World © by Franco Giambalvo

Oggi voglio proporre ai miei lettori un brano tratto da un romanzo che non ho ancora finito di scrivere, ma mi piace presentare un po’ della sua atmosfera. Gradirei molto avere le impressioni di chi vorrà leggerlo.

Ho proposto questa stessa lettura ad alcuni amici e scrittori e la richiesta più frequente è stata: “Ma non si capisce nulla della trama!”

Infatti è così: la trama è ancora del tutto da rivelare. L’ho solo accennata a Vanni Mongini e il suo enturage…

Vi avviso che la storia si svolge nel 1866, per cui il linguaggio è adeguato a quell’epoca…

***

La cosa che meglio riusciva a Nick Saponaro era di imbrogliare, negli affari, in amore, nell’umile lavoro che ufficialmente eseguiva, in ogni cosa, tranne nel gioco delle carte in cui invece poteva vantarsi di non avere mai barato nemmeno una volta. Eppure, con grande determinazione, spesso imbrogliava addirittura se stesso come potrete capire più avanti.

Certo Nick non si compiaceva di barare giocando alle carte, perché altrimenti non ci sarebbe stato più alcun divertimento e nemmeno quel brivido di delizioso terrore che gli alzava i capelli dietro la nuca ogni volta che l’azzardo si faceva più importante. Quello era il suo personale demonio dal quale aveva ricevuto le più grandi bastonate nella sua ancora breve vita.

***

Era giunto a Londra ancora ragazzo, proveniente da un paese italiano della regione detta Salento, quando si era intorno al 1846. In quel periodo Nick aveva soltanto dieci anni.

Suo padre aveva iniziato aprendo un negozio di insaccati nella City, che poi riadattò con l’offerta di frittelle e sidro, senza mai riuscire ad avere un vero pub. La madre di Nick Saponaro aveva iniziato come sguattera presso un Pari della Corona, Sir Percy Winterton, di cui divenne in seguito cameriera.

Le cose avevano funzionato fino al 1850, anno in cui il padre di Nick morì improvvisamente, accoltellato da un ubriaco che lo aveva aspettato alla chiusura del negozio per vendicare non si sa quale sgarbo. Quindi il giovane si trovò costretto a dare una mano nel mantenimento della famiglia che oltre a sua madre comprendeva un paio di fratelli piccoli, nati in Inghilterra e una sorella che aveva due anni meno di lui.

A quattordici anni, Nick andò a lavorare come scaricatore ai Docks di Londra e quello fu l’unico mestiere ufficiale che continuò a praticare per tutto il resto della vita fino ad oggi. In realtà quasi subito entrò in un giro perverso di contrabbando e minuta delinquenza, da cui a suo merito occorre dire che cercava di tenere fuori sia la madre, che il resto della famiglia.

Fornito di un’intelligenza lucida, eppure perversa, Nick Saponaro si dibatteva tra mille vizi e qualche virtù. Tra i suoi vizi più deleteri era particolarmente pervicace quello del gioco, come si è detto; tra le sue virtù, se così possiamo chiamarle, c’era un infallibile istinto animale, che fino a quel momento lo aveva sempre salvato dal fare incontri pericolosi come quello che aveva coinvolto suo padre.

***

Attualmente aveva iniziato una splendida carriera come falsario, per la quale non aveva alcuna abilità, ma apparentemente perfetta, per un tipografo in disgrazia della City.Costui, in cambio di qualche scellino e molti favori, era disposto a contraffare certificati di ogni genere.

Per esempio Nick aveva in tasca un perfetto atto di proprietà della Magione di Sir Winterton dove attualmente egli stesso abitava, assieme alla madre, fratelli e sorelle.

Oltre all’accluso parco di diecimila acri. L’idea era di rivendersi la proprietà come ultimo atto, naturalmente subito prima di sparire per sempre. In quel caso avrebbe certo provocato gran danno ai suoi, per cui il documento era solo una estrema ratio e al momento non aveva alcuna intenzione di farne uso.

Aveva inoltre altri documenti che presentavano meno problemi, per esempio gli atti di proprietà della Torre di Londra, o di una intera foresta nel Wiltshire che qualsiasi gonzo avrebbe preso per buoni.

Al momento possedeva una decina di documenti falsi. Presentandosi come Mr. Hipton, aveva già venduto una casa a Oxford che sapeva deserta da anni. Aveva fatto anche la visita all’interno con il cliente, che gli aveva dato per questo ben cinquecento sterline. Naturalmente Nick era sparito subito dopo averle riscosse.

Tuttavia queste divagazioni sono inutili, anche se rendono l’idea della personalità del nostro personaggio.

***

La sera del 26 maggio 1866, un sabato, Nick Saponaro aveva progettato in maniera perfetta la sua uscita settimanale più importante. Da tempo aveva sviluppato un’amicizia piuttosto ambigua con un vecchio cocchiere di Sir Winterton, detto Bonzo, un individuo dalla faccia e dalle maniere assai poco raccomandabili. Era costui sortito non si sa bene da quale inferno, anche se si mormorava che avesse trascorso buona parte della vita nel penitenziario di una malsana costa equatoriale, da cui era fuggito nuotando per svariate leghe di mare infestato dagli squali.

Così egli stesso aveva coloritamente spiegato a Nick l’origine di una orrenda cicatrice che gli si partiva dall’occhio destro, sempre tenuto coperto da una pezza nera, per poi scendergli lungo la guancia e proseguire sul collo, ove si perdeva al di sotto della livrea chissà fin dove.

Noi potremmo sapere che Bonzo era stato un pirata e che forse venne quasi tagliato in due da una daga, ma non dovremmo dirlo poiché Nick, almeno a quel momento, non lo aveva mai nemmeno sospettato e non avrà modo di farlo per tutto il resto di questo racconto.

Sir Winterton non si crucciava affatto del proprio cocchiere, di cui forse non aveva neppure conoscenza. Il maggiordomo faceva in maniera che egli non partecipasse ad alcun avvenimento ufficiale e servisse invece al disbrigo di consegne e trasporti di altri impiegati della Magione, in special modo durante la notte.

A dire il vero, nonostante la cattiva presenza e la fama non troppo limpida, Bonzo si era sempre comportato con lealtà nei confronti di Sir Winterton e per questo nessuno aveva a lamentarsene.

Nick Saponaro da tempo aveva eletto Bonzo a compagno di ogni sua scorribanda notturna. È stato detto che l’incarico di condurre fuori durante la notte altri impiegati della Magione, fosse una delle attività a cui Bonzo pareva specialmente dedicato, pure se Nick strettamente parlando, non poteva essere considerato un impiegato.

Era egli però il figliolo della signora Lucy Saponaro, che da molti anni operava come cameriera privata e amatissima di Lady Winterton e, dati i buoni servigi della madre in quella casa, Nick riusciva ad approfittarne. Come pure accadde quella sera del 26 maggio, di cui avevamo principiato a parlare.

La carrozza uscì da Casa Winterton piuttosto tardi, infatti erano già passate le undici, ma gli affari che Saponaro intendeva portare a compimento richiedevano orari da ladri e assassini.

Subito il cocchiere si diresse dall’altra parte del Ponte della Torre, in una zona a lui ben nota, popolata dagli occhi vuoti dei docks e percorsa da stradine in terra battuta, dove a quell’ora non c’era nessun cristiano, ma correva libero il solo principe delle tenebre.

All’ingresso di Tranton Road la nebbia si era infittita improvvisamente e impediva qualsiasi visuale, ma spuntarono dal niente due ombre che Bonzo riuscì a evitare per miracolo tirando con forza le redini dei cavalli, pur rischiando di far capovolgere la carrozza.

Gli uomini non mostrarono alcuna paura davanti agli zoccoli alzati delle bestie, ma si limitarono ad afferrarle per il morso e in pochi istanti le calmarono. Un uomo cominciò a parlare con Bonzo, mentre l’altro si avvicinò alla porta della carrozza e ficcò dentro la testa per controllare chi fossero i passeggeri.

Costui era un uomo grasso e vestito di nero, con mani enormi e baffi spioventi. Il naso era rotto e largo, la faccia volgare e spaventosa. Nick Saponaro lo conosceva, perché molte volte era passato per quella strada, in altre nebbiose notti, pressoché identiche a questa. Quando i due uomini permisero alla carrozza di proseguire, questa non fece più di duecento metri per fermarsi definitivamente all’interno di un cortile ben poco illuminato.

– Potete scendere adesso, signore – disse Bonzo dopo avere controllato che tutto fosse tranquillo.

– Potete andare amico mio – disse Saponaro scendendo. La carrozza era una specie di fantasma nero e quasi invisibile, come il suo cocchiere, una sorta di olandese volante della strada che si muoveva a mezz’aria, la parte inferiore e superiore perduta nella nebbia dei docks e il resto quasi cancellato dalle tenebre di quel luogo.

Bonzo sarebbe ripassato da quello stesso cortile esattamente quattro ore più tardi, secondo un piano progettato da molto tempo. Il cocchiere avrebbe trascorso quel tempo in Town Hall rotolandosi con una baldracca particolarmente appetibile e specializzata in prestazioni che in questo contesto non abbiamo il coraggio di meglio descrivere, pure se alquanto piacevoli.

Egli sapeva che la possibile assenza di Nick Saponaro all’esatto orario concordato significava la certezza che il suo protetto fosse nei guai, caso per il quale era prevista tutta una serie di brutali interventi, che egli già altre volte aveva rischiato di attuare. Infatti il giovanotto alcune volte era arrivato all’appuntamento in orario solo per caso, o per fortuna, eppure fino a quel momento non c’era mai stato motivo di vero allarme da parte sua.

Bonzo si allontanò in direzione di Town Hall, già pregustando i delicati tocchi della puttana, mentre Nick Saponaro si immergeva in una stradina in fondo al cortile che conduceva a una zona più ampia e invisibile dall’esterno.

Sul muro di una costruzione fatiscente era appesa una lanterna parzialmente schermata a indicare una porta, da cui si accedeva a un locale lungo e largo non più di cinque passi ove era accesa una singola candela.

L’interno era completamente spoglio, a eccezione di una sedia su cui attendeva un individuo grosso e flaccido con in testa un turbante, il petto nudo e un paio di pantaloni larghi di lino. Aveva esattamente l’aspetto di un eunuco, almeno come lo immaginava Nick. Disse l’uomo: – In alto mani! – aveva un accento straniero, ma difficile da qualificare. Nick Saponaro conosceva la procedura e non se ne preoccupò. Alzò le mani e quello lo frugò con cura, quindi gli mise in testa un cappuccio che gli legò sotto la gola, in modo da non permettergli di vedere il percorso che avrebbe fatto di lì a poco.

***

Questa parte di viaggio, Nick l’aveva sempre fatta senza vedere nulla ed era un insieme di sensazioni e rumori. Il tutto durava più o meno venti minuti.

Prima il pavimento si metteva in movimento, azionato da qualche meccanismo: era evidentemente un nastro trasportatore e si sentiva in lontananza lo sbuffo del vapore che faceva muovere la macchina. Doveva essere un’apparecchiatura molto grande e verosimilmente sotterranea, poiché durante il giorno non si vedeva alcun segno di tale meraviglia, come una volta lo stesso Nick aveva cercato di appurare. Il nastro era leggermente inclinato verso il basso.

Evidentemente l’impianto iniziava appena al di fuori della piccola stanza poco illuminata dove attendeva l’eunuco e, poiché non era ammissibile che fosse lo stesso uomo a scortare il visitatore, era chiaro che al suo fianco c’era qualcun altro, che lo teneva costantemente per il braccio.

Tutte le altre volte in cui Saponaro era stato in quel luogo, questa persona non aveva mai parlato, era quindi impossibile capire chi potesse essere.

La discesa sul nastro durava almeno cinque minuti e si giungeva parecchi metri al di sotto della superficie e almeno mezzo miglio più lontani. Nick Saponaro calcolava che si fossero allontanati verso l’esterno della città.

Poi bisognava scendere una scala per due o tre minuti, giungendo a una cavità in cui si sentiva gocciolare dell’acqua. Di solito in questo punto c’era una certa attesa, mentre si udivano cigolare degli ingranaggi e delle catene. L’ultimo percorso era in verticale, chiaramente su un montacarichi da miniera ed era una discesa davvero lunga: almeno sette minuti.

Più o meno a metà percorso la gabbia di discesa passava vicinissima alla macchina a vapore, che probabilmente era la stessa che dava potenza sia al nastro che alla gabbia. Nick calcolava che ormai fossero scesi nelle viscere della terra, ma non si stava male là sotto. La temperatura era piacevole in ogni stagione, anche se piuttosto umida. Poiché Nick Saponaro amava la tecnica moderna avrebbe desiderato potere dare un’occhiata a quel meccanismo che doveva essere poderoso e ben studiato.

L’ultimo atto di questo complesso protocollo consisteva nell’uscita dalla gabbia. Due mani forti lo afferravano per un braccio e lo conducevano sei o sette passi più avanti dove Nick non poteva far altro che attendere. Si udiva il rumore secco di una porta metallica che si chiudeva alle spalle e dopo pochi secondi qualcuno lo liberava dal cappuccio.

Quella sera, come tutte le altre, Nick Saponaro si ritrovò in un salotto, anche se non poteva esserlo. Le dimensioni erano quelle di una stanza normale e l’aspetto simile a un’anticamera lussuosa. Alle pareti c’erano molti candelabri che facevano una bella luce.

***

Di solito il visitatore era accolto da una cameriera graziosa, come anche quella notte. Impossibile dire se la donna fosse la stessa persona che aveva accompagnato Nick fino a quel punto. La ragazza era vestita più da ballerina che da cameriera e mostrava una scollatura vertiginosa e le gambe nude. La donna aveva un elegante accento nobile e un sorriso piacevole: – Benvenuto signore. La casa da gioco è aperta.

– Vi ringrazio rispose Nick e per consumata abitudine le passò il cappello e il bastone. Data la stagione avanzata quella sera era uscito senza guanti, ché altrimenti avrebbe dovuto lasciare nel vestibolo, in quanto nella sala da gioco non erano ammessi.

Nick Saponaro superò un pesante tendaggio di damasco rosso ed entrò nella sala principale, enorme, grande come il Covent Garden. Non c’erano finestre, naturalmente, ma le pareti erano riccamente decorate di tendaggi e arazzi fiamminghi con ninfe e satiri.

Tra impiegati e giocatori erano presenti già una cinquantina di persone e nella notte sarebbero state di più.

Saponaro ignorò la roulette attorno al cui tavolo c’era una piccola folla di giocatori e si avviò decisamente verso i due tavoli da poker al centro della sala. I clienti erano tutti uomini. Le poche signore presenti erano pagate dalla casa per fare colore ed era facile capirlo, perché nessuna donna giocava in quel luogo ma erano tutte di una bellezza inquietante, indossando abiti dagli spacchi vertiginosi e colletti di piume esotiche.

Si limitavano a vagare da un tavolo all’altro, fermandosi ogni tanto dove il gioco si faceva più vivace con lo scopo evidente di strappare fiches ai vincitori, i più generosi dei quali venivano spesso premiati con una visita al di là di una piccola porta in fondo alla sala, da cui si accedeva ad alcove amorose.

A ogni modo, Saponaro non aveva alcun dubbio sulla natura delle signore in quella stanza, in quanto le conosceva tutte da lungo tempo e con ognuna di loro si era di tanto in tanto appartato nelle salette private.

***

Per tornare a quella sera del 26 maggio, dalla quale stiamo divagando, Nick Saponaro si sedette al tavolo numero 2, ove già erano seduti tre gentiluomini che accolsero volentieri un quarto giocatore. Nessuno sapeva i nomi degli altri, tuttavia la fisionomia di ogni giocatore in quel luogo era ben nota, ché altrimenti non sarebbe facilmente stato ammesso.

Solitamente non c’era grande necessità di parlare a un tavolo di poker, per cui non servivano nemmeno le presentazioni, pure se, nelle pause, alcuni dei più assidui frequentatori erano usi presentarsi con nomi di battaglia. Per esempio Nick era noto come “Il Battelliere”, mentre gli altri compagni di gioco erano Nibbio, Campana e Sciacallo.

Battelliere estrasse dieci sterline dal portafogli e chiese di poterle cambiare in fiches. Una delle donne gli mise sul tavolo una trentina di pezzi di diverso valore, ritirando il contante. Battelliere le restituì subito una fiche da uno scellino, dicendo – Per voi!

– Grazie signore, rispose la ragazza che era bellissima, con grandi seni, gambe lunghissime, capelli corvini e occhi verdi. Battelliere sapeva che poteva chiamarla Marta, anche se non era quello il suo vero nome. Sapeva anche che a letto era meno entusiasmante di Paradisia e Wanda, pure se era molto meglio di Dorotea e altre.

Sul tavolo c’erano già un paio di bottiglie di ottimo scotch e Marta non tardò ad aggiungere un bicchiere di fronte al Battelliere. Nella prima mezzora il gioco fu inconseguente, lui non vinse e non perse granché, ma non sentiva ancora le carte come avrebbe dovuto.

Normalmente in quelle occasioni era meglio interrompere per qualche minuto e poi riprovare ad un tavolo diverso.

Nick prese a passeggiare con il bicchiere in mano, osservando la gente e i tavoli. C’era un’atmosfera distratta, come se tutti aspettassero che succedesse qualcosa.

Vide Paradisia seduta su uno sgabello dalle parti del tavolo di Black Jack e le si avvicinò. La donna era sulla trentina, ma ancora bellissima: capelli dorati, occhi azzurri. Indossava un abito lungo che le lasciava completamente scoperta la gamba destra, un corpetto aderente con un decolleté che non nascondeva quasi nulla. Nick l’aveva vista nell’intimità più di una volta e sapeva che tutto il suo corpo era perfetto anche nei pochi punti che non si potevano scorgere in quel momento.

L’uomo si avvicinò e trovò una sedia libera accanto a lei. Disse: – Non vi pare, mia cara, che ci sia un’atmosfera strana questa notte?

La donna sorrise. Lo faceva sempre: – Temo di sì – disse. – Capisco che voi siete giunto da poco, altrimenti lo sapreste già.

– Che cosa, mia cara?

– È atteso da un momento all’altro l’arrivo dello Scuoiato.

Nick Saponaro emise un breve sibilo di stupore. Lo Scuoiato era uno dei più grandi giocatori della clandestinità. Aveva la fama di giocatore molto esperto e fortunato, anche se si vedeva raramente. Si raccontava che non perdesse facilmente, ma almeno una volta un paio di suoi avversari avevano vinto più di diecimila sterline in una sola notte.

Il Battelliere non aveva mai avuto la fortuna o la disgrazia (difficile a dirsi) di incontrarlo. Anche per i giocatori più assidui era molto raro incontrare lo Scuoiato. Si faceva vedere non più di due volte all’anno e non necessariamente nello stesso club. Era una specie di leggenda di cui si sapeva ben poco.

Nick voleva saperne di più e non intendeva certo perdere quell’occasione se fosse stato possibile.

– Parlatemi di lui – chiese a Paradisia.

La donna non sorrideva affatto in quel momento, ma guardò Nick con estrema serietà: – È capitato qui una sola volta che io ricordi e in una serata piuttosto vuota. In quell’occasione i venti clienti hanno tutti voluto giocare con lui e nessuno di loro è mai più tornato.

– Cosa volete dire?

La donna si strinse nelle spalle: – Non so io stessa come interpretarlo. È solo una constatazione di fatto. Credo che la maggior parte di loro avesse letteralmente gettato il proprio patrimonio sul tavolo di gioco quella notte, perdendo tutto. Lo Scuoiato non ama le mezze misure. Quel che è sicuro è che apparentemente dispone di risorse illimitate ed è per questo che nessuno è in grado di tenergli testa.

– Sapete perché lo chiamano lo Scuoiato?

– Sì, certo. Se lo aveste veduto lo capireste subito.

– Raccontate.

– Si dice che l’uomo abbia avuto un terribile incidente che gli ha quasi completamente bruciato la pelle. Era quasi morto quando ne uscì fuori, ma la famiglia disponeva, come ancora adesso, di tali risorse da poter tentare ciò che sarebbe stato impossibile per chiunque altro. I medici di non so quale paese gli hanno costruito uno scafandro pieno d’acqua distillata e purificata in cui lo hanno immerso per molti mesi. Naturalmente la pelle non si è mai più formata, però l’uomo è sopravvissuto. Respira da un tubo collegato con un serbatoio di aria che viene compressa per mezzo di una pompa a vapore.

– Ma è spaventoso! Eppure alla fine deve esserne uscito bene, mi pare di capire.

– Non credo di poterlo affermare – disse Paradisia. – Alla fine medici e ingegneri hanno costruito uno scafandro definitivo in cui lo Scuoiato galleggia ancora oggi: si tratta di una macchina con forma vagamente umana, alta quasi cinque metri, la parte inferiore è montata su sei piccole ruote collegate a un motore a vapore di nuovissima concezione che gli permette di muoversi abbastanza agevolmente, oltre a fornire l’aria che gli è indispensabile. Viaggia accompagnato sempre da uno o due servi che si prendono cura della macchina indispensabile per la sua vita. L’altra volta che è stato qui ci fu una delle ragazze che gli prestava la voce.

– Egli  non può parlare?

– Non lo so – Paradisia parve reticente all’improvviso, poi invece decise di proseguire: – In verità egli parla, in qualche modo. Credo utilizzando un complicato sistema di tubi sonori collegati direttamente alla laringe. I suoni che emette, però sono spaventosi. Tali da dare gli incubi, se così posso esprimermi. Infine si può quindi dire che parli, ma non in maniera da risultare comprensibile per una persona normale. La ragazza che interpretava i suoi rantoli non aveva alcuna difficoltà a comprenderlo e anzi ad anticiparne le richieste.

– Ciò che raccontate è davvero inquietante, mia cara Paradisia. Potete dirmi chi fosse la ragazza?

– Lo verreste comunque a sapere questa notte, caro amico, quindi non ho alcun problema a rivelarvelo: fui io stessa.

– E come è potuto succedere?

– Questa è una storia più lunga, invece. Successe circa un paio di anni fa. Lo Scuoiato espresse il desiderio di entrare a far parte di questo circolo, per cui io, assieme a tutte le ragazze fummo avviate a un primo incontro con questo signore, il che avvenne in questa stessa struttura, ma in orario di chiusura. Ci sottoposero a delle prove con relativo indottrinamento e alla fine io risultai la più adatta a svolgere tale compito.

Questo è più o meno tutto. Per tale attività molto saltuaria, sono remunerata a parte, ma vi devo confessare che ho i brividi ogni notte pensando che si possa verificare una visita al circolo del mio misterioso padrone. Ecco perché questa notte non sono esattamente in ottime condizioni di umore.

– Mia cara amica, vorrei potere fare qualcosa per voi. E, ditemi, come si è venuto a sapere che egli sarà qui questa notte?

– Non credo di essere in grado di spiegarvi tali segreti, signore mio, semplicemente perché io non ho alcuna parte in questi patteggiamenti. La voce si è diffusa provenendo da fonti assolutamente sicure, per cui lo Scuoiato sarà certamente qui tra non molto. Sino a quel momento temo che l’atmosfera continuerà ad essere piuttosto svagata. Sono pure in seria pena per voi, signor Battelliere.

Viste le risultanze della visita precedente ho validi motivi per raccomandarvi di non tentare la vostra fortuna con lo Scuoiato. Se davvero intendete fare qualcosa di utile, potreste prendervi cura di me questa stessa notte, più tardi. Credo che potremmo trascorrere alcuni momenti di grande piacevolezza, se solo lo voleste. Oltre tutto ve lo chiedo come favore personale, perché so che sarò in grande agitazione dopo il previsto avvenimento. Lo farete per me?

Rise Nick Saponaro, ma rispose: – Voi siete assolutamente adorabile e già sapete che ho gettato le mie fortune più nel vostro letto che sui tavoli da gioco. Vi prometto però che farò grande attenzione e se appena la cosa dovesse diventare finanziariamente pericolosa desisterò all’istante.

Disse Lady Paradisia: – Temo che vi lascerete prendere dal demone del gioco, amico mio e forse il pericolo non è solamente finanziario. Tuttavia non dovete dire di avere speso fortune per me, perché ciò non è vero. Sapete che a voi mi concedo perché vi amo più di ogni altro, anche se certo mi fanno molto piacere i vostri regali, come lo farebbero a qualsiasi donna. Vi sembra dunque che io non lo sia abbastanza per non mostrare una giusta dose di civetteria?

– Voi siete una donna straordinaria, mia cara – disse senza fiato Saponaro e così detto la baciò sulla bocca e sul collo, cosa che non era affatto proibita in quel luogo, né poteva essere considerata inopportuna.

Siamo dunque giunti al punto in cui Nick Saponaro sta quasi per dimenticare ogni altra cosa, spinto a tale oblio dalla indubbie attrattive della splendida Lady Paradisia che già lo stringe tra le braccia inebriandolo di costoso profumo francese, facendogli provare contro il petto la soda elasticità del suo seno. Ora che a Nick il Battelliere viene permesso di baciare la scollatura della dama, egli riesce, solo tra tutti quelli nella sala, a vedere le promesse di una straordinaria nottata d’amore, mentre con la mano sinistra può addirittura accarezzare una delle belle e morbidamente vellutate gambe della dama.

***

Proprio in quel momento, si verificò un visibile cambiamento nel comportamento di tutti i presenti nella bisca. Tutto cominciò con l’ingresso dalla tenda di accesso di un certo Jack, falso nome per un individuo che se non era il proprietario del locale, doveva per lo meno esserne il direttore. La presenza di Jack era solitamente significativa per i clienti, in quanto appariva solo in occasioni molto speciali, ché altrimenti tutto era portato avanti dalle ragazze senza bisogno di altri interventi.

Jack fece un cenno con gli occhi rivolgendosi soprattutto alle ragazze al che, come se fosse stata fulminata dal rimorso, Lady Paradisia allontanò immediatamente da sé Nick Saponaro, si alzò in piedi e andò ad appostarsi in un punto precedentemente stabilito su quel virtuale palcoscenico che era la sala da gioco clandestina.

Tutti i clienti si misero a fissare in direzione di Jack, il Battelliere si alzò addirittura dalla sedia senza ben capire che cosa stesse succedendo. Tutto diventò evidente dopo pochi istanti, quando dall’atrio principiò a udirsi il poderoso rumore ansimante di una vaporiera. La tenda venne scostata dalla ragazza che era nell’atrio e in quella entrò nella sala la più terribile delle macchine.

Lo scuoiato del nostro romanzo

L’immagine dello Scuoiato è © di Marino.

Era una specie di cilindro in tutto alto quattro metri, se non cinque, come aveva anticipato Paradisia, con un diametro di due, montato su sei ruote che giungevano ad altezza del tavolino. Le ruote erano di buon metallo e ricoperte con uno strato di gomma piena. Due stantuffi le collegavano al motore a vapore che stava sulla base del marchingegno ed era piuttosto piccolo a confronto di quello più noto usato con le locomotive. Soprattutto non era molto grande la caldaia, che pareva uno zaino appeso alla schiena del corpo cilindrico centrale.

A giudicare dalla minima quantità di vapore che usciva dagli stantuffi, il sistema doveva essere costituito da elementi di precisione, in maniera da perdere la minore quantità di vapore possibile e aumentare quindi l’autonomia della poderosissima macchina. Inoltre, il fumo che sortiva in quantità sorprendentemente ridotta da un fumaiolo sistemato nella parte più alta, indicava un metodo di riscaldamento dell’acqua probabilmente non gestito nella maniera tradizionale, in quanto non si percepiva l’odore del carbone, né si vedeva il fuoco.

Tutti questi particolari Nick Saponaro non li registrò in quel momento, se non per osservazione involontaria, ché troppo era rimasto scosso e meravigliato da quella apparizione. Eppure ebbe modo di osservare e di spaventarsi per il terrificante e unico braccio meccanico che si innestava nella parte superiore destra del cilindro, perché aveva articolazioni luccicanti di acciaio che brillavano come stelle alle luci della sala e l’individuo che doveva essere nascosto all’interno dello scafandro mai smetteva di sollevarlo e abbassarlo, pure se tale azione non sembrava avere alcuna utilità in quel momento.

Infine non si poteva fare a meno di provare un moto di repulsione alla vista dei due tubi telescopici che nascevano a metà corpo, rivolti prima verso l’alto e poi in fuori, che avevano la stessa, se non superiore mobilità del braccio e terminavano con due lenti quasi iridescenti grosse come piattini.

La macchina mostruosa dopo avere fatto alcuni metri all’interno della sala si arrestò e solo il braccio e i cannocchiali continuarono a muoversi, mentre le grosse lenti ruotavano per mettere a fuoco uno o l’altro degli avventori presenti nella bisca.

Nick Saponaro, il Battelliere, era in piedi e bloccato come un coniglio di fronte al fucile. – Per la miseria… – fu l’unica cosa che gli uscì dalla gola. Subito dopo notò che lo Scuoiato non era venuto solo. Dalla parte posteriore della macchina scese un uomo che indossava una casacca grigia col colletto dorato, come se fosse il macchinista di quella apparizione. Portava sul viso una mostruosa maschera, il cui scopo tuttavia era solo quello di proteggerlo dai fumi della macchina a vapore ed era fatta in maniera da proteggere completamente la testa, con due ampie occhiaie ricoperte di materiale trasparente che però non era vetro, ma di qualche misterioso materiale affine probabilmente alla madreperla.

All’altezza della bocca si allungava una proboscide di gomma che con ogni probabilità si innestava al serbatoio dell’aria compressa con cui anche lo Scuoiato respirava. Ora scendendo l’uomo dal trespolo dietro alla macchina, la proboscide della protezione penzolava libera e per questa ragione il domestico si sganciò subito quell’arnese dalla faccia rivelando di essere un uomo come tutti gli altri, un po’ più alto e più muscoloso della media. Fece alcuni passi nella sala ponendosi davanti al suo padrone e dopo aver guardato da una parte e dall’altra agitò una mano a favore dello Scuoiato.

Quando la macchina dello Scuoiato ebbe finalmente trovato la sua sistemazione migliore smise di sbuffare il vapore, restando immobile in un pacato sibilo di attesa, Jack si fece avanti e fece il seguente discorso:

– Gentili amici, abbiamo l’alto onore di avere qui con noi il signor Scuoiato ed è mia impressione che tutti voi sappiate di chi stiamo parlando. Il signore accetterà qualsiasi sfida voi vogliate proporgli, ma sappiate che gioca solamente a poker e che la puntata minima sarà di dieci sterline.

Bene, si trattava di tutto il patrimonio di Nick e si parlava solo della puntata minima. Un bel problema, se non fosse che quella cifra rappresentava un certo livello importante anche per altri giocatori. Probabilmente Lady Paradisia poteva fare a meno di preoccuparsi. Forse solo un paio di persone avrebbero potuto iniziare il gioco a quelle condizioni.

Infatti così fu. L’intera sala venne rapidamente sgombrata da tutto ciò che non interessava più per quella sera e venne preparato un solo tavolo al centro ove la macchina si avvicinò in un fiato.

Ogni movimento dello Scuoiato rimbombava in quel salone che era in realtà una specie di caverna, perché si sa bene che una macchina a vapore sia pure un capolavoro di ingegneria, non è certo silenziosa. Ogni volta in cui finalmente il mostro meccanico si fermava anche con il braccio, il sibilo di mantenimento del motore era tanto flebile da parere vero silenzio.

Nick Saponaro il Battelliere si piazzò a dovuta distanza, non potendo prendere parte attiva al gioco, più o meno nella zona in cui c’era Lady Paradisia, che in verità si trovava nel posto migliore per vedere sia i giocatori, che lo Scuoiato. Al tavolo si sedettero come previsto due soli ospiti stranamente ignoti. Alcuni clienti mormorarono a Nick che i due gentiluomini erano dei giocatori professionisti che rappresentavano forti interessi di sconosciute organizzazioni evidentemente molto aggressive nel mondo degli affari.

Fu a quel punto che lo Scuoiato parlò per la prima volta: – Siamo tutti? – disse. La voce aveva un timbro estremamente basso e potente e proveniva da sotto le ruote. Il suono aveva un effetto di doppia voce, o di eco che faceva apparire ancora più spaventoso l’interlocutore. Nick vide là sotto una doppia tromba, la prima enorme, la seconda più sottile e allungata. Su entrambe era stata tesa una membrana di pelle forse destinata a nascondere, o proteggere l’apparecchiatura che stava dietro.

Le parole erano abbastanza comprensibili, ma chiaramente non doveva essere sempre così se si era ritenuto di dover ricorrere a una interprete. Infatti Lady Paradisia di affrettò a tradurre: – Il signore chiede se i giocatori al tavolo sono tutti quelli che hanno intenzione di giocare…

Nick capì in quel momento quale fosse la vera ragione per cui c’era un’interprete: non erano solo le parole, ma piuttosto il senso della frase. Lo Scuoiato probabilmente faceva fatica a parlare, per cui si limitava a un discorso molto breve. L’interprete doveva rivestire i suoi profondi tuoni di un senso compiuto e adatto all’occasione.

Cominciò il gioco. Lady Paradisia abbandonò la postazione accanto a Nick Saponaro, prese un mazzo di carte nuove da un vassoio che aveva portato Marta, lo scartò e si sedette tranquillamente al tavolo da gioco, dove ne distribuì cinque per ogni giocatore e anche a se stessa.

Prese poi in mano le sue carte aprendole, ma non abbastanza perché gli spettatori potessero vederle. La donna si era posizionata in maniera che lo Scuoiato si trovasse esattamente alle sue spalle. L’uomo-macchina non fece alcun movimento, tranne un roteare di lenti assolutamente silenzioso. Da come Lady Paradisia teneva la mano, Nick Saponaro comprese che lo Scuoiato poteva effettuare un ingrandimento ottico e osservare a suo piacimento ciò che nessun altro avrebbe visto dietro alle spalle della signora. Il primo giocatore disse – Venti sterline…

Il secondo giocatore – Passo.

Per come parve a Nick lo Scuoiato disse: – Più dieci – mentre Lady Paradisia rilanciò – Venti più venti.

Ecco uno dei casi in cui era necessaria l’interprete. Vista la mancanza di proteste da parte dello Scuoiato, Nick si convinse di avere davvero capito male.

La mano si concluse in maniera deludente, con la rinuncia di entrambi i giocatori dopo quel misero attacco di apertura, pure se la somma era piuttosto notevole secondo i parametri di Nick Saponaro e sarebbe comunque stato folle proseguire senza nessuna carta in mano. Il domestico dello Scuoiato fungeva da valletto al tavolo.

Aveva prodotto, non si sa da dove, una bella cassetta di legno lucido e pregiato che teneva appesa al collo, fornita di due sportelli superiori tenuti sempre chiusi tranne nel momento in cui dovevano essere usati: quello esterno conteneva probabilmente il denaro da spendere mentre l’interno quello guadagnato. Nessuno poteva vedere chiaramente il contenuto, a meno di non avere un punto di osservazione molto alto, come era in effetti il caso dello Scuoiato.

Trascorsa mezzora i giocatori professionisti non avevano combinato granché per la verità, anche se avevano già perduto più di cinquecento sterline a testa, una somma enorme. Tutto ciò aveva invece innervosito lo Scuoiato a cui evidentemente importava poco del denaro, ma gradiva più il bel gioco. Nella sala ci fu un boato terribile proveniente dalla doppia tromba e Nick credette di capire: – Butta fuori questi conigli!

Tuttavia doveva essersi sbagliato ancora una volta perché Lady Paradisia tradusse: – Il signore gradirebbe cambiare giocatori, se naturalmente i signori attualmente impegnati sono d’accordo. Inoltre propone una variante alla sue stesse regole che a suo parere impediscono, nella presente situazione, lo svolgimento di una gara come dire, movimentata. Senza nulla togliere, resta inteso, all’ottima condotta dei giocatori fino a questo momento incontrati che anzi ringrazia e spera di potere incontrare in altra occasione.

Ci fu un brusio, mentre i due professionisti si affrettavano a lasciare il tavolo da gioco a cui restava seduta la sola Lady Paradisia. Nick Saponaro si domandò come potesse lo Scuoiato avere detto tutte quelle cose (ed altre ancora dato che la sua interprete non aveva ancora terminato) in quel singolo, potente e terrificante boato, ma questi sono misteri che per il momento non aveva alcun modo di risolvere.

Proseguì infatti Lady Paradisia: – Data la pronta accettazione dei signori giocatori, posso adesso descrivere la nuova proposta.

Lo Scuoiato emise un singolo sbuffo cavernoso, che secondo Nick Saponaro non esprimeva alcuna parola, eppure la sua interprete lo spiegò in questo modo: – Il signore ha deciso di fare credito di una somma di mille sterline a chiunque decidesse di accettare la sfida. Naturalmente ci sono delle condizioni da rispettare.

Il giocatore che dovesse vincere dovrà al termine della partita semplicemente restituire il denaro imprestato senza alcun interesse. Chi sfortunatamente dovesse perdere si impegnerà invece a pagare la eventuale differenza perduta immediatamente e a restituire il fondo ricevuto al doppio del suo valore entro dieci giorni. I valori potranno essere consegnati a questo stesso club che si incaricherà di farli pervenire al legittimo proprietario. Chi non dovesse onorare il debito sarà certamente e infallibilmente trovato e variamente castigato a seconda degli interessi del signor Scuoiato.

Il mormorio divenne più forte, ma questo poco interessava ormai a Nick Saponaro che aveva già belle e deciso di accettare senza altri tentennamenti quella terribile sfida. Se avesse avuto a perdere non aveva la minima idea di come avrebbe potuto trovare tutto il denaro necessario, ma naturalmente questa possibilità pessimistica non gli passò nemmeno per l’anticamera del cervello.

Disse il Battelliere: – Io accetto!