La raccolta dello scrittore americano Arthur B Reeve prosegue con la pubblicazione de Il Detettàfono, sesto capitolo de Il medico dei sogni, che appare qui in una nuovissima traduzione, curata da Mario Luca Moretti e da me, Franco Giambalvo, Questo prodotto uscirà come un nuovo libro che sarà pubblicato al più presto. A. B. Reeve sceglie di presentare i suoi racconti non all’interno di un unico capitolo, ma su più capitoli e noi così li abbiamo lasciati. Al momento potete leggere i seguenti capitoli:
1. Il medico dei sogni,
2. Analisi dell’anima
3. Il Sibarita
4. Il salone di bellezza
5. Il circuito fantasma
Al temine de Il Detettàfono, già è tempo per impostare la storia successiva, di prossima programmazione.

 

Anche se ci eravamo ritirati nel nostro appartamento ben dopo mezzanotte, la mattina Kennedy era sveglio ancor prima del solito. Lo trovai assorto a lavorare in laboratorio.

“Appena in tempo per verificare se il mio sospetto sulla malattia di Brixton è giusto,” disse, guardandomi appena.

Aveva un flacone con un tappo di gomma. Attraverso un buco nel tappo aveva inserito un imbuto lungo; in un altro buco aveva fatto passare un tubo di vetro, collegato a sua volta a un tubo a U pieno di cloruro di calcio, che era infine collegato a un lungo tubo aperto con l’estremità rivolta verso l’alto.

Craig lasciò cadere nel flacone dello zinco granulare puro, ma rivestito di platino. Poi lo coprì con acido solforico diluito, usando l’imbuto. “Questo genera gas idrogeno,” spiegò, “che passerà attraverso il tubo di essiccamento e il tubo di accensione. Aspettiamo un momento che tutta l’aria sia espulsa dai tubi.”

Allora accese un fiammifero che accostò all’estremità aperta rivolta verso l’alto. L’idrogeno, fuoriuscito liberamente, si accese in una fiamma blu pallida.

Poi, prese il piccolo pezzo di carta da parati che gli avevo visto strappare nel salotto, raschiò un po’ della polvere che c’era sopra, la sciolse e la versò nell’imbuto.

Quasi immediatamente la fiamma pallida e bluastra si trasformò in fiamma bianca solo leggermente blu, con grandi fumi bianchi. Nel tubo di accensione comparve una sorta di deposito metallico. Craig fece velocemente qualche altra prova. Nell’aria si sparse un inequivocabile odore di aglio.

“Idruro di arsina,” commentò Craig. “Quello che abbiamo fatto è il test di Marsh per scoprire l’arsenico. Quella carta da parati nel salotto di Brixton è stata spalmata di arsenico, probabilmente il verde di Parigi o il verde di Schweinfurth, che è aceto-arsenito di rame. A ogni minuto in quella casa si respira idruro di arsina. Qualcuno ha trovato il modo di far entrare idrogeno libero dal ventilatore, che agisce sui composti di arsenico sulla carta da parati e negli arredi e libera il gas. Appena ho sentito l’odore ho subito pensato fosse arsenico. Inoltre, potevo dire dall’aspetto giallognolo del viso che lo stavano avvelenando. Il fegato di Brixton non funziona più bene e questo perché  l’arsenico gli si è accumulato nel fegato.”

“Avvelenato lentamente da quantità minime di gas,” ripetei stupito. “Qualcuno nella Fratellanza Rossa è un genio diabolico. Incredibile: carta da parati avvelenata!”

Era ancora presto quando Kennedy si scusò, e lasciandomi da solo scomparve in una delle sue escursioni agli inferi degli insediamenti stranieri nell’East Side. Riapparve circa a metà pomeriggio. Mi parve di capire che aveva solo scoperto che il famoso, o meglio, famigerato Professor Michael Kumanova, uno dei leader della Fratellanza Rossa, in quel momento doveva essere nel nostro Paese.

Non perdemmo tempo e nel tardo pomeriggio tornammo subito a Woodrock. Craig si affrettò a avvertire Brixton del pericolo dell’atmosfera contaminata nel salotto e un servitore si mise immediatamente al lavoro con un aspirapolvere.

Craig ispezionò attentamente il seminterrato dove era situata la stanza degli ascolti clandestini. Trovandola deserta, si mise subito al lavoro collegando i due fili del telefono di casa con quello che assomigliava molto a un tubo di ferro senza saldatura, lungo una quindicina di centimetri e largo otto. Poi sul tubo collegò allo stesso modo anche il cavo privato di Brixton.

“Questa è una speciale bobina di ritrasmissione ad alta efficienza,” spiegò in risposta alla mia domanda. “È assolutamente bilanciata per quanto riguarda la resistenza, il numero di giri e tutto il resto. Installerò nel salotto di Brixton questa terza linea proveniente dalla bobina e poi, se vuoi, potremmo andare assieme fino al villaggio dove dovrò installare una bobina simile a questa tra le linee della centrale telefonica di fronte alla ferrovia.”

il detettafonoQuella sera Brixton ci incontrò nel suo salotto ora ripulito intorno alle otto. Apparentemente, anche il piccolo cambiamento dall’incertezza alla sicurezza aveva avuto su di lui un effetto salutare. Eppure, non riuscivo ad abbandonare la sensazione che in quel salotto tutti noi potessimo ancora essere osservati da un occhio invisibile. Mi sembrava che chi poteva concepire di parlare attraverso una lampadina, non doveva avere problemi a guardarci anche attraverso acciaio e muratura.

Kennedy aveva portato con sé una scatola rettangolare di quercia e in una delle facce larghe c’erano due buchi quadrati. Mentre sostituiva la scatola nera del detettàfono, simile a una fotocamera, con questa scatola di quercia spiegò: “Questo è un dispositivo telefonico intercomunicante col detettàfono. È un dispositivo più sensibile di qualsiasi altro apparecchio simile mai realizzato. La disposizione di questi piccoli buchi quadrati è tale da farli agire come trombe o espansori di un doppio ricevitore. Usando questa macchina potremo sentire tutti cosa succederà.”

Non attendemmo a lungo, perché dal detettàfono ci parve giungere un rumore. Era come se avessero aperto e chiuso in fretta una porta. Qualcuno era evidentemente entrato nella stanza degli ascolti. Una voce chiamò la stazione ferroviaria chiedendo di Michael Kronski, l’autista del conte Wachtmann.

“È la voce che ho sentito la notte scorsa,” esclamò Brixton. “Per l’amor del cielo, lo riconosco, è Janeff l’ingegnere che si incarica del riscaldamento a vapore, dei campanelli e di tutto qui. Il mio tecnico… lo farò andare in prigione prima che…”

Kennedy alzò la mano. “Sentiamo cosa ha da dire,” fece Craig calmo. “Immagino si sia chiesto perché io non sono semplicemente sceso di sotto per acciuffare questo figuro, la notte scorsa. Bene, lo capirà. È una mia regola ineludibile andare dritto ai vertici. Costui non è altro che uno strumento. Se lo arrestiamo, molto probabilmente permetteremo al grande colpevole di fuggire.”

“Ciao, Kronski!” sentimmo attraverso il detettàfono . “Sono Janeff. Come va lì?”

L’autista di Wachtmann doveva aver risposto che tutto andava bene.

“Sapevi che avevano scoperto la carta da parati avvelenata?” chiese Janeff.

Seguì una lunga discussione. Alla fine, Janeff ripeté quelle che probabilmente erano state le istruzioni ricevute. “Allora, vediamo un po’,” disse. “Starò qui fino all’ultimo istante per sentire se lei dovesse essere avvertita? Perfetto. Siamo sicuri che prenderà il treno delle nove? Benissimo. Allora ci incontriamo al traghetto sull’Hudson. Partirò da qui appena sentirò arrivare il treno. Stavolta prenderemo la ragazza. Il che metterà di sicuro Brixton alle strette. Vero. Se questa volta non andrà, ce la faremo la prossima. Non mi deludere. Sarò al traghetto non appena riuscirò a eludere le guardie e ti raggiungo. In casa non potranno dare l’allarme perché taglierò i fili prima di svignarmela. Addio.”

Avevo improvvisamente capito cosa stessero pianificando: il rapimento dell’unica figlia di Brixton, forse per trattenerla come ostaggio fino a quando lui non avesse fatto ciò che voleva la banda. Era stato l’autista di Wachtmann e usavano anche la macchina di Wachtmann. Wachtmann era complice?

Che si doveva fare? Guardai l’orologio. Erano già quasi le nove e il treno non avrebbe tardato.

“Se potessimo afferrare quel tipo giù e partire subito per la stazione, potremmo salvare Yvonne,” gridò Brixton, dirigendosi alla porta.

“E se scappano, li renderà solo più desiderosi che mai di colpire lei e la sua famiglia,” intervenne Craig con calma. “No, cerchiamo di capire bene la situazione. Non pensavo ci fosse un pericolo così serio, ma sono pronto ad affrontare qualsiasi emergenza.”

“Caro mio,” gridò Brixton, “non penserà che al mondo ci sia qualcosa che conti più di mia figlia!”

“Proprio così,” insistette Craig. “La salveremo e li cattureremo… faremo le due cose assieme.”

“Come farà?” sbottò Brixton. “Se prova a telefonare, quel delinquente di Janeff potrebbe sentirla e dare l’allarme.”

Kennedy non pareva preoccupato che Janeff stesse ascoltando e stava infatti telefonando impaziente alla centrale telefonica del villaggio di Woodrock. Però, usava il trasmettitore e il ricevitore fissati al tubo di ferro che aveva collegato alle due linee telefoniche della casa.

“Fate tardare il traghetto a tutti i costi,” ordinò. “Non fate partire la prossima nave finché non arriverà lì il signor Brixton… in nessun caso. Ora potete trasmettere in chiaro, centrale. Come saprete tutti, il signor Brixton è piuttosto influente da queste parti e qualcuno avrà seri problemi se farete partire il traghetto prima del suo arrivo.”

“Ah!” esclamò Brixton. “Molto bene questa trovata. A questo punto, immagino che il nostro amico Janeff laggiù nella stanza degli ascolti ormai sappia tutto. Per cui andiamo ad acciuffarlo.”

Tuttavia, dal detettàfono non proveniva più alcun suono che indicasse la diffusione dell’allarme. Lui era sempre lì e, dal detettàfono, potevamo sentirlo schiarirsi la gola ogni tanto.

“No,” rispose Kennedy con calma, “lui non lo sa. Non ho usato mezzi ordinari per prepararmi contro gli esperti delinquenti che hanno ideato questo affare. Il messaggio che mi ha sentito inviare è stato trasmesso tramite quello che chiamiamo un ‘circuito fantasma’.”

“Un circuito fantasma?” ripeté Brixton, nervosamente.

“Sì, all’inizio può sembrare una cosa fantastica,” proseguì Kennedy con calma; “ma, dopo tutto è in accordo con le leggi dell’elettricità. Non serve affannarsi, né infuriarsi, signor Brixton. Se Janeff può permettersi di aspettare, potremo aspettare anche noi. Pensi a cosa succederebbe se ci allontanassimo e Kronski cambiasse i suoi piani all’ultimo momento? Come lo potremmo ritrovare? Con la telepatia? Mi creda, signore, è meglio aspettare un minuto di più e fidarci del circuito fantasma, piuttosto che affidarci al caso.”

“Ma lui ha detto che taglierà i fili,” feci notare.

Kennedy sorrise. “Ho previsto anche questo, Walter, installando il dispositivo. Mi sono assicurato che non potessimo essere mai isolati. Noi possiamo sentire tutto, ma non possiamo essere intercettati. Lui non lo sa. Sai, ho sfruttato il fatto che è possibile sovrapporre dei telefoni aggiuntivi, ovvero le cosiddette linee fantasma messe su linee fisiche esistenti. Da due circuiti di rame simili è possibile ottenere un terzo circuito utilizzando due fili degli altri circuiti in parallelo, su ciascun lato di un nuovo terzo circuito. Tutti e tre i circuiti risulteranno indipendenti.

“Il terzo flusso telefonico entra nei fili del primo circuito, per così dire, e ritorna lungo i fili del secondo circuito. Ci sono diversi modi per farlo. Uno è utilizzare bobine di ritardo o di induttanza, collegate alle estremità dei due circuiti metallici, con delle spine sistemate nel punto intermedio di ognuna. Ma il metodo più giusto è quello che mi hai visto installare nel pomeriggio. Ho inserito bobine di replica nei circuiti a entrambe le estremità. Tecnicamente, il terzo circuito viene quindi prelevato dai punti intermedi delle secondarie o avvolgimenti di linea di queste bobine di replica.

“La corrente su una linea a lunga distanza è di carattere alternato, e passa facilmente attraverso una bobina di replica. L’unico effetto che ha sulla trasmissione è una leggera riduzione del volume. La corrente passa nella bobina di replica, si sdoppia e passa attraverso i due fili del circuito. All’altra estremità le due metà, per così dire, si bilanciano. Di conseguenza, le correnti che passano su un circuito fantasma non generano correnti sui telefoni dei circuiti secondari. Quindi, una conversazione condotta su un circuito fantasma non sarà udita né nel circuito secondario, né in quello principale. Potremmo parlare tutti contemporaneamente senza interferire tra di noi.”

“In qualsiasi altro momento sarei più che interessato,” osservò Brixton cupo, frenando a malapena la sua impazienza.

“Ottimo, signore,” rispose Kennedy. “Ah, eccoci. Ho in linea il centralino del paese. Sì? Tratterranno il battello? Molto bene. Grazie. Il treno delle nove è in ritardo di cinque minuti? Sì… cosa? La macchina del conte Wachtmann è già lì? Ah, ecco, il treno sta arrivando adesso. Ho capito. La signorina Brixton è salita in macchina da sola. E come mai? Il suo autista è partito senza aspettare il Conte che stava ancora scendendo dal treno?”

Kennedy si alzò in piedi di scatto. Si precipitò lungo il corridoio e le scale dal salotto fin nel seminterrato alla piccola stanza degli attrezzi.

Entrammo di corsa. Il posto era vuoto. Janeff aveva tagliato i fili ed era fuggito. Non c’era un attimo da perdere. Craig si assicurò rapidamente che l’uomo non avesse scoperto o danneggiato il circuito fantasma.

“Chiami la macchina più veloce che ha nel suo garage, signor Brixton,” ordinò Kennedy. “Pronto, pronto, centralino! Alla portineria dei possedimenti Brixton. Fermate l’ingegnere Janeff se lo vedete uscire. Allertate la guardia e preparate i cani. Catturatelo a qualunque costo, vivo o morto.”

Un istante dopo la macchina di Brixton uscì dal garage, noi ci ammassammo all’interno e partimmo a tutta velocità. Già si vedevano movimenti di luci e sentimmo il latrato dei cani. Personalmente, le possibilità di fuga di Janeff mi sembravano molto scarse.

Mentre affrontavamo la curva poco prima del traghetto, quasi ci scontrammo con due auto ferme davanti alla stazione marittima. Sembrava che una si fosse messa esattamente davanti all’altra e l’avesse bloccata. Il traghetto era al molo in attesa e la ciminiera fumante.

Accanto alla macchina danneggiata un uomo giaceva a terra gemendo, mentre un altro tranquillizzava una ragazza conducendola verso la sala d’attesa.

Brixton, sebbene debole a causa del suo malessere, saltò fuori dalla nostra macchina quasi prima che ci fermassimo e strinse la ragazza tra le braccia.

“Papà!” esclamò la donna, aggrappandosi a lui.

“Cosa è successo?” domandò Brixton, fissando l’uomo severamente. Si trattava proprio di Wachtmann.

“Conrad mi ha salvato dal suo autista,” spiegò la signorina Brixton. “L’ho incontrato sul treno e stavamo per tornare a casa insieme. Ma prima che Conrad potesse entrare in macchina, questo individuo aveva tenuto il motore acceso ed è partito. Conrad è saltato su un’altra macchina che era in attesa alla stazione. Ci è passato davanti e si è messo in modo da bloccare la strada per il traghetto.”

“Maledetto autista malvagio,” mormorò Wachtmann, fissando l’uomo ferito.

“Lo conosce?” chiese Craig scrutando attentamente il volto di Wachtmann.

“Eh, credo bene. Si chiama Kronski e l’agenzia di collocamento mi ha fornito un demonio davvero infernale.”

“Kronski? No,” lo corresse Kennedy. “Si tratta del Professor Kumanova, che forse ha sentito nominare come capo della Fratellanza Rossa, uno dei più astuti criminali scientifici che siano mai esistiti. Penso che non avrà più problemi a negoziare il suo prestito e nemmeno a vivere la sua storia d’amore, Conte,” aggiunse Craig girando sui tacchi.

Non era dell’umore giusto per i complimenti del borioso Wachtmann. Per quel che riguardava Craig, il caso era chiuso, anche se mi immaginai, per via di un luccichio dell’occhio mentre accennava al risultato raggiunto, che nella fattura per i suoi servizi a Brixton non avrebbe dimenticato l’alto e borioso Conte.

Io seguii Craig in silenzio nella macchina di Brixton, dove spiegò al banchiere che era imperativo il suo immediato ritorno in città. Purtroppo, gli sarebbe stato necessario utilizzare quella macchina per il nostro ritorno e Brixton ne avrebbe dovuto far venire un’altra da casa per sé stesso.

Il viaggio fu molto rapido, in tempo record. Kennedy non parlò molto. Si sarebbe detto che l’aria fresca di quella corsa fosse perfettamente in linea con il suo umore, ma personalmente avrei preferito qualcosa di più rilassante per diminuire la tensione nervosa.

“Siamo ormai al quinto giorno,” osservai stancamente mentre mi lasciavo cadere in una comoda poltrona nei nostri alloggi. “Continuerai a questo ritmo?”

Kennedy rise.

“No,” disse con un brillio di malizia scientifica negli occhi, “no, basta così.”

“Grazie al cielo!” mormorai.

“Perché,” continuò serio, “il caso ha interrotto una lunga serie di test che sto facendo sulla sensibilità del selenio alla luce e voglio finirli al più presto. Non si sa mai quando sarà necessario usare queste informazioni.”

Deglutii a fatica. Era proprio così. Era pronto ad affrontare altro lavoro.

La mattina successiva mi aspettavo con certezza che fosse già via. Invece si stava preparando per quella che definiva una tranquilla giornata in laboratorio.

“E adesso un po’ di lavoro vero,” sorrise. “A volte, Walter, sento che dovrei abbandonare tutte le attività esterne e dedicarmi interamente alla ricerca. Che è molto più importante.”

Rimasi a fissarlo e a riflettere su quanto spesso gli uomini vogliano fare cose diverse da ciò che la natura evidentemente aveva predisposto ed era una bella fortuna che non fossimo completamente liberi di agire.

Craig, si diresse verso il laboratorio e io decisi che neanche io avrei smesso di lavorare, finché non lo avesse fatto lui. Mi misi a trascrivere, ma non ero dell’umore. Ho scritto, ma mi è solo riuscito di rendere la storia del tutto incomprensibile. Non ero nelle condizioni adatte per quel lavoro.

Era pomeriggio tardi. Ero determinato a usare la forza, se necessario, per allontanare Kennedy dai suoi studi sul selenio. Pensavo che gli avrebbe fatto bene una cosa qualsiasi, dal Metropolitan a un film e avevo quasi raggiunto il mio obiettivo, quando una grande limousine nera, semplice e severa, si fermò improvvisamente davanti alla porta del laboratorio. Ne uscì un uomo grosso con un enorme cappotto di pelliccia che subito entrò a grandi passi nella stanza. Non gli servivano presentazioni, perché riconoscemmo subito J. Perry Spencer, uno dei principali finanzieri d’America e un membro del consiglio dell’università.

Con la caratteristica franchezza che ho sempre pensato fosse in larga misura la ragione del suo successo, non sprecò praticamente una parola e andò dritto al motivo della sua visita. “Professor Kennedy,” cominciò, masticando il suo sigaro e guardandosi intorno con evidente interesse per le apparecchiature che Craig aveva messo insieme nella sua lotta scientifica contro il crimine, “sono passato di qui per una questione di patriottismo. Voglio che difenda per lei e per l’America, i capolavori d’arte e di letteratura che ho raccolto in tutto il mondo in molti anni. Essi sono al momento, oggetto di uno dei più straordinari atti di vandalismo di cui io abbia mai avuto conoscenza. Professor Kennedy,” concluse serio, “posso chiederle, non appena le sarà possibile, di fare una visita al dottor Hugo Lith, il curatore del mio museo privato?”

“Certo, signor Spencer,” rispose Craig, con un’occhiata di sguincio verso di me, il suo modo per comunicarmi senza parole come questo fosse per lui il miglior modo di rilassarsi e non il Metropolitan o un film. “Sarò lieto di incontrare il dottor Lith in qualsiasi momento. Anche subito, se è conveniente per lui.”

Il milionario collezionista consultò l’orologio. “Lith sarà al museo almeno fino alle sei. Sì, possiamo trovarlo lì. Ho un impegno a cena alle sette. Posso dedicarle mezz’ora prima di allora. Se siete pronti, saltate semplicemente in macchina, tutti e due.”

Il museo a cui si riferiva era un elegante edificio in marmo bianco, di stile Rinascimentale, che si affacciava su una strada laterale appena fuori dalla Quinta Strada e sul retro della famosa casa Spencer, essa stessa una delle attrazioni di quella meravigliosa arteria. Spencer aveva costruito il museo affrontando grandi costi solo per ospitare quei tesori che gli erano troppo cari per affidarli a un istituto pubblico. L’edificio aveva forma rettangolare ed era stato progettato con particolare cura per l’illuminazione.

L’esperto, il dottor Lith, un tedesco robusto, occhi mansueti, entrò subito in argomento non appena ci fummo presentati. “È una storia davvero straordinaria, signori,” cominciò, facendoci accomodare su sedie che dovevano avere centinaia di anni. “Inizialmente succedeva solo con oggetti del museo che fossero verdi, come la collezione di famosi e storici smeraldi francesi. Ma poi abbiamo scoperto che mancavano anche altre cose, vecchie monete romane d’oro, una collezione di orologi e non so che altro ma poi abbiamo esaminato il…”

“Dov’è la signorina White?” interruppe Spencer, che aveva ascoltato con aria impaziente.

“Nella biblioteca, signore. Vuole che la chiami?”

“No, andrò io stesso. Vorrei che raccontasse la sua esperienza al Professor Kennedy esattamente come l’ha raccontata a me. Mentre sono via spieghi perché sarebbe impossibile per un visitatore fare anche uno solo di tutti gli atti vandalici che abbiamo scoperto.”

 

Traduzione
© 2024 by Mario Luca Moretti
© 2024 by Franco Giambalvo
L’immagine di copertina e quella interna sono state generate con AI Microsoft Designer

 

Arthur B. Reeve: Kennedy & Jameson

nasce il 5 ottobre 1880, muore il 9 agosto 1936, è stato uno scrittore americano di misteries. È conosciuto soprattutto per aver creato il personaggio del Professor Craig Kennedy, talvolta chiamato "Lo Sherlock Holmes americano"