi con il lockdown ho profuso più impegno nel mio progetto, non potendo dedicarmi alla mia professione di avvocato che aveva subito uno stop. Devo dire che in quei mesi ho avuto molto tempo da dedicare alla scrittura.

Il mio è un progetto ad ampio raggio, che non si concluderà certo con Lightbringer. Infatti, I cancelli di Hynterion altro non è che l’universo letterario che voglio proporre e che mi terrà impegnato a lungo. Questo che hai letto è solo il primo libro, che avevo terminato di scrivere nell’estate 2020, ma nel frattempo sono andato molto avanti nella scrittura.

Dalla chiusa di questo libro si intravvede infatti il seguito e lasci il lettore con un simpatico cliffhanger. Più o meno, quanti romanzi hai in mente di scrivere?

Lightbringer avrà un seguito, come del resto il finale suggerisce al lettore, al momento preferisco tenere segreto il numero dei capitoli che ho in mente di scrivere.

La scrittura è la tua unica passione?

Le mie passioni e i miei interessi sono presto evidenti dagli argomenti trattati nel libro. Fin da bambino sono stato preso da tutto ciò che vola (volevo diventare un pilota militare), dallo spazio oltre che dalla natura, gli animali e dalla scienza in generale. Le letture sulla teoria della relatività e sulla fisica quantistica mi hanno indotto a introdurre molti concetti che è possibile ritrovare in Lightbringer. In fondo, come molti altri scrittori di fantascienza, amo immaginare il futuro e ciò traspare da quello che scrivo.

L’unico mio interesse che non sono riuscito a inserire nei libri è la musica; devi sapere che sono un chitarrista dal 1993, ho anche inciso due dischi con il mio vecchio gruppo.

La musica! È stata anche per me un’ispirazione quando ero molto giovane. Credi di trovare uno spazio per questa nobile arte nei tuoi prossimi lavori?

Continuerò a inserire citazioni come nel primo volume. In Lightbringer ho fatto l’esempio di Gershwin, di Django Renhardt e Stephan Grappelli, di Scott Joplin, dei Beatles, poi ho accennato all’evoluzione della musica nel corso dei secoli. In ciò che verrà dopo non mancherò di inserire citazioni simili, quando possibile.

Grazie Filippo. Vuoi dire ai tuoi lettori che dovrebbero comperare il tuo romanzo? Con parole tue, dai.

È un libro che parla di un avvenire realizzabile. Mi piace pensare (o quantomeno sperare) che il ventiseiesimo secolo che ho ipotizzato nel mio romanzo sia quello che realmente ci aspetta. Vedo troppa negatività distopica in giro, io al contrario ho provato a dare una chance all’umanità, nella speranza di suscitare costruttive riflessioni sul futuro che ci attende.

Lightbringer