Mi è capitato di leggere, con qualche anticipo, il terzo libro di Ezio Amadini, che si intitola Il Caso Madison (edizioni Libromania), finalista dell’edizione 2021 del concorso letterario “Fai viaggiare la tua storia”.

Ezio ce ne aveva già parlato a marzo del 2020 e solo ora trova, finalmente, una collocazione nelle librerie italiane.

Ezio Amadini ha già scritto altri due romanzi che condividono con questo il medesimo Universo, anche se i tempi delle storie sono abbastanza mescolati: il primo libro uscito è Dies irae (Watson Edizioni, 2017, finalista al Premio Vegetti 2018) ambientato intorno al 2050; il secondo tratta un periodo successivo di un secolo e si intitola I costruttori di ponti (Watson Edizioni, 2018); nel terzo libro, quello di cui stiamo scrivendo, l’Autore torna indietro a poco prima dell’inizio di Dies irae, cioè intorno al 2038.

Lo stile e il genere di Amadini sono molto diversi da quelle che sembrerebbero le tendenze attuali nella fantascienza italiana: i suoi romanzi sono dei thriller, con fughe, killer implacabili, cattivi davvero cattivi e insomma, un divertimento assicurato per il lettore. Vorrei capire perché questo tipo di storie non sia più considerato dagli Editori, visto i successi del genere in campo internazionale.

Naturalmente bisogna saper scrivere un thriller, magari spaziale e questo, lo riconosco, non è da tutti!

Prima di sentire direttamente la voce di Ezio Amadini, notiamo che Dies irae è un bel tomo di 639 pagine: le avventure e i colpi di scena sono talmente tanti che alla fine il lettore resta letteralmente senza fiato e si dispiace che il libro sia già finito!

Qualcuno, forse l’Editore, ha toccato i tempi a Ezio per il secondo libro, perché I costruttori di ponti ha solo 254 pagine: qui la storia è meno thriller e più fantascienza. Ma, insomma, si legge d’un fiato anche questo.

Personalmente, ho preferito l’Ezio Amadini di Dies irae, che ho ritrovato con particolare piacere nel thriller de Il Caso Madison.

Si tratta di un libro di oltre 300 pagine, in cui i personaggi di Dies irae ci sono quasi tutti, ma in un momento giovanile.

La Madison è una banca. Tutto inizia con una pesante sconfitta subita da questi banchieri, perché, quello che sarà il grande protagonista di Dies irae, cioè un ascensore spaziale equatoriale, “alto” quasi 36.000 chilometri, non sarà più costruito dove i banchieri avevano scommesso e dove avevano investito in fiducia, ma in una regione del tutto diversa.

Un gruppo privo di morale immagina quindi di distruggere qualsiasi ostacolo gli si frapponga, anche a costo della perdita di molte vite innocenti.

Inizia qui una serie di avventure, che alcune volte sembrano proprio senza via di uscita e, infatti, qualche volta lo sono.

Protagonista buono di tutta la vicenda è Salvatore Esposito, capitano della Guardia di Finanza. Mentre un personaggio davvero pericoloso è una donna di nome Eva.

Poi ci sono cattivi a pioggia da Napoli, a Milano, da Londra alla Corea, con qualche spolverata di hacker nella zona di Cuba e qui e là.

Insomma, un romanzo davvero ricco.

Devo confessare a Ezio, che la primissima parte, diciamo le prime 30 pagine, risultano per uno come me decisamente troppo tecniche dal punto di vista finanziario. Ezio, se non sbaglio, lavorare sulla finanza è il tuo mestiere, è vero?

Lo era, in particolare nel Controllo di Gestione e nei sistemi informativi gestionali. Ora mi dedico solo alla scrittura, ai miei gatti e ai miei numerosi hobby.

Un 10% di finanza e un 90% di azione, secondo me ci può stare.

Mi incuriosisce il meccanismo, così preciso, con cui riesci a immaginare l’azione. Diciamo che il lettore è sempre in tensione e molto spesso è colto di sorpresa dalle tue trame. Come funziona? Studi tutto con cura, o ti lasci trasportare dal racconto? Voglio dire, potrebbe essere bello mettersi e mettere i personaggi in una situazione complicata, senza sapere come venirne fuori, per poi escogitare qualcosa. Del resto, si può sempre cancellare e provare altre strade…

Quando scrivo un romanzo ho abbastanza chiari l’inizio e la fine, oltre a una generale idea della trama. Il resto arriva strada facendo. A volte sono gli stessi personaggi, in ciascuno dei quali mi immedesimo, a dirmi cosa scrivere. In effetti mi succede spesso di farli finire in situazioni apparentemente senza vie d’uscita, che mi costringono poi a intere notti insonni per capire come tirarli fuori dai guai in modi credibili.

Hai scritto, per quel che sappiamo, tre romanzi tutti ambientati nello stesso universo. Che farai? Il quarto si svolgerà altrove, secondo te?

Il quarto romanzo lo sto scrivendo da circa un anno. Si intitola Colpo di coda e si colloca due anni prima de Il caso Madison, ma con personaggi del tutto diversi, a parte un breve cameo di Salvatore Esposito. È un thriller a sfondo fantapolitico che si svolge quasi tutto in mare, dal Mediterraneo all’Oceano Indiano, passando per Suez. Non ci sono astronavi, ma sottomarini e pattugliatori antipirateria di ultimissima generazione.

I primi due tuoi romanzi (in ordine temporale degli eventi narrati) sono decisamente thriller. Il terzo, I costruttori di ponti, sfrutta il finale di Dies irae per introdurre molta più fantascienza.

Sto notando che sembrerebbe presentarsi una tendenza nazionale e internazionale al thriller fantascientifico. Forse lasceremo perdere il distopico, oggi imperante, anche perché imitare P. K. Dick è un’operazione senza possibili vincitori. Ma soprattutto perché il genere a mio avviso comincia a mostrare la corda.

In Italia ho letto i tuoi ottimi romanzi, oltre a un meraviglioso RALF di Maurizio J. Bruno, anche questo un thriller fantascientifico. Poi abbiamo Mary Robinette Kowal, che già nel suo The Relentless Moon (La Luna implacabile) in corsa per il premio Hugo, inserisce un tema poliziesco, ma dell’altro suo romanzo Spare Man (L’uomo in più) sviluppa un vero e proprio giallo, tutto su un’astronave da crociera in navigazione tra la Terra e Marte: l’uscita è prevista per il 19 luglio 2022.

Secondo te, si sta davvero andando verso altri stili e generi fantascientifici?

Ho imparato a leggere con la fantascienza e con Salgari, tuttavia non sono assolutamente un esperto di letteratura fantascientifica. Quella che piace a me è la fantascienza dove il fantastico si fonde con una realistica (o almeno ipoteticamente possibile) base scientifica e tecnologica, condita con trame avvincenti e molta azione. Le storie distopiche non le sopporto più, ma qui in Italia piacciono molto e vanno per la maggiore in quanto, a mio avviso, da una parte non richiedono alcuna cultura scientifica per essere scritte e comprese e dall’altra permettono tutte quelle derive social-psicologico-politiche tanto care ai nostri intellettuali.

Un editore una volta mi disse che miei personaggi non hanno spessore, non essendo essi degli psicopatici o non avendo avuto drammatici problemi con genitori o parenti vari durante la loro infanzia. La maggior parte dei romanzi distopici italiani contengono così poca fantascienza che, se venisse tolta, manterrebbero intatta la loro coerenza narrativa. Questo per dire che per raccontare l’introspezione di personaggi inventati, la loro psicologia e i loro sentimenti di speranza, rancore, invidia, amore e odio non serve metterli dentro un’astronave (di cui non si descrive nulla) o su un pianeta alieno, di solito del tutto simile alla Terra.

In questo modo la fantascienza diventa solo una scorciatoia, eliminando il problema di dover descrivere un contesto storico e sociale reale, cosa molto più complessa da fare. Con questo non voglio dire che la fantascienza non debba mai affrontare i grandi temi esistenziali dell’essere umano, ma solo che non deve ridursi a questo a tutti i costi. La fantascienza è nata per farci sognare, per evocare nel lettore il sense of wonder e per intrattenerlo per qualche ora in altri tempi e in altri mondi, laddove nessuno è mai giunto prima.

Per rispondere alla tua domanda posso solo dire che spero davvero che sia così e che sempre più autori si dedichino a far divertire ed emozionare il lettore, proprio come davanti a un buon action movie, piuttosto che deprimerlo con la visione di un futuro nel quale nessuno vorrebbe mai vivere.

Il Caso Madison