In copertina una Nana Bruna

Paolo Beretta

Salutiamo il ritorno (fino a poco fa insperato) di un grande amico, Paolo Beretta, che fin dall’inizio si era fatto carico della traduzione di Deep Crossing di E. R. Mason. Ricordo ancora a tutti che, oltre a cercare traduttori, stiamo anche provando a immaginare un “bel” titolo italiano.

Paolo è fondamentalmente un esperto di elettronica e di computer, competenze, che nella sua “bio”  definisce “di tipo orizzontale e che ricoprono più o meno tutti gli aspetti della materia, dall’hardware puro, alla programmazione, al system management, all’elettronica in generale.

Un altro informatico esperto che si dedica alla fantascienza e ne siamo contenti!

Il comandante Adrian Tarn è stato già protagonista di Scontro Mortale, dove ha interagito con una Nasebiana, una presenza aliena. Il fatto doveva restare segreto e invece è proprio la misteriosa presenza aliena che lo obbliga a intraprendere questa nuova avventura. Noi sappiamo che Adrian  dovrà volare con un piccolo equipaggio, a moltissimi anni luce di distanza per recuperare un oggetto di cui non sappiamo nulla. Fino a qui i “nostri” hanno fatto molti test a Cape Canaveral e hanno finalmente ricevuto la vera nave su cui voleranno. Non si tratta di tecnologia “umana” e adesso si vorrebbe testarla nello spazio.

C1 C2 C3 C4 C5 C6 C7 C8 C9 C10 C11 C12 C13 C14
C15 C16 C17 C18 C19 C20 C21 C22 C23 C24 C25 C26 C27 C28
C29 C30 C31 C32 C33 C34 C35 C36 C37 C38 C39 C40 C41 C42

La piccola presa d’aria che Paris Denard aveva asserito far parte del propulsore subluce, non era affatto una presa d’aria. Era la canna di un’arma: ce n’erano su entrambe le ali del Grifone. La nave aveva armi e scudi più sofisticati di qualsiasi altra cosa esistente, oltre ad armi a raggi che si alimentavano direttamente dal nucleo di propulsione, qualsiasi diavolo di cosa fosse.

Sentii un colpo e guardai in su, giusto in tempo per vedere RJ appiattito alla finestrella della porta. Indietreggiò subito, con un’espressione sorpresa e le mani alzate. Infilai di nuovo il libro al suo posto, chiusi la valigetta, mi alzai e aprii la porta.

“Vuoi stare solo soletto col tuo libro? Non è un romanzo rosa, vero?”
“Non direi.”

Entrò e si sedette, accavallando le gambe. “Stavo per ordinare al cinese, volevo sapere se ti interessava qualcosa.”

“In agrodolce, prego.”
“Pollo o gamberetti?”
“Meglio pollo. Stavo usando un’esca di gamberetti quando è cominciato tutto questo casino. Forse sono i gamberetti a portare jella.”
“A proposito, voi ‘comandanti’ siete spesso così occupati da dimenticare le piccole cose semplici della vita. Tutti quanti stanno raccogliendo le loro foto e i video preferiti per i pannelli di comando del Grifone e gli scompartimenti di riposo. E tu?”
“Non ci avevo pensato, grazie.”
“Ho sentito che Danica vi ha defraudato della vostra supposta virilità.”
“Siamo stati rimessi al nostro posto. E tu? Non mi hai ancora raccontato come sei morto ieri.”
“Mhmm… quella è un’altra brutta storia che spiega come un’autostima eccessiva porti spesso a grandi casini.”
“Tu stavi simulando una riparazione all’esterno in AEV?”
“Già. Sono uscito dal portello di poppa per sostituire l’interfaccia dell’antenna. Quando sono rientrato nella camera d’equilibrio, un riscaldatore nel portello stagno ha segnalato un guasto: non voleva saperne di chiudersi. Sono rimasto lì tranquillo, appoggiato al muro, in fiduciosa attesa che il signor Denard smanettasse col coso. Quello che il suddetto signor Denard avrebbe dovuto fare era andare di corsa al portello di prua e depressurizzarlo, per farmi entrare da lì. Lui, però, non voleva avere due portelli sigillati allo stesso momento, isolando sia il ponte di volo che il modulo di servizio. Ha pensato di poter forzare la chiusura sul portello posteriore e riuscire a pressurizzare la camera. Mentre cercava di combinare ‘sto casino, il mio regolatore d’ossigeno si è bloccato e, dato che viene usato dal cordone ombelicale d’emergenza, sono rimasto senza ossigeno. Mi restava solo l’aria della tuta. Denard ha capito che era troppo tardi per aprire il portello di prua, quindi ha insistito per sbloccare quello di poppa. Mentre ci provava io sono morto. Comunque, ero comodamente seduto nel Centro Comunicazioni e guardavo i monitor recitando la mia parte mentre tutto accadeva: sugli schermi e dagli oblò io ero invece fuori, o nella camera d’equilibrio, in tuta spaziale.”
“Qual è stata la reazione di Denard a quel punto?”
“Test sleale. I doppi guasti non capitano mai. Il blocco della chiusura poteva essere aggirato più facilmente nella realtà. Insomma, colpa di tutti tranne che sua.”
“Andiamo a prenderlo o lo portano?”
“Cosa?”
“Il pollo in agrodolce.”
“Consegna alla guardiola.”
“Fa’ una cosa, fa mettere anche degli involtini primavera per la guardia. Qualche giorno fa, ho visto che li mangiava e vorrei migliorare i rapporti con lui.”
“Sarà fatto, Kimosabi. Diplomazia tramite cucina cinese, davvero pittoresco. Vado e torno col tuo pollo.”

RJ uscì agitando una mano. Stavo per riaprire la valigetta per riprendere la lettura del dossier sugli armamenti, quando vidi spuntare due facce familiari, Terry Costerly e Julia Zeller, il direttore tecnico e il direttore residente. Succedeva qualcosa.

Si sedettero e mi fissarono. Terry si appoggiò alla sedia, accavallò le gambe, Julia appoggiò le mani in grembo, si scambiarono uno sguardo silenzioso: avrebbe parlato Julia.

“Le cose si stanno muovendo.”
“Oh, non sapete quanto!”
“Ti è già giunta voce o cosa?”
“Che cosa vuoi dire di preciso?”
“Abbiamo ricevuto le date della missione di collaudo e la partenza di missione Nadir. Ci è stato precisato che non sono modificabili.”
“Beh, il che aumenta un bel po’ il livello di adrenalina. Quando è il collaudo?”
“Prossima settimana.”
“Acc! Ambizioso…”

Subentrò Terry. “Hanno raccomandato un test di due orbite con equipaggio di soli piloti. Due orbite per collaudare l’astronave, poi rientrare al punto di partenza. Quindi, il centro di assemblaggio chiede ventiquattr’ore per passare tutto il veicolo al setaccio. Se non saltano fuori problemi, tu e l’equipaggio potrete partire per la nana bruna.”

Mi sedetti, fingendo di essere rilassato. “Beh, non posso dire di essere in disaccordo.”

Terry proseguì. “L’allineamento planetario migliore per la missione Nadir è fra tre settimane, senza margini se intendi cominciare bene.”

“Capisco. Dovremmo farlo sapere al più presto, in modo che tutti possano sistemare i loro affari. Come se la cavano con le matrici di scansione? Non ho avuto tempo di controllare; finora…”

Terry disse: “Va tutto bene. Non dovrebbero esserci problemi a scansionare, decodificare e analizzare i bersagli di test. Ci lavoreremo ancora un po’ prima della partenza, con dei segnali molto deboli affogati nel rumore di una pulsar. Il che serve a sensibilizzare l’equipaggio. È come cercare un ago nel pagliaio, ma so che andrà tutto bene. Mi pare improbabile che la nave rientri senza aver localizzato il bersaglio di prova.”

“Grazie. Fatemi sapere se ci sono problemi.”
Julia chiese: “E tu come stai, Adrian? Già fatti i bagagli? I generi di conforto per il viaggio a portata di mano?”
“Grazie. Me lo ha già ricordato RJ. Devo muovere il culo in fretta e le date di lancio sono lì a ricordarmelo.”
“Possiamo fare qualcos’altro?” chiese.
“Siete stati straordinari e non potrò mai ringraziarvi abbastanza. Spero di poter ricambiare, prima o poi.”

Si alzarono e si diressero alla porta. Terry esitò, si voltò e disse: “Quindi, tecnicamente, il conto alla rovescia è iniziato.”

“A zero, al tuo segnale.” Fece cenno di sì e chiuse la porta.

Le specifiche sugli armamenti del Grifone avevano adesso maggiore significato. Le armi a raggio potevano sparare a impulsi di due secondi, tempo che poteva essere variato a seconda dei casi. Non erano laser, non facevano buchi, rilasciavano energia a scariche. Usavano la materia dell’obiettivo come carburante per la reazione distruttiva: maggiore la massa del bersaglio, più grosso il botto, più devastante la distruzione. Era un enorme potere in mano agli umani. Avevano anche incluso un programma di simulazione per l’addestramento al tiro durante il viaggio. Mandai a memoria la sequenza di fuoco, assieme ai comandi e agli schemi delle armi, poi passai ai motori classe Stellar.

I nuclei energetici non erano descritti. Credetti di capire che fosse fisica al di là della nostra possibilità di intendere. Da ciò che potevo intuire, ogni propulsore racchiudeva in sé un piccolo sole. La massima potenza consigliata risultò essere un fattore P di X, la velocità della luce elevato a X, lo stesso sistema di misura utilizzato con i motori di costruzione terrestre. A piè di pagina una nota specificava che PX non era il potenziale massimo dei motori, qualsiasi cosa significasse.

All’inizio del manuale sui motori c’era un severo monito che mi bloccò per un po’. Le informazioni su propulsori, scudi, comunicazioni e armi non dovevano essere condivise con l’equipaggio fino a che il Grifone non fosse in rotta per Nadir, così come era vietata la diffusione di tali informazioni al personale di terra. I segreti del Grifone dovevano rimanere chiusi dentro lo scafo e nella mia testa.

Dopo aver incamerato un paio d’ore di studio, tornai ai manuali degli scudi e delle comunicazioni, fermandomi ogni tanto a osservare il simulatore di volo che s’inclinava in configurazione strambe. In un angolo del cervello, stavo macchinando un piano per liberarmi di Pairs Denard. Non potevo contattare direttamente Bernard Porre e chiedergli che diavolo gli fosse passato per la testa: sospettavo avesse le sue ragioni e non sarebbe stato disponibile a compromessi. Non potevo nemmeno chiedere una valutazione psichiatrica, Denard l’avrebbe probabilmente superata, uscendone più arrabbiato di adesso. In qualità di comandante della missione non potevo chiederne l’esclusione, perché serviva una motivazione oggettiva e documentata da sottoporre all’approvazione di una commissione. L’uccisione di RJ nella camera d’equilibrio non era sufficiente, non avendo fallito in altre simulazioni, quindi nemmeno Terry non poteva chiedere l’esclusione. Non c’era poi speranza di partire lasciandolo a terra: l’Agenzia ci avrebbe chiamato appena in orbita, dicendoci “Ops, avete dimenticato Denard”.

Però c’era la stazione spaziale. Era prevista una breve sosta per ulteriori controlli sui sensori a lungo raggio e ai sistemi di navigazione al di fuori dell’atmosfera, una procedura standard per viaggi di lunga durata. Tutto quello che dovevo fare era assicurarmi di avere tutti a bordo e Denard da qualche parte sulla ruota principale. Una volta dato l’ordine di sigillare i portelloni, l’equipaggio avrebbe tenuto il gioco. Era un tiro mancino, il meglio che mi fosse venuto in mente. Ci saremmo staccati, avremmo manovrato verso le coordinate di salto e, quando Denard avesse capito cosa era successo, saremmo stati ad anni luce di distanza. Ma potevo fare una cosa così vergognosa? Certo, non ero mai stato uno che giocava troppo pulito. A ricordo di tale filosofia mi sono tirato addosso molti guai negli anni, oltre a varie cicatrici in diversi posti del corpo. Per contro, c’erano state altrettante occasioni in cui il fatto di non giocare secondo le regole, ci aveva salvato la vita. Queste sono le situazioni che consigliano di fidarti solo della tua testa, non di quella degli altri.

Ci sarebbero state conseguenze a scaricare Denard? Cazzo sì, e pure belle grosse. Un sacco di mini riunioni, strambe udienze in cui si sarebbero dette cose sgradevoli, si sarebbero citati regolamenti, aforismi di famosi pensatori, pause pranzo e sessioni mattutine piene di lamenti di gente indignata. In alcuni casi, sproloqui fuori tema, per poi essere riportati all’ordine. La famigerata navigazione a vanvera del ‘comitato’, un gruppo eterogeneo di persone non coinvolte direttamente, che sa molto poco dei motivi per i quali sono lì o quale sia l’argomento del contendere. Però li considerano ‘esperti’, quindi la loro opinione, per quanto irrilevante, pesa parecchio. Poi, quando il fumo si dirada e la polvere si posa, viene pronunciata la sentenza già scritta prima ancora che partisse il circo equestre.

Quando questo succederà io sarò sulla spiaggia con una canna da pesca in mano.

Voglio collaborare.

8 + 10 =

Se vuoi
partecipare alla
traduzione del libro contattami subito!

Nel gruppo abbiamo anche recuperato Paolo Beretta che aveva avuto problemi tecnici e che accogliamo con grande simpatia nel nuovo gruppo di traduttori. Abbiamo una chat Messenger con cui scambiarci opinioni e richieste, da cui contattare direttamente E. R. Mason per le frasi, o le parole che ci paiono complicate, o poco chiare. Inoltre tutti collaborano anche oltre le traduzioni, per la revisione dei testi, o la preparazione delle pagine finali. Aspettiamo disegnatori, per una bella copertina del libro finale! E altri traduttori, naturalmente.