In occasione di un veloce passaggio di Barbara G. Tarn a Milano, siamo andati assieme a vedere Tempo di libri, qui a Fiera Milano City.

Nell’occasione Barbara mi ha regalato (fatto di per sé estremamente notevole) un suo libretto per una serie che non ricordavo, al momento, di aver mai sentito. Si trattava di un piccolo romanzo, scritto in inglese, lingua che evidentemente Barb gestisce e manovra con grande spigliatezza.

Poi mi sono ricordato (vedendo il formato molto particolare) che Barbara era andata negli Stati Uniti l’anno prima, esattamente in Oregon, per affrontare una terribile maratona di scrittori, per cui aveva scritto non so quanti libri! Barb, si tratta di questo? Raccontaci un po’.

Dean Wesley Smith

No, l’Anthology Workshop è per racconti – sei racconti in sei settimane – e spero di ripeterla nel 2020. Ne ho venduto uno di quelli dell’altr’anno che uscirà a gennaio 2019 su Pulphouse Magazine di Dean Wesley Smith. Durante l’estate scorsa ha lanciato delle sfide: scrivere 30 racconti in 30 o 60 giorni oppure scrivere tre romanzi in tre mesi. Lui li leggeva e commentava. Dato che avevo delle scadenze, ho scelto la seconda sfida. Ho scritto Axelle (Terra d’Argento), Shashank (3° dei vampiri) e Brainwaves. A lui non è piaciuto (a proposito, il primo titolo era Brainwash, come  da lui indicato sul report) ma l’ho pubblicato lo stesso  Ho qui un suo breve commento, se ti interessa!?

Sì, dai leggimi “il breve commento”!

Riassumo e parafraso: apparentemente non sono stata consistente con l’ambientazione e i dettagli del mondo. Bella voce, bella trama, ma se si tolgono i dettagli fantascientifici potrebbe svolgersi qui e ora, quindi i dettagli futuristici erano inutili. Secondo me non l’ha letto con attenzione, ma poi nel suo corso online su come scrivere fantascienza ho sentito che secondo lui non bisogna scrivere del futuro prossimo (anche se soltanto sembrasse un futuro prossimo).

Tieni conto che lui ha scritto per Star Trek e Men in Black, quindi preferisce quel tipo di fantascienza… detto per inciso anch’io, non a caso la mia serie principale si chiama Star Minds, ma con questi futuri della Terra volevo esplorare altre opzioni di fantascienza… in questo caso il post-apocalittico. Dove sta scritto che se anche fuori la terra è un deserto desolato sottoterra non ci possano essere dei sopravvissuti, magari fermi al XXI° secolo come tecnologia?

Questa è la premessa delle Rainbow Towns che mi è venuta in mente l’altr’anno quando ho deciso di cominciare a scrivere futuri possibili per la Terra che non fossero Star Minds. Ho “riciclato” una versione di Soul Stealers/Soul Thieves in cui vivevano in una città sotterranea (la versione finale è ambientata a New York del XXII secolo).

Devo dire che conoscendo il tuo stile, questo è davvero un libro molto diverso: una storia, on the road, ma in un mondo che è il nostro, eppure sconosciuto.

Il romanzo inizia secondo il più puro stile Barbara G. Tarn, almeno all’apparenza: personaggi bellissimi, un po’ maledetti, almeno nell’aspetto, per poi cambiare subito in qualche altra cosa.

Kayo, uno dei bellissimi amici di Bell, protagonista della storia, improvvisamente sparisce dal mondo iper collegato in cui tutti vivono. Lì non c’è nemmeno bisogno del cellulare: hanno tutti nella testa qualcosa che li fa sentire in collegati ogni momento coin tutto il resto dello loro, limitata umanità. Questi personaggi abitano in ambienti vasti, ma chiusi. Ci sono dei livelli: alcuni possono essere raggiunti, altri sono vietati. Ma vietati da chi?

Bell non se la sente di stare ad aspettare. Per cui mette velocemente in atto un piano d’attacco, per così dire. Radunati alcuni amici fidati, si farà togliere i chip dalla testa e cercherò una via d’uscita da quel mondo troppo limitato per ogni eroina.

Qui inizia il  viaggio: ci sono sorprese ben studiate, viaggi sotterranei, uscite nel mondo di fuori quasi inaspettate, pericoli e nuovi incontri, fino a risolvere completamente il mistero.

La brevità del romanzo non è un difetto: si legge così in fretta ch hai subito voglia di vedere quello dopo. Se esistesse!

Spero di mettermi sul secondo volume questo mese per un’uscita dicembrina come il primo. Wanderlust (Post-apocalypse Chronicles Book 2) vede Raj e Bel vagare per il nord America sulle tracce della perduta civiltà e quei dischi nel cielo. Sarà un’America un po’ steampunk con una popolazione 20% Caucasica (Mennoniti, Amish, fuggiaschi delle Rainbow Town, survivalists) + 20% Ispanica + 15% Asiatica + 15% Afro-Americana + 30% Nativa Americana/First Nations.

Partono dalla Virginia e gli Appalachi, probabilmente seguendo prima il Trail of Tears dei Cherokee e poi l’Oregon trail dei vecchi pionieri, facendo vedere cosa è rimasto (altre Rainbow Town e insediamenti di Amish, Mormoni e nativi). Passeranno in Asia dallo stretto di Bering e scopriranno la base aliena principale nell’Himalaya, poi torneranno in America dall’Europa con un dirigibile.

Non sono sicura di quanti libri saranno alla fine, ma spero di dare una visione completa del mondo dopo l’Apocalisse, non necessariamente seguendo solo Raj e Bel!

Sai com’è? Per i miei gusti questo progetto mi pare molto interessante. Poi io adoro lo steampunk! Se ne potrebbe trarre una serie televisiva. Ad ogni modo, so che vuoi presentare una versione italiana. So che hai parlato con degli editori. Raccontaci qualcosa.

Forse alternerò traduzione e stesura del nuovo volume, o forse farò la traduzione durante le ferie di ottobre, ancora non ho deciso. Non prometto il primo volume in italiano per Natale insieme al secondo in inglese, perché potrei non farcela! Quest’anno la mia sfida è scrivere 500mila parole e finché non raggiungo quel traguardo, ho poco tempo per fare altro – tradurre o anche pubblicare. Quest’anno ho pubblicato solo da maggio in poi, praticamente.

Mi rincresce non avere altre notizie per i lettori italiani se non che tra poco uscirà il cartaceo di Star Minds Seconda Generazione. Se ci dovesse essere qualcuno bilingue come il nostro Franco, posso segnalare delle collaborazioni con autori per lo più anglofoni che hanno portato alla pubblicazione di quattro antologie, due sui vampiri e due di racconti di fantascienza. In Sci-fi Stories – Starships c’è anche un altro autore italiano che scrive in inglese per la prima volta. Fulvio Gatti.

Kevin J. Anderson

E se a ottobre andrò alla Business Masterclass a Las Vegas, oltre che per rivedere Dean e sua moglie Kris Rusch, sarà anche per incontrare alcuni di quegli autori, nonché dei partecipanti al cofanetto Sci-fi July Redux che include Kevin J. Anderson. Tutto curato da me che mai avrei creduto poter essere accanto a nomi di quel calibro (e non mi dire “Chi è Kevin J. Anderson?” perché ti levo l’amicizia. Non sei un lettore di fantascienza, ecco!).

So che tornerò frustrata dal non poter attuare quasi nulla di ciò che mi insegneranno in questo paese, ma almeno avrò passato qualche giorno in buona compagnia…

Di Kevin J. Anderson ho letto un romanzo divertente quando è stato? Un tre anni fa: “Il buio tra le stelle.” Era in lista per lo Hugo () Non ho letto altro lo confesso, ma quel romanzo è davvero divertente. Del resto i suoi libri sono quasi tutti proseguimenti di classici tipo Star Wars, o Dune, o X-Files… Per lo meno quelli disponibili in Italia. Per adesso grazie Barb. Spero che i tuoi libri abbiano un buon successo e ci sentiamo!

Ciao.