Intonet, questo romanzo, arriva attraverso il Social Facebook collegato a questo sito: Libri di Fantascienza. Ho già detto come qualsiasi Autore che voglia avere un mio parere sulla propria opera, può usare la mail di Nuove Vie per segnalarsi e inviare una copia del proprio romanzo in formato ‘mobi’.

Se il romanzo non mi piacerà, tuttavia, lo dirò, cercando sempre di spiegare il perché.

Oggi parliamo di un libro di Michele D’Amico, autore chiaramente all’inizio della sua esperienza.

Il libro si intitola appunto Intonet ed è pubblicato attraverso l’organizzazione Youcanprint, un Editore che cura le pubblicazioni in proprio.

Sappiamo e lo abbiamo già detto, quanto sia difficile oggi pubblicare con un Editore istituzionale, per cui la maggioranza dei giovani, o degli Autori sconosciuti, sceglie di pubblicare in proprio.

Michele D’amico si era presentato sul nostro Circolo Facebook di cui sopra, come autore di un romanzo ‘distopico’, il che mi aveva leggermente spaventato: la distopia (opposto di Utopia) è in gran voga oggi in Italia.

Pare che i nostri autori non sappiano trovare altre chiavi, se non il Fantasy e la Distopia!

La prima, perché esiste per lo meno un’Autrice di grande successo Fantasy (Licia Troisi), il secondo perché l’altro autore di successo italiano (Dario Tonani) ha scritto in genere romanzi distopici.

Fortunatamente per me, qui si tratta di un romanzo non veramente distopico.

Come sempre, tra gli Autori italiani, l’iniziale descrizione dell’ambiente è un po’ come “1997: Fuga da New York,” o Blade Runner, vale a dire un mondo tetro e sgocciolante di liquidi inquinati.

Questo fa sì che il romanzo sia facilmente classificato come ‘distopico’.

Nel caso di Michele D’Amico, il mondo è racchiuso dentro una cupola, con luce opaca e malaticcia. Noi vediamo solo una delle cupole, di cui il mondo deve però essere ricoperto.

Vedremo tra poco che la tecnologia è molto avanzata in questo luogo, ma non si fa mai cenno a qualche comunicazione tra le cupole: una delle non molte mancanze dell’Autore.

L’esterno della cupola (per quel che si sa) è ultra inquinato, dopo una guerra terribile.

I valori riportati ogni giorno e in ogni momento dagli strumenti ufficiali del Governo, rivelano che la permanenza di esseri umani all’esterno, anche per un solo minuto, porterebbe a una morte terribile e dolorosa.

In questa cupola ci sono robot di diverso tipo: alcuni sono umanoidi sofisticati, altri sono macchine ingombranti e in genere pericolose.

La storia inizia con ciò che farebbe pensare a un ‘giallo’: una ragazza con qualche strana caratteristica è stata uccisa.

Idea che, tuttavia poi nella storia non è benissimo sviluppata: al momento per esempio, mi sfugge il motivo per cui la ragazza sia stata uccisa, il che fa di me un mediocre lettore, anche se l’autore non ha ben curato questa parte.

La popolazione non utilizza il proprio cervello naturale, ma una sorta di cervello artificiale (biomimetico) che viene impiantato fin dalla nascita in ogni essere umano… per lo meno in questa cupola. Ho già detto che non abbiamo notizie di ciò che succede in presumibili altre cupole

L’indagine è assegnata a un robot umanoide, con una straordinaria intelligenza.

Anche qui il personaggio potrebbe essere meglio sviluppato dall’autore. Ne varrebbe la pena.

La voce del Robot appariva perfettamente naturale, anche se chiunque poteva riconoscere una leggera cadenza, un modo differente di pronunciare le vocali che distingueva i Robot dagli umani.

«Sì, Robot. Questo omicidio sembra essere una storia delicata e dunque ho scelto te. Dai dati già in tuo possesso conosci modalità, luogo e orario della scoperta, diciamo inusuale. Vorrei che gli dessi un’occhiata direttamente sul posto e poi facessi rapporto».

Ho scelto queste due frasi perché dimostrano come il personaggio in realtà sia stato ben elaborato nella mente dell’autore!

Il modo di parlare perfetto, ma forse leggermente modificato per non farlo confondere con un essere umano.

Il fatto che non abbia un nome…

Nel prosieguo il personaggio si evolve abbastanza, ma alla fine quasi scompare in modo un po’ deludente. Michele D’Amico avrebbe dovuto rivedere un po’ la versione definitiva del suo libro.

Gli sarebbe servito un buon Editor!

Purtroppo pubblicando in proprio di solito si è carenti di Editing e di Marketing.

Rimane da dire che quanto ho qui riportato sono solo le prime trenta, o quaranta pagine del romanzo.

A questo punto la storia segue soprattutto il personaggio umano (Uto), che scoprirà cose davvero inattese e svilupperà una storia che non è distopica, ma una vera e propria avventura, con rincorse e sorprese a ogni pagina.

Il romanzo è dunque completamente leggile e gradevole. Direi divertente.

Le cose non a posto che ho sottolineato, in realtà sono peccati veniali nell’attuale panorama un po’ faticoso della fantascienza italiana. Direi che D’Amico ha scritto bene la sua storia.

Nel gioco dei due personaggi, il Robot e Uto, qualche volta si è un po’ perso, ma devo confessare che ho letto il libro volentieri.

Per cui ne consiglio la lettura e dico a Michele D’Amico di proseguire, magari verso qualche idea anche più innovativa. Lasciando da parte il distopico, per esempio.

La sua tecnica di scrittura è già formata.

Intonet

La copertina del libro

 

 

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