immagine di copertina da “Crociera tra le stelle” di Bellomi, Naviglio, Prosperi, Ed. Gli Espressi: Della Vigna

Questo articolo è una versione aggiornata di un articolo pubblicato in Cartografie dell’inferno, Elara 2012, a cura di Gianfranco de Turris e Ernesto Vegetti.

Nella puntata precedente:

Ho sempre letto fantascienza fin dall’età di prima lettura, solo che non sapevo ancora che si chiamasse così: da Robinson Crusoe a Verne con le sue macchine fantascientifiche nonché diversi fascicoletti della Sonzogno. La mia esperienza fu un percorso continuativo, iniziato nei lontani anni Sessanta con Luigi Naviglio a un Festival di Trieste e il viaggio a Trieste l’ho fatto insieme a Giuseppe Pederiali. La collaborazione con Ponzoni mi fece entrare anche nel circuito delle traduzioni in cui poi ho lavorato per tutta la vita. Con Edinational, editore che cambierà nome e sigle diverse,  feci Perry Rhodan: il primo numero, L’erede dell’universo fu subito un successo. Purtroppo le cose belle sono sempre destinate a finire e Perry Rhodan, nonostante una vendita di circa 10.000 copie, venne chiuso perché l’editore preferì investire i soldi in attività più lucrose (leggi pubblicazioni pornografiche).

Nel frattempo avevo anche lanciato altre riviste di fantascienza per l’Editrice il Picchio, il cui proprietario era l’ex direttore generale della Williams, il dottor Franco Colombo, che ricordo come una delle persone più gradevoli con cui ho lavorato e l’unica con cui sarei tornato in qualsiasi momento a farlo negli anni successivi se solo avesse deciso di dedicarsi all’editoria, che invece abbandonò per portare avanti la sua attività di commercialista di livello internazionale.

Con la Picchio lanciai dunque testate come Altair, Spazio 2000, Il meglio della fantascienza.

La nascita di Altair fu abbastanza divertente. Un giorno l’editore, per cui curavo altre pubblicazioni a fumetti, mi dice: «Facciamo una collana di fantascienza per l’edicola.». Io propongo un formato Oscar Mondadori. L’editore accetta, ma comincia: “Tagliamo il numero delle pagine che sono troppe, la carta più leggera così si risparmia, le copertine non patinate”… insomma tutta un’altra zuppa. E quando glielo faccio notare sgrana gli occhi e dice: «Ma perché? È uguale. Che differenza c’è?» È vero c’è solo la stessa differenza esistente tra una Cadillac e una Cinquecento! Poi naturalmente bisogna uscire subito. Non c’è tempo di acquistare e tradurre un libro (questa sembra una costante nella biografia di tutti i curatori di collane). Allora recupero un romanzo breve scritto a tre mani da me, Naviglio e Prosperi. Le prime due erano state pubblicate sul Cosmo Ponzoni. La terza era rimasta inedita. Naturalmente al dunque le pagine sono troppe ed ecco che ancora una volta il testo di Prosperi rimane sacrificato (ma riuscirò a pubblicarlo lo stesso in appendice a un altro numero, e poi, finalmente, nel 2016, tutti e tre i racconti sono stati raccolti insieme in un volume della Edizioni della Vigna, intitolato Crociera tra le stelle). Così Altair esce, I figli della galassia, e siccome per il primo numero occorre un nome forte ecco inventarmi J. Azimov (o Jack Azimov). Il nome sparato in copertina fa colpo, inganna i lettori e il numero vende.

Naturalmente sono stato vituperato per questo minimbroglio, ma venivo dalla scuola di Gino Sansoni Editore, il più incredibile personaggio dell’editoria italiana che amava fare a catena di questi scherzetti e del resto ero molto giovane, per cui spero di essere stato perdonato nel tempo. Comunque a “Jack Azimov” ci sono rimasto affezionato e oggi faccio comparire questo personaggio, caricaturando me stesso, in una serie di racconti che scrivo col personaggio di Martin Mystère (la serie del Club Pigreco).

La lotta per trovare il materiale era continua. Gli editori per cui lavoravo offrivano una miseria e gli agenti nicchiavano, anche se Walter Ernsting, agente di van Vogt e di tutti gli autori trattati da Forrest Ackerman mi dava una mano. Anche Leslie Flood, da Londra, che allora possedeva l’agenzia Carnell mi veniva incontro da vero amico, facendo impazzire il buon Mandato dell’agenzia ALI che non si capacitava come mai riuscissi a ottenere da Flood romanzi per cifre irrisorie quando lo stesso Flood pretendeva somme ben più alte dagli altri editori. La prassi era questa, io proponevo a Mandato una cifra per un romanzo, lui rifiutava sdegnato, io telefonavo a Londra a Flood e poi richiamavo la ALI dicendo che era tutto risolto e gli sarebbe arrivato il contratto per la cifre che dicevo io. Alla fine, stremato, Mandato smise di lottare e accettò le mie offerte. Oppure l’aggiravo telefonando in America all’editore e anche in quel caso combinavo lo sconto alle sue spalle. A parte tutto, era anche uno spasso.

L’esperienza con la Picchio si concluse anche con un episodio assai sgradevole. Quando l’avevo lasciata per passare come caporedattore di Supergulp alla Mondadori, avevo chiamato a sostituirmi Annico Pau, l’ex curatore del Cosmo Ponzoni, con cui avevo un grosso debito di riconoscenza. Un giorno, andato a trovarlo, fui aggredito in malo modo e accusato di avere criticato la pubblicazione Solaris che all’epoca curava per l’Editore Eusebio. Io cascai dalle nuvole perché mai mi ero sognato di fare una cosa del genere, né è mia abitudine farla in ogni caso anche perché potrei essere sempre ripagato con la stessa moneta. Cercai di farlo ragionare, telefonai anche all’editore che gli parlò direttamente. Inutile. Cocciuto (da buon sardo) non volle sentire ragioni e fu la fine dei nostri buoni rapporti. A distanza di tanti anni, ho letto una sua intervista in cui sosteneva che i nostri rapporti si erano incrinati perché gli volevo vendere opere di fantascienza degli anni Quaranta per la collana della Picchio e mi ero risentito per i suoi rifiuti. Ora mi chiedo se si è trattato di smemoratezza senile o di pura e semplice malafede. La realtà è che non gli ho mai proposto nulla, perché dopo la scenata fatta negli uffici della Picchio non gli avrei proposto di acquistare neanche uno spillo.

Ugo Malaguti

La voglia di scrivere, scomparsa per un po’, ritorna conoscendo Ugo Malaguti. Non ricordo di preciso come e dove, forse a una mostra di quadri della moglie Mariella a Milano.  Io gli vendo libri come agente letterario, recensisco i libri della Libra sulle riviste da me curate. Lui mi ripubblica Il lungo risveglio, un racconto uscito a suo tempo su Eureka e infine gli propongo l’idea di un romanzo, di cui avevo gettato un abbozzo di trama durante un giorno in cui in casa editrice alla Picchio, dove ero assunto, avevo poco da fare.

L’Impero dei Mizar

Era la trama dell’Impero delle stelle, un romanzo di pura avventura dove avevo messo tutti gli stereotipi che della fantascienza più mi avevano entusiasmato con notevolissime influenze di Heinlein, Hamilton e van Vogt. Ugo ne fu letteralmente conquistato e mi assicurò la pubblicazione. Arrivò addirittura a pagarmi il libro in anticipo perché lo scrivessi e mi gettai a capofitto, spedendogli un capitolo per volta. Purtroppo non fu possibile pubblicarlo perché la Libra chiuse i battenti e il libro rimase così inedito.

Fu un vero dispiacere, perché a quel libro ci tenevo, anche se economicamente non ci avevo perso nulla. Il libro fu proposto quindi a Pilo che dirigeva allora la Fanucci. Fu accettato, ma poi lo ritirai perché non volevano pagare nulla e di accontentarmi della sola gloria non mi andava. Venne invece acquistato una seconda volta da Franco Bosco che con la sua casa editrice Domino-Ederman intendeva pubblicare fantascienza. Altro incasso da parte mia, ma niente pubblicazione perché la casa editrice non decollò mai. Insomma, il libro piaceva a tutti, quasi tutti erano disposti a pagarlo, ma per una ragione o per l’altra poi non veniva pubblicato.

Infine, lo proposi a de Turris per Solfanelli. Accettato di nuovo con regolare contratto, nessun anticipo, ma royalties sulle vendite. La cosa era accettabile, e il libro fu pubblicato. Ma in seguito la Solfanelli fallì e non vidi naturalmente una lira. La cosa però non mi preoccupò. In fondo il romanzo, che nel frattempo aveva cambiato titolo ne L’Impero dei Mizar era giù stato pagato due volte…

Il romanzo piacque. Anche se ne furono vendute poche copie, come per tutti i libri di Solfanelli del resto, molti lettori mi dissero che erano rimasti entusiasti. Uno di questi fu Valerio Evangelisti che ne parlò con Giuseppe Lippi, curatore di Urania, e alla fine Lippi pensò di ripubblicarlo in un Urania Millemondi con altri due romanzi stranieri. E così arrivarono soldi per la terza volta. Mica male per un romanzo italiano.

Giamfranco de Turris

Una nota divertente. Gianfranco de Turris afferma nella prefazione al libro nell’edizione Solfanelli che tra le varie influenze si sente quella di Poul Anderson con la sua Lega Polosotecnica. Be’, io questi libri. non li ho mai letti e non so neanche di che cosa trattino. Un giorno o l’altro dovrò procurarmeli…La stessa cosa mi è successa con un racconto, Miss Agata, un giallo, pubblicato in un’antologia scolastica della Bruno Mondadori, insieme a un racconto di fantascienza. Anche in questo caso la curatrice accennava a motivazioni e riferimenti che non mi erano neanche passati per la testa.

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