Antonio Grasso, dopo aver preso confidenza col testo, ci presenta tre capitoli di Deep Crossing di E. R. Mason di seguito.

Ricordo ancora a tutti che, oltre a cercare traduttori, stiamo anche provando a immaginare un “bel” titolo italiano. La mia proposta è appunto “A mille anni luce dalla Terra,” ma non mi soddisfa affatto.Antonio Grasso oltre a tradurre Mason, ha anche accettato di fare la correzione delle bozze e la messa a punto finale del libro che sarà a suo tempo pubblicato nei vari formati elettronici sul sito Nuove Vie.
Grazie Antonio!

In questi primi capitoli abbiamo assistito al coinvolgimento del comandante Adrian Tarn, già protagonista di Scontro Mortale, il quale è odiato incomprensibilmente dalle “autorità” pur avendo salvato da solo una intera nave spaziale nell’avventura precedente. In quel caso aveva interagito con una presenza aliena, una femmina (?) Nasebiana, che doveva rimanere nascosta e che invece oggi lo obbliga (lei e non altri) a intraprendere questa nuova, misteriosa avventura.

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Capitolo 7

Mi sono svegliato ancora vestito sul letto non disfatto. Riacquistare la piena coscienza si dimostrò un affare molto laborioso. Volare, anche simulare di volare, è suggestivo e appagante e ti fa dormire come un bambino.

Dietro le tende vedevo la luce, ma la mente rifiutava di svegliarsi. Un frammento di memoria mi parlava di una telefonata mentre ero incosciente, una donna furiosa che protestava per non essere stata avvisata. Magari, a un certo punto, c’era stata la richiesta di un’autorizzazione all’uso del simulatore in un altro volo di prova e forse qualcuno l’aveva approvata solo per non essere disturbato oltre. Alla fine ce la feci a sedermi sul bordo del letto e mi chiesi se fosse realmente accaduto o fosse stato solo un sogno fastidioso.

Tre uova su pancarrè quasi bruciato, caffè nero. Seduto al tavolo della cucina, guardando fuori dalla finestra, ho iniziato a meditare sulla vera natura dell’universo ma ho ripreso il controllo di me per rendermi conto che dovevo tornare al lavoro. Il fatto poi che avevo un lavoro mi ha fatto veramente incazzare.

Quando arrivai, Il Centro di Controllo era attivo come la sera prima. Il simulatore andava a tutta birra. La sala vibrava per la potenza e per i rumori smorzati della piattaforma mobile. I tecnici e gli ingegneri ai loro terminali, collegati con l’interfono, facevano piccole correzioni al profilo di volo. Terry era nella sua posizione, seduto a controllare un po’ tutto. Mi vide appoggiato alla porta e mi venne incontro.

“Ehi, è stato davvero incredibile.”
“Che succede lì?”
“È Danica. Le hai dato il permesso di volare e lei non lo ha più mollato. Ne abbiamo approfittato per mettere a punto le calibrature e dare un’occhiata all’acquisizione dati. L’attrezzatura lavora in modo fantastico”
“Che strano, proprio quello che ho detto pure io ieri sera.”
“Non è tutto. Direi che hai fatto un grande affare assumendo questo pilota. Danica ha fatto virate di 360 gradi attorno a tutti gli assi dell’astronave basandosi su un punto immaginario nello spazio. Nessun errore. Lo ha fatto anche in orbita bassa. Tutti qui sono sbalorditi. A proposito, ma dove l’hai trovata? “
“Non l’ho trovata io. Lei ci ha trovati.”
“Wow. Un giro fortunato. Potresti giocare a poker da qualche parte.”
“Mio Dio, non mi tentare.”
“A ogni modo, questa è la notizia buona.”
“Oh, eh?”
“Già, c’è qualcuno che ti aspetta in ufficio. Dice che è stato mandato dall’agenzia. Potrebbe essere un controllore o simile. Sono abbastanza bravo sul primo giudizio e non mi ha fatto una buona impressione.”
“Grazie. So che tocca a me la parte noiosa di questo lavoro.”

L’uomo che aspettava in ufficio aveva un abito spigato nero con cravatta a strisce rosse lasciata libera su una camicia oxford azzurra. I capelli neri tagliati corti formavano una precisa V sulla fronte. La barba corta e sottile era collegata alle basette, come anche i baffi ben curati che si congiungevano alla barba. Pareva un uomo che indossasse un’armatura, o un campo di forza per impedire di vedere la sua vera natura. Età sulla quarantina, rughe aggiuntive in faccia, dovute forse a fallimenti imprevisti. Pareva uno che avesse certi legami segreti, ma non lo so dire con certezza. Si era seduto e leggeva un libro che aveva preso dalla mia scrivania, cosa che mi fece veramente incazzare. Non sono uno che possa basarsi sulle prime impressioni: le mie sono quasi sempre errate. Gente con cui mi sono subito sentito in sintonia, alla prima occasione mi ha pugnalato alle spalle e poi ha girato il coltello nella piaga. Altri che mi erano sembrati del tutto inaffidabili mi hanno salvato il culo in più di un’occasione. È un processo dolorosamente lento, imparare a non giudicare la gente troppo in fretta. Alcuni di noi non lo imparano mai. Altri impiegano così tanto tempo che il giudizio finale arriva troppo tardi per essere utile. Alcuni hanno l’invidiabile capacità di non esprimere alcun giudizio. Certamente fanno meglio di tutti noi.

Mi fermai e lo guardai dall’alto. “Sarebbe meglio se me lo restituisse.” Mi porse il raccoglitore ad anelli. L’ho rimesso sulla scrivania, mi sono seduto su un angolo e ho incrociato le braccia. Dalla finestra si vedeva che il simulatore girava e rigirava perché Danica continuava a metterlo alla prova.

L’uomo si è alzato, mi ha dato la mano. Era una stretta debole. “Buonasera, signor Tarn. Paris Denard, Sistemi di Propulsione. Il signor Porre mi ha consigliato di incontrarla prima di esaminare gli accordi. “

Punto primo: non aveva usato il mio titolo rivolgendosi a me per la prima volta, un chiaro gesto di mancanza di rispetto. Punto secondo: agiva agli ordini di Porre come se fosse un agente indipendente. Punto terzo: i tecnici motoristi non controllano gli accordi.

“Signor Denard, mi spieghi un po’. Lei è qui come osservatore esterno per il signor Porre?”
“In realtà mi hanno detto di accompagnarla in tutta la missione.”
“Il che indicherebbe che lei debba far parte della squadra. Ma lei fa davvero parte della squadra?”
“Contavo di occupare la posizione di tecnico motorista.”
“Direi che è proprio la posizione di uno che fa parte di una squadra, signor Denard. Inutile girarci attorno. Sono poco paziente e non credo che serva qualcuno per controllarci. Lei sa come funziona la catena di comando su una nave stellare?”
“Ovviamente, ci sono diverse suddivisioni gerarchiche e ritengo di conoscerne la maggior parte.”
“Signor Denard, a chi risponderebbe in questa missione?”
“Beh, in definitiva a Bernard Porre. Credo che lo facciano tutti.”

Lui sapeva a che gioco stavamo giocando. Con la sua disinvolta ipocrisia non gli sarebbe stato difficile darmi le risposte che volevo sentire. Ma non era abbastanza per Denard. Mi stava facendo sapere che il suo unico obbligo sarebbe stato quello di accettare il minimo di autorità con cui potersela cavare. Ma io avevo già deciso: lui non avrebbe mai avuto un posto sul Grifone.

“La lista dell’equipaggio non è stata finalizzata, signor Denard. Vedremo come va e le farò sapere.”
“Avevo capito dal signor Porre che si trattava di un incarico già approvato.”
“Il signor Porre non fa parte di questo volo, signor Denard.”

Ci fu appena un lampo di turbamento sulla sua faccia di pietra ben levigata, che svanì con la stessa rapidità con cui era apparso. “Se vuole scusarmi, signor Denard, ho un bel po’ di lavoro da fare. Vedrò il suo fascicolo non appena arriverà e poi avrò certo delle domande da fare. Intanto può sentire Terry Costerly che le preparerà un programma di addestramento. Buona fortuna.”

Non gli diedi la mano. Raccolsi alcuni oggetti dalla scrivania e lo lasciai uscire dandogli le spalle. Non disse niente. Chiuse la porta silenziosamente per niente offeso. C’era da chiedersi quanto fosse spessa la sua pelle d’acciaio.

Una vivace signorina, Mary Walski, assistente di Julia Zeller, arrivò trotterellando subito dopo Denard, sventolando un foglietto col numero di Wilson Mirtos, gentilmente rintracciato per me. Aveva una gonna beige ancora più corta di quella che indossava quando distribuiva champagne, ma le sue gambe potevano permettersela. La camicetta di seta bianca, un po’ troppo generosa, suggeriva che anche il resto fosse all’altezza. Mi fa scivolare il foglietto sulla scrivania, lanciandomi uno smagliante sorriso, poi scappa senza dire una parola.

Dopo averla guardata a lungo con apprezzamento, faccio il numero di Wilson sul cellulare e mi siedo. Wilson mi ha risposto a metà del primo squillo.

“Qui Wilson. Che cazzo vuoi?”
“Ehi amico, sono Adrian.”
“No merda! Capo, che bello sentirti.”
“Wilson, dove diavolo sei?”
“Orlando, Adrian. Sono a Orlando.”
“Cosa? Scherzi! Sei in Florida?”
“Proprio così.”
“Perché non ho il video?”
“Il mio cellulare è stato un po’ triturato stamattina.”
“Se sei in Florida, perché non mi hai chiamato?”
“Beh, sai, ci sono stati dei problemi.”
“Ah, va?”
“Sì, sono in libertà vigilata.”
“E come mai?”
“Beh, io pensavo che fosse una lotta amichevole, ma il giudice invece no.”
“Quanto ti sei beccato?”
“Dodici mesi per i miei precedenti. Ho detto: non sto cercando grane …”
“Sì, eh, lo so”
“Adrian, questa merda non va.”
“Che tipo di lavoro ti fanno fare?”
“Sono in Viaggio Nello Spazio e in un altro paio di attrazioni”.
“Disney World? Lavori a Disney World?”
“Ah, ma qui hanno dei cosi così avanti che nessuno ci capisce niente. Qui mi apprezzano, sai.”
“Sei uno specialista di sistemi spaziali e lavori a Disney World?”
“Il giudice dice che devo rimanere nella sua giurisdizione e vuol essere sicuro di non avere altri problemi”.
“Ascoltami, voglio che tu venga a volare con me.”
“Gesù Adrian, scherzi?”
“Ce la faresti a stare per molto tempo su un veicolo a zero-G?”
“All’inferno, che me ne frega. Ci sto, ma devi farmi rilasciare dal giudice.”
“Non è un problema. Licenziati nel pomeriggio, fa i bagagli e presentati a Genesis appena puoi. Vai al cancello sud del centro spaziale ma non entrare. Genesis è subito a destra.”
“No, merda? Davvero? Amico, ti devo un favore, Adrian. Un grosso favore.”
“Ho qui una pilotessa deliziosa e straordinaria che ama la kick boxing e vuole portarti a bordo”.
“Senti non voglio grane …”
“Combattimento amichevole, Wilson. Da allenamento.”
“Ah, ok, ho capito.”
“Il tuo badge ti aspetta al posto di guardia.”
“Grazie Adrian. Grazie. Sto arrivando.”

Era stata la chiamata giusta al momento giusto. Ero orgoglioso di aver acquisito un eccellente specialista di sistemi; oltretutto felice per la missione. Un po’ di telefonate a qualche pezzo grosso dell’agenzia e il piccolo crimine di Wilson sarebbe stato messo a tacere. Esultavo ancora quando irruppe RJ. Aveva lo sguardo compiaciuto e rideva sotto i baffi. Si lasciò cadere sulla sedia e mi guardò con un sorriso furbesco.

“Hanno cercato di fregarmi con il sistema di controllo ambientale ma li ho fatti fessi.”
“Ce l’hai fatta! Pensavo che fossi in vacanza? “
“Te l’avevo detto. Non mi piace fare i turni. Ascolto il mio corpo. Lui mi dice cosa vuole e cosa no.” Rise di nuovo sotto i baffi. “Hanno provato a farmi uscire di testa.”
“Una falla? Hanno provato con una rapida decompressione? “
“Sì, ma sapevo che sarebbe arrivata. Le mie orecchie sono molto sensibili. Hanno cominciato a fischiare ancora prima degli allarmi, quindi mi sono lanciato sul pannello di controllo per bloccare le porte stagne prima che succedesse qualcosa di brutto. Hanno programmato la perdita nel laboratorio di scienze così l’ho sigillato proprio mentre suonava il primo allarme. Sono stato così veloce che secondo loro era un errore del simulatore. Non hanno controllato cosa avevo fatto io e sono andati a cercare il guasto. Divertente.”
“Però… complementi, RJ.”
“Si. Dovevi vedere le loro facce che non capivano perché non c’era stata decompressione. Lo scherzo l’ho fatto io.”
“Sai che si impegneranno di più la prossima volta?”

RJ diventò serio, ripensandoci. “Uhm, potrei aver fatto troppo il furbo. Forse domani mattina dovrei portare ciambelle per tutti. E a te come va?”

“Alti e bassi. Wilson è dei nostri.”
“Wow, hai fatto presto. Chissà che gli hai detto!”.
“Niente di che. Cercava qualcosa.”
“Però, alti e bassi. Che cos’è il basso?”
“Hai incontrato Paris Denard?”
“Non dirlo.”
“Scelto dell’agenzia come tecnico motorista. Incontralo e presentati appena puoi. Fammi sapere che ne pensi. Io mi sono già fatto un’opinione.”
“Mi suona male.”
“Lui pensa di venire con noi. Io penso di no.”
“Beh, io so chi la spunterà alla fine.”

Mi appoggiai, girai la sedia e notai che il simulatore di volo era bloccato in posizione neutra. “Uhm, meglio controllare col Direttore Tecnico.”

“Ah bene. Vengo con te e faccio finta di essere arrabbiato.”

Nel Centro di Controllo, Terry e Danica stavano in piedi al centro della stanza a parlare, mentre tecnici e meccanici si muovevano nelle loro stazioni per resettare e controllare i dati. Mentre arrivavamo, Danica smise di parlare e mi fissò.

“Beh, sei finalmente venuta fuori?”
“No, figurati. A proposito, scusami per la telefonata, Comandante.”
“Ah. Quindi è successo davvero, eh? “
“Non c’è furia dell’inferno peggiore di una donna abbandonata.”
“Ma stai scherzando? Che cosa abbiamo domani, Terry?”
“Rendez-vous e attracco, con controllo manuale.”
“Danica, vuoi il primo posto a sinistra?”
“Adesso sei tu che scherzi?”
“Per vedere come lo fa un esperto.”

Lei mi fissò diffidente. “Sì. Sì, lo vedrai.”

“Terry, hai sistemato Paris Denard?”
“Sì. Per ora simuleremo con lui alcuni guasti al motore di manovra orbitale per vedere come sa andare a quattro zampe nel corridoio di servizio. Vorrei prenotare la piscina del centro spaziale per vedere come rimuove i pannelli in tuta spaziale. Dice che l’ha fatto, ma mi piacerebbe vederlo. “
“Per ora non stargli troppo sul collo.”
“Ah, bene.”
“Ottimo gente, se qualcuno ha bisogno di me sono in ufficio. Se non mi vedete basta scavare nella pila di libri. Io sono lì sotto da qualche parte. “

Terry alzò la mano. “Adrian, abbiamo bisogno degli altri due piloti.”

“Hai ragione. Questo è in cima alla mia lista, con tutto il resto.”

Terry si rivolse a RJ, “Abbiamo bisogno di parlarti dell’ultima emergenza negli spazi abitativi. Hai un minuto?”

RJ seguì Terry, ma si è voltato a guardarmi con un sorrisetto, dirigendosi verso il modulo abitativo del simulatore.

Capitolo 8

Il giovedì mattina è cominciato con una delusione. Avevo deciso di fare una bella pianificazione. Prima cosa, ho aperto l’armadio per prendere un paio di tute da volo e mi sono reso conto che il mio guardaroba era quello di uno sfigato. Un solo completo nero da quattro soldi che necessitava di un lavaggio a secco, mezza dozzina di camicie da lavoro, jeans e quindici tute di vari colori. Totale, se il completo non era mai stato usato, gli stivali da pesca dimostravano un uso smodato. Ho quindi preso una tuta verde oliva e mi sono consolato pensando che la mia mancanza di stile e eleganza non sarebbe stata notata per almeno un anno.

Quel mattino sono arrivato a Genesis al notevole orario delle 08:00, per scoprire che la mia giornata era già stata completamente programmata. La porta del Centro di Controllo era aperta e, come al solito, il posto era animato. I tecnici si preparavano alle esercitazioni e Terry parlava a Danica con impeto. Mentre passavo per andare alla sala ristoro, lei mi vede e mi aggancia col suo radar. Riesco ad afferrare tazza e caffettiera e a versare il caffè prima che lei arrivi.

Indossava una tuta da volo, completa, nera e informale, con i pantaloni arrotolati fino al ginocchio e stivali militari neri, alti. Gli indumenti rispettavano le regole, anche se tutto non era esattamente come prescritto. Questo per mettere decisamente in chiaro che lei era una donna indipendente. Mi preparai. Danica mi venne incontro, prese la tazza che avevo in mano e bevve fissandomi con sguardo penetrante. “Sei pronto a correre forte, no?”

“Penso proprio di sì.”
“Avrei un altro pilota per te, se sei interessato.”
“Veramente? Quanto mi costerà? “
“Attento però: è un’altra … DONNA!”
“Credo sia una battuta ma lascio perdere.”
“Guida un’Harley Davidson.”
“Beh, conoscendo i tuoi standard non ti chiedo se è qualificata.”
“Ehi, un complimento?”
“Ops”.
“Quindi le dico di venire?”
“Dove vola adesso?”
“Voli cargo su tratta fissa, con sede a Atlanta. Si annoia da morire. “
“Sconvolgeremo le consegne di qualcuno?”
“Carichi di merda.”
“Prego?”
“No scusa. Avrei dovuto dire “letame di vacca.” È quello che trasporta a tonnellate nei centri di produzione di biocarburanti.”
“Wow! Si possono davvero fare un sacco battute sull’argomento. “
“Lei le ha già sentite tutte.”
“È stata nello spazio?”
“Due viaggi, intersistema.”
“Umm, è un po’ acerba, che dici? Come va con l’assenza di peso?”
“Vomita benissimo.”
“Affare fatto. E come si chiama, così posso procedere? “
“Shelly Savoie. La chiamo? “
“Sicura che accetterà?”
“Sì, l’ho già chiamata.”
Mi sono fatto una gran risata. Danica mi fissava, perché non capiva se era bene, o male.
“Per cui è già in viaggio!”
“All’incirca.”
“E se avessi rifiutato?”
“Si sarebbe presentata per fare la richiesta di persona.”
“Danica, devo dirtelo. Tu cominci a piacermi, anche se non capisco perché.”
“Non abbiamo ancora volato insieme.”
“Questo lo aggiustiamo stamattina.”
“Pronto subito, giusto?”
“Signorsì.”
Danica si precipitò nel suo ufficio per fare la telefonata di conferma: io, per un attimo, mi sentii a disagio, perché c’era qualcuno che pareva amare il volo almeno quanto me. Però poi ce l’ho fatta a salire sul simulatore prima di lei, al posto del copilota, ho dato energia e ho avviato il computer di volo. Poco dopo, lei è arrivata di corsa, si è fermata sorpresa di avermi trovato già lì e si è arrampicata sul sedile del pilota senza dire niente.

Ho alzato gli interruttori dei sistemi di potenza ausiliaria con aria ingenua. “Come mai hai perso tutto ‘sto tempo?”
“Divertente.” Estrasse la checklist e controllò le impostazioni del posto di pilotaggio.
All’accensione delle spie e quando i livelli di potenza furono normali, ci siamo lanciati in orbita al di sotto e al di là della Stazione One-World, il più grande assemblaggio in orbita, una grande ruota che gira senza fine per dare ai civili a bordo un po’ di gravità, quando non sono nei laboratori del mozzo centrale. Si dice che i nuovi sistemi di gravità artificiale che entreranno presto in uso, saranno così efficienti da rendere inutili le grandi ruote a gravità passiva. Non esisterà più il collegamento rotazionale di un veicolo spaziale con un portello di attracco, né un hangar. Sarà la fine di una certa era spaziale. Mentre ci avvicinavamo sento Danica cantare Proud Mary sottovoce, “la grande ruota continua a girare, Proud Mary continua a bruciare“, il motivo giusto per quel posto. Le luci erano accese, il portello di attracco aperto. I raggi della grande ruota d’argento giravano con noi mentre ci avvicinavamo al portello centrale illuminato a giorno.

Danica era nel suo elemento. Faceva volare il Grifone come un’estensione del suo corpo. Come copilota potevo solo star lì in ammirazione. Eravamo quasi alla porta di attracco, quando è successo qualcosa. La nave ha preso a rollare piano a sinistra. Istintivamente Danica ha mosso la manetta per correggere la spinta. Al momento il rollio è diminuito, ma poi è ripreso. Aumentare la spinta nella direzione opposta produceva lo stesso risultato.

“Aspetta, sta succedendo qualcosa,” ha detto e si è piegata in avanti toccando diversi display del sistema di controllo. Rollavamo e ho richiamato sul mio display lo schema del sistema a reazione. Mostrava i due propulsori di dritta bloccati su aperto. Non ho detto niente e ho aspettato che lei se ne accorgesse.

“I propulsori di dritta sono tutti aperti e bloccati. Non ci possono essere guasti multipli, non deve succedere. Adrian, guarda lo schema di guida elettronica.”
Il rollio continuava ad aumentare. Eravamo seduti in un barile che girava sempre più forte. Il mondo fuori diventava un vortice sfocato. Il misuratore di G sul mio orizzonte artificiale stava lampeggiando con un grande 7 rosso. Ho fatto quello che lei mi aveva chiesto.
“Eccolo, guasto nel sistema di regolazione della spinta. Adrian, chiudi il ruttore di questo coso.”

A quel punto la lucente stazione metallica sui nostri visori esterni ruotava tanto veloce da apparire come un denso vortice grigio. Danica stava per fare il suo primo errore. Io lo avevo già visto fare altrove. Mi sono rapidamente piegato verso il pannello dietro e ho fatto scattare l’interruttore di regolazione malfunzionante. Ma non è successo nulla. Giravamo ancora come una trottola.

“Merda! Non si staccano! Adrian, blocca la valvola del carburante per tutti i propulsori del sistema A.”

Ho sorriso tra me e me. Questa era la mossa giusta. Mi allungai e bloccai la valvola. La nostra rotazione selvaggia continuò, ma senza accelerare.

“Passo ai propulsori del sistema B.” Danica diede tutta manetta. Il vortice fuori si trasformò nella parte sfocata della stazione spaziale e finalmente rallentammo fino a fermarci. Mi gettò un’occhiata, minuscole gocce di sudore sulla fronte, poi riorientò la navicella verso il portello di attracco. Avevamo derapato molto a sinistra e in basso. Silenzio nelle cuffie. Il DT non diceva nulla.

“Ben fatto, Terry. Ricordami che tu sei sempre laggiù”, disse lei quando tornammo in posizione.
“Grifone autorizzato ad attraccare.”

Ci siamo agganciati, separati e rimessi in viaggio verso la Terra simulata. Appena rientrati nell’atmosfera, lei mi guardò e chiese “Mi ha fregata?”

“Non lo so. Non ho visto quanto è stato brutto l’avvitamento. “
“Fottiti,” disse lei.

Quando i Direttori Tecnici fanno un debriefing, lo fanno sempre nella stanza del debriefing. È un posto arredato nel modo più positivo possibile. Ci sono murales del cielo ripreso dall’orbita, fiori freschi in grandi vasi, luci soffuse, un grande schermo incorporato nel muro, bibite gassate, caffè, rinfreschi, e comode sedie reclinabili. I debriefing non si fanno mai nell’ufficio di qualcuno. Le cose difficili devono essere dette nel debriefing e provocano stress emotivi agli interrogati e questi stress non sia mai che vengano associati a un gruppo di supporto o al luogo di lavoro. Terry ci stava aspettando per il debriefing.

Danica era fuori di sé. “Ok, sputa il rospo. Quanti G nell’avvitamento?”

Terry pareva calmo ma impressionato. “Tra dodici e tredici. È durato un po’ troppo. Potevi perdere conoscenza.”

“No, non avrei mai perso coscienza.”
“Quanti G hai sopportato nella centrifuga?”

Danica non rispose. Aspettavamo tutti.

“Non è lo stesso nella realtà. In un’emergenza puoi sopportare molti più G che nella centrifuga.”
“Spesso è così. Scariche di adrenalina. Adrian, tu ce l’avresti fatta?”
“Non saprei.”
“Bene Danica, lo facciamo proprio per questo. La prossima volta sarai più veloce a bloccare l’alimentazione. In realtà, ciò che hai fatto era corretto. Hai indiduato il problema e sei risalita alla causa. Ottima ricerca del guasto, eseguita rapidamente. Il problema era che non avevi tempo a sufficienza per nessuna ricerca. Una volta capito che il problema era nei motori, dovevi bloccare immediatamente il sistema di propulsione. Ma hai utilizzato la tua conoscenza del sistema in modo notevole. Solo un piccolo ripasso delle procedure, tutto qui.”

Il resto del debriefing non è stato importante. L’atmosfera è rimasta tesa. Quando è finito, abbiamo lasciato Terry e siamo andati nei nostri uffici.

“Danica, tutto bene?”
“Merda” non disse altro tornando in ufficio.

Nella sala ristoro qualcuno aveva ordinato sandwich per tutti. Il posto era pieno di gente che andava e veniva, alcuni parlavano del volo del mattino a voce bassa. Ho afferrato il panino più a portata di mano, sono tornato in ufficio e nessuno mi si è avvicinato.

Tacchino, provolone, lattuga tagliata a strisce, fette di pomodoro rosso vivo. Poi maionese, olio e aceto. Quel coso aveva un sapore davvero buono, per cui mi sono seduto alla scrivania e gli ho rivolto tutta la mia attenzione. Qualcuno aveva lasciato una bottiglia d’acqua sulla scrivania. Forse era stata Mary Walski, la tipa con la gonna corta e la camicetta generosa. Ho mandato giù quella squisitezza, ho guardato la pila di documenti sulla scrivania e la soddisfazione è finita subito. Messo da parte tutto, ho cercato quanto c’era su Shelly Savoie nei motori di ricerca dell’Agenzia. La raccomandazione di Danica non mi bastava.

La carriera scolastica di Savoie a un certo punto aveva avuto una stramba deviazione. Una laurea in biologia, poi improvvisamente tutto cambia con l’ingegneria aerospaziale. Doveva esserci qualcosa sotto. Un’altra cosa è stata la foto. Danica non aveva detto della grande cicatrice da bruciatura sul lato sinistro della faccia di Shelly. Era attraente, comunque. Nella foto aveva una tuta da volo verde, il paracadute legato, il casco nella mano sinistra. I capelli scuri lunghi ben sotto le spalle, arruffati perché appena usciti dal casco. Gli occhi marrone scuro davano al suo viso leggermente allungato una specie di sguardo cupo, quello che si vede nei piloti da caccia sicuri di non permettere a nessuno di abbatterli. Aveva le guance rosate e il trucco applicato con precisione anche se evidentemente era appena uscita da un aereo. La didascalia sotto la foto diceva “Squadrone 34, Guerra Elettronica Tattica”.

Ho fatto scorrere le ricerche e ne ho trovata una che diceva “Pilota scagionato dal disastro dell’aviocisterna.” Il che mi ha riportato indietro un bel po’. Non molte aviocisterne si schiantano e, se succede, non sopravvive nessuno. Il rapporto dell’incidente si legge come un racconto di fantascienza. Facevano un rifornimento ad alta quota. La prima parte dell’incidente è stata ripresa dalle telecamere dell’aereo che si stava rifornendo. Qualcosa è spuntato in cielo così veloce da non poterlo vedere. Ha tranciato l’aviocisterna che è esplosa in una palla di fuoco. L’aereo che veniva rifornito ha subito danni ma miracolosamente si è liberato, è sceso in picchiata e ha continuato a volare. I due piloti e i due meccanici a bordo dell’aviocisterna disponevano di seggiolini eiettabili. Hanno continuato per inerzia a volare in una cabina senza più aereo. Mentre cadevano il comandante ha avviato l’espulsione per tutti e quattro. Era una fontana di fuochi artificiali sparati in su da un simulatore di volo. Tutti i seggiolini sono usciti, ma un frammento di esplosivo plastico del sedile si è incollato alla maschera a ossigeno di Savoie. Non c’è molta aria a quella quota ma quella roba non ne ha bisogno. Ha bruciato fino in fondo. I quattro membri dell’equipaggio sono sopravvissuti con qualche ferita. Non si è mai capito cosa abbia colpito l’aviocisterna. Si sospetta di un meteorite o di detriti spaziali. Dopo un lungo intervento di chirurgia ricostruttiva, Savoie è stata trasferita alla Guerra Elettronica Tattica. Mi sono seduto e mi sono passato un dito in fronte. Non serviva leggere altro.

Dalla mia grande finestra sull’hangar ho visto il simulatore del Grifone muoversi dalla sua posizione neutra e riposizionarsi in basso. Il sistema era stato resettato ed era pronto a volare.

Dovendo andare al Centro di Controllo mi sono fermato nell’ufficio di Danica.

“Pronta?”

Buttò su un piatto di carta il sandwich mezzo mangiato, bevve un rapido sorso di caffè e mi seguì per il corridoio. Infilavamo la porta del CdC quando Terry mi sguarda e mi chiede: “Pronto?”

Nel simulatore mi sono seduto al posto del pilota e ho allacciato la cintura. Danica mi ha fatto un mezzo sorriso regolando il sedile. Era di cattivo umore e si nascondeva dietro alla sua checklist. Confesso che l’ho ammirata ancora di più. La sua ricerca della perfezione assoluta era il tratto più rassicurante che si potesse sperare. Se lei presidiava il posto di pilotaggio nella missione Nadir, potevo dormire tranquillo.

Questa volta la nostra salita in orbita è stata regolare e piacevole senza anomalie durante l’attracco o la separazione. Ci siamo allontanati dal mozzo della grande ruota e, come mi aspettavo, si è acceso un allarme rosso con un suono fastidioso. Ho spento il cicalino ma la spia luminosa e il display continuavano a lampeggiare.

Segnalava un malfunzionamento a un carrello di atterraggio. Quello davanti si era abbassato apparentemente di propria iniziativa. Non avevo mai visto succedere una cosa così e dubito che sia davvero possibile. Terry cercava di sorprendermi. I comandi per retrarre il carrello non rispondevano e l’unica opzione sensata era di rientrare nell’atmosfera in questa configurazione cercando di non assorbire troppo calore.

In realtà è impossibile rallentare molto in orbita. Non solo perché sfrecci a ventisei o ventisette migliaia di chilometri all’ora, ma devi considerare anche un’altra altra cosa. I proiettili viaggiano tra i 1000 e i 5000 chilometri all’ora. Non ci vuole Steven Hawking per capire che se si rallenta, per esempio, a 2000 chilometri all’ora, alcune delle cose che ti arrivano da dietro ti colpiranno con una velocità cinque volte maggiore a quella di un proiettile. A quella velocità, l’energia di impatto di una cosa piccola come una monetina diventa esplosiva.

Ci sono tantissimi tipi di detriti spaziali e tanti satelliti morti in orbita che non c’è più nessun posto sicuro. Il mio amico Perk Murphy ha fatto una volta un giro in orbita bassa raccogliendo robaccia su un rimorchio e spedendola verso il sole. Quando ha completato il suo tour, il casino non era stato nemmeno scalfito. Hanno preso la roba più grande perché se si scontrasse con altre cose, esploderebbe in un milione di pezzi più piccoli e non c’è modo di recuperarli. Non esiste una rete da pesca che catturi parti metalliche che viaggiano a migliaia di chilometri all’ora. Devi aspettare che rientrino nell’atmosfera e che brucino.

Quindi, siamo andati giù nel modo più difficile. Abbiamo girato la navicella all’indietro, abbiamo impostato il sistema anticollisione per evitare di beccare qualche schifezza, abbiamo individuato un punto buono e, con brevi accensioni dei propulsori, abbiamo rallentato e siamo scesi di quota. Stavamo giocando a Pac-Man con un veicolo spaziale. Se il sistema anticollisione avesse sbagliato o non avessimo visto qualcosa sullo schermo, avremmo visto avvicinarsi i detriti, ma solo per un istante.

Dopo dieci brevi accensioni dei propulsori, abbiamo cominciato a rientrare nell’atmosfera. Abbiamo chiuso gli aerofreni e lasciato che il sistema antigravitazionale ci riportasse al centro spaziale. È stato un uso molto lungo e delicato del simulatore e, nella realtà, io non avrei rischiato. Sarei venuto giù il più rapidamente possibile col vano della ruota aperto, lasciando bruciare il carrello e avrei fatto atterrare il veicolo danneggiato usando il sistema antigravitazionale.

Quando lasciammo il simulatore, Danica mi guardò infastidita e disse: “Hai avuto un gran culo”.

Capitolo 9

Sono stato bloccato a terra il giorno seguente. Mentre Danica lavorava da sola al simulatore di volo, ho stressato il computer perché serviva un altro pilota e un altro motorista. È un compito non facile trovare qualcuno con le giuste qualifiche che accetti una missione lontano da tutti e da tutto. È improbabile che una persona con famiglia accetti l’impegno. Quello che cerca di migliorare la sua carriera o di continuare la formazione post-laurea non vuole essere lontano dagli occhi e lontano dal cuore per troppo tempo. Oltre a ciò, la fedina penale e il profilo caratteriale talvolta fanno scattare un campanello d’allarme. Quando sei lontano anni luce nello spazio aperto, non puoi chiamare gli uomini in camice bianco che se lo vengano a prendere.

Quello di cui avrei avuto bisogno era un medico con la qualifica di pilota. Anche se i controlli preventivi e le analisi del DNA rendono quasi inesistente la minaccia di una malattia inattesa e il supporto medico computerizzato utilizzato oggigiorno a bordo delle astronavi è piuttosto incredibile, non è ancora il sostituto di un infermiere di primo soccorso o di un vero medico. La persona che cercavamo non doveva tanto avere le carte a posto, ma doveva capirne di medicina. C’era un nome nella mia lista che sembrava troppo bello per essere vero. Reeves Walker, detto “Doc”. Era un medico che non esercitava ma che aveva lavorato coi Blue Angels Stranamente non ha mai fatto combattimenti aerei, né aveva avuto un addestramento per il combattimento, eppure era lì. Aveva una notevole esperienza di volo acrobatico. Ma sfortunatamente era sposato. Inutile chiamarlo perché non c’era speranza. Era sposato e, ritirandosi dalla pattuglia acrobatica, probabilmente voleva starsene al sole. A pensarci bene è quello che avrei dovuto fare io, cazzo!

Malgrado tutto l’ho chiamato. Era un numero del Texas. Ho aspettato ben sei squilli prima che rispondesse.

“Walker.”

“Signor Walker, mi chiamo Adrian Tarn. Lavoro per l’agenzia spaziale. Ha un minuto?”
“Un momento: mi sposto a un tavolo lontano dal bancone del bar. Un secondo. Come ha detto che si chiama?”
“Tarn. Adrian Tarn.” Guardai il mio orologio. Erano le dieci del mattino. Ora del Texas. La cosa non cominciava tanto bene.
“Ok. Oh cazzo, ho rovesciato la birra. Aspetti un secondo. Ok, vada avanti.”
“Lei è in Texas, giusto?”
“C’ero l’ultima volta che ho guardato fuori dalla finestra.”
“Bene, vado dritto al punto. Ho bisogno di un pilota. “
Ci fu una lunga pausa. “Walker?”
“Di che tipo di pilota ha bisogno?”
“Spaziale.”

Un’altra lunga pausa. “Spaziale? Ha bisogno di un pilota spaziale? “
“A volte sono chiamati astronauti, signor Walker.”
“Lo so come diavolo sono chiamati. Ma lei non può sempre trovarne uno col suo fottuto telefono ogni volta che le pare. Capisce cosa voglio dire?”
“Potrei anche dirle in anticipo che si tratta di una missione di dodici mesi, all’incirca.”
“Come ha avuto il mio numero? Mi sta facendo uno scherzo? È stato Dean a mettermi in mezzo? “
“Ha mai sentito parlare del Grifone, signor Walker?”

Un’altra pausa. “Diavolo, me lo ricordo. Sam Hudson voleva trasformare un’astronave in un maledetto aeroplano. Tutto è finito con lui.”
“Hanno costruito il prototipo, ma adesso è stato riequipaggiato. È quello con cui dovremmo volare. C’è qualche possibilità che lei possa venire in Florida a lavorare un po’ nel simulatore e vedere se le interessa?” Mi appoggiai allo schienale e improvvisamente mi domandai se ‘io’ ero interessato.
“Questa è un’offerta seria?”
“Dodici mesi sul serio.”
“Questo deve essere un segno di Dio. Un paio di mesi fa mi sono separato da mia moglie dopo vent’anni. Non so ancora cosa ho fatto di sbagliato. Io ero molto sicuro ma lei ancora di più. Ha appena deciso di voler prendere un’altra rotta. Ha chiarito che non ci sarà alcuna riconciliazione, quindi non so cos’altro potrei fare se non allontanarmi il più possibile da qui. Deve essere un segno di Dio. “
“Quindi lei verrà a fare una prova?”
“Dove si trova?”
“Alla porta sud del Centro Spaziale, struttura Genesis.”
“Che diavolo. Mi dia un paio di giorni e sarò lì.”

Ho riattaccato col grosso dubbio di aver chiamato il Reeves Walker sbagliato. Mi sono precipitato alla scrivania di Mary Walski, le ho mostrato la foto e le ho chiesto di controllare per vedere se avevo reclutato quello giusto. Chissà che avrei fatto se il tizio sbagliato si fosse presentato al cancello. Tornato alla scrivania, mi sono messo a tamburellare nervosamente, dicendomi che sarei stato più attento col motorista.

RJ ha fatto irruzione lasciandosi cadere sulla sedia. “Sono in pausa, ché preparano il prossimo programma. Tra l’altro, ho lavorato e ho parlato brevemente con… il signor Paris Denard. “

“Ah si? Che ne pensi?”
“Hai un problema.”
“E che cazzo!”
“L’uomo non lega bene”.
“Vorrei che fosse solo questo.”
“Non fa mistero del fatto che non puoi fidarti di lui.”
“Proprio quello di cui abbiamo bisogno.”
“Come sta andando con la lista dell’equipaggio?”
“A parte questo, vuoi dire?”
“Ci sono nuovi candidati?”
“Sì. Ho appena chiamato un tizio che dovrebbe essere un medico e un pilota acrobatico e sembra che si presenterà su un vecchio pickup con una birra in mano e un cane da caccia nel retro.”
“Perché hai fatto ‘sta cosa?”
“Senti, potresti spararmi e liberarmi dai miei tormenti?”
“Ehi, qualcuno ci ha già provato e ha avuto la peggio. Non chiedermelo. Questo tizio ha qualche margine di miglioramento? “
“Non lo so. Volevo assolutamente che fosse un dottore, ma anche un pilota a cui avremmo potuto fare da balia per insegnargli come andare in orbita”.
“Ah. Vomit Comet 2, la vendetta.”
“Non sono troppo preoccupato per questo. I piloti acrobatici trascorrono la vita passando da undici G positivi a cinque G negativi e viceversa. Inoltre, ha circa cinquant’anni quindi è di mezza età. Le arterie allora iniziano ad irrigidirsi e alti G e assenza di gravità non significano tanto. “
“Che ne dici di un altro motorista dato che quello che abbiamo appena visto sembra essere uno svitato”.
“Il pilota acrobatico mi ha scosso così tanto che non sono stato capace di andare avanti. Sono contento del tuo stop.”
“Il dottor Smith prescrive un pranzo con la birra.”
Ho riso. “Oddio, non avevo bisogno di un dottore, dopotutto.”
“Non esserne troppo sicuro. Io prescrivo la birra per qualunque cosa.”

Siamo andati con la Corvette da “Marlin sul molo”. Una cameriera con una gonna rosa molto corta e una camicetta ben tesa sul davanti ha preso gli ordini senza scrivere nulla. Era così ben dotata che non ricordavo più cosa avevo ordinato. Aveva una voce incredibilmente sexy con un pesante accento del sud. Ero costretto a guardare le sue labbra rosso ciliegia, il che era una buona cosa, altrimenti RJ e io saremmo rimasti entrambi a fissare la camicetta, il che non pareva dispiacerle affatto.

“Perché non sono mai stato qui prima?” Chiese RJ, quando se ne fu andata.
“Quando tornerà, le dirai che sei interessato?”
“Lei lo sa. Lei ci tiene entrambi in pugno. Potrebbe farci girare e piangere con una strizzatina d’occhio.”
“Parla per te. Per me non avrebbe bisogno della strizzatina d’occhio.”
“Quando tornerà, dovrei dirle che sei interessato?”
“Lo sai. C’è una donna, esperta di analisi dati là fuori da qualche parte che mi tiene al guinzaglio.”
“Giusto. Lei sa già di questo viaggio?
“Merda.”
“Bene, questa è una risposta.”

Dopo pranzo, lasciammo una mancia spropositata e tornammo a Genesis. Poiché ero troppo veloce arrivando al posto di guardia sono stato strapazzato dalla guardia. Sapeva chi ero ma non ha avuto problemi ad affrontarmi: mi ha detto che mi avrebbe fatto rapporto se ci avessi riprovato. Sono rimasto colpito e mortificato. RJ ha ridacchiato tutto il tempo. Mentre aprivo la porta del mio ufficio ho sentito RJ che urlava dal CdC: “Ehi, Terry, Adrian è stato cazziato dalla guardia”.

Al computer ho esaminato quello che restava della lista dei motoristi e improvvisamente mi sono reso conto che avevo inconsciamente saltato i nomi femminili. Gli uomini immaginano sempre piccole dita delicate con unghie lunghe laccate, attaccate a eleganti e delicate braccia non adatte a lavori pesanti. Forse Danica aveva ragione.

C’era un nome sulla lista che sembrava familiare. Erin Duan. Dove l’avevo sentito? Ho controllato i risultati della ricerca. Uno in particolare spiccava. “Stealth 2 usa la spinta dei razzi per il decollo assistito JATO per stabilire un nuovo record di velocità terrestre a Bonneville.” Ho letto velocemente l’articolo. In realtà non avevano usato i razzi JATO per incrementare la spinta iniziale del veicolo. I motori montati sopra erano dei veri e propri booster a propellente solido. Una volta acceso, non si poteva più tornare indietro. Alla fine dell’articolo, erano elencati i tre motoristi che avevano osato far guidare a qualcuno una cosa del genere. L’ultimo nome era Erin Duan.

Sorseggiai il caffè e ci pensai su. Il resto del dossier era eccezionale: solido, liquido, turbina, turbina a getto, amp-luce e tachione. C’erano tutti i tipi di motore. La faccenda del record di velocità terrestre era stata solo un hobby. Ho trovato una foto ed è stata un po’ traumatica. Damigella d’onore al matrimonio della sua amica. Abito lungo bianco con tanti brillantini. Capelli biondo avorio lunghi sotto le spalle. Avrebbe potuto fare la modella. Labbra piccole, nasino impertinente, occhi azzurri sexy. Non poteva essere una motorista. Come stato civile risultava “single”. Come può una così avere una laurea ed essere ancora single? Doveva essere sulla trentina. Dopo il fiasco di Reeves ‘Doc’ Walker, non volevo incasinarmi di nuovo. Ma perché mai? Non c’era una sola possibilità che avrebbe accettato. Con un aspetto così, single, giovane, esperta. Niente da fare. Potrei chiamarla e cancellarla dalla lista molto velocemente, magari scambiare una storia di macchine sportive o due e togliermela dalla testa. Mi appoggiai, aprii il cellulare e composi il numero. Probabilmente non l’avrei beccata.

Rispose al terzo squillo.

“Signora Duan, mi chiamo Adrian Tarn. Lavoro per l’agenzia spaziale. Sto chiamando perché sto cercando un motorista per una missione.”
“Ok. Io ci sono. Dove mi presento?”

Sono quasi caduto dalla sedia. Mi ha lasciato senza parole. Non avevo una risposta pronta. Avevo appena vinto il primo premio della Lotteria di Capodanno. Le telecamere stavano riprendendo. Il mondo stava aspettando una risposta. I riflettori erano puntati su di me.

“Come?”
“Ho detto okay. Conti su di me. Dove mi registro? “
“Ma lei non sa quale sia la missione, o quanto duri.”
“Un momento. Mi lasci parlare col mio ragazzo prima che se ne vada.” Con la mano sul telefono ha strillato. “Ehi Brad, sto andando nello spazio.”

Una voce furibonda rispose sullo sfondo. “Che cazzo dici?”
“Sto andando nello spazio. Ho appena firmato. “
“Per l’amor di Dio, Eri. Se lo fai, è tutto finito. Non voglio più sentire le tue stronzate. Io me ne vado.”
“Bene, allora ok “
“Benissimo. Me ne vado subito. Ciao.”
Lei ha urlato, “Ciao, era ora finalmente!”

Una porta che sbatte.

Poi è tornata a parlarmi. “Mi dispiace per questo casino. Stavo cercando di sbarazzarmi di lui. Il suo tempismo è stato perfetto. Allora, dove mi vuole?”

“Tutto bene? Davvero?”

“Benissimo. Faccio i bagagli e vengo da lei e mi spiegherà tutto quando arrivo. Se c’è un problema, vedremo.”

“Conosce la struttura Genesis?”

“Sì. Tra il Centro Spaziale e l’entrata di Port Canaveral. Ho passato tanto di quel tempo al centro che conosco anche i sottopassaggi. “

“Quando può essere qui?”
“Porto il gatto dai miei genitori e li informo. Probabilmente parto domani. Che tipo di motori? Non vedo l’ora di saperlo.”
“Motori Classe Stellar”

Ci fu un momento di silenzio. “Non è uno scherzo vero? Non esiste una cosa del genere.”
“Adesso sì.”
Silenzio di nuovo. “Oddio, Se posso essere lì oggi in qualche modo, lo faccio.”
“A presto, Erin.”
“Contaci.”

Ho riattaccato il telefono e mi sono seduto con un gran sorriso in faccia. Era fatta. Ora l’equipaggio era completo con l’eccezione del Denard di Porre. Tutto quello che dovevo fare era aspettare che si schiantasse e bruciasse, o potevo lasciarlo da qualche parte e andare avanti in sette.

O almeno così pensavo.

Voglio collaborare.

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Nel gruppo abbiamo anche recuperato Paolo Beretta che aveva avuto problemi tecnici e che accogliamo con grande simpatia nel nuovo gruppo di traduttori. Abbiamo una chat Messenger con cui scambiarci opinioni e richieste, da cui contattare direttamente E. R. Mason per le frasi, o le parole che ci paiono complicate, o poco chiare. Inoltre tutti collaborano anche oltre le traduzioni, per la revisione dei testi, o la preparazione delle pagine finali. Aspettiamo disegnatori, per una bella copertina del libro finale! E altri traduttori, naturalmente.