Si avvicina velocemente il 17 agosto e come ho già scritto, saranno assegnati a Dublino i Premi Hugo, mi affretto quindi ad indicarvi un altro romanzo selezionato tra la sestina vincente.

Ecco l’elenco:

Avevo già recensito sia The Calculating Stars, che Record of a Spaceborn Few, ora vi racconto qualcosa di Catherynne M. Valente e del suo Space Opera.

Premessa

Ritengo sia veramente difficile giudicare il suo romanzo per svariate ragioni che proverò a spiegare e commentare.

Innanzi tutto il modo in cui scrive è davvero molto lontano del nostro comune senso del romanzo.

Tutta la vicenda prende spunto da una ipotesi, detta Paradosso di Fermi, secondo la quale noi viviamo da millenni, nella quasi certezza, che non esistano altre razze intelligenti nell’Universo.

“Dato l’enorme numero di stelle nell’universo osservabile, è naturale pensare che la vita possa essersi sviluppata in un grande numero di pianeti e che moltissime civiltà extraterrestri evolute siano apparse durante la vita dell’universo. Ma se l’Universo e la nostra galassia pullulano di civiltà sviluppate, dove diavolo sono finite tutte quante?”

Contenuti

Il romanzo racconta che un enorme essere alieno alto tre metri, ma somigliante vagamente al Road Runner di Vil Coyote, appare  improvvisamente e contemporaneamente a tutta la popolazione della terra.

L'anomalo alieno Road Runner

Road Runner

La tecnologia usata per tale apparizione è ignota.

Il suo aspetto di alieno anomalo è visibile a tutti nello stesso modo, ma quando parla, usa per ciascuno voci e lingue sempre diverse, certamente per farsi capire, ma anche per stupire e controllare le persone: produrrà la voce della madre, della vecchia zia, del terribile direttore o addirittura della Regina d’Inghilterra.

Ecco cosa ci dice Catherynne M. Valente:

“Sono atterrati, se si può dire così, nel salotto di ogni persona della Terra un giovedì di fine aprile, alle due del pomeriggio.

Un istante prima il pianeta stava tranquillamente pianetando le sue solite cose, chi faceva uova fritte, chi controllava un timer, chi giocava col telefonino o quel che è in cerca di felicità e un istante dopo ecco apparire un quasi fenicottero di colore blu marino alto tre metri, un tipo che è un po’ anche una rana pescatrice, posizionato goffamente al centro del nostro tappeto buono.

Nel petto piumato gli luccicavano in trasparenza le ossa che parevano decorate di cristalli e in testa aveva un grosso fiore di giada umido e gelatinoso come il cappello di una beghina che esce dalla chiesa.

L’essere fissò ogni persona del mondo direttamente, intimamente in faccia, con i suoi occhi grandi, scuri, contornati di mascara e lampeggianti: occhi pieni di incredibile tenerezza e vulnerabilità, come si addice a ogni vera principessa Disney

Successivamente, il gigantesco Road Runner alieno, rivelerà che le molte razze intelligenti dell’Universo, organizzano annualmente una sorta di Festival Eurovisivo imperniato sulle canzoni (meglio sarebbe dire Universo-visivo).

La brutta notizia è che nasconde il dubbio che la nostra razza non sia sufficientemente intelligente, ed è per stabilire questo che un gruppo pop di balordi inglesi, scelto dal pennuto alieno e da altri che non identificheremo, dovrà partecipare a tale festival.

Gli abitanti del povero pianeta Terra, non avendo i mezzi per spostarsi in un baleno a più di trecento anni luce, saranno caricati dagli alieni sulle loro astronavi verso il luogo del contesto.

Il grosso problema è che se non vinceranno, (arrivando ultimi, o comportandosi con disonore) saranno classificati “non significativi come razza” e quindi lecitamente e completamente distrutti, perché considerati dannosi.

Conclusioni

Questa è indicativamente la trama del romanzo, e su spunti simili è piuttosto difficile costruire una buona storia. Infatti è pesante, piena di lungaggini e di pseudo umorismo inglese: direi quindi poco adatto ai non appassionati del genere.

Ricorda in molti passi la famosa “Guida galattica per gli autostoppisti,” di Douglas Adams, scrittore  britannico, orgoglioso di esportare il famoso humor inglese. Al contrario Catherynne M. Valente è statunitense e il suo umorismo risulta essere una copiatura con mediocri risultati.

In ogni caso, consiglio di seguire con molta attenzione questo titolo: tutto il gruppo degli intellettuali della fantascienza mi pare ben disposto a supportare questo pseudo pamphlet, paragonato già addirittura a Shakespeare! Si veda, ad esempio la presentazione di Barnes & Nobles.

Per quel che mi riguarda non invidierò il traduttore che sarà scelto per la trasposizione in italiano e consiglio onestamente ai nostri lettori di preferire altre letture.