Le Tredici Repubbliche è il quarto volume di una potente saga ideata da Filippo Zelli, conosciuto e amico fin dal suo primo romanzo de I Cancelli di Hynterion.

Filippo è persona piena di iniziative e lo si capiva subito, quando si è presentato con una fiducia assoluta nel suo primo romanzo, Lightbringer.

A suo tempo gli ho detto chiaramente che la sua era una bella idea: fantascienza classica, avventurosa, piena di movimento. Vecchia maniera, il che significa secondo i dettami classici della fantascienza d’avventura.

Il prosieguo dei lavori svolti da Filippo Zelli lo ha portato addirittura a pubblicare una versione in inglese di alcuni suoi romanzi.

Oggi vogliamo parlare dell’ultimo libro della sua Saga de I Cancelli di Hynterion, quattro romanzi di avventure spaziali di enorme presa.

Prima di tutto Filippo, come sta andando questo esperimento delle traduzioni in inglese?

È un’avventura avvincente e difficile. I feedback sono buoni, il riscontro vendite dipende direttamente dall’andamento quotidiano della pagina social. Ho circa 30.000 followers su Facebook, provenienti da tutto il mondo. Non sono pochi, ma neanche tantissimi a dire il vero. Le vendite del libro non dipendono tanto da questo dato. Piuttosto, sono i risultati dei singoli contenuti a cambiare le cose. Un post particolarmente efficace, che magari supera le 400.000 visualizzazioni o addirittura il milione e che viene a sua volta ricondiviso dagli utenti decine di volte, corrisponde a un incremento delle vendite su Amazon.

Allora, diciamo come si articola la tua Saga dei Cancelli di Hynterion. Se Lightbringer è il primo romanzo, il secondo volume è L’Assedio di Velus Rodhalia, il terzo Gli Ingranaggi dell’Universo e, questo ultimo, Le Tredici Repubbliche.

Filippo, il finale dell’ultimo è leggermente preoccupante e, quasi, sembrerebbe non preannubciare un quinto romanzo. Tu che dici? Ci sarà?

La risposta alla tua domanda sta nelle sensazioni di Oriah nelle ultimissime battute: “L’universo stava andando oltre, oltre il loro tempo e oltre le loro vite.

Filippo, spiega al lettore chi è Oriah? E, me lo sono chiesto, come si pronuncia il suo nome, per te che l’hai inventata?

È un nome anglofono, si pronuncia “Oraia”. È un personaggio la cui ispirazione viene da molto lontano, da un’altra letteratura. C’è un romanzo della scrittrice Elena Ferrante, “L’Amica Geniale”, nel quale vive una giovane dotata e brillante, Lila. L’esistenza e il talento di Lila vengono mortificati dal contesto arretrato in cui cresce, da un padre miserabile e invidioso, in un rione di Napoli. Ebbene, nel concepire il personaggio di Oriah, ho preso Lila e le ho dato una nuova opportunità. L’ho messa all’apice della nostra civiltà, in un mondo dove le istituzioni del futuro faranno sì che i cittadini possano esprimersi al meglio, proprio negli istanti in cui l’umanità si affaccerà sul grande abisso.

Vabbè, ma questo romanzo è l’ultimo della serie?

L’avventura del gruppo di Diego Garcia si è conclusa.

Il Gruppo di Diego Garcia! So che a suo tempo ti avevo invitato a non rivelare troppo dei componenti di questo gruppo. Ma ora credo che il lettore debba saperne di più. Tutto comincia con le Guerre dei Diamanti, che quasi si potrebbe dire avvengano nel nostro attuale futuro prossimo. O ricordo male?

Beh, no, le Guerre dei Diamanti avvengono pochi anni prima degli eventi narrati in “Lightbringer”.

Ah, ecco che mi confondevo!

Durano un decennio. La battaglia del Cratere Apollo, che pone fine alle guerre, è del 2574, mentre la Sfera…

Ecco, ecco… Non riveliamo altro sulla Sfera!

Già. Questa viene riportata alla luce nell’aprile 2577. Le Guerre dei Diamanti sono spesso citate, ma non ancora raccontate. Quando ciò accadrà, Ethan, Glenda, Gareth, Roxana e altri torneranno, più giovani. Mi piacerebbe in futuro coccolare di nuovo Oriah, magari in età avanzata, come scienziata o, perché no, direttrice del Comprensorio Hawking.

Il Comprensorio Hawking sarebbe l’insediamento scientifico a Diego Garcia. Credo che, per invogliare ancora di più i lettori a seguire le tue storie, dovresti dire qualcosa di due personaggi davvero chiave: il Fumatore e, perché no? dicci di Ettore Majorana! Riveliamo finalmente il grande segreto. Senza rivelare troppo, però.

Ho fatto rivivere il famoso fisico scomparso nel 1938.

È tornato alla sua maniera, attraverso qualcosa (la cui origine i lettori possono scoprire nel libro) che porta agli estremi la fisica conosciuta. Majorana è un’allegoria, egli rappresenta la nostra sete di conoscenza, il nostro desiderio di spingerci ogni volta oltre il limite. Ma rappresenta anche il nostro bisogno di cose piccole e importanti, di equilibrio, che si manifesta nel suo rapporto con Salem.

Salem, sarebbe un gatto…

Poi, come avrai notato, il Fumatore ha infine mostrato il suo vero ruolo nel divenire delle cose. Costui non risponde alle regole del tempo come gli altri. Soprattutto, non è ancora chiaro dove voglia arrivare.

Forse l’Evento Zero si è già verificato… o forse no.

Filippo, Filippo! Dai. Cosa sarebbe l’Evento zero?

L’Evento Zero viene citato dal Fumatore, alias Isaac Martov, ne “Le Tredici Repubbliche”.

Riporto soltanto alcune delle sue parole “Si guardi intorno, tutto ciò che vede (…) altro non è che il risultato di un Evento Zero, amo chiamarlo così, un innesco che ha dato il via al divenire causale.”

Sai, l’idea che questo libro sia la fine di una Saga, un po’ mi rattrista.

Tu lo sai bene, noi scriviamo per sentirci vivi. Quando una storia che raccontiamo giunge al termine, un capitolo della nostra esistenza si conclude. Poi, caro Franco, dopo aver fatto vivere quei personaggi in quattro libri, diventa davvero difficile metterli da parte. Da scrittore a scrittore, sono davvero come figli.

Joshua O'BrianPrima di parlare più a fondo delle Tredici Repubbliche, dicci qualcosa dei tuoi due racconti lunghi. A occhio, non sembrerebbero direttamente legati ai Cancelli, ma di questo non sono sicuro: Joshua O’Brien, si svolge nel 2436 e Dodici Ore ambientato nel 2482. I miei, sono i riferimenti ai racconti che mi hai concesso di pubblicare su Nuove Vie, ma ovviamente tutta la tua produzione è disponibile anche in libreria.

I racconti sono inseriti nell’universo letterario de “I Cancelli di Hynterion”, così come qualsiasi cosa che sto scrivendo o scriverò in futuro, anche se non dovesse essere fantascienza.

Comunque, nei racconti c’è il Fumatore.

Come nei romanzi, si muove in equilibrio tra la luce e le tenebre. Soprattutto, non si interessa del tempo. Vuole comprendere le dinamiche dell’universo e lo fa da un punto di vista opposto rispetto a quello del prof. Majorana, con tutto ciò che ne consegue.

Dodici OreIl testo di “Dodici Ore”, rispetto a quello che pubblicasti su Nuove Vie, è stato pesantemente riscritto. Ricordo che al tempo avevi creato un contest per brevi racconti, una bella idea. Ti inviai la mia prima bozza, che poi ho rivisto. Il testo di “Joshua O’Brien” presente su Nuove Vie, invece, dovrebbe essere la stessa versione scaricabile online, salvo piccole modifiche tecniche.

Vedo che hai rifatto tutte le copertine.

Si, ho cercato di creare una sorta di “Family feeling” nel design, qualcosa che fosse percepibile come un marchio. Ma non solo, negli ultimi mesi ho effettuato un editing pesante su tutti i romanzi. Ecco, ho tirato a lucido tutti i miei libri.

Potrebbe essere un’idea produrre ogni tanto un racconto, o un romanzo breve, apparentemente staccato dalla Saga principale, invece fornito di sottili rivelazioni delle prossime puntate?

In cantiere ci sono tre romanzi.

Uno è ambientato in un futuro molto lontano rispetto alla saga di Diego Garcia (chiamiamola così). Si colloca nel contesto galattico che nasce proprio con “Le Tredici Repubbliche”. Ovviamente è ricco di Easter Eggs che rimandano al materiale già pubblicato.

Il secondo, più importante come peso narrativo nello sviluppo dell’universo letterario, è ambientato qualche secolo prima rispetto a “Lightbringer”. Quando inizia, è più vicino al nostro tempo che a quello di Roxana e Gareth.

Il terzo, invece, inizia nel 1918 e finisce nel 1959. Non dico altro, chi ha letto i libri sa già di cosa tratterà.

Poi dovrei raccontare le Guerre dei Diamanti, ma non ho ancora ideato nulla.

Ma il futuro, come dice Dunell, è in divenire…

Il desiderio di far tornare la triade che si definisce nelle ultime righe de “Le tredici Repubbliche” potrebbe scombinare i piani.

Nonostante i lavori in corso siano quelli che ti ho indicato, i nuovi eroi potrebbero essere chiamati a raccolta anzitempo.

Vedi, le nostre scelte. Vorrei parlarne: forze piccole o grandi che mutano il destino di tutto.

Oriah che per salvare Ettore Majorana e la Terra si lancia nel vuoto cosmico senza tuta.

La giovane operatrice radar che dopo aver notato un’anomalia insignificante decide lo stesso di indagare e salva l’umanità dalla catastrofe.

Ancora, Rathon Lux che si separa dai suoi amici e porta con sé Zoyara Voxis, priva di vita, dall’altra parte della galassia, perché sente che c’è ancora qualcosa che li lega.

Roxana che comprende di dover trovare lei il coraggio, altrimenti nessuno lo farà e tutto sarà perduto.

Basta poco, e niente sarà più come prima.

Ormai il mondo dei Cancelli vive di vita propria. I personaggi sono diventati degli amici anche del lettore. L’Universo è popolato da razze strane e molto diverse dalla nostra. Alcune amichevoli, alcune invece no.

In queste Tredici Repubbliche assistiamo proprio a un attacco alla Galassia e oltre da parte di una razza pericolosa e mortale comandate da un personaggio misterioso e letale: Il Primo Console. È capace di impossessarsi della coscienza di qualsiasi individuo. Costui possiede una flotta spaventosa e forse imbattibile, ma allora succede qualcosa: un Pirata, personaggio fin qui negativo, detto il Negromante, entra in supporto alla *Repubblica. Strano questo passaggio da cattivo ad alleato!

Più che di una razza, parliamo di un sindacato, il Karath, nel quale possono benissimo esserci specie che popolano anche la Repubblica. Del resto, anche tra i pirati stessi, i seguaci del Negromante, ci sono specie di tutta la galassia. Ma è giusto approfondire questo discorso sotto un altro punto di vista, ovvero il superamento del dualismo bene/male.

Quali sono le tue considerazioni?

Ripartiamo dal Negromante. Egli è un pirata, uno che vive di contrabbando e illegalità, ma che conosce l’onore. A modo suo, ricompensa Mercedes Roden per avergli salvato la vita. Poi, convinto dalla determinazione di Roxana, diventa decisivo per il destino di tutti.

Scelte che fanno la differenza.

Come quelle del capitano Koteroth.

Predone e assassino senza scrupoli, grazie a Bruk Kamanda comprende il valore della libertà e sacrifica tutto pur di consentire all’amico di compiere la sua missione.

E poi c’è lui, il Fumatore, l’essere senza nome.

Anche se lui dice di chiamarsi Isaac Martov…

Sì, certo, ma la sua azione va oltre i canoni di buono e cattivo che tanto mi hanno stancato. Lui e Majorana rappresentano l’equilibrio dell’universo, che supera queste ridondanti sovrastrutture.

Isaac Martov non è nulla di tutto ciò, lui è semplicemente inevitabile. Dalla sua oscurità avvilente filtrano raggi di luce, come solo Majorana riesce a vedere subito. E Majorana si accorge anche di non essere buono. Soffre il confronto con Martov proprio perché il Fumatore gli mostra la sua vanità, il suo nascondersi dietro l’etica, la sua ipocrisia.

Ma ancora: Oriah, che a causa del Primo Console, Retor, diventa la parte oscura di sé stessa: “Potente e spietata era quella creatura. Per quanto l’avessi ritenuta ripugnante, ho maturato la sensazione che non fosse nata dal nulla, bensì che l’energia negativa di Retor l’avesse destata da un lungo letargo”. Ecco, Oriah soffre perché ha visto il mostro che viveva silente dentro di lei.

Il mostro che vive in ognuno di noi.

Come abbiamo visto, raccontare la trama di questo quarto volume è difficile, perché si potrebbero fare rivelazioni che non dovrebbero apparire prima della lettura. Ovviamente, nel libro ci sono sorprese e mille avventure, battaglie, perdite importanti, insomma tutto ciò che ben si confà a una grande racconto d’avventura. Un finale, come si è detto, leggermente preoccupante, ma sappiamo che tutto dipenderà dal tuo entusiasmo d’Autore e soprattutto dall’adesione dei lettori.

Tu come descriveresti questo tuo ultimo libro ai tuoi lettori?

Mi piace pensare alle sensazioni di Oriah a fine libro, Forse l’Evento Zero si era già verificato, o forse no, ma Oriah lo sentì: le forze in gioco erano dolci e leggere come le onde che le bagnavano i piedi.” Gli eroi che si ritrovano a Diego Garcia, dopo l’impetuosa tempesta, e tornano a essere gente comune, mentre l’universo va oltre. Il libro descrive il culmine di quella tempesta fatta di scelte, di sofferenza, di bramosia, di vanità, di tragedie, ma anche di amicizia, amore e lealtà, una potente entropia che porta all’equilibrio finale.

Come giudichi i risultati di questa tua iniziativa tutta al di fuori delle Case Editrici tradizionali?

In cinque anni ho pubblicato quattro romanzi e due racconti. Due dei romanzi e un racconto sono stati pubblicati anche in lingua inglese. Tutti i miei lavori vengono periodicamente aggiornati e migliorati, non lascio indietro nessuno di essi.

Se avessi inseguito il sogno della pubblicazione con una grande casa editrice (Mondadori, Fanucci, Nord, per dirne alcune.) è probabile che in questo momento sarei stato ancora a zero. Ma non perché le grandi CE siano brutte e cattive. Semplicemente, hanno le loro dinamiche. Chi glielo fa fare di investire su Filippo Zelli che manda una bozza per mail, per di più in un genere che in Italia ha un seguito di nicchia? Per cui, meglio un libro pubblicato e letto che uno chiuso nel cassetto, in attesa di una risposta che potrebbe non arrivare mai.

Se avessi accettato le proposte delle piccole CE con le quali sono entrato in contatto, non avrei avuto risultati migliori di quelli ottenuti da solo, vista anche l’esperienza di altri autori, convertitisi al Self Publishing.

Quindi, chi fa da sé fa per tre, poi si vedrà.

Trovo che la tua scrittura, Filippo Zelli, sia decisamente interessante. Mi domando solo quanto sarebbe stata ancora più affascinante e stupefacente se avessi potuto, o voluto metterti nelle mani di un bravissimo Editor professionale!

Ma staremo a vedere.

Ci sentiamo al prossimo romanzo, o racconto!

Le Tredici Repubbliche

 

In copertina, il personaggio Ephi Altes, come lo vede l’Autore, Filippo Zelli.

 

 

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nato nel 1944, non ha tempo di sentire i brividi degli ultimi fuochi della grande guerra. Ma di lì a poco, all'età di otto anni sarà "La Guerra dei Mondi" di Byron Haskin che nel 1953 lo conquisterà per sempre alla fantascienza. Subito dopo e fino a oggi, ha scritto il romanzo "Nuove Vie per le Indie" e moltissimi racconti.

Ha iniziato a scrivere nel gennaio 2020, quasi per gioco, poi con il lockdown ha profuso più impegno nel suo progetto, non potendo dedicarsi alla sua professione ufficiale di avvocato che aveva subito uno stop. I cancelli di Hynterion altro non è che l’universo letterario che Filippo ci vuole proporre e che lo terrà impegnato a lungo.