Nella continua esplorazione del genere distopico, gli Autori italiani provano a trovare la loro via in un ambiente editoriale decisamente molto difficile.

In realtà ci pare di poter dire che il genere distopico sia quello che oggi ha più possibilità di trovare un Editore e questo per ragioni che (credo si sappia) personalmente non condivido affatto.

Ogni tanto, però, qualche nuovo scrittore, meglio dei vecchi scrittori, riesce a costruire una distopia che colpisce nel segno.

Transfer 2093: Stefano MeglioraldiDirei che è proprio il caso di Stefano Meglioraldi, il quale si presenta attraverso Facebook inviandomi il suo romanzo Transfer 2093 (Le Mezzelane Casa Editrice).

Gli dico subito che accetto volentieri il libro, ma non garantisco affatto una recensione positiva.

Che naturalmente ci sarà, se il suo romanzo valesse una recensione positiva.

Da un bel po’ ho deciso di non presentare più ufficialmente recensioni negative: a suo tempo sono stato sbertucciato da autori e sotto autori, ma anche da editori supponenti, per aver parlato di un loro romanzo a mio avviso non bello. O addirittura brutto.

Transfer 2093 è invece un buon romanzo.

L’idea di partenza fa parte di quello che potrebbe dichiararsi un ‘genere’ nell’ambito della fantascienza distopica: il trasferimento di coscienza.

Ne ha parlato molto recentemente Robert J. Sawyer in un articolo in cui presentava il suo ultimo romanzo, ancora segretissimo.

Sull’argomento riportava solo alcune parole dello scrittore Pat Forde, che ci spiega: “ho letto molte storie che trattano il “trasferimento di coscienza” e le ho sempre trovate decisamente non credibili. Gran parte della SF post-umana nel primo decennio di questo millennio fa francamente cadere le braccia: è inenarrabile e per lo più illeggibile.”

Questo per dire subito dopo a Rob Sawyer che invece il suo romanzo è notevole!

Gabriele Dolzadelli, un autore non tipicamente di fantascienza, ha utilizzato lo stesso genere per il suo Backup, che si capisce essere una sorta di alternativa a Transfer.

A questo proposito mi pare di notare che esistano due interpretazioni di quella che è definita distopia, genere che va per la maggiore nella fantascienza soprattutto italiana.

La prima interpretazione è filosofica, triste e disperata. Letterariamente complessa, a volte poetica e sempre intellettuale. A un primissimo approccio sembrerebbe una interpretazione tipicamente più gradita alle scrittrici. Ma naturalmente potrei sbagliarmi.

La seconda interpretazione è dinamica, avventurosa e un po’ meno disperata. Non so se definirla più tipicamente maschile, perché dello stesso genere distopico avventuroso abbiamo letto anche Ottavia Papa, con il suo Il silenzio del sole.

Ma ora veniamo a Stefano Meglioraldi.

La storia qui si svolge in un futuro non esattamente remoto.

Nella società immaginata da Stefano, si è sviluppata una possibilità: personaggi di grande intelletto, o rilevanza politica, in punto di morte ottengono dal governo di poter trasferire la loro memoria e quindi la loro personalità all’interno di un corpo più giovane.

Tale corpo è sempre quello di un volontario, che morirà sì, come persona, anche se non come corpo, ma i suoi cari saranno benissimo ricompensati per il resto della vita.

Qui assistiamo a un fatto che per questa società è impensabile: il personaggio che dovrebbe ricevere la personalità di uno scienziato cambia idea al momento del transfer e decide di provare a scappare.

Da qui iniziano più di 500 pagine di incredibili avventure, fughe, vendette e non un solo attimo di rilassamento: chi ama il thriller ansiogeno ne sarà conquistato.

In poche parole, il libro si legge benissimo: c’è un’enorme tensione narrativa e non stufa mai.

L’unico piccolo appunto che si potrebbe fare è relativo alla “crudezza” di molte parti. Non mi dispiacciono i romanzi in cui i cattivi sono così ‘tosti’ da sembrare invincibili, ma (in genere) come lettore, mi aspetto che nella storia, si intravveda una luce che possa prima o poi mettere i bastoni tra le ruote dei ‘bastardi’ di turno.

Qui invece l’organizzazione ‘cattiva’ sembra avere tutte le carte in mano. I protagonisti non possono fare altro che scappare.

Il problema tecnico, è che solo nelle ultimissime pagine succede qualcosa che cambierà il volto della storia, ma forse troppo tardi per salvare del tutto i poveri personaggi in balia del male.

Anche il finale è sorprendente.

Il romanzo è un fiotto di adrenalina che lascia il lettore agganciato fino alla fine e sono convinto che ci vorrebbero più romanzi come questo. Poi, credo che con l’esperienza i lavori di Stefano Meglioraldi potranno essere ancora più equilibrati. Bell’esordio!

Come sempre, se possibile, anche a Stefano abbiamo chiesto qualche commento:

Perché i cattivi sono così cattivi in questa tua storia?

Sono un accanito lettore di fantascienza, tra cui O.S. Card, F. Pohl e altri autori “classici”, ma amo anche scrittori contemporanei come F. Schätzing, L. Child e D. Preston, e S. King, che presentano cattivi molto caratterizzati, che attraggono il lettore e aiutano a tenere alta la suspence. Ritengo che personaggi determinati e radicalizzati suscitino maggiore tensione. Inoltre, vedendo come evolve la società, immagino che nel futuro vi sarà sempre più un’estremizzazione dei comportamenti umani, sia in negativo che in positivo.

Questo è un romanzo distopico, ma al contrario delle tendenze generali sull’argomento è soprattutto una storia di avventura: credi che sia questo il modo migliore per trattare le distopie?

Non so se è il modo migliore, ma è una possibile modalità. Non è detto che i caratteri distopici di una società debbano essere evidenti, o essere presentati in modo diretto al lettore; personalmente, trovo più avvincente che l’ordine sociale, con le sue componenti, nonché i principi e i valori che lo caratterizzano, emerga pian piano, nel corso della storia, anche attraverso i dialoghi dei personaggi.

Hai descritto Inghilterra e Scozia con molti particolari. Sei pratico di quella zona?

Sono stato a Londra, ma non in Scozia. Da questo punto di vista ho imitato Emilio Salgari che non è mai stato nei caraibi, ma ci ha regalato delle splendide descrizioni di quei luoghi. D’altronde, credo che molti scrittori di fantascienza non abbiano visitato altri pianeti oltre alla Terra.

Parlaci un po’ di te: chi sei, cosa fai e cosa vorrai fare?

Sono sposato, con figli, e lavoro come agronomo specializzato in scienze viticole ed enologiche. Ho scritto articoli scientifici su riviste del settore, manuali di viticoltura e sono stato correlatore di tesi di laurea. Nel tempo libero mi sono cimentato nella scrittura di racconti, per lo più di fantascienza, ottenendo riconoscimenti in diversi concorsi letterari. Dopo aver pubblicato un libro storico con amici, ho scritto questo romanzo. In fase di revisione, sempre con Le Mezzelane Casa Editrice, ho un libro di fiabe, e sto attualmente scrivendo un altro romanzo di fantascienza. Al momento, il mio desiderio è che Transfer 2093 sia letto da molte persone.

Transfer 2093