Come avevamo fin troppo facilmente previsto alla fine ha vinto la Jemisin, con questo The Stone Sky, terzo libro sul Pianeta dei Cataclismi. Noi lo avevamo ampiamente previsto, anche se nell’articolo indicato parlavamo del Premio Hugo.

In queste manifestazioni le novità sembrano soffrire moltissimo: per anni e anni di seguito compaiono sempre gli stessi Autori, sempre gli stessi ambienti, le medesime storie. È abbastanza logico che un autore voglia ripetere ciò che ha avuto successo una volta, perché apparentemente questa è la regola: non osare cambiare!

Cora Buhlert

Ho trovato lo stesso pensiero sul blog di Cora Buhlert: Aidan Moher [parla] del ripetersi delle nomination, vale a dire sempre gli stessi nomi riproposti nella shortlist degli Hugo un anno dopo l’altro. Beh, il ripetersi degli stessi nomi costituisce certamente un problema, anche se il fenomeno non è affatto nuovo, perché lo abbiamo già osservato per lo meno negli ultimi trent’anni.

È chiaro che ciò che vale per gli Hugo, può essere proposto pari, pari per i Nebula!

Aidan Moher

Le affermazioni dello scrittore Aidan Moher sono visibili in questa pagina:  Esistono tantissime nomination ripetute. Voglio dire è che se non ci fosse niente altro, questi finalisti sarebbero assolutamente degni, un bel gruppo davvero… però, nell’insieme, queste persone mi stanno diventando un po’ troppo familiari e non ho mai avuto problemi ad affermare che, per esempio gli Hugo, sarebbero migliori con la partecipazione di nomi nuovi.

La trilogia di N.K. Jemisin non merita tutto il successo che ha avuto. Come ho detto altre volte, dopo un primo libro interessante, gli altri due sono delle vere e proprie ripetizioni di quello. Questo terzo è leggermente meglio del secondo, bisogna dirlo. Poi bisogna anche sapere che esisteva una situazione davvero incresciosa: nessuno dei sette (dicesi sette!) libri in competizione per i Nebula valeva la competizione. Esiste più qualità nei sei libri che parteciperanno al Premio Hugo, questo è certo. La Jemisin partecipa con lo stesso romanzo anche a quel premio. Come dicevamo nel nostro articolo summenzionato. E magari lo vincerà!

Per quanto riguarda i commenti, devo dire che ne troviamo pochissimi al momento. Ho come l’impressione che la cerimonia abbia deluso la maggior parte dei critici e dei blogger. Leggiamo per esempio sempre da Cora Buhlert, che tra l’altro è tedesca e non americana, qualche sua impressione:  Nella categoria del miglior romanzo ha vinto The Stone Sky di N.K. Jemisin e il Nebula vinto oggi tiene compagnia ai due Hugo già in suo possesso. Devo dire che non sono una grandissima fan della trilogia Broken Earth, anche se il terzo libro è decisamente meritevole.

Cora, che ho contattato per avvisarla della mia citazione, mi invia tuttavia un’interessante osservazione sull’argomento, a cui francamente non avevo pensato: “Bisogna dire che la trilogia the Broken Earth si richiama soprattutto alla storia degli americani, perché nel loro passato è contemplata la schiavitù, la guerra civile, il razzismo, ecc… Noi non abbiamo quella storia, per cui quel libro non funziona altrettanto bene con noi. Invece la maggior parte dei votanti per gli Hugo e i Nebula sono americani.” Grazie Cora: direi davvero che questo spiega tutto. secondo me spiegherebbe anche il possibile flop della prevista pubblicazione in Italia della trilogia.

Infine, deludente quanto mai la pagina di File 770 che si distingue per pubblicare alcune inutili fotografie tratte evidentemente dalla diretta streaming fatta nella serata conclusiva. Questa testata altre volte è stata decisamente più interessante, il che pare dimostrare lo scarso interesse degli operatori per la votazione Nebula del 2018.