In copertina Robert J. Sawyer, immagine tratta da KippleBlog.

Mi è venuto in mente che, tempo fa, avevo letto tre libri scritti da Robert J. Sawyer, la serie cosiddetta “WWW”, che comprende, WWW 1: Risveglio (WWW Wake, 2009), Urania n. 1571 del 2011, WWW 2: In guardia (WWW: Watch, 2010), Urania n. 1583 del 2012, WWW 3: La mente (WWW: Wonder, 2011), Urania n. 1597 del 2013.

La trilogia WWW già perde qualcosa nella traduzione a cominciare dai titoli: nella versione originale i tre titoli iniziano tutti per “W”, Wake, Watch e Wonder (Risveglio, Controllo e Meraviglia). Bene hanno fatto traduttori ed editori a non provarci nemmeno.

Il lavoro ha una struttura particolare, che troveremo poi anche in un successivo romanzo di Sawyer, Quantum Night, del 2016: in entrambi i casi si parte con una narrazione di tipo scientifico e fantastico, che nulla avrà poi a che fare con lo sviluppo importante del racconto.

Tuttavia il nostro interesse per quel che riguarda WWW si accentra su una sottotrama che ci è sembrata particolarmente efficace.

In WWW seguiamo un interessante progetto tecnicologico operato in collaborazione con una ragazzina, Caitlin Decter, affetta da uno strano tipo di cecità: i suoi occhi sono normali e funzionanti, ma il nervo ottico non trasporta bene le informazioni al cervello. Un ricercatore giapponese, Masayuki Kuroda, dice di poter inserire dietro all’occhio sinistro di Caitlin un dispositivo computerizzato che tradurrà gli impulsi visivi rendendoli comprensibili al suo cervello.

Al di là degli sviluppi voluti dall’Autore, esiste dunque una storia sotterranea che mi ha colpito in modo speciale. In diversi capitoli del romanzo si parla a lungo del progetto attuato dallo scienziato giapponese Masayuki e, da buon hard science fictioner, Robert ci fornisce accuratissimi particolari tecnici su questa operazione. Abbiamo già visto la stessa accuratezza nel lavori di Kim Stanley Robinson altro notevole esponente di Hard SF e in questo caso di Robert Sawyer assistiamo anche a un altro difficile salto mortale.

Credo sia molto difficile non solo immaginare, ma provare a far rivivere a un “vedente” che cosa possa provare un cieco. Per una buona parte del libro ci affasciniamo a seguire i problemi di Caitlin e il lavoro dello scienziato, che inserisce dietro l’occhio sinistro un dispositivo capace di intercettare i segnali elettrici del nervo ottico: essendo l’apparto oculare perfettamente funzionante, il problema sta nel capire in che modo il cervello vuol ricevere i segnali. Bisogna intercettarli e trasformarli, in modo che il cervello della ragazza li interpreti nel modo giusto. Doppio problema: intercettare, che è solo un problema tecnico, ma trasformare richiede di capire come voglia questi dati il suo cervello per interpretarli nel modo giusto.

Tutto inizia dal secondo capitolo, in cui vediamo che Caitlin è una esperta cibernetica: usa il computer e i social a tutto spiano con JAWS una applicazione che legge ad alta voce ciò che evidentemente un cieco non è in grado di vedere. E, molto casualmente, quando è a letto in attesa di prendere sonno, non cancella la mail che a tutta prima sembrerebbe uno spam e si rende conto che qualcuno ha scritto:

“Non voglio suscitare false speranze e non posso fare alcuna previsione ottimistica senza aver prima esaminato una sua risonanza magnetica, ma ritengo ci possano essere buone possibilità di utilizzare una tecnica che ho sviluppato e che potrebbe in parte curare la sua cecità e…” scattò in piedi facendo scappare giù il gatto Schrödinger che molto probabilmente uscì anche dalla stanza, “ridarle la capacità visiva da almeno un occhio. Spero di sentirla al più presto…”

La storia poi prosegue sviluppando soprattutto quello che sarà il tema principale, che però a me, mediocre appassionato di Hard SF interessa molto meno: la possibilità che si autogeneri in rete una intelligenza artificiale, senza nessuno che la programmi. Che cosa farà questo strano tipo di intelligenza aliena? Sono tre libri e chi ancora non lo sapesse, ma volesse saperlo, non deve far altro che leggerseli. Tra le altre cose esiste una traduzione italiana (come ho detto), anche se le poche frasi riportate sono state tutte ritradotte dalla versione in lingua originale, per evitare scontri di Copyright italiana.

La parte che a me ha interessato di più nel seguito è proprio l’esperimento: a parte il fatto che quando lavoravo, una vita fa, mi sono sciroppato una quarantina d’anni da programmatore di computer. Quindi l’idea del software necessario per una operazione simile è particolarmente ben descritta da Sawyer.

La parte più straordinaria è quando, alla fine, dopo aver creduto di poter vedere senza, in realtà, vedere mai nulla di reale, dopo mille fallimenti, Caitlin finalmente vede! L’episodio si svolge nel laboratorio della sua scuola.

Poche parole per capire quello che succede: prima di questa esperienza, Caitlin era riuscita a vedere le connessioni Internet, quella che lei chiama la web visione. Erano linee che si muovevano in continuazione e lei vedeva tutti i collegamenti tra i diversi siti, ma ovviamente non era la “vista” vera e propria. Tutto questo avrà un senso nell’economia della storia principale, ma noi l’abbiamo volutamente ignorata. La ragazza possiede un apparecchio che lei chiama Occhiopodo e che serve a controllare il micro computer che le hanno installato dietro l’occhio sinistro. Caitlin può accendere e spegnere l’Occhiopodo e cioè vedere, o non vedere le variopinte e veloci connessioni Internet.

Siamo a pagina 213:

Cavoli, infilò la mano in tasca e accese l’Occhiopodo in modalità duplex. Che cacchio! Sparita del tutto la web visione! Ma sì, l’Occhiopodo aveva fatto il suo bip ad alta frequenza, eppure lei non vedeva nulla. Voltò lo sguardo a destra e a sinistra, chiuse gli occhi e li riaprì, senza nessun cambiamento plausibile. Il motore di ricerca JAGSTER non c’era più.

Una piccola nota: JAGSTER è un’invenzione di Robert Sawyer, probabile acronimo di “Judiciously Arranged Global Search-Term Evaluative Ranker,” Allineatore sapiente e avanzato per la ricerca globale di qualsiasi parola.

Niente panico, bimba. Un bel respiro. Magari la batteria dell’Occhiopodo è esaurita, o magari qui, chissà perché, c’è un problema di connessione. Contò mentalmente sessanta secondi e poi volle provare ancora, ma niente. Dannazione! Era spaventata. Schiacciò di nuovo l’interruttore per tornare in modalità simplex, e…

Ma che cavolo…?

Vedeva delle linee che attraversavano il suo campo visivo, però…

Non poteva essere, non riceva dati dalla rete. Poi ‘ste linee non erano colorate come al solito, erano pallide. Allungò una mano senza nessun motivo verso una di quelle linee e…

“Attenta!” le disse l’amica Bashira. “ A momenti rovesciavi il tavolino con le provette.”

“Scusa,” rispose Caitlin, però continuò ad spingere avanti la mano, provando a toccare la linea e… Ma non era una linea! Era un angolo… Il bordo del banco nel laboratorio che lei condivideva con Bashira! Mosse la mano per tutta la sua lunghezza e vide che c’era qualcosa che si muoveva lungo la linea. Mio Dio, ma sì! Era la sua mano, la prima parte del suo corpo vedeva in vita sua! Non distingueva i dettagli, solo una massa indistinta. Però se muoveva la mano a sinistra, l’oggetto nel suo campo visivo si muoveva a sinistra, se ritirava la mano, l’oggetto percorreva la medesima direzione.

“Cait,” disse Bashira, “qualcosa non va?”

La ragazza aprì la bocca, ma non riuscì a dire niente.

C’era una seconda linea che toccava quella che aveva già visto e non avrebbe avuto la minima idea di cosa potesse essere, se in precedenza non avesse ricevuto un senso posizionale agendo con il web. Suo papà le aveva detto che il cervello possiede dei neuroni specifici per individuare gli spigoli e quindi immaginò che quella seconda linea che formava un angolo con la prima, fosse perpendicolare allo spigolo del banco del laboratorio. Mosse la mano verso il punto e… Merda! Fece cadere a terra il beaker. Sentì che si spiaccicava sul pavimento.