La raccolta dello scrittore americano Arthur B Reeve prosegue con la pubblicazione de Il circuito fantasma, quinto capitolo de Il medico dei sogni, che appare qui in una nuovissima traduzione, curata da Mario Luca Moretti e da me, Franco Giambalvo, Ormai saprete che sarà prodotto un nuovo libro che sarà pubblicato al più presto.
A. B. Reeve sceglie di presentare i suoi racconti non all’interno di un unico capitolo, ma su più capitoli e noi così li abbiamo lasciati. Al momento potete leggere i seguenti capitoli:
1. Il medico dei sogni,
2. Analisi dell’anima
3. Il Sibarita
4. Il salone di bellezza
Al temine de Il salone di bellezza, era già stato impostato il successivo, cioè il capitolo che state per leggere.

 

Brixton evidentemente stava aspettando impazientemente il nostro arrivo. “Signor Kennedy?” chiese e poi aggiungendo rapidamente, senza aspettare una risposta: “Sono contento di vederla. Immagino abbia notato le precauzioni che stiamo prendendo contro gli intrusi? Eppure, sembra che sia tutto inutile. Non posso essere solo nemmeno qui. Se mi arriva un messaggio telefonico tramite la mia linea privata, se parlo con il mio ufficio in città, sembra che lo sappiano. Non so cosa pensare. È terribile. Non so cosa potrà succedere.”

Mentre entravamo Brixton era in piedi accanto a una grande scrivania di mogano. L’avevo visto solo da lontano ai banchetti e al centro del distretto finanziario e come oratore era un po’ pomposo. Ma adesso c’era qualcosa di diverso nel suo aspetto. Sembrava invecchiato, era addirittura giallo. Anche il bianco dei suoi occhi era giallo.

Pensai all’inizio che potesse forse essere l’effetto della lampada al centro della stanza, un’enorme struttura montata sul soffitto in una sorta di emisfero rovesciato in vetro che nascondeva e ammorbidiva i raggi di una potente lampadina incandescente al suo interno. Ma non era la luce che gli dava quell’aspetto alterato, come capii dall’occhiata perplessa che gli rivolse lo stesso Kennedy.

“Il mio medico personale dice che soffro di ittero,” spiegò Brixton. Il fatto che ci fossimo accorti della sua condizione non parve irritarlo, anzi parve prendere come una buona prova dell’acume di Kennedy il fatto che lui avesse così presto individuato una delle cose che appesantivano la vita di Brixton. “Sto piuttosto male, purtroppo. Accidenti,” aggiunse amaramente, “questo fatto capita proprio nel momento in cui è assolutamente necessario che io possieda tutta la mia forza per portare avanti una trattativa che è solo all’inizio. È importante non tanto per me, quanto per tutto il mondo. È una delle prime volte che i banchieri di New York hanno la possibilità di fare grandi affari in quella parte del mondo. Immagino che Yvonne le abbia mostrato una delle lettere che sto ricevendo?”

Agitò un mucchio di lettere che estrasse da un cassetto della scrivania e continuò, senza nemmeno aspettare che Kennedy annuisse:

“Eccone dieci, venti e più. Ne ricevo una o due al giorno, qui e nella mia casa in città o anche in ufficio.”

Kennedy si era avvicinato per dare un’occhiata.

“Solo un momento,” interruppe Brixton, tenendo ancora in mano le lettere. “Ci torneremo tra poco. Questa non è la cosa peggiore. Prima d’ora ho già avuto minacce per posta. Ha dato una bella occhiata a questa stanza?”

Certo che sì e ne eravamo rimasti impressionati.

“Mi permetta di dirle qualcosa di più su questa stanza,” continuò. “È stata progettata appositamente per essere, tra le altre cose, assolutamente insonorizzata.”

Guardammo curiosi tutto attorno la stanza blindata. Era decorata e arredata in modo straordinario. Sulle pareti c’era una specie di carta da parati verde pesante e vellutata. Drappeggiati tutto attorno, c’erano dei bellissimi tendaggi e sul pavimento erano stati stesi spessi tappeti. Notai soprattutto che la tonalità dominante era il verde.

“Ho fatto fare esperimenti,” spiegò languidamente, “con l’obiettivo di scoprire metodi e mezzi per rendere le pareti e i soffitti capaci di resistere efficacemente alla trasmissione del suono. Uno dei metodi prevedeva l’uso di una rete di filo tesa mediante pulegge dentro le pareti, messa in modo da non toccare in nessun punto la superficie da proteggere contro il suono. Sia sotto il soffitto, sia parallela alla parete, a seconda dei casi. Sulla rete è stata stesa una composizione formata da colla forte, gesso e sughero granulato, in modo da ottenere una lastra piatta, tra la quale e la parete o il soffitto si forma un cuscinetto d’aria sigillata. Il metodo è buono per due motivi: l’assenza di contatto tra le superfici protettive e protette e la natura colloidale della composizione utilizzata. Ho approfondito la cosa perché renderà ancora più sorprendente ciò che sto per dirvi.”

Kennedy stava ascoltando attentamente. Mentre Brixton procedeva, avevo notato che le narici di Kennedy si dilatavano quasi come fosse un cane che avesse fiutato la preda. Annusai anche io. E sì, nella stanza c’era un leggero odore, quasi come di aglio. Era inequivocabile. Craig guardava intorno curiosamente, come se volesse scoprire una finestra da cui potesse essere entrato l’odore. Brixton, con gli occhi che seguivano attentamente ogni movimento, lo notò.

“E non solo,” aggiunse rapidamente, “ho fatto installare in questa stanza il sistema più perfetto di ventilazione moderna, assolutamente indipendente da quello della casa.”

Kennedy non disse nulla.

“Un attimo fa, signor Kennedy, ho visto che lei e il signor Jameson guardavate verso il soffitto. Questa stanza è insonorizzata, o almeno credo che lo sia, ma io… io sento voci, voci che provengono… capitemi, non attraverso, ma proprio…   da quel soffitto. Ora non le sento. Succede solo in alcuni momenti quando sono solo. Ripetono le parole di alcune di queste lettere – ‘Non devi prendere quei titoli. Non devi mettere in pericolo la pace del mondo. Non sopravviverai mai abbastanza per ottenere degli interessi.’ Ho sentito queste frasi più e più volte pronunciate proprio in questa stanza. Sono corso fuori nel corridoio, ma non c’era nessuno. Ho chiuso a chiave la porta di acciaio. Eppure, continuavo a sentire le voci. Ed è assolutamente impossibile che un essere umano possa avvicinarsi abbastanza per pronunciarle senza che io lo sappia o lo veda.”

Kennedy non espresse il minimo movimento muscolare e non tradì l’ombra di un dubbio sulla incredibile storia di Brixton. Non si sa se ci credesse o perché fosse diplomatico, ma Craig considerò la cosa possibile. Spostò una cartellina in modo da poter salire sulla scrivania di Brixton al centro della stanza. Poi svitò e tolse la cupola di vetro che schermava la lampada.

“È una lampada Osram di circa cento candele, direi,” osservò.

Apparentemente si era convinto che non ci fosse nascosto nulla dentro la lampada. Con l’assistenza della memoria del signor Brixton, iniziò a tracciare laboriosamente il percorso sia dei fili elettrici della lampada, sia dei cavi telefonici che entravano nel rifugio.

Seguì un esame attento del soffitto e dei muri laterali, del pavimento, i tendaggi, i quadri, i tappeti, tutto. Kennedy batteva qua e là sulle pareti, come se cercasse di scoprire un suono di vuoto a indicare una cavità. Non c’era.

Un’esclamazione di Craig a bassa voce attirò la mia attenzione, anche se sfuggì a Brixton. Il battere la parete aveva sollevato polvere dalla spessa carta da parati in tutti i posti in cui aveva provato. Da un angolo dove non sarebbe stato notato Kennedy strappò furtivamente un piccolo pezzo di tappezzeria e lo infilò in tasca. Poi, eseguì un esame rapido dell’apparato di ventilazione all’ingresso.

Apparentemente soddisfatto delle cose esaminate nel rifugio, Craig si preparò a tracciare il percorso dei fili telefonici ed elettrici nella casa. Brixton si scusò, chiedendoci di raggiungerlo in biblioteca al piano di sopra quando Craig avesse completato la sua indagine.

Seguendo i fili all’indietro dal rifugio, per quanto possibile, non fu scoperto nulla. Kennedy iniziò quindi dall’altro capo e, avendo individuato nell’ampia cantina della casa i punti dove entravano i cavi telefonici e di alimentazione, iniziò una ricerca sistematica in quella direzione.

Nel rifugio entrava, apparentemente, una linea separata e Craig la esaminò più attentamente che mai nel punto in cui il filo, che alimentava la lampada Osram, passava in un angolo buio nei pressi di una dispensa. La sua ricerca sembrò essere premiata, perché subito si tuffò nella dispensa buia e cominciò a accendere furiosamente dei fiammiferi per scoprire cosa ci fosse lì dentro.

“Guarda, Walter,” esclamò, tenendo un fiammifero in modo che potessi vedere cosa aveva scoperto. In un angolo, nascosto da un vecchio comò, c’era una batteria di cinque elementi collegata a uno strumento che assomigliava molto a un trasmettitore telefonico, con un reostato e una bobina di trasformazione.

“Immagino che qui, il circuito di illuminazione sia a corrente continua,” osservò, guardando pensieroso la sua scoperta. “Penso di sapere cosa sia successo. È una cosa che potrebbe fare qualsiasi dilettante, con un po’ di conoscenza di elettricità e una fonte di corrente continua. È cosa facilmente realizzabile, i materiali sono comuni e si può ottenere un risultato meravigliosamente complesso. E questo cos’è?”

Mentre parlava aveva continuato a frugare nel buio. In un altro angolo scoprì due normali ricevitori telefonici.

“Collegati a qualcosa, per di più, per Giove!” esclamò.

Evidentemente qualcuno aveva intercettato i fili telefonici regolari che entravano in casa, aveva fatto delle estensioni in quella piccola dispensa ed era pronto a intercettare tutto ciò che veniva detto o ascoltato nella casa.

Un ulteriore esame rivelò che c’erano due sistemi telefonici separati che entravano in casa Brixton. Uno, con le sue numerose estensioni, era usato dalla famiglia e dalla governante; l’altro era il filo privato che portava, in ultima analisi, al rifugio di Brixton. Dopo quella scoperta, Kennedy si mostrò notevolmente interessato. Per un momento sembrò dimenticare completamente i fili elettrici e parve concentrarsi sul percorso della linea telefonica principale e delle sue estensioni. La ricerca lo premiò con la scoperta che la linea domestica e la linea privata erano entrambe connesse con collegamenti improvvisati e frettolosi ai due ricevitori che aveva scoperto nell’angolo buio e nascosto della piccola dispensa.

“Lasciamo tutto com’è,” disse Kennedy, raccogliendo con cautela anche i fiammiferi bruciati che nella sua frettolosa ricerca aveva buttato a terra. “Dobbiamo trovare il modo di cogliere la spia sul fatto. Pare proprio che si tratti di un lavoro fatto dall’interno.”

Completammo la nostra indagine del seminterrato senza attirare attenzioni di sorta e Craig si preoccupò di far in modo che, entrando in biblioteca, sembrasse che invece salissimo dal rifugio e non dalla cantina. Ci sistemammo nelle grandi poltrone di pelle e Kennedy abbozzò grossolanamente su un foglio di carta, la mappa della casa, evidenziando la posizione dei vari fili.

Si aprì la porta. Ci saremmo aspettati John Brixton. Invece, entrò uno straniero alto e magro con baffi tagliati corti. Capimmo subito che doveva trattarsi del conte Wachtmann, anche se non lo si aveva mai visto.

“Ah, mi scuso,” esclamò in un inglese che tradiva le sue buone scuole a Londra. “Pensavo che la signorina Brixton fosse qui.”

“Conte Wachtmann?” domandò Kennedy, alzandosi.

“Proprio io,” rispose quello con disinvoltura e con uno sguardo inquisitore.

“Il mio amico e io e siamo dello Star,” disse Kennedy.

“Ah! Della stampa?” Alzò le sopracciglia di un millimetro. Era così cortesemente sprezzante che avrei avuto voglia di strozzarlo.

“Stiamo aspettando il signor Brixton,” spiegò Kennedy.

“Cosa c’è di nuovo nel Vicino Oriente?” chiese Wachtmann, con l’aria di un uomo che si aspetta di sentire ciò che lui stesso avrebbe potuto dirti ieri se lo avesse voluto.

Ci fu un movimento alla porta ed entrò una donna. Si bloccò un attimo. Io sapevo che si trattava della signorina Brixton. Lei aveva riconosciuto Kennedy, ma evidentemente il suo ruolo era di trattarlo come un totale sconosciuto.

“Chi sono questi uomini, Conrad?” chiese, rivolgendosi a Wachtmann.

“Signori della stampa Yvonne, così dicono; qui per incontrare tuo padre,” rispose il conte.

Era evidente che per quest’ultimo presunto impegno internazionale non si trattava solo di chiacchiere giornalistiche.

“Come ti è sembrato?” chiese il conte, notando il titolo del libro che la donna era venuta a riporre in biblioteca.

“Molto buono… a parte gli assassinii e gli intrighi,” rispose la ragazza con un piccolo brivido.

Lui le lanciò un rapido sguardo preoccupato. “Sono un popolo violento… almeno alcuni,” commentò di botto.

Quando, pochi istanti dopo, si avviarono lentamente lungo il vasto corridoio verso il conservatorio e sentii che lui chiedeva alla signorina Brixton “Domani vai in città?”

“Che te ne pare di lui?” sussurrai a Kennedy.

Suppongo che il mio innato diffidare di quel genere di persone fosse evidente, perché Craig si limitò a scrollare le spalle. Prima che potesse rispondere, si unì a noi il signor Brixton.

“Eccone un’altra appena arrivata,” esclamò, gettando sul tavolo della biblioteca una lettera. Questa volta erano poche righe:

Dicono tutti che i titoli non saranno tassati dal governo. Lo dicono! Ed è così…  perché se ci sarà una guerra non ci sarà più nessun governo!

Il biglietto non sembrò interessare Kennedy più di quanto aveva scoperto. “Una cosa è evidente, signor Brixton,” osservò. “Qualcuno all’interno di questa casa la sta spiando ed è in costante comunicazione con una o più persone all’esterno. Guardiani e cani da guardia nella tenuta non servono a nulla contro la sottile, clandestina connessione che credo sia stata predisposta. È ancora pomeriggio presto. Farò un viaggio rapidissimo a New York e tornerò appena dopo cena. Questa sera mi piacerebbe sorvegliare il rifugio con lei.”

“Molto bene,” concordò Brixton. “Farò in modo che qualcuno le venga incontro alla stazione e la conduca qui il più segretamente possibile.”

Sospirò, come se ammettesse di non essere nemmeno più padrone nella propria casa.

Kennedy rimase in silenzio per la maggior parte del nostro viaggio di ritorno a New York. Per quel che mi riguarda, ero profondamente immerso nel tentativo di comprendere Wachtmann. Ero confuso. Tuttavia, sentivo che se effettivamente esisteva una sottile connessione clandestina tra quelli all’interno e quelli fuori da casa Brixton, Craig avrebbe trovato un modo altrettanto sottile per affrontarla. Tutti e due non parlammo molto durante il viaggio fino al laboratorio, né tornando a Woodrock. Mi resi conto che un pendolare non avrebbe mai potuto mancare di essere informato. Infatti, nell’occasione, io ebbi tutto il tempo per leggere la totalità dei giornali che avevo comprato.

Non so se il nostro ritorno sia avvenuto senza che altri ci osservassero, ma almeno trovammo il seminterrato e la buia dispensa deserti, mentre con cautela facevamo di nuovo ritorno nell’angolo dove Craig nel pomeriggio aveva fatto le sue enigmatiche scoperte.

Io tenevo una torcia tascabile accesa e Craig era impegnato a nascondere un suo personale strumento in quella dispensa. Sembrava un piccolo disco nero grande quanto un orologio, con diversi fori da un lato. Lo buttò distrattamente nel cassetto superiore del comò, nascosto da un po’ di vecchie cianfrusaglie. Chiuse bene il cassetto e face passare un filo flessibile all’esterno dal retro del comò. Fu poi facile far passare il filo attraverso alcuni bidoni presso la dispensa e poi oltre la porta fino al rifugio sotterraneo di Brixton. Lì Craig depositò una piccola scatola nera grande quanto una comune macchina fotografica.

Restammo con Brixton per circa un’ora. Nessuno disse nulla, mentre Brixton era impegnato in modo poco comunicativo nella lettura di un rapporto ferroviario. Improvvisamente sembrò riempire la stanza una sorta di rumore, un mormorio, un canto.

“Ecco!” esclamò Brixton, chiudendo il libro e guardando ansiosamente Kennedy.

Il suono aumentò gradualmente di tono. Sembrava provenire dal soffitto, non dal resto della stanza, ma proprio da qualche parte in alto. Non era certo una allucinazione. Lo sentimmo tutti. Le vibrazioni aumentavano e a quel punto, fu evidente che stavano prendendo forma diventando parole.

Quando era cominciato il suono, Kennedy aveva afferrato la scatola nera e aveva messo due dischi di gomma nera alle orecchie.

Finalmente quel suono che veniva dall’alto fu chiaro. Era strano, inquietante. Una voce disse distintamente all’improvviso: “Fate attenzione. I dollari americani non proteggeranno le figlie americane.”

Craig aveva mollato i due auricolari e fissava intensamente la lampada Osram nel soffitto. Anch’egli impazzito?

“Forza, signor Brixton, prenda i due ricevitori del detettàfono,” disse Kennedy. “Ditemi se riconoscete la voce.”

“Mah, è familiare,” osservò con calma. “Non riesco a identificarla, ma l’ho già sentita. Dove? Che cos’è questo affare, ad ogni modo?”

“C’è qualcuno nascosto nella dispensa nel seminterrato,” rispose Craig, “che parla in un trasmettitore telefonico molto sensibile e…”

“Ma la voce… perché qui?” interruppe impaziente Brixton.’

Kennedy indicò la lampadina a incandescenza nel soffitto. “Una lampadina a incandescenza,” disse, “non è per forza il muto apparecchio elettrico che ci si immagina. Nelle condizioni giuste può parlare esattamente come il famoso ‘arco parlante’, nome dato dal Professor Duddell, che lo ha studiato. Sia l’arco luminoso che la lampadina a filamento metallico possono agire come ricevitori telefonici.”

Sembrava incredibile, ma Kennedy sapeva la sua. “Nel caso dell’arco parlante o ‘arcofono’, come potrebbe essere chiamato,” disse, “l’arco elettrico è in grado di percepire variazioni di corrente piccolissime entro un’ampia gamma di frequenze; il che suggerisce che si possa usare un arco a corrente continua come ricevitore telefonico. Bisogna solo sovrapporre una corrente microfonica alla corrente principale e l’arco riprodurrà suoni e discorsi distintamente e forti abbastanza da essere uditi a diversi metri di distanza. Così, un arco potrebbe essere usato come trasmettitore, se all’altro capo fosse messo un ricevitore adatto. Si deve usare una lampada ad arco, una bobina d’impedenza o un piccolo trasformatore, un reostato e una fonte energetica. La corrente alternata non è adatta a riprodurre l’esperimento, ma la corrente continua ordinaria sì. Naturalmente, la teoria non è affatto semplice, ma l’apparecchiatura che ho descritto, lo è.”

Dopo aver svitato la lampada Osram, la conversazione cessò immediatamente.

“Due ricercatori di nome Ort e Ridger hanno usato una lampada simile a questa come ricevitore,” proseguì. “Hanno così scoperto che le parole pronunciate venivano riprodotte dentro la lampada. Le variazioni della corrente telefonica sovrapposte alla corrente che attraversa la lampada, producono variazioni corrispondenti nel calore del filamento e dal vetro della lampadina si irradiano delle onde sonore, per via dell’espansione e la contrazione proporzionale sicché le vibrazioni si trasmettono all’esterno. Naturalmente, nelle lampade da sedici e trentadue candele il vetro è troppo spesso, e le variazioni di calore sarebbero troppo deboli.”

Chi era colui la cui voce sentita attraverso il detettàfono installato in fretta e furia da Kennedy era familiare a Brixton? Certamente doveva essere uno scienziato di non comune abilità. Il che non mi sorprese, poiché mi resi conto che in quella parte dell’Europa dove operava questa mistica Fratellanza Rossa erano emersi alcuni dei più famosi scienziati del mondo.

Una rapida incursione nel seminterrato non ci fornì risposta. Il posto era deserto.

Non potevamo far altro che aspettare. Con istruzioni di commiato a Brixton sull’uso del detettàfono, ci salutammo, fummo accolti da un guardiano e scortati fino al cancello d’ingresso in sicurezza.

Kennedy fece solo un’osservazione mentre ci preparavamo per il lungo viaggio in treno verso la città. “Quella minaccia significa che abbiamo due persone da proteggere… Brixton e anche sua figlia.”

Per quanto mi arrovellassi, non riuscii a trovare risposta al mistero, né alla domanda, altrettanto irrisolta, sulla strana malattia dello stesso Brixton. Quella che il suo medico aveva diagnosticato come itterizia.

 

Traduzione
© 2024 by Mario Luca Moretti
© 2024 by Franco Giambalvo
L’immagine di copertina è stata generata con AI Microsoft Designer

 

Arthur B. Reeve: Kennedy & Jameson

nasce il 5 ottobre 1880, muore il 9 agosto 1936, è stato uno scrittore americano di misteries. È conosciuto soprattutto per aver creato il personaggio del Professor Craig Kennedy, talvolta chiamato "Lo Sherlock Holmes americano"