Andrea Coco, alcuni anni fa, mi parlava del suo libro di fantascienza Spacefood, che lui assimilava in qualche modo a Memorie di un cuoco d’astronave di Massimo Mongai, anche se invece per me il suo romanzo è qualcosa di totalmente diverso.

Sono anni che non sentivo più Andrea ed è stato lui a ritrovarmi su una chat del Gruppo ufficiale di Nuove Vie, Libri di Fantascienza, dove si parlava appunto del fatto di quanto sia difficile trovare dei buoni romanzi tra gli italiani che scrivono fantascienza.

Come ho detto sono venuto in contatto con questo Autore alcuni anni fa e non ho pubblicato la breve scheda critica che avevo preparato per il suo romanzo, perché Andrea Coco mi ha detto di lasciar perdere: probabilmente perché stava cercando un nuovo editore.

Andrea Coco SpacefoodE infatti Spacefood esce oggi per Tabula Fati, a cura dell’amico Luigi Petruzzelli, ché di tutto gli si potrà dire, tranne che manchi di fiuto.

Quello di Andrea Coco è un romanzo insolito, pubblicato fin dal 2017 con un’altra casa editrice, rappresenta un tentativo di dire qualcosa di nuovo nella fantascienza italiana.

A mio avviso sono moltissimi gli ispiratori di Andrea Coco. Il più ovvio sembrerebbe appunto Massimo Mongai con le sue “Memorie di un cuoco d’astronave” ma, tra i due lavori, di simile c’è solo il cuoco e le astronavi. Tutto il resto è molto diverso.

Nel caso di Mongai, le avventure sono storie di fantascienza, generalmente umoristiche; nel caso di Andrea Coco invece le avventure sono storie umoristiche, generalmente di fantascienza.

Coco sta alla fantascienza allo stesso modo in cui alla stessa stanno le storie di Alessandro Bergonzoni. Per cui chi, se non Bergonzoni, è il vero ispiratore di Andrea!?

Non credo sia molto sensato descrivere una trama di questo lavoro: lo spunto è un famosissimo critico enogastronomico universale, Aner Sims, che visita un po’ di ristoranti strani, spaziali e mai visti.

Per dirla tutta si tratta di alcuni racconti lunghi: l’Autore prende uno spunto e da lì parte con una serie di parole in libertà (Bergonzoni), ambientate nello spazio (Mongai), sempre divertenti, o forse soprattutto divertite.

Prima un ristorante in un’altra dimensione, in cui se non riesci a convincere i controllori della porta a farti entrare, finisci disintegrato. La fauna di questo luogo è davvero fuori di testa: il lettore che non avesse il coraggio di affrontare La Cantatrice Calva, di Ionesco può fare a meno di avvicinarsi a questo romanzo.

Tuttavia, non è rimanendo nelle sponde di cose già fatte che si costruisce la letteratura. Nemmeno, io direi soprattutto, quella di fantascienza.

Dopo un intero romanzo sull’orlo dell’assurdo, Andrea Coco pare leggermente meno fuori squadra con la parte finale, in cui una piccola banda capitanata dal solito Aner Sims, si lancia in una bergonzoniana ricerca di uno chef scomparso. Ancora ristoranti, ancora occasioni di nonsense, alcune battute divertenti.

Non dico che il tono sia più comprensibile, ma certamente la scrittura è più veloce rispetto all’inizio del libro. Il che è un buon segno di crescita da parte dell’Autore e questo ci fa molto sperare.

So che bisognerebbe citare anche la Guida galattica per autostoppisti, che ultimamente ci siamo trovati a dover ricordare parecchie volte: Coco non è colpevole, ma abbiamo appunto detto che anche la scrittrice americana Catherynne M. Valente ha costruito una cosa simile!

Anche nel libro di Coco, come in quello della Valente, ci sono riferimenti che non possono essere colti se non da chi abita nel Paese:

[…] un fluido rossastro fuoriesce danzando nel condotto che porta l’energia agli ugelli di scarico.

«Finché l’astronave va, lasciala andare, finché l’astronave va, tu non guidare. Finché il motore va, tu non scocciare, quando lo svincolo arriva un cicalino suonerà».

Questi riferimenti musicali sono frequenti, sempre in tono di scherno. A meno che non si parli di Otis Redding:

Solo nel pieno della notte, una musica inondò la stanza. Erano le note di una celebre canzone di Otis Redding.

Si alzarono di scatto, aprirono le finestre della camera e si accorsero che via della Cava era piena di persone, curiosi, una banda jazz al completo e in prima fila lui, Augusto “Rock” Parboni.

«Piccioncini» gridò, «questa è per voi!».

Sitting in the morning sun
I’ll be sittin’ when the evening comes
Watching the ships roll in
Then I watch them roll away again, yeah…

La canzone è The Dock Of The Bay.

Ogni tanto, non spesso, Andrea Coco ci regala anche delle vere ricette:

«Carré di agnello con salsa al pepe rosa, accompagnato da spinaci saltati al burro e insalata di carciofi e misticanza».

Le costolette di agnello, legate in modo da formare una corona con le ossa che sporgevano verso l’esterno, erano state delicatamente adagiate su un piatto da portata. Condite con sale, pepe, timo fresco, uno spicchio di aglio tagliato a metà, erano state coperte da panna cosparsa di grani di pepe rosa.

Niente di definitivo, si capisce, ma comunque uno spunto di ricetta!

Devo confessare che apprezzo moltissimo lo sforzo di Andrea Coco, conoscendo le difficoltà di farsi sentire in questo mondo della fantascienza italiana.

Forse il suo lavoro non è facilmente fruibile dai più comuni appassionati di fantascienza: né di quella classica, né quella italiana moderna a base di costanti riferimenti distopici. Ma io dico, meno male che ci sono Autori che non smettono di voler inventare cose nuove.

Andrea Coco rappresenta il rarissimo partito tra gli scrittori italiani di fantascienza, di chi rifiuta di adeguarsi a una tendenza generale alla descrizione del disastro ecologico, o alla perdita di ogni buona qualità morale dell’Homo Fantascientificus, per descrivere (finalmente) qualcosa di completamente nuovo.

La qualità di questo suo tentativo è interessante, ma non ancora perfetta. Direi che tra la fantascienza italiana di ieri e di oggi e leggere Andrea Coco è come passare da un pittore classico, o al massimo impressionista (fantascienza italiana) all’anonimo pittore tedesco che ha inventato l’astrattismo. Vale a dire, ha scoperto la via, ma forse non si chiama ancora Vasilij Kandinskij. Speriamo che lo diventi!

Franco Giambalvo (© 2021)

Andrea CocoAndrea Coco è nato nel 1964 a Roma, dove vive con la moglie e due figli. Tra il 2005 e il 2011 ha pubblicato alcuni racconti di fantascienza su Futuro Europa e IF della Tabula Fati. Tra il 2015 e il 2017 altre sue opere per la rivista Fondazione SF Magazine. Nel 2008 è uscito il suo romanzo breve Doppio inganno, una spy story. Nel 2020 sono usciti due racconti di fantascienza, Libero Arbitrio e Affinità Elettive, pubblicati rispettivamente sulle riviste Inchiostro e Dimensione Cosmica e, infine, con la casa editrice Tabula Fati il libro di fantascienza umoristica Spacefood.

 

 

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