Abbiamo ricominciato a tradurre!

Dopo un periodo in cui l’operazione di traduzione era stata presa in mano da Paolo Beretta (uno dei traduttori del primo libro di Mason: Scontro Mortale) abbiamo avuto uno stop imprevisto.
A dire il vero non so cosa sia successo a Paolo Beretta e spero che non sia nulla di spiacevole, ma dopo circa un anno di silenzio, ho provato la necessità di rilanciare questa iniziativa, che spiegherò qui in poche parole:

  1. Il libro di fantascienza attuale, Deep Crossing è da molto tempo che è offerto gratuitamente attraverso Internet.
    2. Il suo autore E. R. Mason è regolarmente in contatto con noi e segue questa operazione.
    3. Vorremmo offrire ai lettori la possibilità di provare a tradurre il romanzo: non perché non si vogliano pagare i traduttori professionisti, ma perché ci piacerebbe portare alla ribalta dei nuovi traduttori.

Adesso, man mano che saranno disponibili i capitoli, li pubblicheremo tradotti dai lettori che hanno aderito all’iniziativa. Per esempio, questo Capitolo 1 è stato mirabilmente tradotto da Luca Meneghello, che si presenta così:

Luca Meneghello

Luca Meneghello

Sono nato nel far east italiano, una piccola cittadina di provincia nella pianura padana, nel lontano 1965. Da sempre appassionato di scienza e tecnica, ho seguito la mia vocazione studiando chimica. Anche se, per come poi si è svolta la mia carriera professionale, sarebbe stato forse meglio se avessi passato quegli anni al bar a capire come funziona la testa della gente, invece delle molecole. 
Ho girato per tutta l’italia e un pò il mondo per lavoro, avrei voluto farlo per passione. Attualmente vivo in Francia dove gestisco un B&B. Sono sposato e ho una figlia.

Capitolo 1

Quando arrivarono, stavo pescando a filo d’onda dagli scogli, appena fuori Port Canaveral. La pesca dagli scogli è vietata, ma speravo di riuscire a prendere qualcosa prima di essere sloggiato dai bagnini.

Era l’ora migliore per pescare. La marea del mattino aveva appena iniziato a ritirarsi, attirando i branchi di pompano dietro la risacca per approfittare delle pulci d’acqua trascinate dalla corrente, dove l’acqua non era ancora troppo bassa.

I bagnini non amano che si peschi dagli scogli: scivolare in acqua è sin troppo facile, con conseguenze spesso gravi, senza parlare del fatto che ti devono venire a recuperare in acqua e tirarti fuori. Se mi dovesse succedere il mio metro e novanta sarebbe più d’impiccio che d’aiuto; tra l’altro, ho già abbastanza cicatrici sparse a dimostrare la mia tendenza a infrangere le regole, ma tant’è…

Quindi, mentre cercavo di mantenermi in equilibrio e contemporaneamente infilare un gamberetto congelato sull’amo, con la coda dell’occhio controllavo la spiaggia in cerca del SUV dei bagnini, quando arrivò la navetta, sfiorando la cima degli alberi. Va detto che fece un’entrata trionfale. Rimase per qualche istante a fluttuare sopra il parcheggio dei camper prima di atterrare, lasciando quelli che erano in spiaggia a bocca aperta per lo stupore. In giro c’erano almeno altre cinquanta persone e contavo ragionevolmente di non essere io l’oggetto delle attenzioni di quelli; recentemente avevo avuto molte più attenzioni da parte del governo di quante chiunque possa desiderare. Va però detto che il simbolo con l’aquila e i ramoscelli d’ulivo sulla superficie lucida della navetta lasciavano poco spazio a tali speranze.

Ma era una giornata troppo bella ed ero ottimista. Lanciai l’esca e recuperai leggermente la lenza, fino a sentire il peso del piombo. Mentre aspettavo di sentire il tocco del pesce, guardai verso la spiaggia sperando che quelli avessero altri affari di cui occuparsi.

Tre di loro si notavano: non erano in costume da bagno. Quello che apriva la fila era basso, stempiato e vestito con un completo Nehru azzurro e occhiali dello stesso colore. Era seguito a ruota da altri due, con vestiti Alfani neri e occhiali in tinta. Onestamente, non ho mai capito come mai non abbiano stampato direttamente il marchio “sicurezza” sulla schiena delle giacche.

Il primo si dirigeva verso la battigia, a testa alta e si guardava attorno come se cercasse qualcuno. Quando decisi di girarmi verso il mare aperto, era ormai troppo tardi: lo sguardo dell’uomo mi aveva già individuato. Fece un gesto di richiamo nella mia direzione e cominciò ad avvicinarsi, trascinandosi dietro i due tizi in nero. I bagnanti continuavano a osservare con occhi increduli la strana processione che attraversava la spiaggia.

Arrivato al limite degli scogli, il tizio cominciò ad agitare una mano per attirare la mia attenzione. Le due guardie del corpo cercavano di nascondere l’imbarazzo guardandosi attorno ferocemente, anche se chiaramente nessuno era davvero interessato allo strano trio. Ero abbastanza in là sulle rocce da costringerlo ad alzare la voce per chiamarmi, cosa che evidentemente non era di suo gusto. “Signor Tarn? Signor Tarn, posso interrompere le sue attività marinaresche e scambiare una parola con lei?”

Indicando l’acqua davanti a me, gli risposi. “Ho appena gettato le mie esche, e le sue scarpe si stanno decisamente bagnando.”

Guardò verso in basso con fare allarmato e si ritrasse velocemente dalla schiuma in arrivo. “Signor Tarn, nonostante l’importanza delle sue possibili prede, penso che sarebbe saggio da parte sua concedermi un momento.”

“Chi è lei?”

Guardandosi intorno smarrito, raccolse i frammenti del suo orgoglio e riprese il discorso. “Mi chiamo Bernard Porre e sono un socio anziano della Global Space Initiative.”

Soffocai con fatica un’imprecazione. Il grado era molto più imponente del suo aspetto. “Farebbe meglio a mettersi all’ombra. Sarò da lei tra un minuto”

Mi guardò un attimo, agitò la mano sdegnosamente e si avviò al parcheggio.

Controvoglia, mi feci strada fino alla loro navetta, bussai allo sportello e feci un passo indietro. L’oblò si aprì sibilando una ventata d’aria fredda. Bernard era seduto a un tavolino, dietro il posto di pilotaggio. Mi fece cenno di entrare e mi indicò una poltroncina, mentre la porta si richiudeva automaticamente.

“Bernard, diciamocelo subito, se lei è qui per convincermi a fare qualcosa, sta per essere fortemente deluso.”, dissi.

Non fu per niente impressionato dal mio discorso. Prese una cartella, la aprì e indicò la prima pagina. “Sto per proporle una missione, Signor Tarn. Quindi lei la accetterà, poi io me ne andrò da questo posto, spero per sempre.”

“Beh, almeno su una cosa lei ha ragione.”

“Mi dica, ha avuto problemi di qualche tipo recentemente? Personali o di salute? Niente che possa interferire con la sua capacità di pilotare?”

“Per l’amor del cielo, Bernard. Vuole arrivare al sodo?”

“Ha sentito parlare del Grifone, Signor Tarn?”

“Il nome non mi è nuovo.”

“È il prototipo di una navetta spaziale, progettata da un ex-pilota molto conosciuto. È unica nel suo genere: può variare il proprio assetto: se necessario, può dispiegare delle ali per il volo atmosferico. Il suo progettista non apprezzava l’idea che una navicella, in fase di rientro, non potesse manovrare in caso di avaria ai motori. Grazie alla sua fama, costui riuscì a raccogliere fondi da diversi investitori per costruire questo prototipo. La navicella è rimasta unica nel suo genere: al momento in cui fu completata, i normali sistemi di bordo erano talmente a prova di errore da oscurare il concetto stesso.”

“Il termine ‘a prova di errore’ è un ossimoro, nella mia opinione.”

“Mi permetta di continuare. Il progetto e i sistemi del Grifone funzionano perfettamente. Si tratta di una navetta interstellare che può volare in atmosfera usando le ali, se necessario. Normalmente le ali sono retratte e fanno parte della sovrastruttura.”

“Mi scusi, ha detto interstellare?”

“Porta un equipaggio di otto persone. Ha motori sia a repulsione che a reazione, ma anche un sistema di propulsione aggiuntivo. Nessun generatore di gravità ambientale. Due posti di pilotaggio, due console di supporto. Sistemi di supporto vitale standard, oltre ad alcune altre modifiche.”

“Ha detto interstellare.”

“La missione è di condurre il Grifone in una zona a sud dell’eclittica, a un migliaio di anni luce da qui, per effettuare una ricognizione che le permetterà di ritrovare un… ehm, certo oggetto e quindi di tornare alla base.”

“Bernard, deve essersi sbagliato. Ha parlato di un migliaio di anni luce.”

“No, non mi sono sbagliato. Non mi sbaglio mai.”

“Bernard, un viaggio così richiederebbe anni.”

“Non per il Grifone”

“Cosa vuol dire?”

“Il Grifone è stato equipaggiato con due motori sperimentali di classe Stellar. Con questi, dovrebbe viaggiare appena sopra il P9.”

“Mi prende in giro.”

Infilò una mano nella tasca della giacca ed estrasse un piccolo modulo di memoria. “Qui troverà tutto ciò che è relativo al Grifone. È meglio che cominci a studiarlo subito, il tempo è pochissimo. Il simulatore di volo è già stato installato a Genesis; può raggiungerlo appena pronto, lei è già autorizzato all’ingresso. Ha bisogno di qualcos’altro? Qualcosa in particolare?”

“Bernard, lei sta dando troppe cose per scontate. Non ho intenzione di andare da nessuna parte, e le spiego perché. Primo, lei vorrebbe che mi infilassi in una navetta di piccola taglia. Se devo passare dei mesi della mia vita nello spazio, non ho la minima intenzione di farlo in una scatola di sardine. Secondo, stiamo parlando di un equipaggio ridotto. Poche persone confinate in uno spazio minimo per tutto quel tempo hanno delle ottime ragioni per detestarsi a vicenda. Terzo, stiamo parlando di una missione a zero-G. Non ho problemi con l’assenza di gravità per brevi periodi, ma non per un viaggio di mesi: le toilette si rompono sempre. Quarto, sta pianificando di effettuare il viaggio inaugurale di una navetta sperimentale più lontano di qualsiasi zona mai raggiunta. Le sembra davvero una buona idea? Per ultimo, non mi ha ancora detto quale sia l’oggetto che dobbiamo recuperare, e sembra che non lo sappia neppure lei. Nessuna navetta di ricognizione automatica ha ancora esplorato questo settore, o sbaglio? È tutta una incognita. Quindi, non posso assolutamente accettare questa missione, per nessuna ragione. Consideri che sono appena sopravvissuto per il rotto della cuffia a un’altra missione e non ho intenzione di sfidare di nuovo il fato. Mi spiace che lei abbia perso il suo tempo, Bernard. C’è altro che io possa fare per lei?”

“In effetti, c’è qualcosa, signor Tarn. Ecco qui.” Estrasse un lettore. “Lei ha appena parlato del suo precedente incarico e questo è il suo rapporto dalla nave Electra. Vogliamo scorrerlo velocemente assieme? Ah, dunque… Ho studiato la sua carriera, signor Tarn. Lei ha raggiunto il grado di comandante in un modo che è ben al di là delle mie capacità di comprensione, e rimarrà così, dovessi morire. Anzi, probabilmente sarà proprio questo che mi farà morire. Coerentemente con la sua esecrabile carriera, la sua precedente missione a bordo della Electra è stata a dir poco aberrante. Ha preso il comando in condizioni disperate, altrimenti non avrebbe mai condotto una nave di quella stazza, non è d’accordo? Comunque, a parte la lunga e squallida storia qui descritta, una delle molte, inattese conseguenze di quel fallimento è stato il fatto che lei è venuto in contatto con l’emissario Nasebiano.”

“Ha la mia piena attenzione, Bernard, ma sarebbe meglio se venisse al punto.”

“Nessuno può venire a conoscenza della presenza di un emissario alieno a bordo di una nave spaziale senza avere avuto un corso preparatorio di svariati mesi. Persino ora, è un segreto custodito gelosamente. Senza loro ad aiutarci, staremmo ancora brancolando goffamente nello spazio, causando danni dovunque noi si andasse, non conoscendo né le regole né gli usi né i pericoli.”

“Secondo me, lei sta sottovalutando le nostre capacità.”

“Da quel che ho letto, lei non solo ha interagito con l’emissario, ma l’ha addirittura toccata fisicamente. Questo non era mai successo prima. I nostri rapporti con la razza Nasebiana non sono così avanzati come vorremmo. In effetti, sono molto riservati.”

“Non mi dica!”

“Signor Tarn. Quando si apre una opportunità di migliorare le nostre relazioni con loro, c’è ben poco che noi non faremmo. Abbiamo recentemente avuto un incontro con uno dei loro rappresentanti, che è durato più a lungo di tutti i contatti precedenti messi in fila. Ci sono diversi pianeti che collaborano con loro in vari modi, tutti più che felici di farlo. Ora, abbiamo una possibilità di entrare a far parte del gruppo. L’incarico che ci hanno affidato, però, è sostanzialmente al di là di qualsiasi altra nostra esperienza. Data la nostra scarsa conoscenza della razza Nasebiana, tutta la storia ha dovuto essere tradotta in termini accessibili alla nostra comprensione. Secondo il loro portavoce, è una storia solo vagamente accurata e tuttavia corretta. Circa duemila anni fa, tempo terrestre, una loro nave da carico fu inviata in un settore dello spazio profondo per stabilire un Centro. Termine che per loro indica una base avanzata di qualche tipo ed è tutto quel che sappiamo. Il Centro è stato installato con successo, ma la nave non ha mai fatto ritorno. I Nasebiani pensano che ci sia stato un qualche tipo di incidente o un sabotaggio e non sanno dire altro. Ora, uno dei componenti di questo Centro deve essere recuperato: i Nasebiani vogliono che siamo noi ad occuparcene e che scopriamo che cosa è successo alla nave e ai suoi occupanti.”

“E perchè mai non ci vanno loro?”

“Man mano che si viaggia verso l’alone di materia oscura sul confine galattico, le condizioni dello spazio circostante diventano sempre più primordiali. Si tratta di coordinate così lontane da diventare molto pericolose per i Nasebiani. Per loro è pericoloso anche solo arrivare laggiù. Purtroppo, lo hanno scoperto solo dopo aver inviato una prima missione.”

“Amico, tutto questo è molto interessante, ma non vedo perché debba farlo io. Mi ha fatto chiaramente capire che io non sono certo il suo ideale di comandante. Perchè allora sprecare il tempo di entrambi con questa proposta?”

“Il nome Millennia le dice qualcosa, signor Tarn?”

“No.”

“Millennia è la Nasebiana che ci ha sponsorizzati per questa missione. Millennia è anche la Nasebiana con la quale lei ha interagito sulla Electra. Millennia ha stabilito che lei e solo lei può essere il comandante di questa spedizione.”

“Oh. Merda.”

Il piccolo bastardo piegò la testa e fece una risatina. Sapeva fin dall’inizio che questo era il suo asso nella manica. Chiuse il lettore e lo ripose, lo mise in valigetta e si appoggiò allo schienale della poltroncina con un sorrisetto soddisfatto. “Apparentemente i Nasebiani stanno cercando da molto tempo la persona adatta per questa missione. Deve essere qualcuno con la giusta combinazione di intelligenza e pazzia. L’ultimo termine l’ho tradotto io, ma me lo lasci dire, è la giusta traduzione del concetto. L’incontro iniziale è avvenuto sei mesi fa. Un mese dopo, un rappresentante Nasebiano è arrivato con gli ingegneri di una specie a noi ancora sconosciuta. Hanno preso possesso del Grifone, sono spariti per tre mesi e sono tornati dopo avere installato i nuovi motori e gli altri accessori, tanto per dirle quanto erano sicuri che lei avrebbe accettato. Hanno fatto tutto questo prima ancora di dirci di contattarla.”

“Cazzo!”

“Se può esserle di consolazione, nemmeno noi abbiamo ottenuto quel che avremmo voluto. Non potremo studiare i nuovi motori: al vostro ritorno saranno recuperati dall’inviato dei Nasebiani. Ci spiegheranno come farli funzionare, ma non come fare la manutenzione, né come costruirli. Stesse restrizioni per alcuni degli altri accessori installati. Noi potremo scegliere un pilota e un meccanico di bordo, lei sceglierà il resto dell’equipaggio. In totale saranno quattro piloti, lei compreso, e quattro meccanici.”

“Per la miseria…”

“Dato che non abbiamo mai volato con questi motori, farete un test prima della missione con soltanto i piloti a bordo. Le farò avere i dettagli. Inoltre, c’è un simulatore installato a Cape Canaveral, dove i piloti potranno accumulare sufficienti ore di esperienza.”

Bernard non mi diede neppure la soddisfazione di farmi dire che accettavo. Sapeva benissimo che non potevo rifiutare. Non chiese neppure se avessi domande: ce ne erano troppe. Si alzò e spinse il pulsante di apertura della porta. Con un sorrisetto ipocrita, stava aspettando che me ne andassi.

“Malgrado la disapprovazione che provo verso di lei, Signor Tarn, sono certo che la nostra conversazione resterà riservata. Mi lasci aggiungere che abbiamo garantito ai Nasebiani che niente di questo verrà reso di pubblico dominio. Se vuole, possiamo darle un passaggio da qualche parte?”

“La ringrazio, ma la mia Corvette è parcheggiata qui fuori”

“Già, certo. Lei potrebbe usare un aeromobile, ma rimane attaccato a quel mezzo di trasporto obsoleto a combustione interna. Mi avevano detto che ci tiene.”

“È qualcosa che lei non potrà mai capire, Bernard”

“Mi dica, Signor Tarn, che si fa se uno di quegli antiquati pneumatici dovessero bucarsi?”

“Lo si cambia, Bernard. Ovviamente c’è da sporcarsi le mani.”

“Bene, speriamo che non succeda, allora.”

“Non succede molto spesso, in realtà,”

“Sa, la sua propensione per questa degradante eccentricità è superata soltanto dal suo caro collega, R.J. Smith, il quale sostiene che la sua antiquata Corvair è ancora il miglior mezzo terrestre mai prodotto.”

“Sa, alcuni di noi hanno bisogno di sentire la velocità, Bernard. Non ha la stessa sensazione quando è là in alto, nel suo aeromobile.”

“Bene, potrà avere tutta la velocità che desidera durante la missione Nadir, Signor Tarn. Potrebbe addirittura passarle la voglia.”

“La saluto, Bernard”

Arretrai di un passo mentre i suoi scagnozzi salivano a bordo. Feci in tempo a vederlo abbozzare un saluto, poi premette il bottone di chiusura dello sportello. Fu un sollievo vedere la porta chiudersi sulla sua facciaccia sorridente. Dopo avermi lasciato allontanare il minimo possibile, il pilota accese i reattori e decollò, facendo girare la navetta di 180 gradi, verso nord. Mentre guardavo la navetta rimpicciolire, mi resi conto che Bernard aveva ottenuto tutto quello che voleva: aveva descritto una missione, io avevo accettato e se ne era andato sorridendo. Piccolo bastardo.

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