Ecco il secondo capitolo del romanzo di E. R. Mason, Deep Crossing.

Per questa operazione, oltre a cercare traduttori, stiamo anche provando a immaginare un “bel” titolo italiano. La mia proposta è appunto “A 1000 anni luce dalla Terra,” anche se non lo trovo del tutto soddisfacente.
Quindi sbizzarritevi e fatemi sapere le vostre proposte.
È disponibile il Capitolo 1 in versione definitiva.
Per un po’ di settimane Nuove Vie proseguirà nella presentazione dei capitoli tradotti: vogliamo portarci bene avanti!
Anche questa seconda parte (Capitolo 2) è stata tradotta da Luca Meneghello.

Capitolo 2

La giornata di pesca era rovinata, grazie a Bernard. Non sarei mai riuscito a tornare a pescare a mente sgombra. Raccolsi tutte le mie cose, attraversai il parcheggio e stavo infilando le canne nel bagagliaio quando venni colto da uno scatto di rabbia. Magari avrei dovuto chiudergli il becco, altro che ‘degradante eccentricità’. Puoi dirmi qualsiasi cosa ma lascia stare la mia macchina, e qualsiasi altro proprietario di una Corvette sarebbe d’accordo con me. Mi fermai a riflettere quanti altri dei suoi commenti salaci non erano altro che bombe a orologeria pronte a farmi incazzare.

La mia bambina è un coupé del 95, immacolata, restaurata alla perfezione da cima a fondo. Certo, è stata adattata per funzionare con carburante biosintetico, non che mi dispiaccia, e il fatto che il bio-sin dia il 2% di cavalli in più non ha niente a che farci. Davvero.

“Guidare” un veicolo aereo, bah, anche uno stupido ci riesce. Quando hanno cominciato a diventare troppo comuni sono bastati pochi incidenti catastrofici nelle città per rendere il controllo automatico obbligatorio, tranne che nei casi di emergenza. Questo ha subito tolto di mezzo sia i ragazzini sbronzi di ritorno dalle discoteche che gli emuli del Barone Rosso. In questi giorni se ti beccano a volare in manuale, rimani a terra per un bel pezzo.

Sulla strada, il rombo della Corvette era confortante. Premetti il tasto di chiamata sul cruscotto e ricevetti un’immagine sfocata di folla, bottiglie e cielo azzurro prima che RJ tornasse in pieno possesso del suo polso. Era rilassato e divertito. “Ah, Kimosabi. Hai preso qualcosa? Altrimenti, il villaggio qui sembra essere ben rifornito…”

“Altroché, ho preso del bel pesce. Che cosa fai di bello?”

“La nostra regale persona stava passeggiando tranquillamente, facendosi i fatti propri, quando hanno cominciato a festeggiare da queste parti. Ora festeggia anche la nostra regale persona. Sai, c’è birra a profusione.”

“Ti va di volare?”

Si interruppe di colpo e fissò il comunicatore. “Se è uno scherzo, non è un bello scherzo. Dovresti saperlo.”

“Sarà una vacanza davvero brutta.”

“Dove?”

“Vieni da me. Ma non portare niente dal villaggio, né con le squame né con le gambe…”

“Arrivo a forza 10!”

“Divertente che tu lo dica.”

“Perché?”

“Ci vediamo da me”

Arrivato nella mia tana di plastocemento, cominciai a trascinarmi in giro rimuginando tra me e me sul fatto che ero appena stato coinvolto in un progetto senza averlo dovuto elemosinare a nessuno. Inserii il modulo di memoria nel mio PC e cominciai a scorrere i dati tecnici del Grifone. Rimasi sorpreso, e impressionato.

Forse era troppo bello per essere vero. Chiusi lo schermo e cominciai a metter via le cose da pesca, prima di dirigermi alla doccia. Sotto il getto d’acqua calda, cominciai a recriminare ad alta voce sull’accaduto, nell’illusione di recuperare un po’ di indipendenza, ma sembravano solo lagne. Dietro la tenda della doccia ovviamente non trovai nessun asciugamano. Gocciolante e nudo come un verme, mi diressi verso la borsa da spiaggia che avevo lasciato in cucina. Venni accolto da un urlo disperato.

“Oh mio Dio! I miei occhi! Sono cieco!” RJ era seduto al tavolo della cucina, con in mano un caffè. “Voglio morire! Dov’è la mia spada da seppuku quando ne ho bisogno? Non posso più vivere dopo questa visione.”

Tornai di corsa verso la camera da letto, mi asciugai con la prima cosa che trovai, mi infilai un paio di jeans e una maglietta dei Jet. Di ritorno in cucina, RJ mi porse una seconda tazza di caffè. Il caffè era nero e fumante.

“Come era Cocoa Village?”

“Spumeggiante. Un sacco di ragazze sensuali in cerca di varietà.” RJ passò la mano sulla sua barba fulva, guardando il muro con aria assorta. I capelli, come al solito un po’ arruffati, gli davano quell’aria un po’ folle che aveva sempre perseguitato Einstein, la criniera di chi può da un momento all’altro estraniarsi nei suoi pensieri e dimenticarsi chi è o cosa sta facendo. Gente che può fermarsi a metà di una frase o persino piantarvi in asso mentre segue il proprio ragionamento. La maggior parte di loro ha le stesse sopracciglia incolte di RJ, troppe rughe sul volto dovute a frequenti e prolungate sessioni di intensa concentrazione. Gli occhi scuri, anche troppo penetranti quando vi scruta, possono farvi scoprire cose di voi stessi che non siete ancora pronti ad accettare. Lo conoscevo dalle superiori e avrei potuto mettere la mia vita nelle sue mani. “Come era la spiaggia?”, chiese, abbandonando il pensiero della festa e sorseggiando il caffè.

“Una meraviglia, ma solo fino a un certo punto.”
“Ne deduco che il signor Porre non sia stato tenero con te.”
“Come fai a saperlo?”
“Hanno chiamato prima me. Il tuo comunicatore rifiutava la chiamata.”
“Beh, non ha funzionato.”
“Alcuni del suo staff lo chiamano per nome, Bernard”
“Allora non sono solo io.”
“No, sembra essere lo standard universale. Venire a cercarti di persona deve essere stato un bel rospo da mandar giù, per lui.”
“Quel bastardello. Mi ha fatto un’offerta che non ho potuto rifiutare.”
“Lo vedo, hai il cervello che frulla come un computer quantistico. Per forza poi giri per casa nudo come un verme. Cosa c’è in ballo?”
“Niente di buono. Potresti non volerne far parte.”
“Sei tu al comando della truppa?”
“Per questa volta si.”
“Beh, allora accetto. Adesso dimmi tutto.”
“Ciurma di otto persone. Niente gravità. Ok per te?”
“Hmm, i primi tre giorni saranno lunghi. Va bene, sono ancora a bordo. Continua.”
“Prototipo non ancora testato. Spazio profondo, zona inesplorata. Al di sotto dell’eclittica.”
“Wow! Vorrei sapere chi diavolo se l’è inventata questa missione.”
“Giusto. Solo che questo è un segreto.”
“Qual è l’obiettivo?”
“Recuperare un oggetto non specificato. Raccogliere informazioni.”
“Quindi, stiamo partendo su una nave non testata, per una zona di spazio sconosciuta, per recuperare qualcosa che non sappiamo cosa sia?”
“Le mie testuali parole, quando me l’hanno detto.”
“Quale sarà la mia qualifica?”
“Potresti essere un meccanico generale. Diavolo, hai fatto talmente tanti controlli procedurali su quelle navi che ne conosci la maggior parte, ormai.”
“Sei sicuro di volermi a bordo con te?”
“In questa missione c’è una vagonata di incognite. È lì che la tua zucca dà il meglio di sè, la tua logica instancabile mi ha salvato le chiappe durante l’ultimo viaggio. Sei una conferenza ambulante, vedi cose che altri non vedono e sgranocchi paradigmi come noccioline. La mia unica preoccupazione è che se dovesse succederti qualcosa, sarò mentalmente fottuto per il resto dei miei giorni.”
“Se la metti così, starò attento, Kimosabi. Chi altro ci sarà nella scatoletta?”
“Per ora siamo solo io e te. L’agenzia ne sceglie due, io il resto .”
“Nira sarà della compagnia?”
“Per questa volta non credo. È a capo della commissione investigativa tecnica sulla Electra, non c’è modo che la lascino venire.”
“Dimentichi quanto possa essere convincente, o meglio, quanto sia impossibile rifiutarle qualcosa. Del resto, è riuscita ad accalappiarti o no?”
“Infatti, sono ancora accalappiato, ed è per questo che non può venire.”
“Che ne dici di Perk Murphy?”
“Non è ancora stato dichiarato abile al volo dopo quello che è successo sulla Electra. Sta bene, ma dopo un incidente così grave, temono che potrebbe perdere il controllo in caso di emergenza. Non che ne sia molto contento, per quanto ne so, ma almeno è alle Hawaii a riposarsi con quella bionda che ha conosciuto a Cocoa Beach.”
“Ah, me la ricordo.”
“Penso che questo tipo di viaggio sia troppo e troppo presto per lui, e in una nave troppo piccola.”

RJ si appoggiò allo schienale della sedia, le mani allacciate dietro la testa. “Beh, se siamo in una navicella da otto, penso che dovrò lasciare a terra i miei libri. Mi toccherà utilizzare quel dannato lettore. Almeno, potrò portarmi dietro un malloppo di cruciverba nella valigia, assieme agli scacchi da viaggio. In più, ho ancora il mazzo da pocker magnetico. Come ben sai, bisogna avere le giuste priorità nella vita.”

“Allora dovresti prendere in considerazione qualcuna delle sensuali ragazze in cerca di divertimento del villaggio. Sarà un lungo viaggio.”
“Ah, come hai ragione, profondo conoscitore dei primordiali istinti dell’uomo. Di sicuro, qualsiasi cosa succeda, non voglio che il tuo sia l’ultimo nudo integrale su cui ho posato lo sguardo.”

RJ mi lasciò solo con l’ingrato compito di decidere il resto dell’equipaggio. Un lavoro per niente divertente, ma fortunatamente c’era un pensiero a risollevarmi il morale. A Genesis stavano preparando un simulatore di volo per la missione. Un simulatore di volo è solo lievemente diverso dal volare realmente. In più, dato che puoi farci un sacco di cose pericolose senza morire davvero, offre un sacco di possibilità in più rispetto a una vera nave. Sono macchine complesse e ci vogliono un sacco di tecnici e meccanici per farle funzionare. Desideroso di sapere a che punto fossero arrivati con il simulatore del Grifone, mi cambiai in una tuta da volo grigia, presi le chiavi della Corvette e mi diressi verso il Capo.

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