Premessa

Il Premio Urania fin dalla sua prima apparizione è stato un punto di riferimento per gli appassionati italiani di fantascienza.

Vittorio Catani, col suo bellissimo Gli universi di Moras, fu il primo vincitore ed ora è uno scrittore ormai famoso.

Altri l’hanno seguito e questo premio ha ora assunto una connotazione veramente internazionale.

Solo per fare qualche esempio, Valerio Evangelisti e il suo Nicolas Eymerich, inquisitore, Luca Masali, con il meraviglioso “I biplani di D’Annunzio,” Massimo Mongai, che mi ha regalato così generose collaborazioni… con l’indimenticabile “Memorie di un cuoco d’astronave.”

Dopo Mongai, a mio avviso, si è avuto un decadimento e non so a chi assegnare le colpe: forse alla giuria, forse alla qualità del romanzo italiano di fantascienza?

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Per introdurre questo libro di Francesca Cavallero, Le Ombre di Morjegrad , direi che ormai ha preso il sopravvento nel romanzo italiano di fantascienza lo stile “arrabbiato” e descrittivo di cose disgustose!

Francesca Cavallero

Il colpevole potrebbe essere il Cybepunk?  Quel genere di scrittura del distopico underground-urbano, a cui si rifaceva William Gibson uno tra gli inventori principali di questo genere.

Per ragioni che stento a comprendere, tale stile è particolarmente amato dalle scrittrici. Questo libro non fa eccezione.

Trovo molto difficile indicare la trama, per almeno due motivi.

Primo, è uno dei pochissimi casi (non più di due o tre) in cui non sono riuscito a leggere il  libro fino alla fine, forse  per la scrittura faticosa e con fantasie non troppo comprensibili. Almeno per me!

Secondo, avendo letto solo una buona parte, mi pare di capire che una trama non esista: al punto in cui sono arrivato, ho praticamente letto tre romanzi brevi che si svolgono nello stesso ambiente!

Morjegrad, una città distopica con personaggi sempre diversi, ma solo donne.

Questo è un altro tratto abbastanza comune alle scrittrici: descrivere soprattutto cose che succedono alle donne. Gli uomini, se presenti, sono in genere personaggi minori, o dei bastardi.

Devo dire che non ho letto gli altri romanzi in competizione, ma se questo rappresenta il migliore della schiera, allora mi è chiaro perché la fantascienza italiana sia in crisi.

Ritengo che gli stessi curatori e il bravo Franco Brambilla abbiano avuto problemi a ricavare un’immagine per la copertina: raramente ne ho vista una più insignificante.

In definitiva ci muoviamo in un mondo diviso tra una cittadella di ricchi e una zona di diseredati. Fino a metà libro mi sono letto solo cose poco gradevoli:

“Uno per uno li osservo, mentre il liquido speziato d’incendio scende in gola, poi il buio e l’esplosione fredda nello stomaco. L’alcol deflagra nei condotti uditivi mentre io, socchiudendo le palpebre, dolcemente ustionata, osservo i contorni sfibrarsi, tramutarsi piano piano in scariche coronali, creando un gorgo denso come resina putrefatta.”

Eppure i selezionatori di Urania si sono letti tutte queste frasi e non solo non sono scappati, ma hanno anche premiato il romanzo!

Quest’opera è per lo meno da citare per la mancanza di originalità: un esempio di come non si costruisce una storia.

Per non parlare delle molte cose ridicole, come i personaggi che: “si fumano qui e là una sigaretta.” Atteggiamento davvero improbabile già oggi, ma figuriamoci nell’estremo futuro.

In altre parti del libro si intuisce come la scrittrice abbia cercato di produrre uno stile sofisticato, il che è piuttosto tipico di molti autori, una bella  calligrafia, dietro a pochissima sostanza.

Non amo chi si ‘scrive addosso’ e questo è proprio uno di quei casi.

Tuttavia, non avendo letto il libro fino in fondo, resto in attesa di eventuali critiche a questa recensione, da chi riesca a leggerlo interamente e possa contraddire la mia interpretazione.

 

N.B.: In questa posizione era inserita l’immagine di copertina del libro in questione, che noi abbiamo eliminata, perché l’Autore, Franco Brambilla, ha chiesto specificamente di eliminare qualsiasi sua opera dal sito:

 

Non gradisco più che vengano usate. Grazie per la comprensione, come detentore dei diritti è una mia prerogativa
Franco Brambilla